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We Sell the Dead - Heaven Doesn`t Want You and Hell Is Full
15/07/2018
( 784 letture )
L’ennesimo supergruppo era proprio quello che tutti stavamo aspettando, non è vero? Ma aggiungiamo sorpresa alla sorpresa e mettiamo sul piatto anche un nuovo intrigante quanto originalissimo concept su Jack lo Squartatore. Roba da far tremare i polsi dall’entusiasmo a chi proprio non può fare a meno delle ovvietà. Ebbene, nonostante le premesse, questa volta forse qualcosa va invece nella direzione sperata. Anzitutto, mettiamo che nel novero dei musicisti coinvolti ci siano nomi famosi/noti che non sono lì per fare bella figura, ma per un reale bisogno artistico: Apollo Papathanasio, prezzemolino che da quando ha chiuso l’esperienza con i Firewind si ritrova impegnato in molteplici progetti, tra i quali gli Spiritual Beggars; Gas Lipstick, ex membro degli HIM e, soprattutto, Niklas Engelin chitarrista di In Flames ed Engel. Musicisti di esperienza comprovata, anche se non forse di primissimo piano. Mettiamo poi che il concept su Jack lo Squartatore non sia esteso ai testi dell’album, ma all’identità stessa della band, identità che poi viene espletata in formato fumettistico e di animazione, come dei Gorillaz in salsa heavy metal. Ecco che le cose prendono una piega leggermente diversa e meno scontata.

L’idea di base del concept che ha dato vita alla band, come spiegato nel curatissimo booklet e sulla pagina FB, è la seguente: e se Jack lo Squartatore avesse suonato in una band? Una heavy metal band?. Tutto il resto è venuto di conseguenza, con Engelin a comporre tutti i brani e il bassista Jonas Slättung a dare forma alle liriche contenute poi nel disco di debutto di questa curiosa band, la quale concepisce se stessa sin da subito come legata ad un immaginario fumettistico e completa la sua identità con video spettacolari, modernissimi, gotici e sanguinolenti, curati da Dan Lind, che sono assolutamente da vedere per cogliere appieno l’esperienza offerta dal gruppo. Chiarito quindi che i We Sell the Dead sono un gruppo che ha voluto per sé una identità molto chiara e peculiare, diventa inevitabile porsi la questione della proposta musicale. Ebbene essa non poteva che seguire il percorso che già troviamo nella scelta dei video: forse inaspettatamente, visti i nomi in questione, il genere prescelto è un heavy/doom, che potrebbe in qualche frangente ricordare i Black Sabbath dell’era Tony Martin, ma arricchito di evidenti venature gothic e da una modernità di fondo, soprattutto nel suono, che neanche con Cross Purposes i Sabbath avevano toccato. A questo si aggiunga che in questo caso la componente doom è forse anche maggiore, dando vita a pezzi maestosi ed imponenti, carichi di mid tempos apocalittici, stemperati semmai da intro e chiusure di stampo gothic, che ne accrescono l’effetto atmosferico e malinconico, lasciando poi spazio in qualche episodio ad una vena più vicina proprio agli HIM, con refrain molto melodici e intrecci chitarristici che prendono il posto dei riff schiacciasassi. Non sarà un caso che poi proprio questi siano i brani prescelti come singoli per il lancio del disco, con l’esclusione di Echoes of an Ugly Past, prima vera canzone dell’album, dopo una intro parlata, che rappresenta con maggior bilanciamento anche la dominante vena heavy/doom. Il risultato di questa commistione di generi è un gran bel disco, molto convincente e assolutamente curato sotto ogni punto di vista. I brani sono mediamente abbastanza lunghi, ma non per questo noiosi, anzi. Proprio il felice incontro tra atmosfere romantiche ed altre eroico/apocalittiche danno al disco quel qualcosa in più rispetto a produzioni similari che fanno emergere lo spessore compositivo dei We Sell the Dead. Papathanasio è d’altra parte assolutamente perfetto nel muoversi sia in ambito doom che in ambito gothic, col suo vocione scuro che risulta al contempo heavy e romantico, raggiungendo con discreti risultati anche qualche interpretazione da baritono, praticamente indispensabile in certi frangenti. Parlando delle singole tracce, difficile non rimanere affascinati dalla citata Echoes of an Ugly Past, guidata da un riffing enorme e potentissimo e ottimamente gestita da Papathanasio, con stacchi gothic a dare corpo alla traccia e all’intenso finale strumentale. Appena più movimentata la seguente Leave Me Alone nella strofa che risulta però altrettanto maledetta nel perfetto refrain. Grandissimo pezzo, un vero inno alla misantropia. Imagine resta invece appena più sullo sfondo, lasciando poi il posto alla gothic-oriented Turn It Over, che ha il classico refrain da cantare perfetto per un singolo. Non per questo si rivela scontata o banale, grazie ad un buon lavoro della sezione ritmica e a variazioni sul tema che ne aumentano l’efficacia. Drammatica l’apertura classica di chitarra, piano ed archi per Too Cold to Touch, che a dirla tutta ricorda una famosa melodia, ma quando Papathanasio sfodera una timbrica baritonale da far invidia a Fernando Ribeiro, ecco che la ballad notturna del disco pur nella sua canonicità espressiva, assume una profondità ben gestita. D’altro spessore comunque il trittico posto in chiusura, a partire da Trust col suo riff sabbathiano ciclopico e un refrain da urlo. Pale and Perfect è un altro dei singoli e rasenta la perfezione della gestione degli elementi tipici del suono della band che abbiamo ormai ampiamente delineato; altro gran pezzo con un refrain appena scontato ma funzionale che apre rispetto al soffocante e strepitoso riffing delle strofe. Chiude l’ancora ottima Silent Scream, nuovo bell’esempio di equilibrio compositivo al servizio della canzone, che cala un’altra mano di classe sul disco, risultando più aperta delle precedenti ma non per questo meno oscura.

