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Alice in Chains - Rainier Fog
31/08/2018
( 4032 letture )
Per chi è cresciuto a “pane, Man in the Box e Layne Staley” come il sottoscritto, il ritorno sulle scene con un nuovo lavoro di inediti degli Alice in Chains, una delle band più importanti del panorama rock degli ultimi trent’anni, è sempre un evento degno di nota. Questo fin da quando cominciano a spargersi le prime voci di corridoio nel web, siano esse l’annuncio della tracklist, dell’artwork, del produttore, dello studio di registrazione oppure dell’atmosfera che, secondo i membri o gli addetti ai lavori, si respirerà fra i solchi dell’album e di tutte le altre formalità-tradizioni che fanno parte della campagna promozionale. Un monicker, quello degli Alice in Chains, che di certo non ha bisogno di particolari presentazioni o ulteriori lodi, visti i contributi artistici dati “ieri e oggi”, ma che vive perennemente, quanto ingiustamente, sul limbo dell’odi et amo da parte dei fan della primissima ora, mi riferisco soprattutto a coloro che hanno vissuto in diretta l’ascesa (Facelift), l’apogeo (Dirt/Jar of Flies/Above) e le conseguenze dell’autodistruzione psicofisica (Unplugged, 1996) del mito, della leggenda, dell’icona maledetta chiamata Layne Staley. Una figura dalla portata artistica incommensurabile, un’unità di misura appartenente solo ai più grandi, che negli anni 90 aveva offuscato, vuoi per un motivo (le doti canore in primis), vuoi per un altro (le proprie battaglie personali), la personalità sempre in penombra del vero mastermind della band (credits alla mano, please...), il biondocrinito Jerry Cantrell, creatore di riff, fraseggi e assoli, che rientrano nel novero dei migliori lasciti dell’intero decennio novantiano - e non solo - senza nulla togliere al valore dei testi struggenti dell’ex vocalist, sgorganti sangue e lacrime. Poi, come una fenice, gli Alice in Chains rinacquero dalle proprie ceneri e nel 2006 il singer William DuVall raccolse la pesante eredità - per usare un eufemismo - del vuoto incolmabile lasciato dal precedente cantante, quel “burden” che emerge nella nuova, popeggiante Maybe. E da allora, riconfermandosi con un classico del metal a stelle e strisce contemporaneo (Black Gives Way to Blue) e reinventandosi appesantendo e allungando la propria proposta, ma senza mai perdere il proprio trademark (The Devil Put Dinosaurs Here), i Nostri, soprattutto l’attuale leader indiscusso, Cantrell, e l’animale da palcoscenico quale è DuVall, hanno saputo mettere d’accordo critica e pubblico, eccetto i più nostalgici, ma tant’è, ed è un vero peccato, perché la qualità di certi momenti attuali rimane ancora elevatissima e lo meriterebbero, un ascolto approfondito, e non solo una smorfia continua (“eh, ma non c’è Layne...”) o uno sbottamento di sottofondo “indignato” (“cambino nome una volta per tutte, questi qui!”). Non sarebbe meglio indirizzare le proprie critiche verso altri carrozzoni ambulanti, o si parla solo senza cognizione di causa? Certo, non che oggi abbiano molti rivali provenienti da quel preciso “segmento temporale”, morti e scioglimenti hanno avuto un peso particolare per quella generazione di artisti, ma chi è invecchiato bene quanto loro da un punto di vista prettamente discografico? Ai posteri l’ardua sentenza; noi, nel frattempo, puntiamo il dito verso i Deftones, gruppo con il quale Cantrell ha fatto la propria ultima, meravigliosa comparsata discografica (Gore, Phantom Bride), prima di accingersi a scrivere questo Rainier Fog con l’ausilio dei fedelissimi Inez/Kinney/DuVall. E crediti ancora alla mano, scorgiamo anche in questa nuova fatica discografica l’accentramento del songwriting nelle mani di Jerry Cantrell. Lecito, pertanto, chiedersi, arrivati a questo punto: “Cosa ne sarebbe della creatura Alice in Chains, se fosse privata del fiume di idee del chitarrista principale?”. Il silenzio, in questo caso, è la risposta, nonché soluzione migliore.

Si riparte dal riuscitissimo The Devil Put Dinosaurs Here, dall’assolo di Phantom Bride, ennesima conferma del tocco magico di Cantrell che quasi da solo risollevava un’opera intera, dal solito produttore, Nick Raskulinecz, da Joe Barresi in “cabina di missaggio”, dalla nuova label, BMG, che prende il posto di Capitol Records, ma soprattutto si riparte da Seattle. Perché Rainier Fog, registrato parzialmente nei Seattle’s Studio X, gli stessi dell’omonimo Alice in Chains del ‘95, è un omaggio a Seattle stessa, dentro e fuori. A cominciare dal titolo. Cosa si cela sotto, o dentro, la coltre di “Nebbia del Monte Rainier”, vulcano latente che sovrasta la città di Seattle e Tacoma? Se il lavoro precedente mostrava i Nostri in una veste quasi inedita e, su questo siamo d’accordo tutti, non strizzava l’occhio alle classifiche, con Rainier Fog ripercorrono in lungo e in largo tutta la loro carriera, senza escludere quanto fattoci ascoltare nel 2013, e neppure nel 2009. O meglio: l’uscita precedente, con il suo andamento opprimente, più pesante del solito, perennemente doomish e ancor più metal-oriented degli altri lavori (se non consideriamo A Looking in View, certo), dopo cinque anni funge da base sulla quale vengono edificati questi dieci tasselli più snelli, meno sporchi nella resa, ma più variegati e sempre pervasi dalla solita malinconia che li caratterizza dal 1990. Rainier Fog è un disco Alice in Chains al 100% e avevamo già avuto modo di intuirlo dalle buonissime impressioni scaturiteci dal primo singolo, The One You Know, nel quale regnano il palm-muting acido e cadenzato del riff d’apertura, un refrain canticchiabile e immediato e la chiusura arricchita dal solito bending da lacrime in sfumare (4.20) del chitarrista, suo marchio di fabbrica. Come primo singolo funziona, e bene. Altra conferma dell’ottimo stato di salute di cui godono oggi i Nostri, arriva con la doppietta successiva, Rainier Fog/Red Giant: il primo, un mid-tempo anthemico e massiccio dotato di dolci intermezzi “grungiani”, nostalgici e soffusi, dedicato alla scena di Seattle e agli ex-compagni, Layne Staley e Mike Starr, marchiato a fuoco da un testo a dir poco toccante, meritevole di una brevissima citazione:

Left me here so all alone, only for me to find
Hear your voice on waves we rode, echoes
inside my mind
Disembodied just a trace of what it was like
then
With you here we shared a space that’s
always half empty.


