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Funeral Mist - Hekatomb
13/09/2018
( 688 letture )
Sebbene la figura di Mortuus -al secolo Hans Daniel Rostén- sia particolarmente nota per aver prestato la propria ugola ad i Marduk sin dal 2004, per gli appassionati di black non è certo un mistero come l’arcinoto monicker svedese non costituisca che uno dei progetti dell’artista. Quest’ultimo difatti, oltre a figurare come Arioch quale voce e chitarra nei Triumphator, rappresenta la mente e il braccio armato dell’entità che va sotto il nome di Funeral Mist, presente sulle scene sin dal 1994. Rostén, servendosi volta in volta di session più o meno noti, ha tratteggiato autonomamente i lineamenti della propria creatura, facendosi portatore di una proposta a un tempo piuttosto ortodossa rispetto al verbo novantiano nonché genuina e travolgente. Annunciato e rilasciato pressoché a sorpresa, Hekatomb rappresenta la terza fatica del funambolico mastermind coadiuvato nell’opera dal guest Lars B alle pelli. Nonostante la scarna semplicità dell’artwork possa trarre in inganno in tal senso, basta avviare la riproduzione del platter per ravvisare come ci si trovi in realtà dinanzi una vera e propria perla nera, in grado di risplendere di luce propria persino nel saturo panorama delle release black contemporanee. In Nomine Domini incornicia brillanti soluzioni, affidate alle quattro corde, in un impianto chitarristico che spazia da suggestioni thrasheggianti ad ipnotiche progressioni ricorrenti. La successiva Naught but Death, dal piglio genuinamente darkthroniano, avviluppa armonizzazioni in tremolo ad una prova vocale incisiva ed ispirata, dando luogo ad un brano sorprendentemente accattivante. Un furente assalto frontale, affidato in particolar modo alla sezione ritmica, qui serratissima, introduce Shedding Skin. Il ritmo è tuttavia più volte allentato -lasciando lo spazio a nevrotici arabeschi affidati alle chitarre- strozzato ed esasperato, dando luogo ad un dinamismo estremamente suggestivo. Cockatrice, beneficiante della partitura più ardita e spregiudicata del platter, ne costituisce indubitabilmente uno degli episodi più riusciti. In essa trova persino posto un intermezzo atmosferico e spettrale, dischiudente in una micidiale e sostenuta reprise. Quest’ultima sfuma a sua volta in un beat che sfocia, pressoché senza soluzione di continuità, nella successiva Metamorphosis, attraversata da suggestivi cori soffusi, sottofondo vellutato di un riffing dissonante che delinea con pennellate sulfuree i contorti di un mid-tempo plumbeo ed epico al tempo stesso. La brevissima ed energica Within the Without riporta il metronomo dei Nostri decisamente sopra le righe, non disdegnando tuttavia incisi maggiormente cadenzati in cui si rende ancora una volta protagonista la versatilissima ugola di Rostén, ondeggiante da uno screaming al vetriolo a vocalizzi dalle sfumature quasi solenni. E se Hosanna, con le sue irresistibili melodie tratteggiate dal riffing in tremolo risulta trascinante e quasi catchy -entro i limiti in cui un brano dei Funeral Mist può esser definito tale- Pallor Mortis chiude il sipario su Hekatomb dispiegando un ordito in cui trovano posto allentamenti ieratici nonché sezioni dominate da metriche veloci, entrambi vergati da partiture chitarristiche mai monocordi o eccessivamente ripetitive.

