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Man with a Mission - Chasing the Horizon
11/09/2018
( 277 letture )
Considerando l’inesorabile espansione dei vari generi musicali di scuola occidentale in Giappone, e allo stesso tempo l’affermarsi prepotentemente del j-rock, j-pop e compagnia bella su vasta scala internazionale, non c’è da stupirsi se proprio dalla terra del Sol Levante proviene uno dei più riusciti ed eclatanti esempi di contaminazione tra stilistiche diverse. Necessario precisare che sebbene si sia sviluppato soprattutto nelle ultime due decadi, il j-rock affonda le sue radici sia nel rock primigenio degli anni 60 sia in quello più ramificato degli anni 80, assimilandone la matrice sonora, ma plasmando un suono più confacente alla propria identità culturale. La stessa formula viene utilizzata per tutti gli altri generi musicali contraddistinti dall’impronta made in Japan, identificati dal mercato internazionale come j-ska, j-rap o j-jazz -causando la pronuncia poco felice di quest’ultimo.

Tra tutti gli artisti della scena giapponese che sono riusciti ad imporsi a livello internazionale ci sono i Man with a Mission, classificati come alternative rock, etichetta però utilizzata più per comodità, dal momento che i cinque samurai presentano all’interno di ogni singola traccia cromosomi hip-hop, alternative, punk e di musica elettronica, in particolare dubstep, riddim e french touch. Mettendo insieme tutti questi reagenti si ha la miscela proposta dal combo di Tokyo, miscela di cui un’idea abbastanza consistente la si ha già dall’opener, dove la batteria scandisce la battuta sorretta da un hall prima di lasciare spazio al ritornello. L’apice arriva però durante il bridge, dove sale in cattedra lo scratch di Dj Santa Monica, sovrapposto a delay in dissolvenza ed electro break alla Kill the Noise e Madsonik, mentre il cantato si fa più aggressivo fino alla frenata finale. I riff di chitarra vanno di pari passo con i loop ed il trigger della drum machine nella seconda traccia, durante la quale si susseguono numerosi cambi di tempo segnati dai risvolti dubstep, arricchendo quello che altrimenti sarebbe un brano solamente pop punk, sebbene più articolato rispetto agli standard del genere, sconfinando per un brevissimo momento in territori liquid/chill. Non mancano però le tracce maggiormente incentrate sull’alternative rock, come Take Me Under o Winding Road, che in alcuni frangenti ricorderanno gli Shinedown pur prendendo allo stesso tempo molti elementi chiave del rock giapponese. Anche in un disco eterogeneo come questo si riesce a trovare una traccia che si differenzia dalle altre, Freak It, in cui i Man with a Mission riescono ad inserirci samples dai generi più disparati, in particolar modo jazz e funk. Come se non bastasse, nella seconda parte si assiste ad un sovraccarico di elementi condensati tutti in una sezione, con le trombe che primeggiano in uno degli episodi più frizzanti della tracklist. La titletrack potrebbe essere tranquillamente una di quelle canzoni da spiaggia da tanto assomiglia alle hit degli Image Dragons, ma si recupera con l’ottima My Hero ed una Find You che parte molto in sordina, continua a non decollare per buona parte del brano, salvo poi regalarci un assolo di rara bellezza e terminare con un crescendo maestoso. Anche le ballate, pur non raggiungendo livelli di eccellenza, sanno come farsi apprezzare puntando su delle soluzioni coraggiose e per nulla scontate. Break the Contradiction, che potrebbe alla lontana ricordare i Rage Against the Machine nelle brevissime parti rappate e nell’incitare alla rivoluzione, si presenta come un brano energico, specialmente nella prima parte, per poi rallentare durante il break ed esplodere in un drop bombastico come vuole la tradizione dubstep. Mentre Dog Days si presenta come un brano particolarmente allegro, almeno traducendo il titolo, Dead End in Tokyo è quanto più festoso e radiofonico possibile, anche per gli standard dell’album. Il lavoro dei giapponesi, infatti, sembra prefiggersi l’obiettivo di inanellare una serie di hit facilmente assimilabili; il disco in particolare corre molto velocemente avvalendosi della sua formula leggera, quasi a cercare ogni possibile escamotage per non annoiare mai l’ascoltatore con qualcosa di impegnativo ed intrattenerlo il più possibile. Ciò non va visto per forza in ottica negativa, anzi, valutando tutti gli aspetti presi in esame emergono sicuramente molti più fattori positivi che negativi.

Riuscire ad amalgamare tante influenze diverse non è da tutti, ancora di più se fatto in modo così omogeneo e a maggior ragione se si considera che in molti esperimenti analoghi le canzoni danno l’impressione di sezioni divise più che brani veri e propri, proprio per la difficile compatibilità tra elementi provenienti da generi opposti. Oltre a ciò, per essere un genere finalizzato al successo commerciale può fregiarsi di costruzioni articolate e non banali, con un susseguirsi di variazioni e cambi di tempo continui all’interno di una singola traccia, lasciando trapelare un gran lavoro dietro e minuziosa cura nei dettagli. Originali? A loro modo sicuramente sì. Personalità? Assolutamente presente, proprio per l’innumerevole quantità di elementi incasellati all’interno della loro formula, e nonostante molte tracce si differenzino tra loro si può già riconoscere un’impronta stilistica, come molti quadri diversi realizzati dallo stesso pittore. Da segnalare anche l’alternarsi tra lingua inglese e giapponese in alcuni episodi, che contribuisce ad aggiungere varietà anche dal punto di vista delle liriche. I difetti da imputare consistono in un paio di filler, tra cui inaspettatamente proprio la titletrack, e una seconda parte in calo se confrontata con la prima. In via definitiva, il bilancio è sicuramente positivo e, proprio per la sua natura di ibrido dalle molte sfaccettature, Chasing the Horizon riesce a garantirsi una discreta longevità nonostante l’approccio easy listening.
Pensati prevalentemente per un pubblico di massa, i Man with a Mission potranno riscuotere successo tra gli amanti di musica a 360 gradi, tra coloro che sanno apprezzare il ponte tra passato e futuro presente nella loro proposta, mentre troveranno sicuramente modo di farsi odiare da chi prova repulsione verso alcuni tipi di sonorità. Come se non bastasse la loro cover di Smells Like Teen Spirit.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Giaxomo
Martedì 11 Settembre 2018, 16.08.54
1
Se è j- ci sarà da divertirsi. Mooooolto interessante, grande Fabio! Passerò appena posso! 😉
INFORMAZIONI
2018
Century Media Records
Alternative Rock
Tracklist
1. 2045
2. Broken People
3. Winding Road
4. Hey Now
5. Please Forgive Me
6. Take Me Under
7. Freak It
8. Break the Contradictions
9. My Hero
10. Dead End in Tokyo
11. Chasing the Horizon
12. Find You
13. Dog Days
14. Sleepwalker
Line Up
Tokyo Tanaka (Voce)
Jean-Khen Johnny (Voce e Chitarra)
DJ Santa Monica (DJ)
Kamikaze Boy (Basso)
Spear Rib (Batteria)
 
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