Nel secondo, invece, si sbatte la testa contro gli scheletri dei due precedenti lavori, contro tutta la classe della band, contro un main riff avvincente e grintoso, contro il melanconico approccio solista di Cantrell (3.38-3.42) , contro un Kinney che si diverte, con il suo incedere, a giocare pericolosamente con i nostri colli. Uno dei piatti forti di casa Alice in Chains sono poi le ballad/semi-ballad, anche se Fly, non incide a fondo come una Black Gives Way to Blue o una più recente Choke, senza chiamare in causa i “Vangeli” del passato (No Excuses?), scivolando via, purtroppo, senza infamia e senza lode, nella quale risalta sul resto la mano santissima di Cantrell nel breve quanto pregevole assolo centrale, piuttosto che l’impatto emotivo delle linee vocali. Con Drone, con i suoi umori stoner, blues e sabbathiani, con il cambio di tempo tetro dettato dall’acustica di un certo Chris DeGarmo nelle vesti di special guest e con l’onirismo psych del wah di Cantrell, i Nostri suggellano uno dei migliori episodi dell’opera, se non il migliore, portando a lezione una buona fetta delle band stoner odierne, nuove leve e non. Dai Maestri c’è solo da imparare. Tralasciando la monocorde Deaf Ears Blind Eyes, impantanata in un riff ossessivo quanto poco efficace, si arriva a quella che per il sottoscritto è stata la vera sorpresa dell’album, già citata nell’introduzione: Maybe o “come risultare radiofonici senza perdere la propria identità”, puntellata sia da un ritornello catchy e da una serie di accordi pop rock, rilascianti un minimo di luce salvifica, sia da tutti gli ingredienti (mood in primis) che hanno reso celebri i brani di questa favolosa band, assolo compreso, ancora una volta. Nella battute finali incontriamo il secondo e il terzo singolo, rispettivamente So Far Under e Never Fade: il primo, scritto e cantato in toto da DuVall (assolo compreso), è un altro mid-tempo modellato sulla falsariga dell’opener, nulla di memorabile, ma dotato di un oscuro bending portante dall’appeal trascinante, mentre nel secondo i Nostri premono per la prima volta sull’acceleratore, dando vita ad un gioiellino di rock melodico dedicato alla madre di DuVall, a Chris Cornell e Staley, il cui diadema è, ça va sans dire, l’assolo conclusivo di Cantrell, con quel bending-metafora di un’epoca intera (4.02), che ci trascina di peso in cima al Monte Rainier, sopra la nebbia e sopra le metropoli circostanti. All I Am, ultimo brano e terza (semi-)ballata del lotto, è un lento di sette minuti, che nell’incipit prova a fare il verso a Down in a Hole, senza riuscirci, e che a stento riesce a decollare, paradossalmente, a causa delle linee di chitarra prolisse, centrando solo marginalmente l’obiettivo di scuoterci i sentimenti come avveniva in ogni dannato secondo in passato. Ed è un peccato che All I Am non abbia concluso nel migliore dei modi il terzo centro consecutivo di questa “nuova” formazione.

Rainier Fog è un album che potrebbe essere pure indicato per assurdo come il punto più basso della carriera degli Alice in Chains, per via di un trittico di pezzi non azzeccati (Deaf Ears Blind Eyes, So Far Under, All I Am) ai quali raramente siamo abituati, alternati a brani figli di doti dei singoli membri e di una maturità artistica invidiabilissima e superlativa, che solo pochi possiedono oggigiorno, soprattutto tra coloro che appartengono alla vecchia guardia. Il quartetto di Seattle tributa l’epoca aurea di quel lustro con un album riuscitissimo, dal taglio più classico dei due precedenti, più accessibile, ma mai banale. Se qualcuno, nel 2018, non avesse ancora assaggiato la versione degli Alice in Chains post Staley, sappia solo che gli dei che aleggiano tra le fitte nebbie del Monte Rainier - e più di un paio di loro, senza far nomi, li conosciamo tutti - andrebbero fieri di loro, vivendo per l’eternità, tra le note e le atmosfere di lavori come questi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
82.75 su 16 voti [ VOTA]
Havismat
Giovedì 20 Settembre 2018, 17.54.25
76
Questi ragazzi sembrano incapaci di scrivere qualcosa di brutto nemmeno a farlo apposta: altro disco eccezionale. La title track e Never Fade entrano dritte fra le migliori della loro discografia, almeno per quanto mi riguarda. Mi piace moltissimo anche All I Am, a differenza del recensore. Probabilmente un gradino più in basso rispetto ai due dischi precedenti, per via di un paio di pezzi non proprio ispirati, ma ci troviamo sempre di fronte a livelli altissimi. Che il Signore ci conservi Jerry Cantrell ancora a lungo.
