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Riverside - Out of Myself
31/08/2018
( 1484 letture )
La tormentata storia d’amore di un uomo affetto da schizofrenia. Potrebbe essere la trama di un film, di un libro o di una serie TV, invece questo intreccio è stato scelto dai polacchi Riverside come concept per il loro album d’esordio Out Of Myself. La storia in realtà si sviluppa anche nei due successivi lavori in studio andando a comporre la trilogia denominata "Reality Dream", un viaggio oscuro e introspettivo nei meandri della psiche del protagonista. Il grande merito di questa idea va attribuito a Mariusz Duda, che oltre ad essere cantante e bassista del quartetto, svolge anche il ruolo di paroliere. Completano la formazione Piotr Kozieradzki alla batteria, tuttora nel gruppo, Jacek Melnicki alle tastiere, che ha lasciato la band subito dopo la pubblicazione di questo album d’esordio, ed infine il compianto chitarrista Piotr Grudzinski, defunto prematuramente all’età di quarant’anni a causa di un arresto cardiaco due anni or sono. Il musicista ha lasciato un vuoto enorme e incolmabile, dato che aveva preso parte a tutti i dischi incisi fino al 2016, anno in cui è stato rilasciato dal gruppo Eye of The Soundscape in qualità di trio.

Durante il primo ascolto di Out of Myself, tempo fa, si avvertono dei Porcupine Tree nei testi e nelle sonorità più oscure e dei Tool nella voce e nel basso. Eppure ciò che offrono alle nostre orecchie i Riverside è qualcosa di totalmente inedito, scevro dagli stilemi del progressive che abbiamo conosciuto fino ai primi anni 2000. Un lavoro completo, maturo e dai testi articolati e ricercati.
I primissimi suoni che giungono alle nostre orecchie sono quelli di una stazione radio sulla quale un uomo, il protagonista, sta cercando di sintonizzarsi (piccola curiosità: un attento ascoltatore riuscirà a udire chiaramente le note di Hotel California degli Eagles provenire da essa). I titoli dei brani dell’album sono molto esplicativi, e in questo senso The Same River rende perfettamente l’idea della sua relazione amorosa, che lo conduce sempre nel medesimo punto, in uno stato di tormento angoscioso, come un fiume che confluisce perennemente verso la sua foce. Il protagonista della vicenda, che ci accompagnerà per tutta la trilogia, è un uomo anonimo, impersonato dalla voce di Mariusz Duda, il quale comincia a prendere coscienza di un malessere derivante dalla sua storia d’amore:

I am your fear, I am your hope
I am your grief, I am your joy


Non è un rapporto sano, bensì ossessivo. Non è ciò che lo rende felice, nonostante lui ammetta di essere ancora innamorato della sua donna.

