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Lenore S. Fingers - All Things Lost On Earth
24/09/2018
( 1914 letture )
Autunnale.
Se dovessi utilizzare un aggettivo per descrivere il sound dei Lenore S. Fingers probabilmente la scelta ricadrebbe su quello descrivente la stagione appena iniziata.
Con questa affermazione sto -probabilmente- facendo storcere il naso ai poveri membri della band, che hanno ben pensato di intitolare My Name is Snow l'opener del qui presente All Things Lost on Earth (e non ci sono di mezzo riferimenti “martiniani”).
Il fatto è che se da un lato i Lenore S. Fingers hanno perfettamente inteso come veicolare in musica un messaggio decadente, da un altro hanno lasciato nel loro sound degli sprazzi di intensità che non si abbinano -a parere di chi scrive- alla fredda staticità dell'inverno, quanto più al mutamento -magari in peggio- della stagione tanto cara ad Ungaretti.

Avete ragione.
Un po' contorta un'introduzione basata su un solo aggettivo.
Eppure, la sensazione evocata dall'ascolto dell'opera seconda della band di Reggio Calabria è proprio perfettamente in linea con il mood del periodo che ci ha appena raggiunto.
Il quartetto calabrese arriva ad All Things Lost on Earth a quattro anni di distanza dall'esordio Inner Tales. Quattro rivoluzioni intorno al sole che hanno portato i nostri ad un livello di maturità che li pone a livelli oltre la media di molte delle uscite attuali e ha continuato a garantirgli il supporto della My Kingdom Music.
In questo caso si è poi voluto valorizzare l'album lasciandone la rifinitura ad una musicista e produttrice esperta come Anna Murphy (Cellar Darling, ex Eluveitie), che dalla Svizzera ha potuto limare un lavoro di base già ben composto ed arrangiato.

La già citata apertura mostra da subito il gusto di Lenore (al secolo Federica Catalano) alla sei corde, che con un malinconico arpeggio acustico denso di riverbero e accompagnato da effetti ambient fa da perfetto contraltare all'ingresso della sua dolcissima voce.
Non passa molto prima dell'ingresso della chitarra elettrica suonata da un bravissimo Patrizio Zurzolo, che si prodiga tra riff molto più intricati rispetto alla band doom media (sentire quelli di My Schizophreniac Child per credere) e momenti solisti che si dividono in modo equo tra arpeggi e assoli con tanto di sweep picking (Rebirth).
Quello che stupisce è la capacità di Patrizio di passare rapidamente da un incedere gothic doom per mix di tipologia di riffing e arpeggi minori a momenti serrati che si possono invece ritrovare facilmente in ambienti symphonic con reminiscenze power, per non parlare dei passaggi in palm muting della titletrack.
Senza dubbio si tratta dello strumento predominante sia nella costruzione armonica delle canzoni, nonché quello in grado di garantire il maggior grado di varietà.
La sezione ritmica non sta a guardare ma rimane apparentemente più indietro, risultando però ben amalgamata nel complesso del sound. Al basso Natale Casile propone delle linee vigorose con un suono a volte percepibile come leggermente distorto, che emergono meglio in certi pezzi più che in altri, un buon esempio in tal senso è Ever After, dove la sua presenza appare più possente sia nei momenti più calmi che durante l'intensa parte finale. Ha indubbiamente buon gusto nell'impostare i passaggi “slegati” dalla chitarra, ma si dimostra ancora più efficace quando deve svolgere la delicata funzione di legante contribuendo al groove dei brani.
Dietro le pelli Gianfranco Logiudice si dimostra poliedrico, riuscendo a gestire in modo delicato i passaggi lenti e d'atmosfera, dove comunque tiene efficientemente il tempo giocando su hi-hat e fusti. Quando però i pezzi accelerano (di nuovo, Ever After) è in grado di tirare fuori tappeti di doppia cassa e accenni di blast beat senza apparente sforzo.
Una parte rilevante del setting è anche merito di un impiego ragionato di pianoforte, synth e di effetti vari di cui si sono occupati prevalentemente Lenore e Patrizio.
Le tastiere non sono onnipresenti, ma hanno una parte importante nelle aperture dei pezzi e nelle transizioni, generalmente con lunghi accordi di synth miscelati con brevi passaggi di piano (sia accordi che brevi fraseggi. In Luciferines è anche presente la ghironda, per l'occasione suonata proprio da Anna Murphy.
Dietro il microfono Lenore è invece autrice di una prova incredibilmente matura, nonostante sia il membro più giovane del gruppo (ha ventitré anni). Il suo timbro caldo fa spesso da contraltare alla malinconia dei pezzi, che però cerca di sposare con un'interpretazione a tratti sognante (con aperture che mi hanno a tratti ricordato quelle di Heike Langhans).
Il range su cui si esprime è anche piuttosto ampio, seppur senza note estreme in un senso o in un altro, elemento apprezzabile in brani come My Schizophreniac Child, che risulta peraltro una delle sue interpretazioni più riuscite.
A migliorare il suo impatto è anche un uso parsimonioso ma diretto delle sovra-incisioni e uno un po' più consistente -ma mai pacchiano- del riverbero.