tino
Martedì 18 Settembre 2018, 20.46.04
75
Sono ai primi ascolti e siamo sempre sull'eccellenza, c'è poco da fare sono un gruppo straordinario, il riff della seconda canzone, la Title track, e' uno dei più belli mai scritti da quel manico di cantrell
Angelo
Martedì 18 Settembre 2018, 20.42.47
74
All I am a me piace molto. Non mi sembra sia uno dei peggiori dell album.
patrik
Lunedì 17 Settembre 2018, 21.45.07
73
GT_Oro @ ''La sezione ritmica è sempre stata a mio parere quasi imbarazzante negli AIC ''.......no comment da parte mia e nn cambiare carte in tavola , se nn ti piace è un dicorso, ma loro sono e saranno sempre dei gran musicisti e professionisti '' ogni tanto oro caghi fuori dal vaso e si capisce da come la butti un po cosi, io gli smashing e i soundgarden li ho visti veramente e ti assicuro che pur essendo bravi nn sono riusciti a giungere a tutta sta gente quanto layne e soci in molto meno tempo
patrik
Lunedì 17 Settembre 2018, 21.37.03
72
GT_Oro : il bassista ha suonato anche con ozzy ( tanto originale da farsi riconoscere anche da star di un certo calibro )e il suo modo di suonare è ottimo e originale e anche kinney è per me bravo , se nn ti piacciono son gusti ma stai quasi rinnegando il loro apporto ad un genere che ha fatto anche un po di storia , io personalmente ritengo siano tra i migliori musicisti di quella generazione e se vai a sentire altre sezioni ritmiche non trovi entrambe ste caratteristiche , dissonanze e tempi dispari con linee melodiche ottime , le parti acustiche belle nell ep jar of fly e anche io suonando la batteria e percussioni varie , posso dire che son geniali visto che sembvra che ognuno suoni una cosa diversa dall'altro e invece vanno insieme alla grande il loro incidere è bello veramente insomma vai a menare il can per l'aia da un altra parte , a proposito trepood ( il cane zoppo di grind ) sta diventando rabbioso per sto commento fuori luogo
nonchalance
Venerdì 14 Settembre 2018, 14.40.03
71
Anch'io più lo ascolto e più lo apprezzo! Però, lo metto davanti "solo" al precedente: preferisco scindere in due la loro carriera. D'altronde, c'è anche chi - non a torto - questa l'ha definita la "Jerry Cantrell Band".. 😏
Salvo
Lunedì 10 Settembre 2018, 21.29.00
70
Comunque, questo album è una droga, più lo ascolto e più mi riviene voglia di ascoltare. Meraviglioso. Per me solo Dirt è superiore.
Il Rettiliano
Lunedì 10 Settembre 2018, 18.23.52
69
Sto fill impreciso io non lo sento. Potrei forse dire che non è un fill originale o bellissimo... ma ste imprecisioni non mi sembra di coglierle. Avrei capito se le imprecisioni di cui si parla fossero riferite ad esecuzioni live dei pezzi.
GT_Oro
Lunedì 10 Settembre 2018, 11.57.50
68
@Giaxomo: sì, ci sta, sono risultato impreciso. Però dopo ho chiarito meglio il punto di vista.
nonchalance
Lunedì 10 Settembre 2018, 11.11.11
67
@Flight 666: Prego, figurati! Ci sarebbe da sistemare anche l'etichetta del precedente > Capitol/Universal 🧐
Giaxomo
Lunedì 10 Settembre 2018, 9.58.37
66
@GT_Oro: Al 46, parlando di "sezione ritmica", diciamo che un pochino li tiri in ballo, magari involontariamente, Starr e Inez. Mi sbaglio?
GT_Oro
Lunedì 10 Settembre 2018, 9.26.53
65
@patrick: chi ha detto che sono un detrattore a prescindere? Ho tutti o quasi i loro dischi, apprezzati per tante cose, principalmente per le chitarre (quelle sì che sono sempre state sopra la media del periodo e del genere), criticati per altrettanti motivi (la sezione ritmica). Diciamo che non sono il mio gruppo preferito in assoluto, ma neanche del grunge.
GT_Oro
Lunedì 10 Settembre 2018, 9.24.26
64
@5-HT: nota che non ho detto che il bassista "non sia all'altezza", leggi bene. Ho detto che il bassista è "normale", cioè per me, ovviamente, fa il suo dovere senza particolari segni che mi facciano ricordare il suo lavoro. Per Kinney, invece, le dinamiche non ho detto che siano sbagliate, ma sono SEMPRE quelle. Le variazioni e i fill sono tutti simili in tutti i brani, un doppio colpo sul rullante seguito da uno su tom e timpano, con qualche modifica qua e là. E per la precisione, al netto che al giorno d'oggi Pro-tool fa i miracoli, al minuto 4:13 di The One You Know il fill gli viene proprio malino, ad esempio. Al livello di ritmiche, l'unica che non è proprio un 4/4 base è il ritmo di Drone, che non è nemmeno male, però anche qui, le dinamiche azzerate specialmente su rullante e charleston appiattiscono un po' il tutto.
GT_Oro
Lunedì 10 Settembre 2018, 9.09.30
63
@ Patrick le linee saranno fantastiche per te, forse, ma dello stesso periodo e genere musicale ti posso citare tipo 3 batteristi che a livello di: dinamiche, ritmiche, precisione, inventiva, gli mangiano in testa, pur non essendo nemmeno loro dei fenomeni straordinari delle pelli. Matt Cameron, Dave Grohl e Jimmy Chamberlin (ok, lui non proprio grunge, ma gli Smashing Pumpkins vennero assimilati al genere) e si parla di gente dei '90 che DAVVERO ha lasciato il segno col suo modo di suonare, e qui non dico che NELL'INSIEME gli AIC non l'abbiano fatto, ma non certo grazie a batteria e basso.
