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Creed - Human Clay
14/07/2018
( 619 letture )
Ci sono gruppi che, pur avendo segnato indelebilmente pagine fondamentali della storia, sono tutt’oggi considerati “di nicchia” quando non addirittura relegati in un dimenticatoio di difficile comprensione. Gruppi che hanno ottenuto record di vendite e gratificazioni dalle classifiche di tutto il mondo, ma che per qualche strano motivo alla fine sono in pochi a ricordare a distanza di anni. Uno dei casi più eclatanti è rappresentato dagli statunitensi Creed, la band di cui fecero parte Mark Tremonti, Brian Marshall e Scott Phillips prima di ritrovarsi insieme negli Alter Bridge. My Own Prison, pubblicato nel 1997, fu un buonissimo primo capitolo per i Creed, che permise loro di aprirsi un vero e proprio varco nella scena post-grunge di quel periodo. La voce caratteristica di Scott Stapp era il fiore all’occhiello di una band che poteva contare su musicisti di tutto rispetto e dal grande talento. La “vicinanza” dal punto di vista musicale all’operato di gruppi quali i Pearl Jam e più in generale ai principali nomi del grunge di metà anni Novanta portò una certa fama ai Creed che, soprattutto coi primi tre album pubblicati, sbancarono le classifiche di vendita e raggiunsero la notorietà massima. Il secondo disco, registrato a cavallo tra il 1998 e il 1999, s’intitolò Human Clay e venne pubblicato nel mese di settembre dalla neonata etichetta indipendente Wind-up Records, la stessa che si occupò anche di My Own Prison.

Human Clay si compone di undici brani, con l’aggiunta di una dodicesima traccia bonus nella sua versione europea. Proprio come accaduto per il precedente My Own Prison, sono quattro i singoli scelti: Higher, What If, With Arms Wide Open e Are You Ready?, ma a ben vedere quasi ogni brano si potrebbe candidare a questo ruolo grazie allo stile diretto e senza fronzoli che contraddistingue le canzoni dei Creed, dalla prima all’ultima. A differenza del succitato My Own Prison, questo Human Clay si dimostra un lavoro più curato, più rifinito nei dettagli e maggiormente ispirato. L’energia sprigionata dall’iniziale Are You Ready? dice già tutto sulla forza vocale di Scott Stapp, cantante che avrebbe potuto dare molto di più a questi Creed se la band non fosse incappata in una separazione interna, portandoli magari a livelli ancora più alti di quelli già raggiunti. What If è anch’esso un brano molto energico, che si regge su una sezione ritmica quadrata e ben impostata, perfetta per reggere le linee vocali aggressive di Stapp. Aggressività che troviamo anche nel ritornello di Beautiful, canzone che però si presenta nella prima parte con toni bassi e pacati, e con un crescendo finale dopo l’assolo veramente molto intenso. Una struttura per certi versi simile a quella della seguente Say I, canzone dall’atmosfera particolare, principalmente tranquilla, che trova sfogo nel ritornello, costituito in questo caso dalla ripetizione dello stesso titolo. Brano meno interessante rispetto agli altri è invece Wrong Way, privo di veri punti di forza, diversamente dalle piacevolissime Faceless Man e Never Die, che presentano molto spunti degni di nota. Da elogiare l’operato delle sei corde di Mark Tremonti, che nel ’99 era appena all’inizio della sua gloriosa carriera, ma dimostrava già una personalità e un gusto musicale che l’avrebbero poi contraddistinto negli anni. Arriviamo così agli altri due singoli, With Arms Wide Open e Higher, che senza indugi possiamo definire come le due maggiori hit del disco. Si tratta con tutta probabilità delle loro due canzoni più conosciute e sono brani fortemente commerciali, ma in senso positivo, dato che a livello qualitativo sono quanto di meglio i Creed abbiano prodotto in tutta la loro carriera e malgiudicarle per la loro attitudine radio-friendly sarebbe un grave errore. Sullo stesso piano tenta di porsi la seguente Wash Away Those Years, canzone melodicamente ineccepibile e tra le più intense a livello emozionale dell’intero disco. Ancora una volta bisogna elogiare le doti canore di uno Scott Stapp qui nel pieno della sua forma. Inside Us All è infine un ulteriore passo nell’abisso emotivo in cui ci catapultano con tutte le loro forze i Creed, prima di lasciarci con la bonus track dell’edizione europea di Human Clay intitolata Young Grow Old, che però nulla aggiunge all’economia del disco.

