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Staind - Break the Cycle
11/08/2018
( 720 letture )
Quando si parla degli Staind di solito si entra in una disputa di dimensioni non indifferenti, la caratura e l’effettiva qualità degli album della band è ancora oggi non chiara e molto discussa. Se i primi album di band come Korn o System Of A Down hanno raggiunto, giustamente, uno status leggendario, lo stesso non si può dire per gli Staind. Il primissimo lavoro, l’autoprodotto Tormented, ha assunto un’aurea mistica più che altro per la sua difficile reperibilità che per effettiva qualità, e sono in pochi ad averlo ascoltato; mentre il debutto in major datato 1999, Dysfunction, è considerato a ragione uno dei migliori album rock di quell’anno e indubbiamente l’album più scuro e metal della band. Break The Cycle invece, uscito nel 2001, è l’album che ha donato agli Staind la fama internazionale, vendendo più di quattro milioni di copie solo nell’anno di uscita, e costituisce la vera pietra dello scandalo.

Partiamo dai punti fermi: Break The Cycle mantiene l’atmosfera nichilista e malinconica dell’album precedente e non si piega, pur essendo la band strettamente legata fin dall’esordio a Fred Durst e alla Flip Records, alle logiche di mercato imperanti in quegli anni. Infatti nell’album non c’è la minima tracci di nu metal, se non per qualche riff in realtà più debitore dei Pantera che dei Korn. Come già detto gli Staind sono più legati al lato più metal del grunge, Alice In Chains e Soundgarden su tutti, e in Break The Cycle i punti fermi rimangono questi, anche se un certo alleggerimento del sound generale è innegabile. Infatti a lanciare album e gruppo nell’olimpo saranno più che altro le tre ballate acustiche, quasi totalmente assenti negli album precedenti, It’s Been Awhile, Outside ed Epiphany, i cui video saranno mandati in heavy rotation su MTV ed all’epoca erano praticamente impossibili da evitare. Ma andiamo con ordine, perché al contrario dell’opinione popolare, Break The Cycle è molto di più dei suoi singoli.

Open Your Eyes è una chiara dichiarazione d’intenti, essendo la perfetta via di mezzo fra il sound aggressivo di Dysfunction e quello più post-grunge che la band adotterà da questo punto in poi. La canzone funziona, cattura l’attenzione e coinvolge, e mette subito in chiaro la caratura di Mike Mushok come chitarrista e la sua capacità di destreggiarsi fra riff duri e arpeggi melodici come se nulla fosse, sempre mantenendo un gusto per la melodia che è stato probabilmente la chiave del successo degli Staind. Lo stesso si può dire per Pressure, in cui emergono anche le grandi doti di Lewis, frontman molto sottovalutato, in grado di mettere le proprie emozioni su un piatto e porgerle all’ascoltatore con liriche sincere riguardo ai propri sentimenti. Parliamoci chiaro, Lewis non è proprio conosciuto per essere Mr. Felicità, i suoi testi girano tutti intorno a depressione, voglie suicide, relazioni fallite e dipendenza, cantate con una voce ora estremamente atonale e malinconica ora rabbiosa e abrasiva. Non è difficile capire perché Break The Cycle abbia avuto così tanto successo fra gli adolescenti: è una sorta di bibbia dei problemi che tutti affrontano durante la pubertà, e per quanto possano far ribrezzo a chiunque abbia passato da un po’ la trentina, i ritornelli di Pressure e For You sono fatti per essere urlati nella propria cameretta alzando il volume dello stereo al massimo. Non si può negare che la band e l’etichetta avessero delle chiare mire commerciali, anche perché le registrazioni erano costato quasi un milione di dollari e quindi il successo internazionale era necessario anche solo per rientrare nei costi di produzione, e queste mire sono riscontrabili nella furba calibrazione della tracklist, che pone in continuo contrasto le ballate alle canzoni più violente, in modo da far riprendere fiato all’ascoltatore e non far calare mai l’asticella dell’attenzione. Da questo punto di vista Break The Cycle non ha punti deboli, si lascia tranquillamente ascoltare nella sua interezza senza saltare alcun brano, cosa che si può dire di ben pochi album che hanno ottenuto lo stesso successo commerciale, soprattutto all’epoca quando bastava far uscire un singolo di successo per garantire le vendite dell’album. Can’t Believe mette in mostra il lato più metal degli Staind: sopra un riff bestiale di Mushok, Lewis si sfoga con urla belluine che per anni si è pensato fossero di Phil Anselmo, mentre la successiva Epiphany è la più interessante fra le ballate dell’album, essendo il pezzo più confessionale del lotto; Lewis parla della sua tossicodipendenza interrogandosi su quanto questa influenzi il suo comportamento e il suo modo di relazionarsi con le altre persone. Waste è dedicata ad un fan della band morto suicida e delle riflessioni che questo fatto ha scatenato nella mente di Lewis, mentre Fade è la canzone più vecchia dell’album, la cui scrittura è avvenuta prima dell’uscita di Dysfunction, ed è interessante per la bella linea di basso di Johnny April e per il riff principale che ricorda i primissimi Tool. Suffer è un’altra sfuriata sulla stessa linea di Can’t Believe e For You, ma questa volta più ragionata e melodica; il testo è la summa del pensiero di Lewis.