Flight 666
Domenica 9 Settembre 2018, 19.16.09
62
@nonchalance: grazie, errore sistemato!
nonchalance
Domenica 9 Settembre 2018, 18.19.27
61
P.S.: Nella recensione c'è un piccolo refuso in "Choke"
nonchalance
Domenica 9 Settembre 2018, 18.18.19
60
Quella che poteva essere un'ennesima replica qui diventa "solo" una performance di classe, forse anche meglio di quanto fatto in precedenza. "The One You Know" - con il suo martellare - è una grandiosa traccia d'apertura, più per come riesce a destreggiarsi che per il pezzo in sé..così come la successiva "Rainier Fog"! Mentre, "Red Giant" è proprio un bel macigno da digerire. Penso che "Fly" sia stata messa lì per mandare giù il boccone.. "Drone" - con quella chitarra - a me ricorda tanto "Rooster" (con cui, però, non c'entra nulla!). La tanto bistrattata "Deaf Ears Blind Eyes" ha delle fasi altalenanti..che, però, non annullano del tutto alcune buone intuizioni al suo interno! "Maybe", invece, diventa stupenda quando si lascia andare.. Quella che all'inizio mi perturbava ma che, poi, ha iniziato a crescermi dentro è "So Far Under". Anche se la mia preferita rimane "Never Fade".. "All I Am" suggella alla perfezione il disco! Chi dice che devono ancora dimostrare qualcosa deve solo sentire quest'ultima traccia, impossibile non farsi prendere da questo suo ondulare tra voce & chitarra. Insomma, non arriva a toccare le vette di Black Gives Way to Blue..però, si fa ascoltare meglio del precedente!
5-HT
Domenica 9 Settembre 2018, 11.48.02
59
@GT_Oro Che linee dovrebbe eseguire il bassista per essere considerato parte di una sezione ritmica "all'altezza"? Potresti indirizzarmi verso qualche link in cui sono palesi le imprecisioni nel timing e nelle dinamiche di Kinney? A me viene in mente il pattern che esegue nell'unplugged di No Excuses e non mi sembra affatto male... Semplice curiosità eh...
patrik
Domenica 9 Settembre 2018, 3.37.28
58
@GT_Oro invece il batterista è veramente forte semplice e suona con inez strabene , le line di basso e batteria di god am , rain when I die, frogs , again , e rotten apple sono fantastiche , se te sei un genio tale da poter dire questo allora tanto di cappello ma sappi che gli alice in chains sono stati copiati in toto e per tutti gli anni 90 e anche nei 2000, sappi che la loro musica è ancora la , nn passa e nonostante siamo nel 2018 la loro originalià nn è andata nel dimenticatoio , sei un detrattore e ci puo stare ma loro sono inimitabili
runuaci
Sabato 8 Settembre 2018, 2.09.00
57
Il disco meno riuscito del secondo periodo post Layne. Rimane un disco più che discreto. Voto 75
GT_Oro
Mercoledì 5 Settembre 2018, 21.07.43
56
Non parlo di virtuosismi ma almeno di precisione. Chiaro che non pretendo un Portnoy che non starebbe a dirci niente qui, però in confronto alle chitarre che sono entrambe sopra la media come accompagnamento e classe negli assoli il basso risulta modesto mentre la batteria ne esce sfracellata. Amatore e professionista mi sembra centri eccome, sembra di sentire tre professionisti e un "amico" reclutato al festival di paese (come poi suono pure io eh ahahah)
nonchalance
Mercoledì 5 Settembre 2018, 18.22.07
55
A beh, se cerchi "virtuosismi" qua non ne trovi di sicuro! Quello è certo.. A me sembra che a te non piaccia semplicemente il loro stile. Poi, che c'entra l'essere amatore o professionista, scusa..?! 🤔
GT_Oro
Mercoledì 5 Settembre 2018, 17.34.14
54
Sì, nonchalance, Sean Kinney è un batterista alquanto scarso e Inez è "normale", niente di eccezionale. Specie Kinney, e lo dico da batterista, è non solo quanto più lineare e basilare possibile, che di per sé non sarebbe nemmeno un male, ma è pure impreciso e ha una gestione delle dinamiche da amatore, non da professionista. Se poi a te piace, amen.
nonchalance
Mercoledì 5 Settembre 2018, 16.01.01
53
Sì, certo..Sean Kinney non ha tocco e Mike Inez è un bassista scarso! 😑
entropy
Mercoledì 5 Settembre 2018, 15.01.18
52
mi chiedo però quanto prendano le band per i diritti su spotify o simili. Perché se quello è il futuro ed i guadagni saranno sempre più spostati sul live.. magari col tempo si potrebbe tendere a non produrre più musica nuova
entropy
Mercoledì 5 Settembre 2018, 14.58.11
51
ottimo album, scorre via che è un piacere. Personalmente preferisco la nuova fase della band a quella storica (a parte dirt). Secondo me meglio di the devil... , un po' inferiore a black gives. Per quanto riguarda il supporto fisico per me spotify lo trovo insopportabile , anche se mi rendo conto che il futuro sarà quello. Amo avere il cd fisico, e la musica liquida che sento fuori casa cmq è estratta dai mie cd. Anche perché se non avessi questo limite finirei con sentire troppo e male (non saprei limitarmi). A me non mi interessa che torni in auge il cd o il vinile, mi accontenterei che i cd però continuassero a essere "prodotti" perché altrimenti ne "soffrirei"
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 4 Settembre 2018, 22.13.33
50
@Giaxomo: lo dico perchè non è biondo-cantrell, per quanto assurdo quella "rosa" e quelle striature e quella maledetta giacca nera... il riflesso dell'iride, graficamente parlando, quel leggero arco circolare ha quei triangolini a richiamare il sole ed il logo classico e sembra incorniciare la sagoma dell'occhio per enfatizzarne la centralità... con la "dedica" in fondo a sinistra di due tre versi non a caso... mah.... no?
