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Grave Digger - War Games
03/08/2018
( 616 letture )
Parlando dei gruppi capostipiti del power di matrice tedesca, e di conseguenza dell’intero sub-genere europeo data l’importanza di quella scuola, si citano sempre gli Helloween, i Gamma Ray e successivamente i Blind Guardian; ci si dimentica sempre, volutamente forse, di una band antecedente a queste tre e che non può essere liquidata con un’asserzione sbrigativa del tipo “fanno heavy, non power” et similia, ovverosia i Grave Digger. Indubbiamente gli esordi del combo fondato dal carismatico Chris Boltendahl non sono ancora pienamente identificabili con l’aggettivo power, esso sarà pienamente organico al loro sound al rientro sulla scena negli anni 90, ma declinare la loro importanza e le loro affinità con le Zucche di Amburgo nate tre anni dopo e con coloro che apparvero a ruota è atto da condannare seduta stante. I Grave Digger hanno contribuito alla storia del metal in maniera incisiva componendo lavori di livello eccelso alternati ad altri di minor spessore ma pur sempre contraddistinti dalla stessa voglia e dallo stesso amore per questa musica, fatta salva l’infelice parentesi dispiegatasi dal 1987 al 1993 nella quale i nostri, visti gli scarsi introiti acquisiti fin lì, tentarono un completo restyling di sé stessi in veste hard rock per raggiungere, secondo fattuale testimonianza del leader, il successo economico tanto agognato. Sfortunatamente per loro ma fortunatamente per noi fidi veneratori del metallo questo esperimento si risolse nella più annunciata delle dèbacles, tanto da convincere i quattro tedeschi a sciogliersi per poi riformarsi con una sorpresa clamorosa chiamata The Reaper, forse assoluto masterpiece della loro discografia. In questa prima tornata d’agosto dei rispolverati ci occupiamo proprio dell’album che chiude la prima fase diggeriana, quella più heavy nel classico senso del termine, e che a detta di tutti fu un flop commerciale talmente esagerato da indurre i musicisti al cambiamento e il cui titolo è War Games; ascoltandolo ora riesce davvero difficile la spiegazione di cosa non funzionò poiché abbiamo tra le mani un prodotto ottimo sotto tutti i punti di vista.

War Games vede la luce nel 1986, anno dell’esplosione definitiva del thrash ma non solo, dato che anche a livello di speed/heavy escono titoli di nuove leve imprescindibili per qualunque appassionato (The Dark, Rage for Order solo per citarne un paio) mentre i “vecchi” non stanno certo a guardare e piazzano vere e proprie perle (Somewhere in Time, Orgasmatron…); si tratta di un annata leggendaria per l’intero movimento e i Grave Digger ne fanno parte di diritto con il loro suddetto terzo LP edito dalla Noise Records e composto da nove canzoni più un outro strumentale. Oltre al fondatore e già citato Chris Boltendahl fanno parte del gruppo il chitarrista Peter Masson, sparito dai radar dopo il primo scioglimento, il bassista Chris Brank, reclutato solo per questo lavoro e poi emigrato nei misconosciuti S.A.D.O. e il martellante batterista Albert Eckardt, anche lui uscito subito dalla band; è chiaro quindi che il processo decisionale è stato costantemente nelle mani del vocalist, unico membro costante nel tempo. Novello Udo Dirkschneider, con la sua voce graffiante e stridula egli è il vero marchio di fabbrica del combo, capace di raggiungere sia notevoli vette che notevoli livelli di abrasività catalizzando le principali attenzioni su di sé mentre per quanto riguarda i rimanenti tre non c’è troppo da dire se non che possiedono le skills necessarie per sfornare killer-songs a ripetizione. Il ruolo di opener è affidato a Keep on Rocking, scelta perfetta se ce n’è una data l’esplosività insita di questa traccia, con ascia e batteria a dettar legge ed evitare