As you know
I have always

As you know
I have always loved you and I know I will always love…


La sezione strumentale con le dolci e acute note della chitarra di Piotr Grudzinski e le tastiere oniriche di Jacek Melnicki smorzano il clima di tormento iniziale e traghettano la traccia su un finale più dolce e placido. Un’insistente ripetizione del verso Voices in my head ci porta nella seconda canzone intitolata come l’album. Si ode un netto cambio di rotta nelle intenzioni dell’uomo, la voce si fa rabbiosa, violenta, furiosa. Non c’è più spazio per le parole d’amore, seppur inframmezzate da frasi di sofferenza, ma solo una volontà di rottura netta, la chiara intenzione di uscire da questa relazione logorante. L’interpretazione vocale di Mariusz Duda è di assoluta qualità e fa vivere la storia in prima persona come solo il miglior Maynard James Keenan saprebbe fare. Il leitmotiv dell’album è il dualismo: odio che si alterna ad amore, tracce metal che si alternano a power ballad, note dolci che si alternano a note gravi. Il terzo brano I Believe, infatti, torna ad essere emozionale e carico di dolcezza. Il protagonista si sfoga in maniera intima con l’ascoltatore in una sorta di confessione passionale. Il cuore ha il sopravvento sulla razionalità e ciò gli consente di credere di nuovo fortemente in questa relazione. Questo soliloquio intimo è reso con la sola presenza della voce e della chitarra acustica, quasi fosse una traccia solista. Si odono in sottofondo occasionali brusii di persone che conversano, come a voler sottolineare che l’uomo è solo anche in mezzo ad una folla di gente, mentre la sua mente torna sempre sullo stesso pensiero. Un ticchettio d’orologio riporta il protagonista alla realtà, ponendo fine al suo sogno: è l’incipit di Reality Dream. Cosa è reale, cosa non lo è? Il viaggio dei Riverside si addentra in profondità nella psiche dell’uomo e così veniamo indotti a sospettare che questo dualismo, questa doppia natura, possa essere sintomo di un’insanità mentale probabilmente dovuta ad una forma di schizofrenia. Il brano rende perfettamente il conflitto interiore, le tastiere sono frenetiche, il ritmo è sincopato. Dopo aver lodato i testi e la trama occorre togliersi il cappello di fronte alla tecnica di questa traccia strumentale, impeccabile. La chitarra di Piotr Grudzinski ci culla dolcemente fino al finale interrotto bruscamente da uno squillo di un telefono e da un respiro affannoso, segnale di un sonno spezzato improvvisamente . Di nuovo la fatidica domanda: cosa è reale e cosa è solo nella sua mente? Al centro dell'opera, tra due brani strumentali, troviamo una traccia che avrebbe potuto essere un successo radiofonico, cioè Loose Heart, un crocevia di stili musicali della durata di cinque minuti, dalle ballad rock anni 80 alle tastiere pop che richiamano Porcelain di Moby, concludendo in crescendo con un’eccellente performance vocale di Mariusz Duda che inasprisce il timbro rendendolo graffiante e aggressivo. La richiesta d’aiuto verso la donna amata dall'uomo giunge prima in tono gentile e affabile, poi in tono violento, accompagnato dalla base metal:

Raise me up, raise me up
Don’t let me fall


È il momento del secondo strumentale dell’album, Reality Dream II. Senza la voce la padrona è indubbiamente la chitarra, coadiuvata dalla forte presenza del basso. Comincia a farsi strada nelle orecchie dell’ascoltatore il disagio vissuto dal protagonista, reso perfettamente sia dai testi che dalle frenetiche sezioni strumentali per le quali non si può che esprimere un giudizio positivo. Appare chiaro che qualcosa sta per succedere, poiché questa mancata presa di posizione non può continuare a lungo. In In Two Minds il protagonista prende quindi una decisione: ritiene di dover lasciare la sua donna rimanendole però vicino, conscio dei momenti passati insieme e dell’amore che ancora prova. È consapevole che non può continuare, non può più funzionare. La decisione è irrevocabile, definitiva, eppure lascia uno spiraglio:

I think I have to tell you
I finally realised

But if you lose your faith
Know that I am still your friend


Siamo alle battute finali del disco, il sipario sta per calare, The Curtain Falls. Forse è stato un errore, forse è stata una scelta fatta a cuor leggero.

That was very foolish of me

Il dolore è enorme, ma sopportabile.

I’m bleeding…
I don’t mind…


La stima per la persona che ama è talmente alta che decide di farsi da parte, vuole per lei una vita normale, libera da un uomo che non riesce ad amarla e non riesce a darle stabilità.

I think I’m ready now
But still can't make up my mind


Cala il sipario, è il momento di andare per sempre, e questa volta è probabilmente un addio definitivo:
Memories of yesterday
Hopes left behind
I have to fade away now
There’s no other way out
The curtain falls


Dopo queste laconiche tre parole la voce abbandona la scena per lasciare spazio al proprio alter ego, cioè il basso, che dà il via ad un netto ed improvviso cambio di ritmo. Sei minuti di puro e freddo progressive metal strumentale, in un brano epico. La chiusura dell’album sarebbe idealmente affidata agli otto minuti di The Curtain Falls ma il protagonista sente di avere ancora qualcosa da confessarci, in tono confidenziale come già avvenuto in I Believe: la voce si fa triste e sommessa lasciando sprofondare l’uomo in un sentimento di totale mestizia. Non è una conclusione dal lieto fine, perché il posto lasciato vacante dalla sua donna viene preso dalla depressione e dall’angoscia

There’s sadness in my mind, OK…
There’s darkness in my mind, OK


L’ascoltatore viene abbandonato in uno stato di incertezza e sconforto. Nel finale, dopo un minuto di silenzio, si sente un lamento giungere alle nostre orecchie come fosse una traccia nascosta, per poi lasciare qualche minuto di silenzio prima di congedarsi definitivamente dall’ascoltatore, pratica molto utilizzata dai Tool e dai Pain of Salvation.