Al termine dei quarantatré minuti lungo i quali si dipana Hekatomb, il fruitore abituale di black non potrà che essere estasiato: dalla penna di Mortuus/Arioch sgorgano soluzioni prive di fronzoli e prolissità incapaci tuttavia di rendersi grossolane o scialbe, incredibilmente coerenti con l’impianto del lavoro. I brani, pensati con originalità ed eseguiti in maniera magistrale, presentano strutture cangianti e peculiarità che li rendono ben distinguibili, facendo dell’ascolto ripetuto del full-length una scoperta continua. Tradizione, follia, chirurgica precisione e sprazzi di sperimentalismo sono qui filtrati da un’ispirazione genuina e consacrate da una produzione a un tempo moderna e potente ma mai eccessivamente bombastica o plasticosa. Tali ragioni rendono l’ascolto di Hekatomb quasi obbligatorio non soltanto per i fan del poliedrico mastermind ma per chiunque si ritenga un apprezzatore del black metal in senso lato. Il disco in questione rappresenta difatti indiscutibilmente una delle migliori release dell’anno corrente.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85.8 su 5 voti [ VOTA]
Pacino
Martedì 18 Settembre 2018, 14.27.22
12
il capolavoro dei Craft è Fuck the Universe, io come disco Black dell'anno dico quello degli Ascension per ora...
Salvo
Lunedì 17 Settembre 2018, 14.52.53
11
Per ora, disco di nero estremismo dell'anno. Attendo il nuovo Darkend, poi posso dire che il 2018 è stato un anno micidiale.
Mulo
Domenica 16 Settembre 2018, 20.28.50
10
Dei Craft ho Terror propaganda,na bbbomba! Questo Hekatomb è un gran bel disco. 80 x me.
ObscureSolstice
Domenica 16 Settembre 2018, 20.18.33
9
@Pacino: il nuovo dei Craft è un bel dischetto. L'ho addocchiato anche io da quando è uscito
Alessio
Domenica 16 Settembre 2018, 13.16.54
8
Alla fine mi aspettavo di meglio. Un buon album sotto tutti i punti di vista globalmente, ma dall'autore di Salvation e Maranatha boh mi aspettavo qualcosa di diverso. Anzi, secondo me risente fin troppo dell'esperienza ormai pluriennale con Morgan. Infatti se fosse incastonato tra Serpent Sermon e Viktoria non penso che ci sarebbero problemi ( con meno epicità e piu divagazioni ambientali). Per me in questo 2018 Uada, Varathron e Aorlhac sono molto piu in alto, anzi aggiungerei anche gli Ungfell ( e magari qualcosa mi sfugge). Comunque un album godibile. Per me 75.
JackFrusc
Sabato 15 Settembre 2018, 21.30.34
7
Disco black dell’anno
Pacino
Venerdì 14 Settembre 2018, 14.03.29
6
Gran bel disco, quello dei Craft, anch'esso uscito da poco l'ho preferito, recensitelo...
Alessio
Venerdì 14 Settembre 2018, 8.44.05
5
Ancora mi manca. Recupero al prossimo giro di acquisti.
ObscureSolstice
Venerdì 14 Settembre 2018, 1.41.22
4
Beh, dell'ultimo dei Marduk rispetto a questo hanno sonorità diverse, ma questo è molto ben fatto
God of Emptiness
Giovedì 13 Settembre 2018, 22.34.23
3
Concordo con Ad Astra, disco Black dell'anno. Me lo sono fatto arrivare per il compleanno, di un'intensità micidiale. Recensione superlativa, solo il voto in calce é sbagliato: VOTO 90!!!
Ad Astra
Giovedì 13 Settembre 2018, 22.29.20
2
disco belack dell'anno. per ora.
Luca
Giovedì 13 Settembre 2018, 19.56.34
1
Questo è il vero gruppo di Arioch nel quale può dare sfoggio della sua arte nera.. grande album, dieci spanne sopra l’ultimo orrendo Marduk
INFORMAZIONI
2018
Norma Evangelium Diaboli
Black
Tracklist
1. In Nomine Domini
2. Naught but Death
3. Shedding Skin
4. Cockatrice
5. Metamorphosis
6. Within the Without
7. Hosanna
8. Pallor Mortis
Line Up
Arioch (Voce, Chitarra, Basso)

Musicisti Ospiti:
Lars B (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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