Giaxomo
Martedì 4 Settembre 2018, 21.43.49
49
@TheSkull: mmmh sì, in realtà me n'ero accorto, ma non volevo alludere (magari forzatamente) a voi sapete chi...
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 4 Settembre 2018, 21.26.50
48
Raga, ma qualcuno ha guardato bene la cover? Si vede nella sagoma della pupilla fino a riconoscere un ragazzino biondo con una giacca nera...
GT_Oro
Martedì 4 Settembre 2018, 9.00.27
47
Lapsus, Cantrell, no DuVall.
GT_Oro
Martedì 4 Settembre 2018, 8.59.11
46
Disco di un piattume sconcertante. Che bisogni aspettare Drone per avere un guizzo nella composizione di un brano, con quello stacco e cambio di registro in corrispondenza dell'assolo centrale, o Maybe che almeno prova a cambiare un po' le carte in tavola, è assai deludente. Canzoni troppo dritte, troppo lunghe, pochi guizzi, rimane solo la chitarra di DuVall, sempre centratissima sugli assoli, e poco altro. La sezione ritmica è sempre stata a mio parere quasi imbarazzante negli AIC, quindi non mi aspettavo di meglio. 60 politico.
Orlok
Martedì 4 Settembre 2018, 8.22.09
45
InvictuSteele, concordo con te, il supporto fisico è il migliore e per fortuna ho la casa anch'io piena di cd! Ma spotify mi permette di sentirmi la musica sul treno quando vado al lavoro, nonché di ascoltare in anteprima alcuni album (tipo questo che stasera ascolterò)...e poi come ho sempre fatto ordinerò il cd (fintanto che esistono ancora).
Renna
Lunedì 3 Settembre 2018, 21.24.11
44
Ma credo di averlo già scritto, ma comunque è ovvio che il supporto fisico sia migliore, se però uno non vuole spendere nulla può farlo, sicuramente sarà anche più pratico in una chiavetta, caso strano i primi sono stati i Beatles☺, ma le prese per il culo tali rimangono
Freccia
Lunedì 3 Settembre 2018, 21.08.32
43
Bello l'album, come da opinione di molti anche secondo me non è un capolavoro come le vecchie produzioni, ma pur sempre un'uscita dignitosa! Visti molti anni fa dal vivo: fantastici! PS: viva il vinile e il cd (spotify e' utile per farsi un'idea dell'album, ma poi il supporto fisico non ha eguali!)
InvictuSteele
Lunedì 3 Settembre 2018, 20.23.42
42
Be, secondo me non ci sarà il ritorno al fisico, vinile o cd, la.musica ormai è liquida e i ragazzini non hanno la concezione del possesso. Io però penso che un vero appassionato continuerà a comprare il formato fisico, proprio perché appassionato, così come il vero amatore del cinema andrà in sala a vedere i film piuttosto che vederli in streaming. Niente è inutile, freedom, io intendevo solo questo. Se tu ti sei reso conto che compri e poi non ascolti il cd allora fai bene a non spendere soldi e a sentire occasionalmente un album su spotify.
freedom
Lunedì 3 Settembre 2018, 19.14.25
41
Io parlo da uno che possedeva circa 2500 cd. So esattamente cosa significa avere il disco tra le mani. Però ad un certo punto mi sono reso conto che la mia era una semplice mania. Migliaia di cd buttati lì a prendere polvere mentre nei fatti ero già passato al formato virtuale. Inoltre possono anche mancare dei titoli su Spotify, ma chissenefrega? Anche alla mia collezione mancavano dei titoli, e quando andavo in macchina, trascinarmi dietro 500 dischi mi veniva leggermente scomodo. Ovvio poi che ci sarà sempre il collezionista, un po' come chi colleziona auto d'epoca o altri oggetti caduti in disuso, ma credere ancora nel ritorno del vinile è ridicolo. Non tornerà una mazza. Sarebbe come dire che torneranno i motorola con lo sportellino a prendere il posto dei touch screen. Non diciamo fesserie. Off-topic a parte, questo disco l'ho ascoltato più volte e continuo a trovarlo noioso, a parte qualche passaggio. Hanno perso qualcosa. Layne ovviamente, e scusate se è poco, ma non si tratta solo di quello, ci sento poca anima, come ha già detto qualcuno.
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 3 Settembre 2018, 18.20.32
40
A volte il disco originale è anche un bell'oggetto da avere, non sempre ma a volte merita. Non ho (mai avuto) un giradischi... in ogni caso credo sia giusto approfittare di tutti i mezzi, no? La liquida ha pro e contro ma bene che sia venuta, non credete? Ho un 200 cd sulla mensola, puoi metterli nel lettore (del pc) oppure dallo stesso pc lanci il flac o l'mp3... ascolti col supporto fisico a portata, se sono dischi validi... diversamente ho solo i file in locale, ma andare sul tubo o cmq online sarebbe sostanzialmente uguale. È off-topic perché sto disco si compra. Compatibile con ogni mensola, pure le vostre.
