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Accept - Eat the Heat
15/09/2018
( 692 letture )
Correva l’anno 1989 quando gli Accept, celebre gruppo speed-heavy metal tedesco, decisero di tornare sotto i riflettori con un nuovo disco dopo la pacifica uscita del frontaman Udo Dirkschneider, famoso per aver contribuito alla realizzazione di alcuni album di assoluto pregio quali Metal Heart e Russian Roulette. Con Eat the Heat il testimone passa al talentuoso vocalist statunitense David Reece. Per completezza bisogna citare anche la sostituzione del secondo chitarrista Jörg Fischer con Jim Stacey, fattore ininfluente per le sorti di Eat the Heat in cui le chitarre fin da principio sono completamente ad opera di Wolf Hoffmann.

Eat the Heat si distingue dagli album precedenti per via di un passaggio a sonorità americane, a tratti anche più leggere e catchy. Più che l’arrivo di un nuovo vocalist è questo cambio di stile che va a scontrarsi con i gusti di una buona fetta di ascoltatori, abituati allo stile già da allora riconoscibile del quintetto tedesco, capace di racchiudere hard rock e cavalcate rapide e dure. Del resto viene mantenuta una certa continuità: le sonorità per quanto ammorbidite restano ferme nel campo dell’heavy, campo in cui il nucleo storico Kaufmann, Baltes e Hoffmann si muove con classe e disinvoltura, come si può notare nell’opener X-T-C, canzone dalle ritmiche martellanti e con un ritornello in pieno stile Judas Priest. Reece mette subito le cose in chiaro, cercando di non far rimpiangere Udo, tirando fuori tecnica e prestazioni decisamente ricche di personalità, come a voler dimostrare di non essere un semplice rimpiazzo (come poi in realtà sono più o meno andati i fatti).
Segue Prisoner, in cui avviene un primo cambio di sonorità, che a tratti ricordano vagamente quelle delle classiche hit dei Van Halen, grazie a un cantato graffiante ma meno aggressivo e al ruolo primario riservato alle chitarre, specie nell’intro e nel lungo e melodico assolo. Si torna all’heavy con Love Sensation per proseguire poi sulla stessa linea con Chain Reaction, D-Train e Generation Clash.
Chiaramente ispirata dagli AC/DC, in particolar modo nel cantato, è Turn the Wheel, brano squisitamente hard rock. Queste contaminazioni non sono una novità: quanto appena sentito è una situazione analoga ad Heaven is Hell su Russian Rulette. Le inusuali sperimentazioni degli Accept procedono con Mistreated, brano lento, guidato da un cantato e da chitarre urlanti che virano verso l’hair metal americano. Si chiude con un tris di uno scanzonato rock-metal composto da Stand 4 What U R, Hellhammer e Break the Ice.
L’ascolto di Eat the Heat ad oggi è piacevole come non mai, forse proprio anche per questa varietà, da tanti considerata come una trovata poco genuina, come un passo falso. La lunga tracklist sembra essere spezzata a metà: la prima più tradizionale e votata al metal, la seconda più movimentata e indirizzata ad un pubblico più esteso, grazie a canzoni accattivanti, al limite del radiofonico. Il tutto avviene in maniera convincente grazie a una buonissima prestazione dell’intera band e a una produzione curata. Sicuramente si tratta di un disco meno iconico dei precedenti proprio per questa svolta stilistica, che lo rende piacevole e fruibile, ma a tratti meno pesante e fuori dallo stile Accept, sia dal punto di vista compositivo che da quello sonoro, in cui si evince una certa cura nel registrare batteria e le chitarra, grazie a suoni caldi e moderni.
Eat the Heat è un disco che va preso così com’è, nella sua divisione tra sonorità in pieno stile Accept come nel caso di X-T-C o Hellhammer, con una qualità e una potenza pari a quanto fatto in passato con Udo e canzoni ugualmente riuscite ma non troppo inerenti allo stile del gruppo, come nel caso di Mistreated e Stand 4 What U R. C’è da dire anche che gli Accept, spesso considerati come padri di una forma primordiale di speed-power, nel corso della loro evoluzione, oltre a innovare il panorama musicale, sono sempre stati influenzati dall’hard rock nelle sue forme più tradizionali e da un metal più lento e martellante in stile Judas Priest, mostrandolo sempre senza vergogna, e forse ciò che manca rispetto ai lavori passati è proprio un pezzo veloce, sulla linea di T.V. War (sempre di Russian Roulette) e quindi un’evoluzione del lato speed degli Accept, che su Eat the Heal viene quasi messo da parte (emergendo solo in D-Train).