prigionieri anche grazie ad un assolo minimale ben imbastito. Ecco che a ruota segue Heaven Can Wait, mid tempo di pregevole fattura su cui Boltendahl gioca a fare il bello e il cattivo tempo con una padronanza vocale-espressivo notevole e pazienza se la sua intonazione risulta leggermente calante in alcuni frangenti, il risultato è raggiunto. Fire in Your Eyes è quasi debitrice di quel suono che, proprio in quegli anni, era al massimo dello sdoganamento, cioè il thrash teutonico a là Destruction: si sviluppa su un tessuto sonoro impossibile da scalfire per poi sfociare in un refrain dal sapore marcatamente heavy. Heavy tanto quanto la più ragionata Let Your Heads Roll, composizione che potrebbe essere stata concepita dagli Accept in persona, coloro a cui tutti i gruppi metal tedeschi devono la reputazione e la carriera. Primo e unico passo falso presente su War Games è il tentativo di inserire una ballad strappalacrime in mezzo a quantità industriali di mitragliate; Love is Breaking My Heart nasce come una buona idea malamente realizzata, in primis per l’incompatibilità del vocalist con certi stili canori e in secundis per una questione di estraneità ad un qualcosa che era rimasto ben compatto e solido fino a quel momento. Si torna a fare il proprio lavoro con Paradise anche se il pezzo convince meno rispetto ai restanti del lotto, forse per una questione di ripetizione degli stessi elementi in maniera troppo pedissequa. Per contrasto abbiamo appena di seguito il miglior brano del disco, (Enola Gay) Drop the Bomb, mazzata coinvolgente e quasi emozionante nel suo parossismo, riguardante i fatti di Hiroshima e dell’atomica; va detto che sono riusciti nella non impossibile missione di raffigurare in musica il corrispettivo testuale sicché si è sganciata una vera bomba addosso all’ascoltatore. Siamo alla fine di questo viaggio compiuto attraverso l’essenza primordiale di una certa maniera di vivere l’heavy metal, a nostro umile parere la migliore in assoluto, quella che mai potrà passare di moda e che nessuno scarso epigono contemporaneo potrà rovinare, nonostante i tentativi non manchino. C’è spazio ancora per un paio di contributi che rispondono ai nomi di Fallout e Playin’ Fools: la prima parte riflessiva con Brank e il suo quattro corde per una volta in prima linea e procede con il ritornello cantato a squarciagola riprendendo a grandi linee la traccia d’apertura, la seconda è un compendio al divertimento e allo sballo, mantenendo comunque l’epicità di fondo caratteristica dell’aura che avvolge l’intero War Games.

Come avrete sicuramente capito, stiamo parlando di un lavoro che se uscisse oggi farebbe gridare al miracolo, soprattutto visti i concorrenti con cui si dovrebbe confrontare. Invece nell’Anno Domini 1986 la competizione metallara era evidentemente altra cosa e War Games fu purtroppo colpevolmente snobbato dai più, provocando l’implosione dei Grave Digger stessi. Ma la loro storia era appena agli albori anche se Chris stesso non ne era ancora a conoscenza: il periodo Digger-Hawaii fu un vero abominio sia in termini qualitativi che di feedback esterni e riportò sulla retta via il mastermind che riesumò il vecchio moniker e tornò con una line up totalmente rinnovata ma ancora più in canna di prima. Difficile stabilire, in un’ipotetica classifica degli album della band, dove collocare War Games; ciò che è inappuntabile è la sua capacità di tenerti incollato allo stereo grazie ad un suono diretto e tremendamente compatto, nonché genuino al massimo grado. Andate a riscoprire queste gemme e godetevi le migliori emozioni che la vitalità fatta musica può donare, le soddisfazioni saranno copiose.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Renna
Lunedì 13 Agosto 2018, 21.43.09
10
Helloween, ma i correttori li fanno col bianchetto ?
