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Pelagos - Revolve
02/09/2018
( 580 letture )
Melancholy in a decidedly post-industrial minimalist, repetitive urban Finish way, but soaked in romantic wanderlust and Balearic exotica.

Così definiscono il loro sound i Pelagos, gruppo finlandese composto da ex membri dei Circle, band dalla discografia sterminata dedita a un rock sperimentale che ha fuso krautrock, jazz, heavy e molto altro. Che aspettarsi, quindi, da questo nuovo progetto? Col passare degli anni, i generi hanno la tendenza a diventare sempre più frammentari, e il prefisso post- ha perso il significato che negli anni 90 indicava una stretta cerchia di band e uno stile ben definito. Non è raro che gli artisti mascherino la mancanza di idee dietro etichette incomprensibili, tentando di giustificare un’eccessiva sperimentazione senza un vero filo conduttore dietro. Potrete quindi capire lo sconforto del sottoscritto quando si è visto arrivare questo promo: la possibilità di trovare un mattone composto da tre riff ripetuti allo sfinimento non era da sottovalutare. E invece…

Sin dall’opener Code sono ben chiare le coordinate del viaggio che stiamo per intraprendere: un pianeta lontano e inesplorato è il luogo in cui i tre ci vogliono trascinare, grazie a un complesso lavoro di synth e voci filtrate. Si nota subito una certa ripetitività di fondo, che però non annoia ma è funzionale allo scopo del platter: il titolo stesso, Revolve, trasmette l’idea di un movimento lento, ripetitivo ma in continua evoluzione. Ogni traccia ha una particolarità che la rende riconoscibile senza però essere invadente e mantenendo quell’aura mistica che ricrea alla perfezione il paesaggio dai toni bluastri rappresentato in copertina. La prima parte del disco assume toni ipnotici e circolari, atti a cullare l’ascoltatore e metterlo a proprio agio. Si passa dalle percussioni appena accennate di Code ai toni urbani/dark di Aphrodite’s Shore che ricordano gli Ulver di Perdition City, transitando per il flusso travolgente di River ( Proxima Centauri) e la dolce chitarra acustica di Island of Pelicans: tante buone idee, forse non tutte realizzate al meglio, soprattutto a causa del minutaggio eccessivo in alcuni frangenti.

Ma è nella seconda metà che i nostri sfoderano le loro carte migliori, osando in maniera più coraggiosa e creativa. Invisible si apre con una chitarra acustica folk che si amalgama alla perfezione coi cori e riesce a donare grande eleganza al pezzo, facendo da preludio ai pulsanti beat elettronici di Sea of Tranquillity, brano caratterizzato da un’atmosfera oscura e minimalista. Ci stiamo avviando verso la fine: Muted Stars, dai colori delicati e sognanti, richiama fortemente il suono dei Pink Floyd di The Division Bell e prepara l’ascoltatore a Embryo, sicuramente una delle tracce meglio riuscite del lavoro. Progressive settantiano, space rock e new wave sono solo alcuni degli stili rielaborati in chiave fresca e moderna dalla band, ottenendo una perfetta alchimia: non si potrebbe davvero chiedere miglior chiusura per un lavoro del genere.

È il momento di tirare le somme: con una proposta del genere, basta veramente pochissimo per valicare il confine tra il completo coinvolgimento dell’ascoltatore e la noia più totale. I Pelagos rischiano, ma fanno centro: la -forse- eccessiva ripetitività gioca a loro favore, creando un platter compatto in cui i brani, spesso molto diversi tra loro ( si pensi al netto distacco tra Aphrodite’s Shore e Invisible), scorrono in modo omogeneo e riescono a teletrasportare l’ascoltatore in un mondo sconosciuto.

Difetti? Senza dubbio nelle prime tracce i finlandesi avrebbero potuto osare di più, invece sembra che in qualche modo abbiano voluto andare sul sicuro, e la qualità complessiva del lavoro ne risente. Se decideranno di proseguire su questa strada, hanno i numeri per l’album della consacrazione definitiva: per ora godiamoci questo Revolve, sdraiati su una spiaggia di un pianeta lontano mentre ammiriamo meravigliose costellazioni mai viste prima.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
83.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2018
Svart Records
Post Rock
Tracklist
1. Code
2. River (Proxima Centauri)
3. Island of Pelicans
4. Aphrodite’s Shore
5. Invisible
6. Sea of Tranquillity
7. Muted Stars
8. Embryo
Line Up
Petri Hagner - (Voce, Basso, Chitarra, Tastiere)
Teemu Elo - (Chitarra)
Janne Peltomäki - (Batteria)
 
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