L’ennesimo supergruppo senza nulla da dire? No, stavolta no. We Sell the Dead è una band che ha saputo creare qualcosa di personale e coinvolgente, pur senza inventare nulla ed anzi attingendo a pieno ad uno scenario consolidato. Per i molti esperti del genere, potranno anzi apparire perfino banali, rifacendosi a canoni così ben identificabili. Ma gruppi come questo fanno bene a tutti, perché trasportano quella che può sembrare musica di nicchia ad un livello di notorietà superiore, dando poi luce a tutti quelli che gli stanno attorno. Almeno, questo potrebbe essere uno dei risultati auspicabili. Nel frattempo, resta un gran bel disco, suonato e prodotto ad un livello di professionismo altissimo, da un gruppo notevole. Ci sono ulteriori margini di miglioramento, quindi è auspicabile che questo bel debutto non rimanga nel dimenticatoio e dia presto vita ad un seguito. Certo poi il futuro di progetti del genere dipende in gran parte dall’accoglienza che ricevono, visto anche il dispendio che sta dietro ai tre video d’animazione promozionali usciti finora. La questione resta sempre quella di saper evocare emozioni in chi deciderà di ascoltare. Ebbene, questo è uno di quei dischi che sanno ancora farlo, pur senza raggiungere vette inarrivabili. Per questo sarebbe bene non farselo scappare, una volta tanto che esiste un progetto coerente e ben sviluppato e non solo un'accozzaglia di nomi buttati lì a sperare che facciano la differenza solo mettendoci il curriculum.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
70 su 1 voti [ VOTA]
Learestercoinuxertiolaiosas
Sabato 21 Luglio 2018, 7.20.19
1
Bla bla bla mi piace alla grande cristiano ronaldo
INFORMAZIONI
2018
earMUSIC
Heavy/Doom
Tracklist
1. The Body Market
2. Echoes of an Ugly Past
3. Leave Me Alone
4. Imagine
5. Turn It Over
6. Too Cold to Touch
7. Trust
8. Pale and Perfect
9. Silent Scream
Line Up
Apollo Papathanasio (Voce)
Niklas Engelin (Chitarra)
Jonas Slättung (Basso)
Gas Lipstick (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Petter Olsson (Tastiere, Effetti sonori)
Robin Mattsson (Arrangiamenti Archi)
Dan Lind (Animazioni)
 
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