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Nagelfar - Srontgorrth (Die Macht Erfaßte Das Meine Wie Die Angst Das Blut Der Anderen)
07/09/2018
( 428 letture )
Alexander von Meilenwald è di certo un personaggio di rilievo nella scena metal globale. La sua produzione a nome The Ruins Of Beverast, addensando materia black attorno a un polo gravitazionale fatto di esoterismo, satanismo e paganesimo, ha innalzato nel tempo un monolite doom che ad oggi domina le vaste lande della musica estrema continentale. La prima manifestazione del suo grande talento si ebbe nel 1993 quando, ad appena 15 anni, diede vita con il chitarrista Zorn ai Nagelfar. Dopo il fulminante esordio sulla lunga distanza Hünengrab Im Herbst, in cui già si impone un eclettismo compositivo fatto di cavalcate bathoriane, deflagranti uptempo di caustico black scandinavo e trame finemente prog negli intrecci strumentali, nel 1999 la formazione dà alle stampe per Kattenhund Records il qui presente Srontgorrth.
Composto dalla rielaborazione di due dei brani estratti dai primi demo della band, uno dal precedente full-length e due pezzi originali, l’album è in realtà un’unica suite strutturata in capitoli e sotto-capitoli. La continuità degli stessi è garantita musicalmente dalla ripetizione del main riff in differenti sezioni e, tematicamente, dal ricorso al tema dell’eclissi solare come metafora di decadimento e rinnovamento dell’Io. E Srontgorrth, nei suoi settanta minuti abbondanti, è un diadema di puro avantgarde metal in cui si incastonano mirabilmente trasparenze progressive, cristalli di silicio EBM e ossidiana second wave black.

Kapitel Eins si apre con sintetizzatori dallo spazio profondo che si coagulano nella cadenza portante del pezzo e vengono raddoppiati dalla sei corde. Quest’ultima stratifica gradualmente il riff principale, mentre Jander canta di oscure epifanie, morte e rinascita, in una agghiacciante polifonia di voci, dal baritono più ossianico allo scream più corrosivo. Il drumming di von Meilenwald è furente e selvaggio, ma anche capace di significative variazioni dinamiche. Ne è prova la sequenza centrale della traccia che, pur mantenendo una forte identità black nei suoni e nelle atmosfere, staglia all’orizzonte un miraggio rock, fra pulsazioni di basso quasi post-punk (vengono in mente le saturazioni dei Wire) e sinfonismi degli archi. L’epilogo è una distopica stanza electro dalle flessuosità synth-wave ottantiane.
Kapitel Zwei irrobustisce la matrice thrash del sound, in modo particolare nel riffing di Zorn, ma muta per stadi successivi: prima in una cadenza doom, poi in un numero symphonic black fra Dimmu Borgir e primi Emperor, quindi in una splendida sezione che oscilla fra suggestioni melodic e atonalità di scuola Immortal. Improvvisamente il pezzo ammutolisce, lasciando spazio a scintillanti ottoni che disegnano un tema di chiara ispirazione Summoning. Esso squadra poi in un mid-tempo dettato ancora una volta da afflati post-rock che evaporano nella lunga coda per archi, tom e sintetizzatori.
A seguire Kapitel Drei apre fra tribalismi percussivi e frustate punk-HC di basso, acquisisce una chiara fisionomia pagan black, in cui ogni stanza fluisce organicamente nell’altra attraverso sapienti giochi di incastro ritmici e armonici. Anche questo brano è una creatura sonora multiforme, che incede inarrestabile, fra accelerazioni second wave, inabissamenti occult-rock e improvvise vertigini melodiche. Splendido è, ad esempio, il breve cameo per solo violino che introduce la coda: 4 battute di dolorosa danza al confine fra accademia romantica ottocentesca e canto da diaspora ashkenazita.
Kapitel Vier, il brano più breve del lotto, si sviluppa fra Neue Deutsche Welle, electro mitteleuropea e digital hardcore (a tratti si materializzano gli Atari Teenage Riot), dando forma a un numero industrial che non rinuncia ad un certo gusto melodico vicino agli esperimenti avant di Thy Catafalque. Più tradizionale è invece l’apertura di Kapitel Fünf, che denuncia un gusto squisitamente heavy metal nell’avvitamento melodico del riffing. Si tratta però soltanto dell’illusione di una tregua che presto svanisce, cedendo il passo ad un furente discorso black fatto di tradizione pagana, grandiose architetture post rock, immersioni quasi doom ed escoriazioni DSBM, soprattutto nella teatralità vocale di Jander. La sua prestazione ricorda le urla strazianti di Rainer Landfermann tra i solchi di Dictius Te Necare.

Un’ora e dieci minuti senza un calo di tensione, un riempitivo, un offuscamento nel songwriting o un calo nella performance: i tre musicisti lungo tutto il platter sono ispirati, precisi e ficcanti pur nella varietà di fonti interrogate. La produzione, affidata a Andy Classen, già chitarra negli Holy Moses e in seguito alle manopole tra gli altri per Belphegor e Rotting Christ, è definita ma non eccessivamente pulita, garantendo così leggibilità a tutti gli strumenti senza perdere in potenza e aggressività.
Srontgorrth, penultimo capitolo della saga Nagelfar, è manifesto di uno sguardo trasversale sul mondo metal che, in concomitanza con gli esperimenti avantgarde di Ved Buens Ende, Dødheimsgard e Solefald, aprirà il corpo black a progressive contaminazioni ed evoluzioni.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
64.5 su 2 voti [ VOTA]
Coffins
Lunedì 10 Settembre 2018, 0.47.15
4
Buon disco,anche se per i miei gusti i vertici della loro discofrafia rimangono il primo Hunengrab... e il demo Jagd, chi ha votato 31 o è un burlone o è un sordo
No Fun
Domenica 9 Settembre 2018, 20.47.58
3
Oops, pardon Alessio, mi confermo un bradipo della tastiera, quando ho cominciato a scrivere il tuo commento non c'era!
No Fun
Domenica 9 Settembre 2018, 20.44.44
2
Nessun commento per questi qui e un tipo che è passato per votare 31? Boooh!! Non potevano mancare nel sito. Li ho in wishlist da troppo tempo, prima o poi devo prendere un album, non posso continuare ad ascoltarli sul mio smartphone ridicolo. Di solito elettronica e industrial mi fanno sbadigliare e bestemmiare però con questi no. Cosa vuol dire il titolo?
Alessio
Domenica 9 Settembre 2018, 20.21.18
1
Ottima recensione, mi fà piacere sia stato rispolverato questo gruppo dimenticato.
INFORMAZIONI
1999
Kettenhund Records
Black
Tracklist
1. Kapitel Eins. Der Frühling: Als Die Tore Sich öffnen...
2. Kapitel Zwei. Der Sommer: Die Existenz jenseits der Tore
3. Kapitel Drei. Der Herbst: Endzeit
4. Kapitel Vier. Der Winter: Trümmer
5. Kapitel Fünf. Willkommen zu Haus…
Line Up
Jander (Voce)
Zorn (Chitarra, Basso)
Alexander von Meilenwald (Batteria)

Musicisti Ospiti
Andy Classen (Basso in traccia 4)
 
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