No Fun
Lunedì 3 Settembre 2018, 17.36.24
39
Boh, io non so cos'è Spotify, su internet ascolto su Bandcamp ma non scarico al limite ordino il disco, oppure compro su discogs se no vado in negozio, o usati nelle bancarelle ai concerti. Viva gli Alice in Chains! Ma che nostalgia cazzo, non ce la faccio ad ascoltarli...
M0RPHE01978
Lunedì 3 Settembre 2018, 17.33.18
38
Meglio di Devil peggio di Black
InvictuSteele
Lunedì 3 Settembre 2018, 16.50.26
37
Supporto fisico a vita, cd e vinile, altro che download e spotify, comodi per alcuni versi ma inutili da punto di vista collezionistico. La musica va posseduta, altrimenti non esiste. Su Spotify molte band non.concedono i diritti, tipo Manowar, per questo non si trovano gli album, ed io lo trovo giusto. Hanno rotto queste dinamiche, vuoi il.disco? Esci e te lo compri, o al massimo.carichi tre singoli e se ti piacciono esci e ti compri il cd.
Orlok
Lunedì 3 Settembre 2018, 13.04.32
36
freedom ocio che con spotify non semrpre hai tutto, io ho l'abbonamento e per dire non ci sono ialcuni album dei Manowar....cosa che invece mi sarei aspettato, talvolta capita che non ci sia qualcosa, chissà forse è meglio you tube musica?
Galilee
Lunedì 3 Settembre 2018, 12.47.14
35
Il supporto fisico ha fatto il suo tempo per chi è contento che sia così. Per gli altri continuerà ad essere emozionante stringere un disco tra le mani, aprirlo e curiosare di qua e di la i vari contenuti interni ed esterni.
jaw
Lunedì 3 Settembre 2018, 11.38.51
34
Io rispondevo ad un commento su download illegale, che qualcuno ha già tolto, a me frega nulla tanto da me il web non vede ne euro ne bitcoin, e non www.compronulla
jaw
Lunedì 3 Settembre 2018, 11.31.51
33
Ah beh puoi farlo, in in rete invece non ho mai comprato neanche un download legale. C'e' chi comprerà il cd e se c'è il vinile. Ma la cosa che si verifica comunque e che così rechi un danno alla band, la bmg campa anche senza i tuoi soldi
freedom
Lunedì 3 Settembre 2018, 11.28.15
32
Concordo con @Jan Hus. Li trovo abbastanza piatti, troppo per i miei gusti. Tutto fatto molto bene ma non riescono a prendermi come i vecchi lavori col mitico Layne. Non lo comprerò, ma credo che a breve non comprerò più nulla. Pago l'abbonamento a Spotify e buonanotte...10 euro al mese per avere sempre appresso tutta la musica di questo mondo. I supporti fisici, pur essendo molto affascinanti, hanno fatto il loro tempo.
Orlok
Lunedì 3 Settembre 2018, 8.31.26
31
Bellissima recensione, non resta che comprarlo...
Jan Hus
Lunedì 3 Settembre 2018, 0.17.49
30
Bah, finirò per comprarlo, ma davvero questo nuovo corso non riesce a prendermi. Il cantato e le liriche di Stanley erano viscerali, proprio su un altro piano. Infatti anche con Above (dei Mad Season, senza Cantrell) ha fatto un capolavoro.
Razor
Domenica 2 Settembre 2018, 10.15.56
29
disco (della nuova era) inferiore a black gives way to blue, ma superiore a the devil put dinosaurs here. comunque veramente bello. above però è dei mad season
DëZ
Sabato 1 Settembre 2018, 20.35.45
28
Tra gli album che ho ascoltato usciti nel 2018 questo è quello che più mi è piaciuto fino ad ora. Grandi come sempre, anche dopo la reunion non hanno sbagliato un colpo
Ad astra
Sabato 1 Settembre 2018, 18.05.24
27
Comprato a scatola chiusa, ci speravo, ci son riusciti. 3-4 canzoni non al meglio come scritto ma hanno sempre avuto un qualcosa in più, sempre lo avranno. Chapeau. Bravo Giacomo.
lux chaos
Sabato 1 Settembre 2018, 15.40.06
26
Non vedo l'ora di averlo tra le mani!!!!!
Galilee
Sabato 1 Settembre 2018, 14.56.17
25
Ma difatti hai perfettamente ragione. Uno disco secondo me molto più che buono su...Non so quanti, è un pò pochino...
TheSkullBeneathTheSkin
Sabato 1 Settembre 2018, 14.50.06
24
@Galilee: un disco semibuono (semi per scherzare un po') come backspacer nell'arco di quanti dischi e quanti anni da yeld? Dai che sarò stato anche cattivello, però...
Galilee
Sabato 1 Settembre 2018, 14.38.07
23
Beh..che dire, appena lo prendo vi dico. Non mi deludono mai quindi...Inoltre la rece di Giaxomo fa ben sperare. Pear Jam morti da rioct? Sicuramente Riot è pessimo ma Backspacer che è uno degli ultimi si piazza sicuramente come miglior disco da yeld in poi.
TheSkullBeneathTheSkin
Sabato 1 Settembre 2018, 14.12.12
22
@Anders: concordo che i Pearl Jam siano artisticamente sepolti (da Riot) a differenza di Cantrell e compagnia. Riguardo alla voce... gli AIC prima maniera erano "rossi" di un calore emozionale bruciante, gli AIC del comeback li vedo "azzurri" di un emozionalità più freddamente eterea, cangiante. Intendo proprio dire che per quanto la maestria di questi musicisti, Cantrell in particolare, non lo lasci ad intendere certe "soluzioni stilistiche" del passato sono state volutamente accantonate perchè irripetibili.
