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Exalt Cycle - Vindicta
26/07/2018
( 823 letture )
Dopo un bel po’ di anni, più di dieci, arrivano a pubblicare il loro secondo full length gli Exalt Cycle, band underground proveniente da Milano e con lo stesso nome di una marca di occhiali. Attivi già dal 2006, iniziano ben presto ad esibirsi live raccogliendo un sacco di consensi grazie alle loro performance travolgenti e ad alto tasso qualitativo. Il duro lavoro alla fine ripaga, ed è con una copertina dallo spiccato senso per l’anatomia che ci accolgono con questo nuovo studio album autoprodotto.

Il titolo Welcome to the Circus of Hell non fa iniziare il disco con dei presupposti particolarmente allettanti e l’intro potrebbe sembrare uno dei più inquietanti e strani mai sentiti finora, specialmente se ascoltati di notte. Poco male, perché dopo i primi tre minuti di riavvolgimenti e risate isteriche la titletrack è la consueta miccia che da fuoco alle polveri, e lo fa nel migliore dei modi. Che nella composizione siano presenti i cromosomi dei Korn è persino superfluo da dire, anzi, la loro formula è talmente ricalcata da poter quasi ipotizzare che se il gruppo di Bakersfield avesse continuato a proporre il sound della seconda fase di carriera -Issues ed Untouchables in particolare- oggigiorno un loro nuovo lavoro suonerebbe pressapoco allo stesso modo di Vindicta. Ciò non è necessariamente un male, anzi, chi a suo tempo è stato rapito dagli slap di basso e le chitarre stoppate, tanto da farsi invischiare in quel buco nero impregnato di claustrofobia che era il primo decennio della loro discografia, sicuramente apprezzerà il lavoro degli Exalt Cycle. Ritrovare tutti gli elementi caratteristici dei californiani (specialmente le mille personalità della voce disturbata di Jonathan Davis, non dubitate) verrà visto sicuramente come una possibilità da parte dell’ascoltatore di fare un tuffo nel passato e vivere una sorta di seconda giovinezza, riscoprendo quel malessere che nel nu metal, così come in tanti altri generi, è stato il motore a propulsione da cui è scaturito tutto. Già qui si potrebbe azzardare l’ipotesi di aver trovato un primo difetto nel lavoro, ovverosia la mancanza di personalità, dal momento che ciò è già stato proposto in precedenza. In realtà il prodotto degli Exalt Cycle non si limita ad un lavoro di copia/incolla ricalcando pedissequamente quanto già fatto una ventina d’anni fa e oltre, dal momento che nella ricerca delle sonorità tendono ad abbracciare più fasi del genere stesso, evitando così di essere relegati al ruolo di cloni e lasciando emergere una più che discreta personalità.
Le tracce si susseguono tra loro linearmente, presentando però un assetto eterogeneo nella loro costruzione, passando per i mid tempo di Lions e Gravity fino alla violenza sparata in faccia di Sickened. Alla lunga risulterà più che incisivo l’utilizzo del basso negli intermezzi e negli outro, divenendo alla fine dei veri e propri momenti chiave finalizzati ad aggiungere ulteriore carne al fuoco. In primo piano la prova del frontman, in grado sì di interpretare nel migliore dei modi la parte del singer tormentato, ma altrettanto formidabile nel raggiungere le tonalità più disparate, racchiudendo quanto di meglio proposto dal nu metal durante il suo periodo d’oro, dai Linkin Park agli Spineshank, ed è in particolar modo presente il fantasma dei Disturbed in Predator. Nella conclusiva Babylon i quattro meneghini estraggono l’ultimo coniglio dal cilindro, chiudendo l’album con un bilancio positivo.

Gli unici due difetti che si potrebbero imputare a questo lavoro sono entrambi dovuti al genere proposto. Uno è il non poter contare sull’elemento originalità, per ovvi motivi; il secondo è dovuto più che altro alla struttura essenziale e non particolarmente elaborata delle canzoni, come si conviene alla tradizione nu metal, il che in un primo momento ha dalla sua il vantaggio di proporre qualcosa di diretto e di immediatamente assimilabile, ma a lungo andare la struttura scarna delle composizioni potrebbe presentare il conto dopo svariati ascolti. Come detto precedentemente, però, questi due aspetti negativi sono vincolati al genere proposto e non prescindono dalla bravura dei componenti, che propongono un lavoro di qualità sia per quanto riguarda la stesura degli arrangiamenti sia in fase di produzione, presentando un suono corposo e incisivo destinato a rimanere impresso fin da subito, limando i difetti presenti nei precedenti EP. Nei tre quarti d’ora circa dell’album le canzoni si assestano bene o male tutte sullo stesso livello (fatta eccezione forse per la titletrack) che, se da un lato non prevede un episodio che spicca sugli altri, dall’altro porta all’assenza di filler, precludendo quindi i momenti di noia. Il debutto non raggiunge quindi vette di eccellenza, ma si rivela comunque un ottimo album, poggiandosi su una sezione ritmica concreta ed una carica emotiva che punta subito a far breccia sull’ascoltatore senza stancare o risultare pesante. Ciò dimostra che, se alla base ci sono la qualità e l’impegno nel perseverare i propri obiettivi, si hanno tutte le carte in regola per poter dire la propria anche proponendo un genere datato e con tutte le limitazioni che il caso comporta. Questo disco potrebbe esserne la prova.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
63 su 4 voti [ VOTA]
zano
Mercoledì 29 Agosto 2018, 11.38.49
2
Molto bello, recensione coi fiocchi, mi ha fatto tornare indietro di tanti anni
Sicktadone
Lunedì 30 Luglio 2018, 9.04.35
1
Disco davvero notevole, avevo voglia di ascoltare qualcosa di Nu metal ieri e mi ricordavo questo disco recensito. Concordo su tutta la linea!
INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
NuMetal
Tracklist
1. Welcome to the Circus of Hell
2. Vindicta
3. Black Butterfly
4. Lions
5. Sickened
6. Resistence
7. Vs
8. Gravity
9. Predator
10. My Last Day
11. The War of Nowhere
12. Babylon
Line Up
Zack (Voce)
Wolverine (Chitarra)
Keine (Basso)
Rex (Batteria)
 
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