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Tyranny - Tides of Awakening
07/09/2018
( 394 letture )
Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn.

Con l'emblematica Behind the Wall of Sleep dei Black Sabbath si è costituito in maniera del tutto spontanea un binomio inscindibile tra le tematiche lovecraftiane e la musica metal, accoppiata che, a tutti gli effetti, possiamo dunque far risalire agli albori di questa stessa espressione sonora. In quasi un cinquantennio nel quale questa accoppiata ha ispirato la scrittura di una mole infinita di brani, elaborazione di concept o addirittura fatto scattare la scintilla per un monicker di una band (in un inevitabile tourbillon di bagliori destinati a sfidare il tempo e fallimenti inghiottiti dall'oblio), si sono messi in evidenza alcuni sottogeneri particolarmente adatti a evocare attraverso i suoni il terrificante universo scaturito dall'immaginario del celeberrimo “solitario di Providence”. Quegli abissi insondabili e quei raccapriccianti regni sotterranei cinti dalla follia del caos cosmico hanno infatti impiantato il seme all'interno di quello stile di cui furono capostipiti i seminali Thergothon e non è un caso infatti che proprio il loro secondo demo rechi il titolo Fhtagn-nagh Yog-Sothoth. Anche in questo ambito il testimone verrà raccolto da diverse formazioni appartenenti al filone inaugurato dalla storica band finlandese e tale formula raggiungerà uno dei suoi apici espressivi circa venticinque anni più tardi con il primo album di un giovane duo tutt'altro che a caso conterraneo dei Thergothon: i Tyranny.

Dopo le tre promettenti tracce contenute nell'EP Bleak Vistae il songwriting partorito dall'accoppiata MäkeläLindqvist prende una decisa sterzata puntando verso i lidi più estremi del funeral (genere di per sé già includente l'aggettivo citato) e sprofondando dunque nei suoi abissi più remoti e inaccessibili, quasi come se la band volesse idealmente ricongiungersi alle coordinate della mitica R'lyeh. Le strutture dei pezzi, la cui durata media si attesta attorno ai quindici minuti (esclusa la conclusiva parentesi ambient Entreaties to the Primaeval Chaos), si minimizzano all'esasperazione avvalendosi di una manciata di riff portanti la cui agghiacciante maestosità trascina con sé una scia di inquietudine, terrore, paralisi ed impotenza; il contesto dettato dal layer principale delle chitarre viene inoltre intensificato sia da una densa e soffocante coltre di tastiere che dai gorgoglii disumani di Mäkelä e Lindqvist, che in alcuni momenti si sovrappongono producendo un ulteriore tracollo del senso di sgomento che costantemente aleggia su tutto il disco. Alla prima visione di un imperscrutabile viaggio dentro un incubo sonoro se ne sovrappone una seconda che emerge solo dopo ripetuti ascolti, esaltando l'abilità dei Nostri nel processo di manipolazione delle trame armoniche, che vengono avviluppate e “aggrovigliate” in un ammasso solo apparentemente impenetrabile, sfuggendo così alla trappola (e alla comoda via d'uscita) della cacofonia fine a se stessa e puntando invece su una sorta di macabra sinfonia partorita in via esclusiva per far perdurare la folle danza di Azathoth e conservare in questo modo il suo persistente stato di incoscienza. Nelle quattro tracce principali si constata infine una certa compattezza compositiva, che determina una somiglianza strutturale tra esse; se da una parte questo fattore risulta l'unico appiglio capace di rendere in qualche modo agevole l'ascolto, d'altra parte esso diviene, come in un contrappasso, l'unico tassello mancante in virtù del quale questo Tides of Awakening non può fregiarsi del titolo di capolavoro. Ciò che in sostanza viene a mancare, infatti, è una delle caratteristiche principe di questo genere, ovvero quel perdersi in un incessante, lento ed inesorabile divenire nel songwriting dettato dal continuo evolversi e diversificarsi dei brani, come se essi fossero delle creature condannate ad una flemmatica e costante metamorfosi, prerogativa di cui ad esempio sono divenuti maestri indiscussi gruppi quali Esoteric e Mournful Congregation.

Nonostante questo limite, si può certo affermare che con Tides of Awakening i Tyranny abbiano prodotto un lavoro peculiare nel suo genere, tranquillamente collocabile nella ristretta cerchia degli album-manifesto del funeral più estremo, assolutamente in grado, sia per le atmosfere che è capace di evocare che per le sensazioni scatenate al suo ascolto, di avanzare una più che autorevole candidatura quale colonna sonora ideale da affiancare alla geniale opera letteraria prodotta da Lovecraft (che ci piace immaginare piacevolmente sorpreso degli effetti sortiti dai suoi scritti, se solo avesse avuto l'occasione di ascoltare un disco di tale portata). Il consiglio finale è dunque di approcciarsi con cautela all'operato dei Tyranny, in particolare a questo loro primo lavoro, di sicuro molto più nelle corde di chi mangia quotidianamente pane e funeral doom piuttosto che di eventuali viaggiatori occasionali che decidessero per curiosità di inabissarsi in queste nefaste vibrazioni dove risuona l'eco dei domini ancestrali dei Grandi Antichi ed il chaos cosmico dagli Esterni; oltrepassato il portale si paleserà inevitabilmente una lenta ed inarrestabile colata di follia e terrore.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
sempletori
Sabato 8 Settembre 2018, 14.44.00
2
gruppo allucinante. Doom all'ennesima potenza
Metal Maniac
Sabato 8 Settembre 2018, 14.20.21
1
l'ho ascoltato, ma non è molto il mio genere, anzi si può tranquillamente togliere il "molto"... canzoni lunghissime, lente ed interminabili, se uno le ascolta che è un attimo depresso rischia di suicidarsi... troppo estremo e particolare come genere, passo.
INFORMAZIONI
2005
Firedoom Music
Funeral Doom
Tracklist
1. Coalescent of the Inhumane Awareness
2. Sonorous Howl from Beyond the Stars
3. Upon the War-Torn Shape of Cold Earth
4. In the Arcane Clasp of Unwritten Hours
5. Entreaties to the Primaeval Chaos
Line Up
Matti Mäkelä (Voce, Chitarre, Samples)
Lauri Lindqvist (Voce, Basso, Tastiere)
 
RECENSIONI
 
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