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Trautonist - Ember
02/09/2018
( 412 letture )
Comparsi sulla scena estrema nel 2016 attraverso l’eponimo debutto, i teutonici Trautonist scelgono di tornare a calcarla con il loro ultimo lavoro in studio, Ember. Dediti ad un post black a caleidoscopiche tinte shoegaze, i nostri risultano debitori grossomodo dell’esempio dei veri e propri maestri del genere quali Deafheaven, Alcest, nonché dei conterranei Lantlôs, con il mastering ed il mix peraltro nelle mani di Markus Siegenhort, che milita proprio in questi ultimi.

La sfida dal duo, costituito da Katharina e Dennis, consiste dunque nel tentativo di dire e dare qualcosa di significativo in un panorama incredibilmente saturo, che per molti avrebbe già consegnato ai posteri il suo lascito maggiormente valido. Sin dal trasognato artwork, sgorgato dalla mano di Marcela Bolívar, si può scorgere la vena intimistica e, per dir così, crepuscolare, che la combo ha scelto di dare ad Ember. Avviando la riproduzione del lavoro è possibile cogliere immediatamente come l’accento sia posto in maniera particolare sulle componenti più leggiadre del proprio sound. Ne è indice, in maniera particolare, l’uso diffuso e pervasivo della performance vocale di Katharina. Quest’ultima, incorniciata da un riffing diafano e solare, fa spaziare il proprio timbro da clean vocals eteree e quasi impercettibili allo screaming, a sottolineare le sezioni in cui la componente cordofona si ispessisce facendosi più cospicuo e pesante. È il caso ad esempio dell’apertura di Vanish, caratterizzata da una sezione ritmica altrettanto serrata, ma mai particolarmente robusta o in grado di rubar la scena alle armonizzazioni soavi delle corde, sospese in un’atmosfera a tratti onirica. Nonostante una certa uniformità quasi assoluta alle linee melodiche tratteggiate dalla componente strumentale, le linee vocali risultano talvolta particolarmente efficaci nel rappresentarne piuttosto una sorta di controcanto. Ne sono prova Smoke & Ember e Sunwalk, episodi più riusciti del platter proprio in virtù del maggiore dinamismo che è possibile apprezzare tra queste due componenti, oltre che per la scelta di un refrain drammatico in grado di spezzare con le algide armonizzazioni dominanti le tracce precedenti. Sebbene la seconda sezione del full-length tenti di porvi rimedio mediante un songrwriting più vario e vivace, Ember paga il tributo di una ricerca spasmodica di un equilibrio che finisce per appiattire i brani. Questi ultimi, difatti, sono eccessivamente simili l’uno all’altro. E se da un lato una simile composizione garantisce il fluire delle composizioni in un continuum aggraziato e rilassante, dall’altro il tutto si fa decisamente poco memorabile ed incisivo, se sottoposto a lunghi e ripetuti ascolti. Oltre a ciò, probabilmente in virtù dell’uso spasmodico degli stilemi del genere, il lavoro si mostra prevedibile e non del tutto in grado di conservare il proprio smalto alle orecchie dell’ascoltatore più avvezzo al genere.
Neppure la dicotomia tra il vellutato sfondo tastieristico e la componente più marcatamente black messe in campo nella conclusiva Woody Allen riescono ad adombrare l’impressione di scarsa ispirazione ed eccessiva conformità che affettano la produzione. Ed è senz’altro un vero peccato, data l’esecuzione impeccabile dei nostri e la messa in campo di alcune soluzioni intriganti che avrebbero potuto essere sfruttate con più profitto. Ciò non inficia comunque la qualità complessiva e la godibilità della release, che rende impossibile una bocciatura netta. Per tali ragioni, se Ember è consigliabile a chi apprezza tanto visceralmente il blackgaze da poter soprassedere sulle sue evidenti sbavature, l’ascolto potrebbe non soddisfare in tutto e per tutto i palati più esigenti.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
69 su 1 voti [ VOTA]
Nattleite
Lunedì 3 Settembre 2018, 8.54.47
2
@Jan Hus: "evidenti sbavature" si riferisce al disco
Jan Hus
Lunedì 3 Settembre 2018, 0.08.22
1
D'accordo con la recensione, delusionissima. Non ho capito però se le evidenti sbavature sono sue del blackgaze o sue di questo album. Comunque questo è blackgaze mal riuscito.
INFORMAZIONI
2018
Wolves And Vibrancy Records
Black
Tracklist
1. Fire and Ember
2. Vanish
3. The Garden
4. Smoke and Ember
5. Hills of Gold
6. Sunwalk
7. Woody Allen
Line Up
Katharina (Voce)
Dennis (Tutti gli strumenti)

Musicisti Ospiti:
Peter Honsalek (Tastiera)
 
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