Fare la propria comparsa nel mondo della musica con un concept, anzi con una trilogia, non è da tutti. Così come non è da tutti mettere tanta meticolosità nella scelta delle parole e delle melodie, elementi indispensabili per la creazione di tre album connessi tra loro da una perfetta coesione sia vocale che strumentale. In quegli anni si è parlato molto della band polacca, tanto che la Inside Out Music, dopo solo un album pubblicato, decise di mettere sotto contratto il gruppo. Il miglior momento dei nostri è senza alcun dubbio identificabile nel periodo che va dal 2003 al 2007, ma anche fino al 2009 se vogliamo includere l’ottimo Anno Domini High Definition. Con Out Of Myself comincia il nostro percorso nel fantastico mondo dei Riverside, che culminerà nel 2005 con il rilascio di Second Life Syndrome, il fiore all’occhiello della loro ottima carriera. Nei capitoli successivi scopriremo che effettivamente la presunta malattia mentale del protagonista è identificabile con una forma di schizofrenia, come avevamo sospettato, e che l’uomo in realtà non è nessuno in particolare ma anzi può identificarsi con un qualsiasi essere umano dei giorni nostri. Un po’ come l’anonimo suicida fiorentino del tredicesimo canto dell’Inferno dantesco: non impersona un individuo in particolare bensì una categoria di individui nella sua stessa condizione. Strumentalmente parlando, il genere con il quale possiamo identificare il disco spazia dal progressive metal più graffiante al prog rock più tecnico e al pop delle ballad più dolci.

