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Transatlantic - SMPT:e
17/08/2018
( 1178 letture )
Il 2000 è una fucina di idee, di produzioni e di creazioni per il neonato duo Portnoy/Morse: il primo è impegnato nel tour a supporto del capolavoro Metropolis Pt.2: Scenes from a Memory, mentre il secondo sta lavorando con gli Spock`s Beard all’uscita dell’album V. I due si trovano in uno dei momenti migliori della loro carriera con i rispettivi gruppi di appartenenza, eppure questo non è abbastanza, hanno bisogno di nuovi stimoli, di fondare ulteriori band e di produrre materiale inedito. In questo clima di grande creatività nascono i Transatlantic: al polistrumentista e voce principale Neal Morse e al batterista Mike Portnoy si aggiungono Roine Stolt alla chitarra e Pete Trewavas al basso a completare la formazione.
L’idea iniziale di Portnoy era quella di fondare il gruppo con Jim Matheos come chitarrista, ma il rifiuto di quest’ultimo per i troppi impegni con i Fates Warning costrinse i due a ripiegare su Stolt, ingaggiato da Morse. Il che può essere stato una fortuna per quanto riguarda il nome dell’album: SMPT:e. Il titolo, infatti, è l’acronimo delle iniziali dei cognomi dei quattro musicisti partecipanti e con Matheos alla chitarra sarebbe stato forse MMPT:e. Probabilmente è meglio che sia andata in questo modo, anche perché oltre ad essere un acronimo, il titolo fa riferimento agli standard di comunicazione tra dispositivi audio-video, ed ecco quindi svelato il motivo dell’aggiunta della e dopo le quattro iniziali.

Le prime note di All of the Above, suite pomposa e traccia più lunga dell’album, ci mostrano un Portnoy inedito, a cui non siamo abituati: non è il Mike di Pull Me Under oppure di Mirror o ancora di Fatal Tragedy, il riff non è metal e le sue mani alleggeriscono il tocco. È un’eccezionale versione prog rock che potremmo definire Portnoy 2.0, e sarà la versione presente in tutti i successivi dischi dei Transatlantic, nei progetti solisti di Neal Morse e nei Flying Colors. Le sei parti di cui è composta la suite scorrono piacevolmente accompagnate dalla dolce voce di Neal Morse e dalle tastiere progressive che si trasformano in note di pianoforte nei ritornelli più lenti. Il testo sembra continuamente richiamare qualcosa di epico, sovrannaturale e divino. Questo, d’altronde, è il connotato che caratterizza tutti i lavori di Morse, un aspetto che abbraccia completamente ogni ambito della sua vita, soprattutto la sua produzione musicale. La successiva We All Need Some Light è una ballad acustica dalla durata radiofonica, la canzone meno progressive dell’album. I ritornelli richiamano costantemente il bisogno umano di ricevere della luce dall’alto, come suggerito dal titolo, che spazzi via l’oscurità e le tenebre dalla Terra. Il sound prog fa nuovamente la sua comparsa nelle sezioni strumentali di Mystery Train, tra un coro e l’altro, mentre il basso di Pete Trewavas emerge prepotentemente.
La ciliegina sulla torta è My New World. Assoli di chitarra, di tastiere, di batteria, di basso; ce n’è davvero per tutti i gusti. Impossibile trovare un difetto in una traccia del genere, da 10 in pagella, la meglio riuscita del disco nonostante fosse un compito davvero arduo migliorare quanto ascoltato in All of the Above. I ritmi frenetici sono spezzati da intermezzi di calma e tranquillità dove il quartetto fa sentire la propria voce nei cori che accompagnano il cantante solista Neal Morse. Il doppio pedale di Portnoy, inoltre, è una delizia per le orecchie. Chiudiamo con una cover dei Procol Harum, direttamente dal 1968, tratta dall’album Shine On Brightly: si tratta di una reinterpretazione in chiave moderna della suite suddivisa in sei parti In Held ('Twas) in I. La scelta non è casuale: anche qui si possono udire chiaramente riferimenti liturgici, sia nell’introduzione parlata, sia durante le numerose strofe, sia nei ritornelli. Fa un certo effetto riascoltare i Procol Harum reinterpretati in questo modo, ma bisogna ammettere che dopo aver ascoltato la canzone rifatta dai Transatlantic, l’originale ha perso di appeal.
Un piccolo difetto dell’album è la coesione ancora acerba tra i vari membri del gruppo. Bisogna comunque sottolineare che si tratta del loro esordio assoluto come complesso, e per questo motivo sono perdonati. Nelle uscite successive, soprattutto nell’eccezionale The Whirlwind, si perderà questa sensazione di scarsa omogeneità, come se i musicisti suonassero più per mostrare le proprie doti virtuosistiche che per essere parte di una mente comune.

