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John Foxx - Metamatic
29/08/2018
( 511 letture )
Immaginatevi di trovarvi in un qualsiasi universo alternativo, capitati lì a causa di un assurdo evento, in cui siete l’unica autentica forma di vita naturale presente; attorno a voi vi è un nugolo di macchinari, androidi, computer che hanno il totale controllo di tale universo e lo abitano sfruttando la loro intelligenza artificiale e instaurando tra essi rapporti meccanici. Un mondo completamente asettico, destrutturato dei propri elementi astratti, come le emozioni, e di quelli aleatori, come gli imprevisti, un mondo che segue un rigido programma di controllo che fa sì che ogni parte di esso sia perfettamente integrata e proceda in vista di uno scopo. In poche parole, al contrario di ciò che disse Nietzsche, tutto troppo poco umano anzi, anti-umano. Ecco un interessante aggettivo che si potrebbe affibbiare al suono prodotto dalla discografia solista di John Foxx, anti-umana.

L’ex leader degli Ultravox! è stato un pioniere non solamente del genere new wave sperimentato con la band madre, ma, similmente a quanto fatto dai Kraftwerk, di un’esasperazione sonora volutamente ricercata e atta a disegnare un panorama alienante nei confronti della musica “normale”. Al secolo Dennis Leigh, assume il nome d’arte di John Foxx attorno alla metà degli anni settanta, in concomitanza con la nascita degli Ultravox! in cui canta e suona tastiera e sintetizzatori e con i quali realizza i primi tre album della loro storia, tutti e tre a loro modo imprescindibili per importanza. Come spesso succede nella vita dei gruppi, ad un certo punto nacquero frizioni interne importanti tra lui e Billy Currie, l’altro polo creativo del combo inglese, le quali portarono allo split ufficiale: pare che i motivi di esso furono prettamente artistici con il Nostro che ha sempre avuto in mente sin dagli albori il sound cupo e distaccato che caratterizzerà il suo percorso solista (da alcuni rinominato cold-wave) mentre Currie decise con il supporto del subentrato Midge Ure di stabilizzarsi sul cosiddetto romantic-wave melodico, decisamente più in linea con le tendenze del mercato degli anni ottanta. Inizia così, proprio nel 1980, la carriera in solitaria di Foxx con il rilascio di Metamatic, una vera pietra miliare della storia del synth pop.

Un primo importante cambiamento rispetto al passato riguarda l’assenza degli strumenti musicali tradizionali: il suono dei sintetizzatori e della drum machine Roland CR-78 guidano l’ascoltatore in territori futuristici descritti in apertura astraendolo completamente dalla realtà. Questo significa in soldoni l’abbandono del supporto di una vera band poiché l’80% del lavoro è svolto da John in persona, coadiuvato da tali John Wesley Barker e Jake Durant rispettivamente ai comandi di sintetizzatori addizionali e basso. Metamatic deriva dal titolo di alcune creazioni riferite alla cosiddetta arte generativa realizzate da Jean Tinguely, artista svizzero che si cimentò anche nell’arte cinetica e avanguardistica, nuovi concetti che implementano una sorta di auto-creazione di opere, ovviamente per mezzo dell’elettronica e della meccanica in via di sviluppo (il modello Metamatic fu presentato nel 1959). Bisogna ammettere che stiamo trattando un genere non alla portata di tutti, non certo perché sia esclusiva di pochi eletti illuminati, ma per la propria essenzialità quasi fastidiosa, frastornante nella sua semplicità, tanto che probabilmente un lavoro simile è stato e sarà classificato da alcuni, in senso spregiativo, come pseudo-pop; in realtà c’è ben più di questo e vediamo di descriverlo brevemente. Si inizia con Plaza e con il suono di basso in prima linea, importantissimo nel sorreggere la voce estremamente lontana e slegata da tutto il resto di Foxx, erede dello stile proprio di Bowie, e accompagnare le melodie elettroniche andando a comporre uno stranissimo mix tra atmosfere sinistre e spensierate. Un inizio ben più che convincente, destinato ad aumentare di qualità con la successiva He’s a Liquid che riprende temi sonori cari ai precursori di Düsseldorf in un vortice contagioso da cui l’ascoltatore difficilmente ne uscirà indenne; come da titolo la canzone illustra l’esagerata fluidità dei rapporti personali che spesso si manifesta nella vita quotidiana dimostrando l’attenzione dell’artista a temi sociali nonostante la musica vada nella direzione opposta. Segue Underpass, introdotta da pattern melodici che ricordano violini alternati alla voce filtrata seguendo un andamento circolare che si ripete perpetuamente fino alla fine. Si tratta di una composizione difficilmente non collocabile nell’insieme pop, quello futuristico alla Talking Heads tanto per intenderci, ed è un lampante esempio della classe di John Foxx quando si tratta di piazzare melodie vincenti e mai banali. Arriviamo al personale capolavoro di Metamatic, ovvero Metal Beat: chiaramente non lo riteniamo tale per la presenza di “Metal” nel titolo bensì perché si presenta come la summa del tema fondamentale foxxiano, la musica anti-umana che ricordavamo in precedenza. Ancor più delle restanti canzoni questa riesce a completare l’immaginario voluto fin dall’inizio e ad apparire come esistente in sé e per sé, auto-riproducente, proprio come vuole il concetto di arte generativa da cui il platter prende ispirazione. Già arrivati a questa quarta traccia l’importanza e la bellezza di Metamatic sarebbero confermate ad alti livelli ma c’è molto altro da scoprire; No One Driving presenta meno impalcature synth ed è più diretta rispetto alle altre, se non altro qui John sembra cantare veramente, mentre A New Kind of Man è la naturale prosecuzione di Metal Beat: in questo nuovo mondo meccanicistico il “nuovo uomo-tipo” non sarà un uomo ma una creatura artificiale che funge da cesura netta con il passato e con il vissuto dell’intera storia. La musica è perfettamente al servizio dell’idea di fondo e il risultato non può che esaltare qualsiasi amante di una musica che potremmo definire concettuale. Per Blurred girl vale il detto nomen-omen, mai un titolo fu più azzeccato per introdurre il sound di un pezzo, appunto offuscato e indistinto, quasi come fosse una cortina di fumo annebbiante che contribuisce ad aumentare quell’alone di mistero che è presente nei solchi del disco. Siamo in dirittura d’arrivo e 030 si rivela un discreto riempitivo e nulla più, l’unico del lotto, mentre Tidal Waves diverte e intriga allo stesso tempo con un ritmo incalzante dettato dalla drum machine sopra cui il genio compositivo si diletta in “svarioni” allucina(n)ti. Metamatic si chiude con Touch and Go, omaggio dichiarato ad un certo Brian Eno e brano votato ad ulteriore sperimentazione senza mai uscire dai consolidati binari percorsi fino adesso.