Una critica che può essere mossa nei confronti dei Riverside riguarda la scelta dell’argomento con cui hanno sviluppato la trama che è sì interessante, ma forse non abbastanza da dedicarvi tre album. È lodevole invece la modalità con cui l’intreccio viene reso, cioè attraverso un’analisi profonda dei pensieri del protagonista e della sua storia d’amore logorante. Nel terzo capitolo della trilogia, Reality Dream, l’analisi si fa più scientifica e deduttiva a partire dalla scelta del titolo, le tre parole che compongono l’acronimo REM, cioè la quinta e ultima fase del sonno di un essere umano, l’unica in cui si ha la facoltà di produrre i sogni. Altri aspetti che verranno analizzati saranno quelli della schizofrenia e delle cosiddette parasonnie. Out Of Myself è senza dubbio un album da sfoggiare con orgoglio nella propria personale collezione di dischi, un must-have per gli amanti del progressive metal. Imperdibile.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
96.57 su 7 voti [ VOTA]
duke
Mercoledì 28 Agosto 2019, 21.31.24
18
...l'inizio di una trilogia pazzesca.....tra le band piu' interessanti ..........dischi ricchi e vari.....capolavoro.....
Ponji
Mercoledì 28 Agosto 2019, 21.24.05
17
Ottima recensione, esordi come questo non ne escono spesso. Questo è il mio disco preferito del gruppo, ma anche gli altri della triologia del sogno lucido meritano parecchio. Anno domini fu un esperimento coraggioso, ora invece fatico a farmi piacere un loro album intero
Le Marquis de Fremont
Martedì 11 Settembre 2018, 13.52.05
16
Lasciando perdere il dibattito su Amazon (un player del nostro tempo e sottolineo "nostro tempo") questo è il primo di tre dischi veramente eccellenti. Va bene, potevano essere anche meno melodrammatici e un petit peu patetici, con queste argomentazioni (classiche comunque dei temi narrativi mittle-europei) ma la musica è coinvolgente non poco. E sottolineo la splendida performance di Duda. Il prog, ha varie sfacettature che sorprendono sempre. Assolutamente da ascoltare. Au revoir.
d.r.i.
Venerdì 7 Settembre 2018, 15.58.07
15
@domenico premetto che mi mancano tutti i negozi degli anni 80 soprattutto dell'usato. Ma pensavi che quelli non fossero furbetti? I prezzi se li facevano loro e il cliente comperavanon potendo avere termine di paragone. I soldi in quegli anni se li sono fatti eccome. Amazon ha i prezzi alti, i rivenditori no. Onestamente preferisco un sito di vendita tra collezionisti. Ma siamo qui a parlare dei Riverside sempre ottimi.
entropy
Venerdì 7 Settembre 2018, 14.59.32
14
@domenico se non vuoi parlare del gruppo vai a discutere della tua pur interessante questione dove la cosa sia pertinente (tra l'altro come sempre non esiste solo il bianco e nero come @no fun ha giustamente fatto notare). Non c'è niente di male nell'andare off topic, però perseverare così non è educato e rispettoso a mio giudizio. Per quanto riguarda i Riverside, io ho amato moltissimo second life syndrome e anno domini. Quest'album che ho conosciuto solo anni dopo, in realtà l'ho sempre sottovalutato e considerato minore (e anche l'unico che non possiedo originale) . La lettura della recensione mi ha fatto però venire voglia di provare a riascoltarlo, magari cambio idea.
No Fun
Venerdì 7 Settembre 2018, 9.26.49
13
Domenico invece oltre a scassare le palle dice anche delle sciocchezze, il suo elogio del piccolo negozio felice è veramente ingenuo, anche io preferivo il negozio in cui potevi parlare col commesso di musica, però fa una crociata contro amazon perché sfrutta etc vero, certo, ma non è che i piccoli negozianti non sfruttino o siano tutti onesti, ho fatto il cassiere anni fa in un piccolo negozio di alimentari, niente contratto, il padrone che mi incentiva a non fare scontrini etc etc dopo qualche mese un bel calcio nel sedere e tanti saluti, quindi Domenico se vuoi darti da fare fai il sindacalista o che cavolo ne so, e cerca di migliorare le condizioni dei salariati non solo contro amazon che è solo lo squalo più grosso in un mondo di squali. Anzi se vuoi i dipendenti di Amazon possono fare scioperi insieme per rivendicare qualcosa, il dipendente del negozietto felice non può fare un cavolo. E adesso per farmi perdonare dai Riverside che non conoscevo e che ho conosciuto grazie, si fa per dire, a Domenico, mi ascolto questo disco e poi lo commento.
Steelminded
Venerdì 7 Settembre 2018, 8.11.19
12
Volevo solo dire che ha ragione la redazione che questo non è il luogo adatto per discuterne, ma Domenico cmq solleva una questione reale - cui purtroppo non c'è soluzione facile. Voglio dire, virreste tornare ai tempi in cui i cd non si trovavano e quando c'erano costavano 35 mila lire? Io no... Per questo sono molto contento che ci sia amazon et co.
Domenico R.
Venerdì 7 Settembre 2018, 0.16.58
11
