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Deadheads - This One Goes to 11
28/07/2018
( 721 letture )
This One Goes to 11 è il disco giusto per chi ama fare un po' di casino, preferibilmente distruggendo accessori desueti come sedie di legno, televisioni a tubo catodico e computer di vecchia data. I protagonisti di questo surrogato dinamitardo di hard rock e punk sono quattro "ragazzacci" di Göteborg cresciuti, a giudicare dal sound, con band garage scandinave degli anni 90, MC5 ed aringhe affumicate del Mare del Nord. La velocità di esecuzione è la caratteristica essenziale dei Deadheads, unita alla vivacità della chitarra solista, sempre pronta a tirar fuori il consueto assolo fra la metà e il finale delle tracks. La sezione ritmica non fa altro che stabilizzare l'album su tempi forsennati, rotti soltanto da un sopraggiungere di tinte oscure sulla parte centrale del disco, le quali comunque non escludono la permanente componente rock'n'roll, l'allegria irrefrenabile e una "caciara" calcolata.

Il livello medio alto dei brani è mantenuto, come anticipato, dai ritmi elevati e dal fragore emanato. A tal proposito ad aprire le danze è Black Out, seguita a ruota dalla spumeggiante Don't Mind the Ghost, song impreziosita dal pianoforte in sottofondo e dalla produzione retro. Somebody Along the Way è in linea con i pezzi precedenti se non superiore: sfumature punk enfatizzate dalla sporca voce del singer, solo sparato al massimo, ritornello estasiante ed un finale infuocato all'insegna dell'hard rock. Manic Mondays prosegue spregiudicata all'insegna del divertimento, una canzone con un groove pesantemente rock'n'roll sulla quale ballare, orientata su ritmi sincopati risalenti addirittura al boogie woogie. Se Too Lost to Be Found cerca di smorzare i toni posizionandosi su connotati melodici con chitarre acustiche e sottofondi di tastiere; The Plan invece regala due minuti infuocati sempre all'insegna della confusione. Ben più elaborata Instant Control, la quale punta su un garage rock per nulla monotono che ricorda i The Black Keys. Il brano tiene un bel tiro sin dalle prime note goderecce con l'esplosione smanierata sul chorus catchy; l'assolo oscuro ed il finale denso affidato alla chitarra peccaminosa non fanno altro che accrescere l'interesse per le "teste di rapa". 2 Steps Before the Fall conferma la capacità della band di creare brani caparbi, veloci e godibili affidandosi ancora una volta al duo basso/batteria. Lucifer pesca a piene mani l'energia e la compatezza dei compaseani The Hives; mentre My Time possiede suoni rockabilly ed un uso del pianoforte che farebbe felice Jerry Lee Lewis. Infine Status Low è un chiaro omaggio al rock'n'roll frivolo e alla baraonda. Dedicata a tutti coloro ai quali piace far festa; il finale delirante è lì a dimostrarlo.

Diverse componenti contribuiscono ad impreziosire le tracks di This One Goes to 11: la produzione vintage, l'energia onnipresente, l'apporto del pianoforte ad un LP a cavallo fra punk e hard rock. Il resto lo fa la carica dei Deadheads, la voglia di mettersi in gioco e di suonare come se fosse l'ultimo giorno di vita sulla Terra. Here we have fun!!!



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
High Roller Records
Hard Rock
Tracklist
1. Black Out
2. Don't Mind the Ghost
3. Somebody Along the Way
4. Manic Mondays
5. Too Lost to be Found
6. The Plan
7. Instant Control
8. 2 Steps Before the Fall
9. Lucifer
10. My Time
11. Status Low
Line Up
Manne Olander (Voce, Chitarra, Pianoforte, Synth, Percussioni)
Rickard Hellgren (Chitarra, Cori)
Olle Griphammar (Basso)
Tim Ferm (Batteria, Percussioni)
 
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