John Foxx si dimostra con questo lavoro vero innovatore di un genere che sarà abbracciato da molti nel corso degli anni ottanta ma che solamente in rari casi bisserà la qualità proposta in Metamatic, capostipite e punto di riferimento eterno; va inoltre sottolineata la sua capacità nel reinventarsi una volta abbandonati gli Ultravox!, nell’approcciarsi a qualcosa di nuovo, sia musicalmente che tematicamente, e riuscire a dargli vita sulle orme di mostri sacri già citati tra le righe di questa recensione. Un ascolto a tale opera è d’obbligo per qualsiasi cultore della musica poiché oggettivamente la fantasia compositiva qui espressa non dovrebbe essere messa in discussione, non perché lo diciamo noi ma perché l’ha decretato la Storia. Onore ad un artista poliedrico la cui carriera non si è mai adagiata ed è proceduta attraverso vari cambi stilistici (The Garden su tutti) e con le proprie pause, con la consapevolezza di poter essere a sua volta ispiratore e maestro di gruppi a lui successivi.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
99 su 2 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Venerdì 14 Settembre 2018, 14.07.14
4
Well, well... ma guarda chi si vede su Metallized! Nientemeno che il grande John Foxx degli ottimi Ultravox! dei primi tre album. Quello di Hiroshima Mon Amour e di Europe After the Rain del seguente "The Garden". Se uno è affascinato dalla musica dei Kraftwerk, non può non apprezzare questo freddissimo e bellissimo Metamatic. Un periodo che effettivamente questa musica mi aveva preso (avevo anche una relazione con una ragazza dal look molto new romantic/androgino). Poi il periodo ha conosciuto un fade away (come la ragazza) e mi sono spostato su altre sonorità (Jazz ECM, mi ricordo). Ma questo rimane un album affascinante e pieno di ottime cose. Da ascoltare con un ottimo vino bianco piuttosto freddo (a me, freddo, piace il Lugana). Au revoir.
GorgoRock
Mercoledì 12 Settembre 2018, 21.06.42
3
Un grandissimo genio della musica!!
gamba.
Mercoledì 29 Agosto 2018, 23.15.06
2
devo ancora leggere con calma la recensione, però dico già che è bello che ci sia spazio anche per lavori simili, plaza poi è strafiga
Raven
Mercoledì 29 Agosto 2018, 20.56.43
1
Artista fondamentale per una certa scena.
INFORMAZIONI
1980
Virgin Records
Elettronica
Tracklist
1. Plaza
2. He’s A Liquid
3. Underpass
4. Metal Beat
5. No-One Driving
6. A New Kind of Man
7. Blurred Girl
8. 030
9. Tidal Waves
10. Touch and Go
Line Up
John Foxx (Voce, Drum Machine, Sintetizzatori)
John Wesley Barker (Sintetizzatori)
Jake Durant (Basso)
Gareth Jones (Ingegnere)
 
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