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Dream Child - Until Death Do We Meet Again
14/09/2018
( 379 letture )
Da una seduta di brainstorming tra il presidente della Frontiers Records Serafino Perugini e lo storico chitarrista dei Dio Craig Goldy, nascono i Dream Child, un nuovo super-gruppo, unitosi per creare ancora una volta della buona musica vecchia scuola, lasciando a Goldy la possibilità di mettere in pratica tutti gli insegnamenti appresi dall’esperienza maturata lavorando a contatto con Ronnie James, figura eccezionale nella storia della musica heavy/rock. Proprio a Dio è dedicato questo album, Until Death Do We Meet Again, e la nascita di questa formazione, che prende il nome proprio dalla canzone Dream Evil dei Dio e dal nomignolo che venne affibbiato a Craig.
Probabilmente bastano queste poche parole introduttive per far capire con che tipologia di disco si ha a che fare: la solita produzione curatissima e apprezzabile firmata Frontiers (con il contributo di Alessandro del Vecchio) sulla base di un hard rock e heavy metal in pieno stile Deep Purple e Dio suonato alla grande da un gruppo composto da nomi di grande spessore (vedasi anche la sezione ritmica con Rudy Sarzo e Simon Wright, anch’essi ex Dio), indiscutibilmente a loro agio in un contesto come questo. Tutta l’esperienza maturata in precedenza condiziona pesantemente le sonorità di questo nuovo organico, la cui musica viene proposta come un grande tributo, lasciando di conseguenza poco spazio a novità o a trovate originali. Anche Diego Valdez alla voce si muove in questa direzione, cantando intensamente e talvolta emulando Ronnie James, in linea con quello che ha sempre fatto anche nel suo gruppo principale, gli Helker. Until Death Do We Meet Again non vuole essere una prova di personalità o una pietra miliare del rock (come i dischi da cui prende inspirazione), bensì vuole portare avanti e rendere nuovamente attuale questo tipo di sonorità, rinfrescandola senza stravolgimenti; e in fin dei conti l’operazione si rivela riuscita.

Le canzoni scorrono bene, in un susseguirsi di strofe, ritornelli e assoli ben amalgamati e carichi di mordente per una buona ora di musica. Come in molte altre situazioni simili, anche per Until Death Do We Meet Again sarà difficile lasciare un segno durevole negli anni, per i soliti motivi legati alla natura del progetto, che spesso si perde di vista non trovando continuità (e molto spesso è un peccato). Tolto questo le canzoni sono tutte valide e di pari qualità, senza particolari cambi di ritmo o sfumature di genere. Tutto procede all’insegna del rock senza compromessi, ovviamente non lasciando spazio a brani lenti o particolarmente fuori dagli schemi. Esemplificativi sono pezzi come l’opener Under the Wire o altri quali You Can’t Take Me Down, Midnight Song o la lunghissima e più elaborata One Step Beyond the Grave. Alla lunga però questa piattezza della tracklist unita a una durata parecchio estesa appesantiscono l’ascolto; non ci sono canzoni brutte o note stonate, ma forse si poteva limare qualcosa per rendere il procedere di Until Death Do We Meet Again più leggero di quanto effettivamente già sia (sempre considerando che per quanto prolisso possa essere stiamo parlando pur sempre di un disco energico e scanzonato, magari non troppo longevo, ma comunque lontano dall’essere un mattone). Dal punto di vista esecutivo invece bisogna fare un plauso a tutta la band: le ritmiche funzionano e scorrono senza sbavature, lasciando parecchio spazio agli immancabili assoli di Goldy e a una prestazione degna di nota di Valdez, efficace in tutta la sua performance, in cui si muove sulle orme di Dio, quindi cantando bene, dimostrando grande talento, ma lasciando un po’ in disparte la propria personalità. Per essere un primo disco sembra esserci una certa coesione e un buon equilibro tra ogni elemento.

Until Death Do We Meet Again è un’uscita indubbiamente valida e ben realizzata, indirizzata apertamente ai seguaci dei Dio e gruppi affini, ma consigliata comunque a chiunque desideri ascoltare una buona ora di musica heavy concreta e diretta, prodotta con grande cura e capace di suonare con freschezza, ma in modo affine ai classici del genere.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
79 su 2 voti [ VOTA]
Graziano
Lunedì 17 Settembre 2018, 18.11.09
2
Son combattuto. Il Dream team c'è tutto anche se l'autoplagio è dietro l'angolo. Però alcuni momenti d'esaltazione ci sono....E meglio un bravo cantante in carne ed ossa che un ologramma...
Metal Shock
Venerdì 14 Settembre 2018, 19.33.56
1
Il grosso problema di questo disco, formalmente buono, è che pare di ascoltare un nuovo disco di Dio rimasto inedito. Dopo qualche ascolto non mi esalta troppo, mi attesto su un 70.
INFORMAZIONI
2018
Frontiers Music
Heavy
Tracklist
1. Under the Wire
2. You Can’t Take Me Down
3. Games of Shadows
4. It Is What It Is
5. Playin’ with Fire
6. Light of the Dark
7. Midnight Song
8. Until Death Do We Meet Again
9. Washed Upon the Shore
10. In a World So Cold
11. Weird World
12. One Step Beyond the Grave
Line Up
Diego Valdez (Voce)
Craig Goldy (Chitarra)
Wayne Findlay (Chitarra, Tastiere)
Rudy Sarzo (Basso)
Simon Wright (Batteria)
 
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