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Bleeding Through - Love Will Kill Us All
10/09/2018
( 511 letture )
Grande reunion e nuovo lavoro sotto Sharp Tone Records per i veterani del melodic metalcore e più precisamente per i pionieri del metalcore sinfonico: i Bleeding Through, fra i primi del genere a vantare una tastierista nelle loro fila, i Nostri proponevano con l’esordio Dust To Ashes un death melodico spietato che divenne piano piano melodic metalcore: selvaggio ma con un notevole corredo sinfonico che, a dispetto delle convenzioni, andava a rendere ancora più pesante e tetro il tutto, segnando il genere con lavori come Portrait of the Goddess e This is Love, This is Murderous e proseguendo con una carriera tutto sommato dignitosa, smussando gli angoli non tanto nell’impatto quanto nella produzione. Il loro particolare più significativo è che le tastiere non sono mai state integrate e utilizzate in chiave elettronica (come in altre band quali The Devil Wears Prada o Enter Shikari), ma sempre in chiave gotico/sinfonica.


Il triste comunicato dello scioglimento dopo ben 7 album e 14 anni di carriera avvenne nel 2013, ma inaspettatamente i Bleeding Through tornano a sorpresa con l’ottavo album, ricco invece di abbellimenti e semplicismi che alleggeriscono il loro stile originario, a cominciare dai ritornelli puliti e dalle tematiche liriche, mentre il primo singolo estratto Set Me Free aveva ingannato un po’ tutti essendo possente e implacabile, pur non potendo arrivare ai primi lavori, il cui mordente era in ogni caso anche segnato dalla produzione che oggi suonerebbe forse anacronistica.
Insomma questa evoluzione sembra da una parte naturale e legittima, dall’altra i tempi d’oro della band hanno sempre quel fascino e significato indimenticabile. Rimane in generale il segnante gusto decadente che pervade tutto il lavoro e conferisce quasi un connotato cromatico alla loro musica, un colore ombroso e sanguigno. Già dal titolo sempre fedeli al loro concept del cuore spezzato e dell’amore come forza distruttiva - una sorta di romanticismo moderno che ha sua massima espressione in This is Love, This is Murderous - i cinque propongono 12 pezzi dal songwriting variegato e, per fortuna, con più alti che bassi, anche se i fasti dei primi lavori sono ormai andati e alcune banalità risultano fastidiose. Se le harsh vocals del singer Brendan Schieppati non deludono mai e suonano massicce, sono i ritornelli e cori puliti a sembrare cantati alla bell'e meglio, andando a impoverire canzoni altrimenti ricchissime e soprattutto schiaffeggiando il ricordo che abbiamo della band sia agli esordi che nell’ultimo lavoro pre-scioglimento, The Great Fire. Per fortuna la gravità è circoscrivibile solo ad alcuni pezzi e possiamo -nel complesso- goderci un bel ritorno. Punti di forza sono le squisitezze Swedish death, fra riff di chitarra e melodia ovattata, il blasting di batteria a creare il muro del suono e, manco a dirlo, la produzione notevole. C’è comunque una continuità con il precedente lavoro, pur essendo passati 5 anni, con un’impalcatura metalcore che vede fondamenta swed, goth ma anche groove metal.

L’intro opinabile Darkness a Feeling I Know ci fa preoccupare, mentre per fortuna la vera e propria opening Fade into the Ash ci colpisce al contrario per efficacia e per il suo inchino al metal nord europeo. L'impronta catchy di alcuni pezzi potrebbe infastidire, ma li fa anche rimanere in testa (End Us o Dead Eyes), mentre altri stupiscono per le trovate simpatiche (No Friends col suo groove e Slave coi suoi suoni digitali), supportando la tesi che ci possono essere tanti pezzi eclatanti in un album e non solo i primi singoli estratti. L'apice della fedeltà alla scuola svedese è invece nel pezzo Buried, mentre la chiusura è affidata al pezzo Life con i suoi contro-cori di voce femminile.

In ogni caso, a parte qualche piccola caduta di stile, questo è un felice ritorno e un album che si fa ascoltare, anche più volte, con piacere e sicuramente più semplicità rispetto al passato: meno pesante e complesso e forse meno adatto ai metalhead vecchia scuola (come invece erano i primi lavori), questo è un album che riprende il senso intrinseco della band, pur diventando più attuale ed è inoltre un lavoro che può avvicinare i neofiti del genere o i giovani ascoltatori a una band storica dalla carriera significativa.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
50 su 2 voti [ VOTA]
Area
Mercoledì 12 Settembre 2018, 13.10.23
3
Pensavo che non esistessero più. Li vidi live ormai eoni fa nel 2009... proprio nel periodo di massima fama del metalcore. Loro non erano niente male.
Numbered Days
Mercoledì 12 Settembre 2018, 12.35.03
2
Disco del ritorno sulle scene promosso. Hanno effettivamente alleggerito il sound, ma ne è uscito un prodotto molto più che valido, ci troviamo tra The Truth e Declaration in qualita' di potenza sonora e melodia, spesso ricercata e trovata! Uno dei dischi migliori dell'anno, voto 80
sterling
Mercoledì 12 Settembre 2018, 12.16.17
1
Brutto forte. I vecchi dischi erano mooooolto più fighi. Il problema è che hanno scippato spudoratamente tutti i riff.
INFORMAZIONI
2018
Sharptone Records
Metal Core
Tracklist
1. Darkness A Feeling I Know
2. Fade Into The Ash
3.End Us
4. Cold War
5. Dead Eyes
6. Buried
7. No Friends
8. Set Me Free
9. No One From Nowhere
10. Remains
11. Slave
12. Life
Line Up
Brandan Schieppati (Voce)
Brian Lepkke (Chitarra)
Marta Peterson-Demmel (Tastiera)
Ryan Wombacher (Basso)
Derek Youngsma (Batteria)
 
RECENSIONI
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