TheSkullBeneathTheSkin
Sabato 1 Settembre 2018, 13.56.14
21
@Giaxomo: al momento quella che non mi convince del tutto è solo Deaf Ears Blind Eyes, forse Fly è solo troppo lunga, boh, ma relativamente ad All I Am o So Far Under la penso diversamente. Non esprimo ancora un voto sul disco perchè sto facendo esperimenti, assurdi, saltando dall'usb con questo al cd con prima Black Gives Way e poi Dirt e cazzarola il primo sorpreso sono io, perchè non sfigura affatto. Certo ieri Dirt mi messo la pelle d'oca mentre guidavo nella pioggia, ma mi ha anche messo il dubbio che Jar Of Flies sia il vero non-plus-ultra degli AIC, che la "check my brain" che mi sembrò troppo solare in quel comeback buio e pieno di simboli fosse la prima piccola dose del nuovo corso anticipando di fatto "Rainier Fog" e "Never Fade" che [concordo con @Metal Shock su questo] hanno un respiro piacevole... questa mescolanza di ieri, ieri l'altro ed oggi nelle mie orecchie suona maledettamente organica e meritevole di approfondimento... sono ancora in pieno viaggio e non ho nessuna intenzione di affrettare l'arrivo Ma ci tenevo a dire che ho letto una bella recensione e quando, solo alla fine, ho letto la firma mi sono stupito. L'apprezzamento è sincero per un bello scritto, più spontaneo che costruito, finalmente accessibile e non mattonazzo cervellotico. Non dico chi pensavo l'avesse scritto... è la tua rece migliore. Torno a masticare molto piano la mozzarella di seattle
enrico86
Sabato 1 Settembre 2018, 12.09.47
20
semplicemente una delle piu grandi band di sempre
Alessandro bevivino
Sabato 1 Settembre 2018, 11.48.19
19
Duvall é un'interprete relegato a fare le linee vocali decise da Cantrell, e Cantrell non é un cantante. Io penso che Cantrell all'interno di ALICE IN CHAINS BAND dovrebbe rispettare il suo RUOLO e lasciare dei margini di libero sfogo alla creatività dei singoli musicisti. Il disco è piacevole, si ascolta tranquillo, ma personalmente se cerco emozioni e pelo dritto vado altrove o scavo nel passato.
Alessandro bevivino
Sabato 1 Settembre 2018, 11.13.37
18
Bel disco, ottime canzoni suonate da una grande band. Quello che manca secondo me è l'anima.
Anders
Sabato 1 Settembre 2018, 11.12.07
17
Cantrell è sempre stato la mente del gruppo e non mi stupisce più di tanto che il songwriting post reunion non abbia subito cali di sorta. Staley era l'immagine e soprattutto l'anima sofferente degli AIC e non potrà mai essere sostituito nella band e nel cuore dei fans che - come me - hanno vissuto nei primi anni '90 quella rivoluzione musicale che è partita da Seattle. Detto questo gli AIC rimangono assolutamente vivi dal punto di vista artistico (a differenza per esempio dei Pearl Jam) e Ranier Fog non fa che ribadirlo, sebbene sia il più debole della trilogia senza Layne. Continuo ad avere forti perplessità su DuVall, bravo dal vivo ma molto sacrificato in studio a favore di un Cantrell, chitarrista dotato ma poco carismatico dal punto di vista vocale. Avrei preferito come frontman Travis Bracht, ma capisco la scelta della band nel voler dare un taglio al passato (Travis è decisamente troppo vicino a Staley).
Salvo
Sabato 1 Settembre 2018, 9.32.31
16
Ma quante pippe, non siamo nel negli anni '90, siamo nel 2018 e robe di questo genere. La buona musica è tale, e basta. E qui siamo di fronte ad un signor album.
Giaxomo
Sabato 1 Settembre 2018, 8.24.54
15
@TheSkull: Ciao, mi piacerebbe sapere quali sono, secondo te, i pezzi migliori e più deboli del lotto. Curiosità mia. I miei li ripeto, e spero si fosse già capito, sono: Red Giant, Drone, title-track, Maybe e Never Fade. Forse hai ragione, quel "punto più basso" nella conclusione andava virgolettato, onde evitare fraintendimenti, perché alla fine si tratta di uno dei migliori lavori del genere dell'anno ed è l'ennesima conferma dello stato di salute della band. Grazie per essere passato 😉
Giaxomo
Sabato 1 Settembre 2018, 7.55.24
14
@testamatta ride: la tua è la recensione dell'anno. Un saluto 😉
Testamatta ride
Sabato 1 Settembre 2018, 7.20.04
13
Casa.
Metal Shock
Sabato 1 Settembre 2018, 7.08.39
12
Per me invece questo è il migliore disco dalla reunion! Il fatto è che considero i primi due dischi della band dei capolavori imprescindibili, ma già il terzo faccio fatica ad ascoltarlo per intero ed anche i due precedenti a questo per me sono troppo "oppressivi" e non li digerisco per intero mentre questo disco, tolto un paio di canzoni (ballate) poco incisive riesco ad ascoltarlo con piacere. Never fade dal mio punto di vista può anche essere considerata la migliore del lotto, ne facessero di più di canzoni con quella verve, ma il resto delle canzoni è decisamente appagante. L'unico "problema" per me restano le due voci spesso doppiate: a lungo andare mi danno "quasi sui nervi" preferirei di gran lunga solo una voce. Voto 80.
Manuel
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.46.21
11
Comunque "de gustibus" come sempre, caro Giacomo; ritengo All i Am il punto più alto di Rainier Fog, un pezzo che Layne sarebbe stato orgoglioso di cantare.