Non è possibile non mettere in evidenza il lavoro certosino svolto sia dalla band in fase di registrazione in Italia che da Anna Murphy in Svizzera (che si è occupata di mixaggio e mastering). I suoni ottenuti si dimostrano immediatamente “avvolgenti” segno di una cura attenta dell'immagine stereo. Il tutto permette di dare ancora più spazio ai singoli strumenti che sono stati cesellati dal mixaggio in modo da non sovrapporsi in modi fastidiosi o annullarsi vicendevolmente. Si poteva -forse- lasciare un po' di spazio in più ai piatti sulle alte frequenze e valorizzare meglio il timbro di certe parti di pianoforte, ma si tratta veramente di quisquilie. Per il resto, il sound di All Things Lost on Earth è potente, ricco, definito e nemmeno eccessivamente compresso.

I Lenore S. Fingers hanno indubbiamente fatto centro.
Non solo la band di Reggio Calabria è riuscita nell'intento di creare un prodotto che emerge dalla media dei dischi metal italiani, ma è pure stata capace di costruire una propria idea di sound che, per quanto stilisticamente debitore di importanti act gothic/doom (Novembre su tutti) non disdegna aperture più decise ma comunque eleganti. Se apprezzate il mix sopra descritto e tenete d'occhio la scena underground italiana, non fatevi sfuggire All Things Lost on Earth, perché questi quattro ragazzi calabresi hanno veramente qualcosa da dire.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
63 su 7 voti [ VOTA]
gothdark
Sabato 29 Settembre 2018, 14.13.20
5
A parer mio invece il disco è di ottima fattura e i brani(in particolare il singolo Epitaph e Ever After) sono davvero belli e espressivi,rispetto al precedente lavoro invece si sente un miglioramento dal punto di vista sia delle strutture dei brani che degli arrangiamenti.Daccordissimo sul fatto che coi Novembre non ci azzecchino nulla,così come il "gothic" come viene oggi stereotipato e aggiungerei meglio così
Johnny Freak
Venerdì 28 Settembre 2018, 14.53.33
4
Band super sopravvalutata, questo secondo lavoro è per me insufficiente e più debole del primo, il problema è proprio la voce che è monocorde e fa sempre la stessa linea vocale perchè musicalmente ci sarebbero cose anche interessanti.
Sabani
Mercoledì 26 Settembre 2018, 12.16.59
3
Qualcun altro con pareri tanto disinteressati quanto ben informati?
Unalei
Lunedì 24 Settembre 2018, 18.37.36
2
Ciao Gianluca, sempre ottime recensioni, molto sentite le tue. Credo siamo lontani qui dai Novembre, che non rientrano nelle influenze dei membri... Volevo solamente precisare che le linee clean, gli arpeggi e, almeno per l'album precedenti, sono interamente di Federica, membro più giovane, ma unica mente geniale di questo altro progetto italiano, che, come molti altri prima, se ne va.
PAK
Lunedì 24 Settembre 2018, 14.29.17
1
Appena sufficiente Sono stati citati i Novembre, diciamo che siamo molto ma molto lontano Stranamente dopo 2 canzoni che ho gridato al miracolo ascoltando la voce, dalla terza in poi ha iniziato ad irritarmi... La voce in realta’ e’ molto buona ...sensazione stranissima Chitarra e basi ritmiche buone, testi discreti ma non ci sono picchi e il lavoro pur costruito bene e’ privo di vere emozioni. Il gothic e’ altro
INFORMAZIONI
2018
My Kingdom Music
Gothic
Tracklist
1. My Name is Snow
2. Lakeview's Ghost
3. Rebirth
4. Ever After
5. Luciferines
6. Epitaph
7. My Schizophreniac Child
8. Decadence of Seasons
9. All Things Lost on Earth
10. Ascension
Line Up
Federica Lenore Catalano (Voce, chitarra e synth)
Patrizio Zurzolo (Chitarra e synth)
Natale Casile (Basso)
Gianfranco Logiudice (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Anna Murphy (Tastiere, synth e ghironda)
 
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