La versione dell'album presa in esame per questa recensione è la limited su doppio CD edita dalla InsideOut nel 2000. Come è usuale nelle versioni Deluxe degli album dei Transatlantic, il secondo disco include materiale inedito tratto dalle registrazioni in studio, versioni con testi alternativi delle canzoni presenti nel primo e cover di brani rivisitati dal quartetto, in questo caso Honky Tonk Women dei Rolling Stones e Oh! Darling dei Beatles. Come già accennato, dal qui presente SMPT:e è possibile accorgersi di come la band sia molto legata alla carriera dei Procol Harum, omaggiandoli praticamente in ogni loro lavoro in studio. Piccola curiosità sulla copertina: in origine il cielo e il dirigibile che lo solca erano colorati di blu, ma visto l’elevato numero di copertine uscite nel 2000 con il blu come colore principale, la InsideOut decise di chiedere una modifica e rilasciare la copertina che tutti noi conosciamo nella versione per il mercato europeo, mentre quella blu è rimasta nella versione statunitense, pubblicata dalla MetalBlade.
Concludiamo la recensione con una domanda: dato l’enorme numero di progetti paralleli e supergruppi, questo ennesimo progetto era davvero necessario? Nel caso dei Transatlantic sì, assolutamente sì. Era davvero necessario questo primo album di un progetto del quale sentivamo davvero bisogno. Lunga vita al Transatlantico più famoso del prog!



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
progster78
Lunedì 20 Agosto 2018, 14.00.32
7
Il mio preferito!
mauroe20
Lunedì 20 Agosto 2018, 13.53.47
6
per me questo è l'apice.Che disco!
mauroe20
Lunedì 20 Agosto 2018, 13.53.45
5
per me questo è l'apice.Che disco!
ayreon
Sabato 18 Agosto 2018, 15.43.50
4
L'apice doveva ancora arrivare, e con "whirlwind"arrivo' e.non ce ne fu piu' per nessuno.
Graziano
Sabato 18 Agosto 2018, 10.21.18
3
Capolavoro assoluto. 4 artisti all'apice della creatività e la giusta miscela di tecnica e poesia.
JC
Sabato 18 Agosto 2018, 9.07.34
2
Concordo con Ayreon, capolavoro e basta. Inutile stare a parlarne, chi non ha ascoltato i dischi dei Transatlantic (ma esiste qualcuno?) é incredibilmente fortunato perché può godere della magia di ascoltare queste note per la prima volta. Quindi fatelo vostro. Io col primo disco dei Transatlantic, nel 2000, scoprii il progressive rock (prima conoscevo solo il prog metal e non sospettavo fosse esistito qualcosa prima dei Dream Theater) e, niente, mi ha cambiato la vita!
ayreon
Sabato 18 Agosto 2018, 8.58.07
1
La sola, unica, stratosferica superband prog che mette d'accordo tutti, il non plus ultra di talenti che dal vivo non delude mai e ti intrattiene per piu'di 3 0re, lo comprai a scatola chiusa essendo gia' fan di flower kings e beard.la sola"my new world"e'quanto di piu'prog era uscito in quei tempi, e se "we all need some light"l'avesse scritta mc cartney o elton john a quest'ora la canterebbero anche in papuasia.
INFORMAZIONI
2000
InsideOut Music
Prog Rock
Tracklist
1. All of the Above
2. We All Need Some Light
3. Mystery Train
4. My New World
5. In Held ('Twas) in I
Line Up
Neal Morse (Voce, Chitarra, Tastiere)
Roine Stolt (Chitarra)
Pete Trewavas (Basso)
Mike Portnoy (Batteria)
 
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