TheSkullBeneathTheSkin
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.40.55
10
Bella recensione, davvero. Riguardo ai pezzo deboli avrei fatto nomi diversi, ma nel complesso ho avvertito anche io che è tutto leggermente più complesso del solito e sembrerebbe il disco meno bello degli AIC... ma questa valenza è relativa. I tratti del nuovo corso adesso si possono dire chiari e definiti del tutto. Il disco più scarso degli AIC è comunque un gran bel disco, cominciano ad intravedersi delle rughe, si, ma solo perché la "plastica" non interessa e Alice continua a sedurre
Manuel
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.36.08
9
Scusami @Giacomo, avevo interpretato male 😉.
Giaxomo
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.26.22
8
Ciao @Manuel! Forse hai capito/interpretato male la frase, perché volevo dire proprio il di quello che hai scritto nel commento n. 6! Nel senso che “punto il dito” verso di loro per indicare un band simbolo degli anni ‘90, invecchiata bene, tanto quanto gli AiC. Li ho citati per riallacciarmi alla questione “Gore/Phantom Bride”, piû che per affinità tecnico-musicali..anche se, detto tra me e te, i bending di Cantrell sono delle pugnalate proprio come le corde vocali di Moreno..o no? 😉 E sì che Koi No Yokan è un album ENORME, ci mancherebbe non lo fosse!
Lizard
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.23.16
7
@Manuel: vedi che Giacomo ha detto esattamente questo! Il dito non è puntato "contro", ma "verso", in risposta alla domanda precedente
Manuel
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.15.05
6
Mi piacerebbe chiedere a Giacomo: cosa c'entrano (musicalmente) i Deftones e, soprattutto, contro chi punta il dito contro, visto che nella loro carriera non hanno sbagliato un solo disco (recentemente, Koi no Yokan è un piccolo capolavoro)?
XXX
Venerdì 31 Agosto 2018, 23.08.43
5
La cosa buffa è che secondo me so far under è una delle più belle canzoni mai scritte dagli ACI e anche deaf ears blind eyes mi piace ! Per me, quindi, terza centro su tre e voto 85!
Manuel
Venerdì 31 Agosto 2018, 22.27.20
4
Solo per rispondere al commento di Giasse; non esiste che esista un disco "anacronistico" degli Alice in Chains, lo erano sono e saranno sempre questi. Chi vuole altro, viri altrove! Io mi godo un disco splendido come Rainier Fog. Voto 85.
Alex Cavani
Venerdì 31 Agosto 2018, 22.25.24
3
Grande disco, come mi aspettavo! Gira già da più di una settimana nelle mie orecchie ed è già entrato nel mio cuore. Voto giusto, anche se ad oggi, fresco di ascolti e ancora eccitato, io mi spingo sull'85. Secondo me Black Gives... rimane forse un po' più longevo ancora oggi, seppur le sperimentazioni non fossero praticamente presenti (prendiamo Your Decision, che ricalca esattamente - stessi accordi e tonalità, differente tempo - Nutshell), quindi io continuo ad apprezzarne certi brani, ma come album nel complesso non lo riscolto così frequentemente, al contrario di The Devil Put Dinosaurs Here, che è veramente "hard", forse metal tout court in certi pezzi (su tutti Stone, che difatti adoro), ma l'album risulta veramente monolitico nella sua lunghezza e nella sua omogeneità (bisogna essere nel mood davvero giusto per gustarselo appieno, pezzicome Phantom Limb sono angoscianti). In Rainier Fog invece sento la volontà di trovare la classica via di mezzo, aggiungendo un pizzico di sperimentazione in più (Maybe, con le sue parti vocali quasi beatlesiane), ma cercando di bilanciare le diverse anime del gruppo. In effetti la parte più "hard" compare poco (The One You Know con il suo bel riff e qualcosa in Drone e Deaf Ears Blind Eyes), levigata da un recupero di un seattle sound volto più all'omaggio e all'utilizzo di certe sonorità datate a discapito di soluzioni più moderne, che comunque per me non mancano. Le melodie forse non rimangono in testa fin dal primo ascolto, è vero, ma proprio perchè stavolta secondo me, pur mantenendo il marchio di fabbrica, sono più ricercate e raffinate, richiedono più di un ascolto, ma riescono a convincere quando l'album inizia ad ingranare per bene. Manca il pezzo completamente acustico e All I Am come pezzo dichiusura non mi convince troppissimo, però rimango dell'idea che questa è la via che il gruppo proverà a perseguire in futuro: sempre più bilanciamento, anche in brani dal lungo minutaggio, poche invenzioni e tanta sostanza. Lunga vita agli Alice In Chains!
Luigi
Venerdì 31 Agosto 2018, 22.13.05
2
La Reunion più riuscita insieme a quella degli europe.
Giasse
Venerdì 31 Agosto 2018, 21.59.16
1
L'album è concepito bene. Il sound, le dinamiche, gli arrangiamenti, la produzione e perfino le vocals (timbro incluso) sono 100% AIC. Un paio di pezzi sono pure da hit. Il problema è che siamo nel 2018 e non più nel 1992, anno della pubblicazione di Dirt. Certe atmosfere sono legate al periodo storico e per quanto questo disco sia ben fatto... Suona anacronistico. Perché dovrei ascoltare Rainer Fog al posto dei capolavori dell'epoca? E badate che non ho ancora tirato fuori alcun argomento di nostalgia Staleylana... Saluti a tutti. G.
INFORMAZIONI
2018
BMG
Alternative Metal
Tracklist
1. The One You Know
2. Rainier Fog
3. Red Giant
4. Fly
5. Drone
6. Deaf Ears Blind Eyes
7. Maybe
8. So Far Under
9. Never Fade
10. All I Am
Line Up
Jerry Cantrell (Voce, Chitarre)
William DuVall (Voce, Chitarre)
Mike Inez (Basso)
Sean Kinney (Batteria)
 
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