Renna
Lunedì 13 Agosto 2018, 21.37.13
9
Il disco non è brutto ma giustamente gli albums migliori verranno dopo, Running Wild e Halloween troppo superiori in questo periodo. 60 di stima
Renna
Lunedì 13 Agosto 2018, 21.37.10
8
Il disco non è brutto ma giustamente gli albums migliori verranno dopo, Running Wild e Halloween troppo superiori in questo periodo. 60 di stima
Metal Shock
Sabato 4 Agosto 2018, 20.40.24
7
Buon disco con alcune buonissime canzoni sulla scia dei primi due dischi. Ma per me i Digger faranno molto meglio da The Reaper in poi con la trilogia medievale capolavoro.
rik bay area thrash
Sabato 4 Agosto 2018, 20.13.43
6
@nonchalance, sì, in effetti 'se' uno volesse, in commercio in versione cd, il suddetto album si 'trova' ... però come giustamente fai osservare la noise sta ri-stampando molto del suo catalogo, vediamo se prenderanno in considerazione anche questo titolo
nonchalance
Sabato 4 Agosto 2018, 19.19.13
5
L'ho riascoltato proprio poco fa, prima di leggere la recensione. Concordo in toto con quanto detto e, aggiungo che: si sente che i dischi di una volta erano sia più genuini che più spontanei. Inoltre, nessuno cercava di "scimmiottare" l'uno o l'altro della scena storica..al massimo, ci si ispirava ai maestri! Io - nello stile vocale di Chris - qualche volta ci sento anche lo zio Rob, del resto gli stessi Accept riprendevano a loro volta quanto fatto dai Judas Priest. @rik: Volendo lo si trova in CD. Comunque, aspetta..magari, tra qualche mese, ci pensa la "riesumata" Noise a farlo! Avendo di recente ri-pubblicato i precedenti in versione rimasterizzata con bonus track.
InvictuSteele
Sabato 4 Agosto 2018, 18.23.30
4
Discone contenente perle assolute, e poi quanto è bella Love is breakin my heart... voto 80
ObscureSolstice
Sabato 4 Agosto 2018, 14.21.33
3
War Games -Giochi d guerre- l'ho sempre reputato un gran disco, di quegli anni '80 che non ci sono piu' forse per quello che lo rende ancora piu' bello, semplice e compatto, irrefrenabile di quando uscivano tra migliaia di dischi grandiosi per ogni genere, un putiferio di uscite a non finire, loro in Germania tra i leader insieme ai Running Wild e le zucche di Amburgo. Questo primo periodo classic heavy metal dei Grave Digger è da consegnare ai grandi del metal: una meraviglia, lo preferisco di gran lunga al periodo successivo piu' heavy/power. Non usero' mai di chiamare i Grave Digger solo power metal
lisablack
Sabato 4 Agosto 2018, 13.52.27
2
Ce l'avevo duplicato in cassetta, bel disco tra i migliori dei Digger. Album da ascoltare per chi non l'ha ancora fatto, consigliato al 100%, puro heavy metal.
rik bay area thrash
Sabato 4 Agosto 2018, 13.42.58
1
Non mi sarei mai aspettato la review di questo album, ma attenzione lo sto scrivendo in modo positivo, come elogio al recensore. Per quanto ricordi di questo album, quando venne pubblicato intendo dire, venne disintegrato dai recensori dell'epoca. Ricordo che ne sparlarono nel peggiore dei modi, e per quello che so, non venne mai pubblicato in versione cd. Poi con l'avvento di internet, ho avuto modo di andare ad ascoltare e riscoprire, moltissimi album di grande valore, ma che in quei anni ebbero un pessimo trattamento recensore. Viene da chiedersi: ma questo war games è lo stesso album qui recensito pubblicato nel 1986? Ed è anche quello che ho ascoltato io? ...... l'album è veramente bello e nel classico trademark dei primi grave digger e chi ha heavy metal breakdown e witch hunter ci faccia un pensierino .... chissà se magari un giorno una label si decidesse a pubblicare questo disco in versione cd ... (imho)
INFORMAZIONI
1986
Noise Records
Heavy
Tracklist
1. Keep on Rocking
2. Heaven Can Wait
3. Fire in your Eyes
4. Let Your Heads Roll
5. Love is Breaking My Heart
6. Paradise
7. (Enola Gay) Drop the Bomb
8. Fallout
9. Playin’ Fools
10. The End
Line Up
Chris Boltendahl (Voce)
Peter Masson (Chitarra)
C.F. Brank (Basso)
Albert Eckardt (Batteria)
 
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