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Rollins Band - Hard Volume
21/08/2018
( 495 letture )
Quando si parla di icona, si fa riferimento ad uno di quei personaggi che riescono ad emergere in modo così imponente, da riuscire a trascendere i confini della scena stessa di cui fanno parte.
Il personaggio di cui parliamo oggi, Henry Rollins, è compreso nella lista di quelle che sono ormai diventate icone della musica, entrando nella leggenda sia per aver delineato con i Black Flag i canoni dell’hardcore punk (e non solo, dal momento che ogni ascoltatore di musica estrema che si rispetti è finito prima o poi per imbattersi nei lavori dei californiani), sia per la sua attitudine sfrontata e che non fa sconti a nessuno, fan e colleghi compresi. Un carattere del genere presenta anche i suoi aspetti negativi e, come spesso accade, anche in questo caso l’incapacità di scendere a compromessi lo porta ai ferri corti con Greg Ginn, l’altra mente all’interno del monicker dalla bandiera nera. Ciò porta di fatto allo split definitivo di una delle formazioni più rivoluzionarie degli ultimi trent’anni, guidate da un frontman con una personalità talmente carismatica da risultare a tratti quasi ingombrante.

Inevitabile quindi come la sua immagine risulti riconoscibile sin da subito, anche perchè ad un certo punto della sua carriera sceglierà di non limitarsi prettamente all’ambito musicale, dedicandosi simultaneamente oltre al ruolo di cantante anche a quello di attore, scrittore e molto altro.
Dopo aver scritto la storia con i Black Flag, invece di vivere di rendita, sebbene sarebbe stato ampiamente legittimato anche in tal caso, il muscoloso frontman decise di mettere anima e cuore investendo in un nuovo progetto, molto più personale, chiamato per l’appunto Rollins Band. Troppo c’era ancora da denunciare e troppo il marciume del mondo da cui scaturisce la sua frustrazione. Sorgevano però dei dubbi sulla resa effettiva delle canzoni, in special modo se rimanesse invariata l’aggressività hardcore punk, così come l’attitudine animalesca dell’ormai ex Black Flag, o se invece sarebbe stato accantonato tutto per un ammorbidimento della proposta.

Ciò non avviene in Life Time, e nell’album successivo ogni dubbio viene fugato già dal titolo, Hard Volume. Il tutto suona come un avviso, anzi è talmente duro il sound della band che perfino l’opener risponde al nome di Hard, introducendoci al suono compatto e granitico del disco. Non occorre attendere molto prima di sentire le prime parole che Rollins sbraita da dietro il microfono, intervallate più volte dalle parentesi solistiche di Chris Haskett, sia che si trattino di semplici fraseggi o assoli veri e propri. L’ugola del cantante rimane comunque in primo piano, tagliente come carta vetrata, al punto che il solo sentirla fa male alle corde vocali, ma non potrebbe essere altrimenti visto il messaggio che si prefigge di mandare all’ascoltatore. Dopo la prima doppietta rockeggiante, dalla terza traccia in poi si tornano in territori più consoni al punk che rese famoso il precedente progetto del nativo di Washington. Planet Joe viene introdotta dal riverbero che ronza persistentemente, prima che faccia capolino la voce rauca di Rollins, la quale scandisce il frastuono infernale della canzone, duro come l’asfalto delle strade in cui è cresciuto durante la sua infanzia difficile. La claustrofobica Love Song mette in primo piano i giri di basso mentre le parole sono pronunciate con una modulazione disturbata, facendo presupporre che il rapporto della relazione non sia stato dei più sani. Dopo la successiva Turned Inside Out si torna ad accellerare con Down and Away, ma una menzione speciale la merita BASS!, contraddistinta dagli slap di basso e dalle rullate secche di Sim Cain, secondo i dettami di quell’influenza funk che inizierà a serpeggiare ancor maggiormente nei territori rock e metal proprio durante la fine degli anni 80. Le ultime due pallottole di questa raffica al fulmicotone sono la grintosa You Didn’t Need e la cover di Ghost Rider dei Suicide, rivisitata in una versione infinitamente più incazzata, inutile neanche dirlo, terminando in modo eccellente oltre settanta minuti di aggressività fatta musica.

