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Theatre of Tragedy - Assembly
24/08/2018
( 729 letture )
I can remember this place
It's all out of phase now - Different time and space
It's like wearing new eyes
Do you complete me? - Just try, just try.


Sì. Abbiamo decisamente davanti i Theatre of Tragedy.
“Fuori fase”?
Forse. Almeno se pensiamo alla band che ha composto Velvet Darkness They Fear. Tempo diverso, spazio simile, ma musica indubbiamente rivoluzionata.

Era il 2002 quando la Nuclear Blast pubblicava Assembly, la fine di un'era e -contemporaneamente- il culmine di una svolta. Fine di un'era perché si trattò dell'ultimo disco con Liv Kristine dietro il microfono (quattro anni dopo i Theatre of Tragedy tornarono sulle scene -con Storm- accompagnati da Nell Sigland) e culmine di una svolta perché qui i norvegesi completarono prepotentemente la virata stilistica iniziata con Musique.
Nulla che colga alla sprovvista l'ascoltatore che abbia già sentito il disco precedente, ma comunque è impossibile non notare un ulteriore e consistente incremento della presenza di elementi elettronici.

Assembly è un album totalmente incentrato sulla sua componente “sintetica”, con pezzi che riscrivono completamente le gerarchie dei ruoli all'interno del gruppo e consegnano le “chiavi” del sound alla coppia Rohonyi/Aspen.
La opener Automatic Lover fuga immediatamente i dubbi: una combinazione di synth ossessivi e chitarroni secchi e taglienti che martellano riffing tanz in un pezzo praticamente industrial che si giostra tra ritmiche quadrate di una batteria compressa al punto da sembrare finta e le voci provocatorie di Liv e Raymond, che descrivono -tra rime forzate scene- di futuristica lussuria. La successiva Universal Race spinge più sul ritornello (lineare ma catchy), con Liv che si sforza di piegare il suo timbro ad un'interpretazione quasi pop (con tanto di gridolini maliziosi) e Raymond nasconde la propria voce dietro ad effetti che la “robotizzano” completamente. Le chitarre della coppia Thorsen (all'esordio con i Theatre of Tragedy)/Claussen continuano nella loro opera di costruire riff minimali e martellanti, tanto che viene quasi naturale chiedersi a cosa servano addirittura due chitarristi per registrare un lavoro del genere.
In questo senso una dei pochi pezzi più vivaci dal punto di vista dell'utilizzo delle sei corde è Envision, che oltre a beneficiare di un ritornello in cui Liv può giocare di più con il suo range. Totalmente il contrario è invece la conclusiva Motion, dove il drumming di Hansen diventa ancora più minimalista, le chitarre de facto spariscono e la melodia è tutta sulle spalle dei sintetizzatori, che in questo frangente si mostrano più “riflessivi” e slegati dal piglio quasi danzereccio del resto della release.

La produzione è ben riuscita se contestualizzata rispetto al prodotto che i Theatre of Tragedy speravano di ottenere. Ad occuparsene in tutte le sue fasi (mastering escluso) è Hiili Hiilesmaa, importante produttore finlandese che è riuscito a cogliere l'idea di sound che la band di Stavanger aveva in mente. Gli strumenti ritmici sono compressi all'inverosimile, il basso è sintetizzato e inserito nelle pieghe dei beat mentre le chitarre sono incredibilmente asciutte, taglienti e scavate nelle frequenze gravi. A dominare sono appunto pad sintetici e beat ossessivi, oltre che le due voci che per l'occasione sono state sottoposte ad ogni tipo di processing possibile, sfruttando distorsori, effetti vari (da delay a vocoder).

Assembly è dunque un disco strano. Va preso per quello che è e contestualizzato all'interno di una carriera complessa come quella dei Theatre of Tragedy pur con le difficoltà che potrebbero avere i fan più affezionati ad altri momenti della loro carriera. Non è un ascolto da tutti i giorni e probabilmente va affrontato in momenti in cui si senta la necessità di qualcosa di più leggero e spensierato, perché diversamente rischia facilmente di annoiare. Un po' per la struttura tutto sommato ripetitiva dei pezzi (anche se alcuni tra quelli citati come Automatic Lover sono veramente gradevoli) e sia per i continui echi a band più blasonate in ambito industrial a cui sembra che i nostri facciano un po' il verso (ci sono momenti dove si sente veramente un'atmosfera molto molto “tedesca).
La valutazione che ognuno di noi gli darà sarà dunque da costruire al netto di certi elementi e in base a quanto apprezzeremo una contaminazione così “spudorata”. Ma, pur non essendo indubbiamente il lavoro migliore della loro discografia, ha comunque qualcosa da dire.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
90.25 su 4 voti [ VOTA]
paju
Giovedì 25 Ottobre 2018, 11.59.03
6
bellissimo album.. mi ha piacevolmente sorpreso all epoca il connubbio tra electro e metal.Grande Liv come artista e anch come amica.)
duke
Giovedì 30 Agosto 2018, 21.26.39
5
band lodevole che ha saputo evolversi per evitare di ripetersi....ma preferisco musique.....i primi dischi sono comunque i migliori.....
iatrogenesis
Sabato 25 Agosto 2018, 18.05.25
4
Se parliamo dei ToT versione electro, Musique è di molto superiore secondo me. Non sono mai riuscito a digerire quest'album, nemmeno dopo aver imparato ad apprezzare la svolta (ciò detto, la triade iniziale è intoccabile e inarrivabile, per me *quelli* sono i ToT). La traccia migliore secondo me è l'opener.
valz
Sabato 25 Agosto 2018, 12.06.24
3
questa loro svolta non mi ha mai preso, però i primi tre dischi sono dei capolavori straordinari e molto sottovalutati.
Rob Fleming
Sabato 25 Agosto 2018, 10.10.28
2
D'accordissimo con @tino. Album vituperato praticamente da tutti con i soliti discorsi:"Non è gothic...non è metal...non è...". A me invece questa svolta sintetica piacque tantissimo come per i Kovenant e i Tiamat di Deeper. Aegis e Musique sono superiori, ma qui c'era un suono che per l'epoca era abbastanza nuovo ed era in grado di coinvolgere (dopo ammetto che non li ho più seguiti) 80
tino
Sabato 25 Agosto 2018, 9.12.31
1
Non bello come musique ma comunque un ottimo disco, la svolta electro pop é stata una piacevole novità all'epoca
INFORMAZIONI
2002
Nuclear Blast Records
Gothic
Tracklist
1. Automatic Lover
2. Universal Race
3. Episode
4. Play
5. Superdriver
6. Let You Down
7. Starlit
8. Envision
9. Flickerlight
10. Liquid Man
11. Motion
Line Up
Liv Kristine (Voce)
Raymond I. Rohonyi (Voce, Programmazione)
Vegard K. Thorsen (Chitarra)
Frank Claussen (Chitarra)
Lorentz Aspen (Tastiere)
Hein Frode Hansen (Batteria)
 
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