No, non voglio parlare del disco visto che non mi interessa e non è il mio genere, non sono un esperto di vendite, basta informarsi un minimo sulle malefatte e sulla concorrenza sleale di certi colossi con la complicità dei politici mafiosi e corrotti, mi interessava solo svegliare qualche coscienza perchè ci sono cose più importanti della musica, come molti negozianti che sono falliti e molti dipendenti di Bezos che lavorano in condizioni simili allo schiavismo.
Vicarious
Giovedì 6 Settembre 2018, 19.13.21
10
Domenico vuoi parlare del disco? L'hai ascoltato? Mi sembra tu sia un esperto di vendite al dettaglio e del colosso di vendite web, se ne vuoi parlare vai sul topic dedicato. Mi farebbe piacere qualcuno dicesse qualcosa sul disco, invece devo leggere commenti fuori luogo
Domenico R.
Mercoledì 5 Settembre 2018, 21.07.38
9
Lizard: ok l'insulto mi è scappato ma ha cominciato a Peppa Pig a provocare chiamandomi comunista represso, andrebbe cancellato anche il suo commento anche perchè ha dato grande dimostrazione di ignoranza. Metal Shock: e grazie al cazzo che non ci sono più negozi di cd in giro, ormai la frittata è fatta sono spariti quasi tutti. Una volta entravi in negozio, trovavi un titolare competente e appassionato a cui potevi chiedere di ascoltare un cd e scambiare opinioni, era come trovarsi al proprio bar preferito, ora tutto questo è sparito per colpa di Amazon e dell'avidità di chi compra, che vuole tutto servito a casa il giorno dopo spendendo due euro di meno. Se le regole del mercato fossero eque direi bravo Bezos che sei riuscito a ottimizzare i costi, ma così non è perchè le regole sono fraudolente, sui cd che compri su Amazon non ci paghi sopra le tasse allo stato italiano, quelle le doveva pagare il povero negoziante che ha dovuto chiudere bottega. Ora comunque se vuoi fare una cosa buona i cd comprateli alle fiere del disco, fatteli spedire dai negozi più vicini oppure comprali online dal sito del gruppo stesso, facile no?
Lizard
Mercoledì 5 Settembre 2018, 20.49.51
8
Ripeto: questo è lo spazio commenti del disco. Discussioni del genere hanno il loro posto nel forum. Vi chiedo gentilmente di rispettare lo spazio di tutti.
Metal Shock
Mercoledì 5 Settembre 2018, 20.36.06
7
@Domenico: dimmi un po', dove li compri tu i dischi? Dove abito io sono spariti tutti i negozi di musica, che tra l'altro facevano pagare uno sproposito i cd, forse il più vicino sarà a trenta chilometri. Una volta compravo per corrispondenza ma con lo stipendio che mi trovo comprare su Amazon i cd che voglio è la soluzione migliore per spendere il meno possibile. Se riesci a trovarmi un'altro modo sono tutto orecchie (si fa per dire)...
Lizard
Mercoledì 5 Settembre 2018, 20.16.48
6
Domenico R.: puoi difendere le tue opinioni senza offendere nessuno. In ogni caso, questo è lo spazio commenti per l’album, non Tribuna Politica.
Domenico R.
Mercoledì 5 Settembre 2018, 18.47.06
5
Grazie a chi come voi ragiona con [rimosso] fregandosene delle condizioni della collettività saremo sempre governati da ladri opportunisti che vi compreranno con 80 euro. Prova tu a essere sfruttato da una multinazionale,poi vediamo.... Una società che capitalizza guadagni simili senza avere mai inventato e brevettando niente ma soltanto ottimizzando con modalità da mafiosi e sfruttatori le spese di logistica e trasporti è un cancro per il mercato. iniziate a darvi una svegliata!!
Pippa Pig
Mercoledì 5 Settembre 2018, 12.52.59
4
Domenico se vuoi fare il comunista represso questo non penso sia l' ambito adatto. W i Riverside!
M0RPHE01978
Sabato 1 Settembre 2018, 17.47.32
3
Ma Dubblino si trova in Irlandda?
Domenico R.
Sabato 1 Settembre 2018, 15.34.41
2
Bravi complimenti, continuate pure a comprare la roba su Amazon per fare arricchire quel ladro mafioso sfruttatore di Bezos, vorrei vedervi se foste costretti a lavorare per Amazon, con nemmeno il tempo per andare in bagno, bersi un sorso d'acqua e farsi una pausa, e girare d'estate sul furgone del corriere senza aria condizionata, con quel delinquente che non paga nemmeno le tasse avendo la sede legale a Dubblino per fottere il fisco. Nel frattempo hanno chiuso tutti i negozi di musica, quelli gestiti da veri appassionati. Però almeno avete pagato i cd due euro in meno e vi portano la pappa pronta a casa. Ah si, ora si che il mondo è un posto migliore, grazie Bezos.
M0RPHE01978
Sabato 1 Settembre 2018, 15.13.08
1
Neanche a farlo apposta mi è arrivato 3 giorni fa da Amazon, mi mancava solo questo della discografia dei Riverside e mi chiedevo quando e se sarebbe arrivata la recensione! Album favoloso.
INFORMAZIONI
2004
The Laser’s Edge
Prog Metal
Tracklist
1. The Same River
2. Out of Myself
3. I Believe
4. Reality Dream
5. Loose Heart
6. Reality Dream II
7. In Two Minds
8. The Curtain Falls
9. OK
Line Up
Mariusz Duda (Voce, Chitarra Acustica, Basso)
Piotr Grudzinski (Chitarra)
Piotr Kozieradzki (Batteria)
Jacek Melnicki (Tastiere)

Musicisti Ospiti
Krzysztof Melnicki (Trombone nella traccia 9)
 
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