I tried to keep it all inside
It didn't leave me too much pride
I forced it all down inside
Forced myself to make me suffer


Break The Cycle non è un disco perfetto, tutt’altro, ma merita comunque una, seppur minima, rivalutazione. I suoi difetti sono lampanti: rubare a man bassa da quanto fatto dalle band ispiratrici, Alice In Chains su tutti, senza raggiungerne le vette e un’eccessiva voglia di colpire un target molto preciso e raggiungere così alti numeri di vendite. Ma questi difetti non inficiano il risultato finale: un album godibile dall’inizio alla fine, probabilmente il migliore della band e fra i migliori del genere, che contiene delle perle imperdibili e che è tuttora apprezzabile non mostrando affatto i segni del tempo, il che non è poco. Gli Staind purtroppo, probabilmente accecati dal successo commerciale di quest’album, con i lavori successivi non riusciranno più a ripetersi a questi livelli, producendo un album mediocre dopo l’altro, eccezion fatta per l’ultimo omonimo del 2011, che in parte riprende il sound di Dysfunction.

Il modo migliore per fruire di Break The Cycle e della discografia degli Staind in generale è vederli per quello che sono effettivamente stati: un anello di congiunzione fra il grunge e post-grunge via nu metal, per questo motivo la loro musica è prettamente legata ad una generazione e un’epoca molto precisa, difficile per chi non l’ha vissuta neanche di striscio riuscire ad apprezzare e capire Break The Cycle fino in fondo. Rimane un album che in milioni conservano come una reliquia da ascoltare una volta ogni tanto con le lacrime agli occhi, un caro ricordo dei tempi adolescenziali, uno di quelli di cui non c’è motivo di vergognarsi più di tanto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
77.77 su 44 voti [ VOTA]
runuaci
Giovedì 16 Agosto 2018, 12.24.27
8
pessimi ai tempi, pessimi ora
Metal Shock
Mercoledì 15 Agosto 2018, 8.21.35
7
Mai piaciuta questa band: post grunge o chiamatelo come vole insopportabile ed un cantante lagnoso come pochi, anche quando prova ad urlare proprio non mi piace. Bocciati su tutta la linea.
Havismat
Sabato 11 Agosto 2018, 19.36.33
6
Comunque ricordo che fu bistrattato molto anche dai nu metaller perché considerato commerciale e ruffiano. Fra i miei amici ero l’unico a cui piaceva.
Alessandro bevivino
Sabato 11 Agosto 2018, 14.40.26
5
Un buon disco con un paio di hit niente male. Epiphany x me è la loro migliore canzone. Comunque tra i loro album preferisco in generale il disco precedente. Dysfunction.
Nu Metal Head
Sabato 11 Agosto 2018, 14.26.34
4
ed eccoci nell'area post-grunge del nu metal, o viceversa... "dysfunction" una volta che l'ho ascoltato lo preferisco, ma questo è sicuramente il loro cd più noto e quello che contiene i singoli più famosi, dei veri e propri tormentoni... gli Staind forse un gruppo da seconda schiera di quell'ambito, ma in generale non malaccio in quell'epoca...
Havismat
Sabato 11 Agosto 2018, 14.19.25
3
Bel disco. All’epoca lo ascoltai moltissimo.
duke
Sabato 11 Agosto 2018, 10.45.47
2
il loro disco piu' bello....un mix perfetto tra melodia e musica pesante.....
nonchalance
Sabato 11 Agosto 2018, 10.39.46
1
Consumato all'epoca! Tant'è che, poi, presi il più "duro" Dysfunction e li andai anche a vedere per il tour di 14 Shades of Grey..
INFORMAZIONI
2001
Flip Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Open Your Eyes
2. Pressure
3. Fade
4. It’s Been Awhile
5. Change
6. Can’t Believe
7. Epiphany
8. Suffer
9. Safe Place
10. For You
11. Outside
12. Waste
13. Take It
Line Up
Aaron Lewis (Voce, Chitarra)
Mike Mushok (Chitarra)
Johnny April (Basso, Voce)
Jon Wysocki (Batteria)
 
RECENSIONI
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