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Circenses - Tightrope Walk On The Ground
11/09/2018
( 260 letture )
Tightrope Walk On The Ground è l’opera prima dei Circenses, monicker sotto il quale si cela la mente di Severi Osala, in un progetto one man band dedita ad un metal progressivo di stampo moderno, tecnico al punto giusto, ma a tratti old school nella scelta di suoni e stratificazioni. Sulle prime tale definizione potrebbe disorientare, ma la compattezza, il tiro ed il groove sono quelli del thrash, striato però da soluzioni più articolate, orientate verso un riffing muscolare tipico di certo metalcore mischiato a sfumature djent, seppur in dosi molto accessibili. La sezione ritmica è la più radicata nel suono classico e tradizionale del metal, tra stacchi tellurici di doppio pedale, rullate insistite in levare, un buon dinamismo di fondo nei fill e una certa propensione per l’essenzialità messa al servizio della canzone, che va ad esaltare le rasoiate delle chitarre.

Uno dei tratti distintivi di Tightrope Walk On The Ground è la produzione, che, sebbene punti sulla resa iperdefinita del digitale, ha dalla sua la scelta di suoni caldi orientati al metal old school, con un occhio di riguardo per le chitarre. In particolare, è presente una distorsione decisamente ricca di crunch, sorretta da buone dinamiche degli altri strumenti: ne deriva quindi un ascolto scorrevole, pompato e steroideo, ma tutt’altro che finto, che rende piacevole l’intricato scambio di riff.
Le canzoni di questo album di debutto sono ben congegnate: a livello tecnico c’è una preparazione di base più che discreta e la forma canzone è sempre fluida, divisa equamente tra irruenza e momenti più ragionati. Le melodie, fulminee e costituite da lick improvvisi, non mancano e svolgono un ruolo riempitivo, come abbellimento, senza essere mai stucchevoli. Insomma, sotto una superficie spaccaossa, c’è spazio anche per qualche finezza e per tirare improvvisamente il fiato, prima dell’ennesima ripartenza killer.

L’iniziale High Center Of Gravity lascia poco da segnalare, nel suo minuto scarso di arpeggi sospesi e rintocchi di basso e grancasse. Già più interessante è la seconda traccia Kill The Words, mai eccessivamente veloce, condita dalla giusta quantità di riff stoppati e articolati, harsh vocals in primo piano (a tratti leggermente forzate) ed una linea di piano appena accennata e ricorrente in sottofondo. Lunacy pesta direttamente sull’acceleratore, dispensando blast beat senza sosta. La titletrack riprende il canovaccio della seconda traccia, tra tempi più sostenuti, chitarre dal vago sapore heavy, melodie dei tasti d’avorio e tanta potenza nei riff muscolari. In From Darkness To Joy assistiamo ad uno degli episodi più variegati del disco, con un basso sferragliante e distorto in evidenza e protagonista di un break centrale ben azzeccato in cui duetta con la voce. Nel brano appare anche una seconda parte più acustica, in cui Osala si lancia in un melodico cantato pulito. Niente di innovativo sia chiaro, ma le poche idee messe in campo sono ben organizzate e sviluppate. L’unico brano più debole, per via della scontata melodia in apertura e delle strofe che faticano a decollare è Sleep My Demons. In particolare è davvero bruttino l’alternarsi senza originalità tra breakdown e arpeggi in clean su cui è innestato il cantato in growl. È consigliato passare oltre a meno che non vogliate farvi un’idea sbagliata dell’intero progetto e del songwriting tutto sommato buono.
Con la penultima My Mask si raggiunge invece uno dei punti più alti del disco, che arriva puntualmente con un pugno di riff scattanti e taglienti figli del capolavoro degli At The Gates Slaughter Of The Soul. Aspettatevi quindi un assalto diretto e senza fronzoli, corredato di doppia cassa, chitarre affilate ma melodiche e linee vocali crude e serrate. In altre parole siamo di fronte al concetto di massimo risultato col minimo sforzo. Chiude su buoni livelli qualitativi Swallow Your Pride, ennesima logorante bordata caratterizzata dalla batteria costantemente a rotta di collo e dalle chitarre potenti e che non mostrano alcun cedimento.

Tightrope Walk On The Ground riesce nel difficile compito di suonare moderno, ma con molti riferimenti e rimandi al metal più datato e per di più risultando credibile e genuino, senza scadere nei fastidiosi cliché del caso. Un prodotto non per forza innovativo, ma di sicuro ben suonato e arrangiato, tanto da poter risultare gradevole anche a chi di metalcore ne mastica davvero poco. L’unico aspetto su cui lavorare in futuro riguarda il cantato, tutto sommato azzeccato per il genere proposto, ma che a volte suona leggermente forzato, come se si fossero ricercate linee volutamente più immediate, con risultati tuttavia altalenanti.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Inverse Records
Metal Core
Tracklist
1. High Center Of Gravity
2. Kill The Words
3. Lunacy
4. Tightrope Walk On The Ground
5. From Darkness To Joy
6. Sleep My Demon
7. Disordered
8. My Mask
9. Swallow Your Pride
Line Up
Severi Osala (Voce, tutti gli strumenti)
 
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