Valutare la validità di questo prodotto facendo il confronto con la sua band precedente non avrebbe molto senso, non tanto da un punto di vista qualitativo, quanto per il fatto che ormai i due progetti sono accomunati prevalentemente dal messaggio delle canzoni, iniziando ad intraprendere un percorso stilistico diverso e a mostrare delle discrepanze a livello musicale, pur presentando ancora qualche raro punto in comune. Inutile quindi attendersi un nuovo Damaged dal momento che il predominio dell’hardcore punk viene quantomeno accantonato in favore delle influenze hard rock, blues e funk. Per questo fare un bilancio non è sicuramente facile. Forse il miglior album della Rollins Band, e per molti sicuramente è così, mentre per altri il loro apice arriverà in seguito. Certo è che questo Hard Volume rappresenta, insieme al precedente Life Time ed il successivo The End Of Silence del 1992, il trittico fondamentale della carriera solista di Henry Rollins, un artista che tra i suoi alti e bassi ha sempre portato avanti tutti i suoi innumerevoli progetti, contraddistinto dalla genuinità di chi crede davvero in quello per cui lotta, finendo per incarnare l’essenza stessa dell’hardcore.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Stef
Venerdì 7 Settembre 2018, 14.32.57
5
No Fun direi che Anselmo ha decisamente copiato,ma il il caratterino del Henry prese le distanze,come si suol dire alla "brutto dio" cioe' girava voce che gli avesse sbattuto il telefono in faccia...se non mi sbaglio nelle note di copertina ringrazia chi gli stava dietro al mixwer (Theo Van Rock?) considerandolo il 5° della band,ditemi voi chi piu' lo fa'?nemmeno lui credo Li vidi al Bloom di Mezzago con questa formazione il chitarrista aveva attaccato una testa di bambola sulla chitarra,dal vivo erano veramete dei rollins compressori hehehe
No Fun
Sabato 1 Settembre 2018, 15.41.51
4
Ai tempi di Weight avevano il nuovo bassista, Melvin Gibbs, li vidi anche io, avrò avuto quindici anni, rimasi a bocca aperta lì davanti come uno scemo mentre la gente mi volava sopra la testa a vedere Henry che urlava in pantaloncini e questo enorme bassista nero rocciosissimo. Domanda: ma il Phil Anselmo dei bei tempi andati ha ripreso il modo di stare sul palco da Henry? Mi sembrano molto simili...
VomitSelf
Sabato 1 Settembre 2018, 13.57.02
3
Gran bel disco. Visti anche live ai tempi di "Weight" (gran disco pure quello...l'ultimo)
No Fun
Sabato 1 Settembre 2018, 11.36.18
2
Devo essere rincitrullito, mi accorgo solo adesso che il disco della Rollins Band in Low Gain non è più Life Time ma Hard Volume! Grandi! Mi preparo un bel caffé e mi gusto la rece...
Hattori hanzo
Martedì 21 Agosto 2018, 19.37.55
1
Davvero un bel disco , granitico , forse "The end of silence" è più centrato come prodotto finale , ma questo è veramente massiccio ancora oggi!!! Voto anche 86/87....
INFORMAZIONI
1989
Texas Hotel Records
Hardcore/Punk
Tracklist
1. Hard
2. What Have I Got?
3. I Feel Like This?
4. Planet Joe
5. Love Song
6. Turned Inside Out
7. Down and Away
8. Joy Riding With Frank
9. BASS!
10. You Didn’t Need
11. Ghost Rider
Line Up
Henry Rollins (Voce)
Chris Haskett (Chitarra)
Andrew Weiss (Basso)
Sim Cain (Batteria)
 
RECENSIONI
80
 
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