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Alice Cooper - Dragontown
17/08/2018
( 1106 letture )
Scrivere per l'ennesima volta una biografia, anche abbozzata, di un artista come Alice Cooper ci sembra un esercizio ormai ripetitivo: l'incredibile epopea, personale ed artistica, di questo straordinario artista parla infatti da sé e crediamo sia ormai arcinota a tutti coloro che amano l'hard rock e le sue mille derivazioni; il musicista di Detroit, d'altra parte, ci ha abituati a mutare pelle più volte nel corso della sua carriera, un po' come il serpente che tanto ama e raramente ci ha regalato due volte lo stesso prodotto. Quest'oggi, in particolare, ci occupiamo di un tassello poco conosciuto della sua discografia, ma che regalerà sicuramente momenti più che gradevoli agli amanti delle sonorità più pesanti dell'hard rock.

Dragontown, pubblicato nel 2001, segue per molti versi la scia artistica del precedente Brutal Planet, uno dei lavori più cupi e pesanti dell'intera produzione cooperiana; non a caso, il nostro per questo album si avvale nuovamente tanto dell'apporto del chitarrista Ryan Roxie, quanto di quello, fondamentale, del musicista/produttore Bob Marlette. Pur essendo, nel complesso, meno brillante dello splendido Brutal Planet e probabilmente anche di The Last Temptation, anche Dragontown è un lavoro meritevole di essere riscoperto: Triggerman, traccia che inaugura l'opera, vede la voce di Cooper effettata per larghi tratti, soprattutto nelle strofe, è accompagnata da riff muscolari di Roxie, benché il ritornello, più arioso, ci riporti su lidi più consoni all'hard rock che ha reso celebre il nostro. Deeper, in compenso, ripercorrendo la strada tracciata dalla title-track del precedente album, alterna riff glaciali a linee vocali ipnotiche, creando un insieme semplicemente irresistibile, che beneficia anche della prestazione alla batterista del neo-acquisto Kenny Aronoff. Il maggior “difetto” di questa splendida traccia è proprio la somiglianza, a tratti eccessiva, con Brutal Planet, ma insomma, ci sono problemi peggiori! La title-track di questo album, inoltre, proseguendo sulla falsariga del brano precedente, ci regala cinque minuti di bellissimo, cupo ed atmosferico heavy metal, ben puntellato dalla chitarra e dalla sezione ritmica; in questo caso le somiglianze stanno a zero e la traccia è semplicemente un classico! Il ritornello quasi ossessivo di Sex, Death and Money è il passaggio migliore di una canzone valida, ma non quanto le precedenti due, mentre Fantasy Man, pur non rinunciando a riff schiacciasassi, ci riporta su territori più tipicamente hard rock; il ritornello, in compenso, sembra prendere qualcosa perfino dal grunge tanto di moda fino a qualche anno prima. Sonorità di questo genere, oltretutto, un po' più “strascicate”, fanno capolino anche sulla lisergica, ma non stupefacente Somewhere in the Jungle; per Disgraceland, viceversa, il nostro fa il verso (deducibile anche dal titolo) ad Elvis, offrendo un curioso miscuglio fra hard rock e voce rockabilly, quattro anni prima che i Volbeat, nati proprio nel 2001, rendessero celebre questa bizzarra accoppiata con il loro esordio discografico. Il nostro, come detto, non cessa mai di sorprenderci! Anche Sister Sara, probabilmente il brano più vicino al nu-metal che Alice Cooper abbia mai composto, risulta inaspettato, anche se, in questo caso, non ci appare francamente granché. Forse per tranquillizzare i fan di vecchia data, il nostro ci offre poi una classica ballad rock di quelle che sarebbe in grado di scrivere anche bendato; verosimilmente non è la sua migliore, ma fa la sua più che degna figura. I Just Wanna Be God ci riporta nuovamente su lidi heavy con un buon mid-tempo scandita dalla chitarra e dalla sezione ritmica, efficace come sempre, mentre l'atipica I't s Much Too Late, ancora una volta, spariglia le carte in tavola, conducendoci attraverso melodie hard rock retrò. Chiude le danze The Sentinel, uno dei brani più cupi dell'album, che mette in mostra ancora i muscoli di un artista straordinario e di una band assolutamente valida, posta al suo servizio.

Come detto, a causa di qualche passaggio a vuoto e sbavatura, Dragontown non raggiunge i livelli di Brutal Planet e, verosimilmente, di The Last Temptation: la prima metà, in particolare, ci pare di livello sensibilmente migliore rispetto alla seconda, il che rende questo lavoro quello complessivamente meno riuscito di questa trilogia di album, pubblicata da Alice Cooper a cavallo fra fine secondo millennio ed inizio del terzo. Tuttavia, resta un'opera altamente godibile, che mette in mostra una versione più heavy di quella cui il nostro ci ha abituati, ancorché con qualche concessione a generi ancor meno scontati.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
73.5 su 2 voti [ VOTA]
Legalizedrugsandmurder
Domenica 29 Settembre 2019, 20.43.41
6
Buon CD... meno di Brutal Planet. Quando le recensioni di Dirty Diamond s e The Eyes Of...?
VOX POPULI
Lunedì 20 Agosto 2018, 19.35.42
5
Bel disco, bei ricordi.
Galilee
Lunedì 20 Agosto 2018, 16.50.31
4
Disco che prosegue il percorso del bellissimo Brutal Planet, ma non riesce ad essere altrettanto fresco ed entusiasmante. 70
Metal Shock
Lunedì 20 Agosto 2018, 12.29.49
3
Un disco su la falsariga di Brutal Planet ma meno incisivo. Ci sono sempre grandi canzoni ma complessivamente per me è un disco da 70.
InvictuSteele
Domenica 19 Agosto 2018, 12.27.49
2
Alice cavalca l'onda industrial e replica al capolavoro Brutal Planet senza raggiungerne le vette, ma pubblicando comunque un ottimo lavoro. Voto 77
Mic
Sabato 18 Agosto 2018, 22.20.58
1
Analisi perfetta. Sulla scia di Brural Planet ma meno incisivo. Comunque godibile.
INFORMAZIONI
2001
Spitfire Records
Hard Rock
Tracklist
1. Triggerman
2. Deeper
3. Dragontown
4. Sex, Death and Money
5. Fantasy Man
6. Somewhere in the Jungle
7. Disgraceland
08. Sister Sara
09. Every Woman Has a Name
10. I Just Wanna Be God
11. It's Much Too Late
12. The Sentinel
Line Up
Alice Cooper (Voce)
Ryan Roxie (Chitarra
Greg Smith (Basso)
Kenny Aronoff (Batteria)

Musicisti Ospiti
Bob Marlette (Chitarra, Tastiere, Basso)
Tim Pierce (Chitarra)
 
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