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Unearth - The March
03/08/2018
( 354 letture )
La prima decade del III millennio, come già detto molte volte in queste sedi, è stata il periodo di fioritura per la nuova scuola del metal: la prima fioritura, ancora ben lontana da djent e affini che ben conosciamo oggi, che metteva al mondo il tanto amato quanto discusso genere “Metal core”. Le origini potevano radicarsi nel thrash metal, come da scuola americana, o dal death melodico, come da scuola svedese, andandosi a mescolare con l’hardcore punk, prendendo quindi già salde realtà old school a creare qualcosa di nuovo: tutti gli stilemi del metal core si andavano a definire spaziando dal metal hardcore, più rozzo e in your face, e il melodic metal core, più affettato ed emozionale.

Questo ci fa arrivare al dunque e alla band e all’album preso in questione: parliamo proprio degli Unearth, una delle band che più è stata capace di unire sia metal hardcore che melodic metalcore. Davvero una chicca della NWOAHM. Entrambe le correnti sono imprescindibili nelle loro composizioni, sicché i nostri non si fanno mancare quel gusto per la melodia agrodolce di stampo goteborg, ma anche la vera attitudine hardcore punk mescolata al thrash metal Bay Area. Il risultato sono soluzioni compositive che sono marchio di fabbrica e che si vanno ad unire agli aspetti classici del genere, come tecnicismi smaglianti su di un background invece rozzo (ad esempio i loro breakdown straordinari corredati da sweep picking) le linee vocali sfacciate del riconoscibilissimo singer Trevor Phipps corredate di cori, le parti cadenzate seguite dalle riprese velocissime, le armonie di chitarra, i soli dal gusto heavy metal in un contesto che è evidentemente hardcore. Insomma una commistione perfetta nella quale i nostri non si fanno mancare niente senza mai uscire dal seminato: questo esito non sarebbe così facile eppure i nostri i riescono alla grande.
Tutto ha inizio con il primo lavoro The Stings of Conscience, datato 2001, che già getta le basi per lo stile peculiare della band pur ancora molto acerbo, ma è tramite III: In the Eyes of Fire e l’esaminato The March che i nostri determinano la loro continuità. Essa avrà poi apice nell’ultimo segnante lavoro Watchers of Rule.

Il primo pezzo My Will Be Done è estremamente rappresentativo dello stile dei nostri e dell’album e rimane in testa per mordente ed efficacia, mentre colpisce l’intensità melodica del secondo pezzo Hail The Shrine, soprattutto sul pathos del ritornello.
La title track è significativamente d’impatto con la sua arroganza e il suo groove, si contrappongono poi il gusto melodic death nelle chitarre di Cut Men, i cui riff e special divengono sapientemente nei breakdown, con il gusto thrashy di Truth of Consequence che diviene comunque in breakdown e melodia. Dal punto di vista dei contenuti il lavoro rappresenta le due scelte che l’essere umano può intraprendere: la ricerca del potere e la supremazia sugli altri esseri umani tramite uso ed abuso di politica e religione, quindi “il male”, o la ricerca della pace, coesistenza ed uguaglianza con il prossimo, “il bene”. Il titolo The March rappresenta concettualmente l’impegno sociale della band. Menzione d’onore per la produzione ad opera di Adam Dutkiewicz (Killswitch Engage), che rende giustizia alle necessità sonore del genere.

Per concludere, un lavoro importante nella discografia della band -che merita di essere approfondita in toto- e più in generale nelle dinamiche della New Wave of American Heavy Metal: per gli amanti del metal hardcore tanto quanto quelli del melodic metalcore, ma apprezzabile e comprensibile anche per i defender dell’old school. Da ascoltare!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
32.08 su 12 voti [ VOTA]
velvetanubi
Venerdì 10 Agosto 2018, 13.22.48
5
In effetti pur ritenendo gli unearth un gruppo valido mi sento di dare ragione a runuaci dicendo che in the eye of fire rimane un gran bel album mentre ascoltando tutti gli altri rimane quall amaro in bocca di vedere tutta quella potenzialità non sfruttata a dovere
Earthformer
Giovedì 9 Agosto 2018, 14.38.56
4
Minchia che cagate colossali sto leggendo nei commenti
soris
Lunedì 6 Agosto 2018, 15.14.36
3
LI ritengo molto sopravvalutati. Nel genere c'è di meglio.
Vanfrost
Domenica 5 Agosto 2018, 10.21.32
2
Veramente The Oncoming Storm è il loro secondo album......preferisco le recensioni di metaldraw
runuaci
Sabato 4 Agosto 2018, 21.59.36
1
solito polpettone metalcore. Già in quegli anni era troppo derivativo, ora è invecchiato decisamente male. L'unico loro decente è in the eyes of fire
INFORMAZIONI
2008
Metal Blade Records
Metal Core
Tracklist
1. My Will Be Done
2. Hail The Shrine
3. Crow Killer
4. Grave of Opportunity
5. We Are Not Anonymous
6. The March
7. Cut Men
8. The Chosen
9. Letting Go
10. Truth or Consequence
11. Untitled
Line Up
Trevor Phipps (Voce)
Buz Mc Grath (chitarra)
Ken Susi (Chitarra)
John Slo Maggard (Basso)
Derek Kerswill (Batteria)
 
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