Questo secondo studio album della band originaria di Tallahassee, in Florida, è a tutti gli effetti il punto più alto della loro discografia, comparabile in termini di riconoscimenti ottenuti soltanto al successivo Weathered, ultimo lavoro pubblicato prima della separazione tra il cantante Scott Stapp e gli altri componenti del gruppo (anche se il bassista Brian Marshall era già stato allontanato dopo l’uscita proprio di Human Clay). Un netto passo avanti rispetto all’esordio di My Own Prison, ancora molto acerbo quando uscì, e un chiaro segno che questo tipo di musica era tutt’altro che un semplice ricordo del passato, ma anzi si presentava ancora più viva e attuale che mai.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
93 su 3 voti [ VOTA]
Giovanni Delle Bandenere
Martedì 31 Luglio 2018, 10.27.55
10
Scott Stapp è il Marco Masini del post grunge
Bulldozer Machine
Lunedì 30 Luglio 2018, 22.12.08
9
i Creed mi piacciono abbastanza, sono senz'altro il miglior gruppo alt grunge rock del periodo 97-03, trovo che ci sia del buono anche nello sciagurato Full Circle, però gli Alter Bridge li ho sempre visti superiori in tutto, tecnica, ritmica, assoli, varietà compositiva e Myles Kennedy è un cantante più versatile, più dotato vocalmente e che riesce a trasmettere più dal punto di vista emozionale, davvero pochissimi possono competere con lui
Awake
Domenica 29 Luglio 2018, 18.13.27
8
Assolutamente d'accordo con Manuel: Creed molto meglio dei Bridge… voce di Stapp veramente notevole, come notevole è il songwriting. Non c'è un pezzo brutto.
Manuel
Giovedì 19 Luglio 2018, 12.21.40
7
Il disco è veramente meraviglioso, chiaro segnale di quello che potevano essere i Creed se l'ego smisurato di Stapp non avesse avuto la meglio. Per rispondere al commento di @Mynard, mi spiace ma io la penso esattamente all'opposto: gli Alter Bridge, dopo quella meraviglia chiamata "Blackbird" si sono adagiati sugli allori, scrivendo dischi sempre meno interessanti, con produzioni ultra-pompate (americanate) che piacciono sì ai palestrati (...e alle fanSSS di Myles), ma che risultano quasi insopportabili alle orecchie malandate dei quarantenni come il sottoscritto. Meglio i Creed musicalmenrte, di gran lunga poi.
Awake
Martedì 17 Luglio 2018, 13.09.39
6
Ho amato tantissimo quest'album, Faceless Man brano strepitoso, soprattutto nel bridge finale urlato da Scott Stapp (voce della madonna che a tratti ricorda Eddie Vedder).Tutto il disco cmq viaggia a livelli eccelsi.
Galilee
Lunedì 16 Luglio 2018, 20.28.35
5
Capisco. In effetti anch'io quando trovo alcuni dischi a prezzi stracciati tento la fortuna. Non si sa mai...
Alessandro Bevivino
Lunedì 16 Luglio 2018, 20.01.25
4
Perché sono curioso, perché li ho pagati veramente poco, e magari in futuro li ascolteranno le mie figlie
Galilee
Lunedì 16 Luglio 2018, 19.53.08
3
Ma zioffà, ma perché li hai preso tutti?
Alessandro Bevivino
Lunedì 16 Luglio 2018, 19.50.03
2
Ho tutti i loro album ma non riesco ad ascoltare una loro canzone dall'inizio alla fine, stesso effetto mi fanno gli Alter Bridge. ?????
Maynard
Sabato 14 Luglio 2018, 11.47.07
1
Non sono un grande estimatore di queste sonorità (e comunque gli Alter Bridge sono nettamente meglio) ma Faceless Man è un grandissimo pezzo
INFORMAZIONI
1999
Wind-up Records
Post Grunge
Tracklist
1. Are You Ready?
2. What If
3. Beautiful
4. Say I
5. Wrong Way
6. Faceless Man
7. Never Die
8. With Arms Wide Open
9. Higher
10. Wash Away Those Years
11. Inside Us All
12. Young Grow Old (European Bonus Track)
Line Up
Scott Stapp (Voce)
Mark Tremonti (Chitarra, Cori)
Brian Marshall (Basso)
Scott Phillips (Batteria)

Musicisti Ospiti:
John Kurzweg (Organo nella traccia 5)
Kirk Kelsey (Mandolino nella traccia 5)
 
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