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Chronosfear - Chronosfear
27/07/2018
( 1003 letture )
La storia dei bresciani Chronosfear ha inizio molti anni fa, nel 2003, quando il batterista Michele Olmi decise di metter su un progetto cover power metal dal nome Wings of Destiny. È nel 2012 che però avviene la svolta, con la nascita dei Chronosfear, intenzionati a proporre brani inediti, nell’ambito di un power metal di stampo sinfonico. Dopo alcuni cambi di line-up e un EP omonimo pubblicato nel 2013, la band arriva oggi al traguardo del primo full length, anch’esso omonimo e promosso dall’etichetta italiana Underground Symphony. La formazione attuale vede alla voce Filippo Tezza (Soul Guardian, Tezza F., Silence Oath, Empathica), alle chitarre il giovane e talentuoso Edoardo Lamacchia, alle tastiere Davide Baldelli, al basso l’ex SpellBlast Xavier Rota e alla batteria il già citato Michele Olmi. Punto di forza della formazione bresciana sono senza ombra di dubbio le grandi qualità tecniche, espresse in special modo dalle due asce, senza però dimenticare il fondamentale apporto delle tastiere, che legano magnificamente i singoli brani donando ad ognuno di essi grande profondità e impatto melodico. Le intense e potenti linee vocali di Filippo Tezza sono la ciliegina sulla torta di un lavoro che è riuscito a mantenere inalterate le nostre già alte aspettative iniziali.

L’album si presenta compatto nel suo insieme, uniforme e pressoché privo di cali d’intensità. Il merito di ciò va dato senz’altro alla grande varietà espressa dal reparto strumentale, mai banale, ma anzi sempre improntato a trovare nuove soluzioni stilistiche che donano all’album una freschezza genuina e piuttosto rara di questi tempi. Va però detto che, a fronte di tanti episodi ben al di sopra del livello medio cui siamo spesso abituati, alcuni brani potevano forse dare qualcosa di più, soprattutto a livello vocale, dato che, nonostante la prova di Filippo Tezza sia tecnicamente esente da critiche di rilievo, è ancora lontana dalle eccellenze del settore (Fabio Lione o Alessandro Conti, giusto per fare i primi due nomi a livello italiano).
Entrando nello specifico dei singoli brani, l’apertura è delle migliori: introdotta dall’epica Clockworks, The Gates of Chronos ruota attorno a una solida struttura strumentale che deve molto all’operato della sezione ritmica, ma non manca di mettere in mostra tutto il gusto melodico della band nostrana attraverso un ritornello breve ma efficace e il virtuosismo della chitarra solista. Symphonies of the Dreams Untold strizza poi l’occhio al prog facendoci capire fin dove può spingersi il sound dei Chronosfear, una band che certo non ha paura di osare e testare territori diversi da quelli consolidati di partenza. L’album tocca il suo picco verso la metà, con brani come Faces e Innocent and Lost, diversi nella forma ma ugualmente apprezzabili. Il primo in special modo contribuisce a rendere onore al reparto strumentale, qui davvero nel pieno delle sue forze, con l’importante e affatto secondario contributo delle tastiere di Davide Baldelli, elemento da non sottovalutare dato che risulta addirittura centrale in un contesto come quello dei Chronosfear. Innocent and Lost è invece una ballad intensa e toccante, in cui a stare sotto i riflettori sono questa volta le corde vocali di Filippo Tezza, qui assolutamente a suo agio e autore di una prova meritevole di applausi, così come nella conclusiva Homeland, altra gradevolissima ballad dai toni dolci e assai pacati. A mantenere alta la tensione ci pensano brani come The Last Dying Ember, The Ascent, Time of Your Life e Revelations, anche se questi ultimi due si posizionano un gradino al di sotto degli altri in termini di qualità effettiva e resa finale.

Questo primo studio album a nome Chronosfear si rivela dunque un ottimo punto di partenza, mettendo in mostra una band dalle elevate qualità tecniche e compositive, che ben poco ha da invidiare ai big del settore. Dall’alto di una produzione di tutto rispetto e di una certa esperienza pregressa all’interno della line-up, i Chronosfear possono certamente ambire alle più alte vette del power sinfonico, in Italia ma non solo. Auspicandoci che col tempo i pochi punti deboli ancora presenti possano restare solo un ricordo, non possiamo far altro che attendere fiduciosi il prossimo passo di questa promettente band nostrana.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
72.5 su 8 voti [ VOTA]
Maurizio
Martedì 23 Ottobre 2018, 15.54.27
1
La parte tecnica c'è tutta, musicisti di prim` ordine e professionali. Per parere personale va trovato un pezzo davvero catchy, alla I want out delle zucche, e portare più in primo piano voce e ascia. Il debut è buono, purtroppo è un genere dove portare novità è difficile.
INFORMAZIONI
2018
Underground Symphony
Power/Symphonic
Tracklist
1. Clockworks
2. The Gates of Chronos
3. Symphonies of the Dreams Untold
4. The Last Dying Ember
5. Of Dust and Flowers
6. Faces
7. Innocent and Lost
8. The Ascent
9. Time of Your Life
10. Revelations
11. Homeland
Line Up
Filippo Tezza (Voce)
Eddie “TheSpot” (Chitarre)
Davide Baldelli (Tastiere)
Xavier Rota (Basso)
Michele Olmi (Batteria)
 
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