A distanza di anni dall’uscita, senza aspettative o pregiudizi, Eat the Heal non sembra essere invecchiato male, anzi, può essere rivalutato e apprezzato fino a fondo, nel suo saper coniugare tante sfumature di rock e metal (più o meno ispirate). Ovviamente le canzoni non sono esenti da qualche sporadico difettuccio, ma sono sempre ben suonate e cariche di energia, segno di una certa ambizione e voglia di non sparire dalla scena, cercando soluzioni nuove e accattivanti, senza perdere la propria identità. Eat the Heal non è l’album più riuscito o rappresentativo degli Accept ma nel suo seguire strade apparentemente facili, come quella della melodia o della ricerca di sonorità dal respiro internazionale piuttosto che nel trovare continuità con il passato, rappresenta un’evoluzione per il gruppo. Per la sua importanza storica e per l’effettiva validità della proposta merita indubbiamente di essere preso in considerazione e di essere ascoltato.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
72.75 su 4 voti [ VOTA]
Masterburner
Venerdì 21 Dicembre 2018, 9.22.01
9
Album pregevole, ben fatto ma che alla fine non mi lascia nulla (come in genere l'hard rock americano di questo stampo). Insomma alla fine per quanto curate le canzoni mi sembrano un pò sempliciotte, senza guizzi particolari e soprattutto avrei tolto un minuto per ogni song! Comunqe un 70/75 ci sta
Aceshigh
Domenica 23 Settembre 2018, 11.02.37
8
Se torniamo con la mente indietro a quegli anni, l'insuccesso di quest'album a me sembra abbastanza comprensibile. Non solo l'abbandono di un frontman/personaggio come Udo, ma anche un cambio stilistico abbastanza netto (eccezion fatta per 3/4 episodi) a favore di un sound nettamente più soft e meno "europeo".... beh forse era un po' troppo per chi aveva ancora nelle orecchie la "pallottola" di Roussian Roulette (e di ciò che veniva prima). A distanza di decenni, col senno di poi... fu un peccato, perché a fronte di qualche brano meno riuscito, o troppo leggero (Prisoner poteva star bene anche in un album dei Survivor), ci sono dei pezzi veramente belli, come l'opener X-T-C, la sparata D-train, l'acceptiana (questa sì) Hellhammer o la bellissima (e neanche a farlo apposta) purpleiana Mistreated. Certo, magari si fa fatica ad immaginarsi il marchio "Accept" su quest'album, ma di sicuro è un ascolto più che piacevole (molto più piacevole per esempio di Predator, forse anche di Deathrow). Voto 81
Diego75
Mercoledì 19 Settembre 2018, 5.43.11
7
Ricordiamoci che era il 1990 e la direzione musicale hard n' heavy era di stampo USA...comunque gran disco al passo con i tempi dell' epoca...e ottimo cantante...sicuramente un disco da rivalutare col tempo....uno dei pochi dischi hard n' heavy di ottima fattura sullo stampo americano usciti in Europa...voto 87
David D.
Martedì 18 Settembre 2018, 18.18.25
6
Voto giusto, non un capolavoro come molti dicono (almeno per come la vedo io), ma sicuramente un buon album da ascoltare. Si deve però contestualizzarlo da solo, perchè è ovvio che se paragonato con i lavori precedenti, ma anche con Objection overruled, perde parecchi punti.
American Graffiti- Lupo Solitario
Martedì 18 Settembre 2018, 11.09.53
5
il disco è un buon disco il voto va bene per me, per l'hard metal è prassi, visto che sono stati citati i Van Halen, c'è qualcuno che continua sulla stessa linea, vedi l' Udo solista, vidi il Lee Roth solista, e la band da cui provengono i cantanti sterza su altre sonorità, risultato pubblico diviso. Che poi gli Accept abbiano preso il cantante dei TT Quick di Metal of Honour è tutto un programma, i quali non facevano cose molto diverse rispetto eat the heat
InvictuSteele
Sabato 15 Settembre 2018, 15.50.19
4
Schifato per anni, devo dire che in seguito l'ho rivalutato molto. Penso sia un ottimo album, diverso dal solito sound degli Accept, ma molto valido. Voto 75
Hard N' Heavy
Sabato 15 Settembre 2018, 13.14.00
3
senza offendere nessuno per il sottoscritto Eat the Heat è un C-A-P-O-L-A-V-O-R-O. voto 95/100
Sadwings
Sabato 15 Settembre 2018, 13.12.58
2
A me invece piace non sarà il capolavoro della band e ovviamente suona in modo diverso però nel complesso lo trovo un lavoro riuscito. Sinceramente lo preferisco molto di più ai successivi album con udo alla voce (objection overruled, death row predator ).80
Mic
Sabato 15 Settembre 2018, 12.47.42
1
Io gli do un 55. Non perché dagli Accept mi aspettassi altro o motivazioni simili. Semplicemente perché ascoltrandolo, ho provato a farlo anche di recente, l'unica sensazione che ho provato è la noia. Non riesco ad arrivare in fondo. Qualche spunto buono c'è, ma nel complesso lo boccio. Per la cronaca, tutt'altro sound rispetto a questo, ma non mi piace molto neanche Death Row
INFORMAZIONI
1989
BMG
Heavy
Tracklist
1. X-T-C
2. Prisoner
3. Love Sensation
4. Chain Reaction
5. D-Train
6. Generation Clash
7. Turn the Wheel
8. Mistreated
9. Stand 4 What U R
10. Hellhammer
11. Break the Ice
Line Up
David Reece (Voce)
Wolf Hoffmann (Chitarra)
Peter Baltes (Basso)
Stefan Kaufmann (Batteria)
 
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