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Van Canto - Trust in Rust
15/09/2018
( 840 letture )
Il mondo della musica è sempre stato popolato da personaggi e gruppi che, talvolta, sono stati costruiti scientemente per ottenere attenzione e vendite, con relative entrate. Questo mediante espedienti vari, talvolta di dubbio gusto e spesso senza una vera base artistica e reale talento. Il mondo del metal, purtroppo, non è stato affatto al riparo da questo problema, ma la situazione di cui sopra riguarda anche i Van Canto?

Giunti al loro settimo album -e se è per questo anche al settimo tour di una band composta ora da sette elementi- e dopo aver inserito nel gruppo Hagen Hirschmann a prendere il posto di main vocalist in luogo di “Sly” Schunke, sempre nel segno di una proposta quasi esclusivamente vocale, i tedeschi presentano Trust in Rust come l’album della loro definitiva maturazione. Dopo circa dodici anni spesi cantando a cappella il loro power metal con la sola batteria come strumento musicale presente e dopo aver tentato il grande salto con Voices of Fire, eccoli dunque tornare alla ribalta alle prese con un lavoro tradizionale, senza un concept alle spalle. Composto da undici pezzi più due cover -nel disco precedente erano state invece per la prima volta completamente assenti- a coprire un’ampia gamma di sfumature offerte dal power, Trust in Rust si presenta come prodotto forte e fiero, fatto per ribadire e puntualizzare l’appartenenza viscerale ad un certo genere. Abbiamo quindi pezzi molto tirati al limite del “bombastico”, altri più dolci, chiare sfumature hard rock e la scelta delle due cover a coprire i due estremi: Ride the Sky degli Helloween (featuring un Kai Hansen che non sembra dannarsi l’anima, comunque) ed il super classicone Hells Bells degli AC/DC. Soprattutto, però, è il lato anthemico del progetto Trust in Rust a colpire di più, anche per ciò che riguarda le liriche e senza riuscire ad evitare qualche passaggio kitsch. Per quanto riguarda il versante prettamente vocale della proposta, non si può ancora una volta fare a meno di notare come, almeno dal punto di vista tecnico, il canto a cappella sia sempre affascinante da ascoltare ed apprezzabile per il modo in cui riesce a simulare/sostituire gli strumenti tradizionali ed a far sembrare tutto credibile. I bassi a dare profondità e sostanza al tutto, i medi a riempire e gli alti a colpire maggiormente. Complessivamente buone le prove dei vocalist principali (soprattutto di Inga Scharf, mentre il nuovo acquisto Hagen Hirschmann non convince fino in fondo) soprattutto perché evitano gli eccessi e cercano sempre di amalgamarsi con le parti ritmiche, senza relegarle in secondo piano ed esaltandosi nei ritornelli. Questo anche a dispetto di qualche passaggio in cui la parte ritmica risulta ancora una volta un po’ kitsch con quei buffi “rakkatakka” a strappare qualche sorriso, ed anche se ciò non è sufficiente per farne passare in secondo piano la qualità. A risultare più riuscite sono Back in the Lead, Trust in Rust -per quest’ultima in particolare vale il discorso sui testi un po’ pacchiani, per quanto in focus con l’attitudine dichiarata dalla band- Desert Snake e Darkest Days, ossia le canzoni che sono più inni ed in cui la coralità della band esalta le linee vocali, anche se, probabilmente, è in Melody che il lavoro di cesello delle voci è più evidente. Discorso a parte per le due cover prima citate, che scorrono via forti della loro qualità intrinseca e che se non perdono, certamente non guadagnano dalle versioni Van Canto.

Alla fin fine, Trust in Rust è un album piacevolissimo per chi conosce la tecnica vocale ed apprezza il canto in sé, piacevole per chi ama il power melodico (ma non mancano affatto canzoni tirate, a dispetto dell’assenza di strumenti oltre alla batteria) ed interessante per chi è stimolato dalla curiosità di approcciarsi a metodi di lavoro diversi e dalla musica cerca anche del divertimento. Magari un po’ fine a sé stesso e probabilmente destinato a non sopravvivere a sé stesso molto a lungo. Sempre sospesi nel giudizio del pubblico tra baracconata indegna di far parte del mondo del metal e gruppo capace di divertire e persino di entusiasmare per la sua peculiarità, i Van Canto confezionano con Trust in Rust un lavoro ben fatto ed a tratti ben riuscito, ma concettualmente da considerare come un passo indietro rispetto al precedente. Un disco più convenzionale, che soddisferà i fan del gruppo, ma anche i suoi detrattori, che troveranno da questa realizzazione piena conferma del loro punto di vista. Band quindi da avventori del Bar Sport in un certo senso, con le discussioni su di loro che rappresentano più schieramenti di opposte tifoserie che altro, ma che anche stavolta svolge il suo lavoro nel modo atteso. Senza quindi spostare troppo sulla scena internazionale, al di là del loro essere mosche bianche e della relativa qualità delle composizioni proposte. Da notare la presenza di una versione digipack doppio CD dell’opera, che propone nel secondo dieci pezzi del gruppo in versione orchestrale presentati come “Best Of”.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
62 su 2 voti [ VOTA]
megna
Giovedì 16 Maggio 2019, 21.53.20
5
I primi album erano belli e anche le loro cover, ma stavolta hanno toppato di brutto. Ride the Sky fa pena, un insulto alla song culto di Kai Hansen.
figalord
Giovedì 20 Settembre 2018, 16.55.46
4
Oh my God!! what a shit!!!
d.r.i.
Martedì 18 Settembre 2018, 13.32.53
3
Settimo album? Mamma mia e io che credevo che uno fosse già una disgrazia.
blindgamma
Martedì 18 Settembre 2018, 9.36.06
2
il loro peggior album...moscio, moscio, moscio. finche fanno le cover ci si diverte, se si prendono troppo sul serio un album intero diventa inascoltabile
AkiraFudo
Lunedì 17 Settembre 2018, 23.10.42
1
...un gruppo di amici, qualche litro di birra ed un cd dei VC: risate a non finire... li vedrei bene a coverizzare "l'inno del corpo sciolto" di Benigni, per ovvie ragioni
INFORMAZIONI
2018
Napalm Records
Power
Tracklist
1. Back in the Lead
2. Javelin
3. Trust in Rust
4. Ride the Sky (Helloween Cover)
5. Melody
6. Neverland
7. Desert Snake
8. Darkest Days
9. Infinity
10. Hells Bells (AC/DC Cover)
11. Heading Home

CD 2 Digipack Version: Best Of - Versione Orchestrale
1. The Mission (Orchestral Version)
2. Rain (Orchestral Version)
3. Hero (Orchestral Version)
4. Take to the Sky (Orchestral Version)
5. Water Fire Heaven Earth (Orchestral Version)
6. My Voice (Orchestral Version)
7. If I Die in Battle (Orchestral Version)
8. The Higher Flight (Orchestral Version)
9. Unholy (Orchestral Version)
10. The Other Ones (Orchestral Version)
Line Up
Inga Scharf (Voce solista)
Hagen Hirschmann (Voce solista)
Ross Thompson (Voce “rakkatakka” alta)
Stefan Schmidt (Voce “rakkatakka” bassa e voce chitarra)
Ingo Sterzinger (Voce “dandan” basso)
Jan Moritz (Voce basso)
Bastian Emig (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Kai Hansen (Voce nella traccia 4)
 
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