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Beyond the Black - Heart of the Hurricane
26/09/2018
( 1435 letture )
"Will I ever beat my demons?
Will I ever bear myself?
"

Corrono in fretta, i nostri Beyond The Black: a soli quattro anni dall'esordio, la band tedesca capitanata dalla giovanissima Jennifer Haben è arrivata al terzo traguardo discografico pubblicando a fine agosto per la Napalm Records Heart of the Hurricane. Ad aumentare velocemente non sono soltanto i titoli delle incisioni: la formazione symphonic, infatti, sta collezionando sempre più partecipazioni a tournée di grossi nomi del panorama metal internazionale, comparendo su cartelloni (ad esempio) del calibro dell'europeo The Resist Tour dei Within Temptation, in programma da metà ottobre a dicembre inoltrato. Dopo aver ricostituito la lineup nel 2016 in seguito alla scelta di cinque sesti dei musicisti di prendere percorsi artistici differenti, la frontwoman torna con un nuovo disco confermando quasi interamente la formazione che troviamo nel già noto Lost in Forever, con l'unica differenza rintracciabile nell'assenza del tastierista Jonas Roßner, ora sostituito dai due ospiti Miro Rodenberg e Corvin Bahn. Analogamente alla lineup, anche l'équipe produttiva risulta simile: oltre all'ormai assodato maestro Sascha Paeth, hanno preso parte alle fasi di songwriting, registrazione e missaggio anche Hardy Krech (noto per aver collaborato alla scrittura dei pezzi di Generation Goodbye dei Kissin' Dynamite), Mark Nissen e Hannes Braun. Tra formazione in sè, staff produttivo e ospiti speciali (tra cui l'eccelso coro tedesco Kammerchor Vela Cantamus), il gruppo ha a sua disposizione almeno sulla carta risorse notevoli per pubblicare un lavoro stilisticamente rilevante, considerando anche l'appoggio che un'etichetta importante come la Napalm Records può offrire su più versanti. Vediamo nel dettaglio cos'hanno da dirci i cinque di Sankt Wendel con questo lavoro.

Un'occhiata veloce alle canzoni del platter è sufficiente per porre Heart of the Hurricane in stretta correlazione coi due dischi precedenti in termini di numero di brani in lista: si tratta di quindici canzoni, per una durata complessiva di un'ora abbondante. Così tanti pezzi fanno pensare che la band abbia davvero molto da dire e da mettere in gioco, ma l'ascoltatore si renderà presto conto che purtroppo non è così. Essendo ormai il terzo lavoro della carriera, questo disco ha l'onere, se vogliamo, di prendere il testimone lasciato da due album discreti con numerosi punti di forza ma altrettante debolezze, con l'obiettivo di dimostrare un certo livello di maturità di sound e di proposta arricchita anche dalle svariate esperienze dal vivo con gruppi altisonanti. Lungi, comunque, dall'aspettarsi qualcosa che non sia catchy: nel corso degli anni, la band ha fatto delle melodie orecchiabili il suo segno distintivo, affiancandole talvolta a passaggi più ricercati. Pur segnando almeno in teoria un consolidamento dei pregi, nella pratica il disco sacrifica volontariamente in quasi tutte le quindici tracce proposte una parte fondamentale di quanto maturato fino ad ora, abbracciando scelte che conducono altrove. Con l'esordio Songs of Love and Death, il gruppo ha dimostrato di cavarsela discretamente bene combinando le soluzioni catchy dei ritornelli con una spiccata robustezza delle parti strumentali, facendo leva soprattutto sulle chitarre; pur suonando più classico e più legato agli stereotipi del genere a causa della presenza massiccia delle orchestrazioni, il lavoro appare compatto e accattivante. Proseguendo, Lost in Forever ha segnato la scelta di adottare uno stile più cupo (rintracciabile ad esempio in Written in Lies o in Heaven in Hell), mantenendo ampiamente gli elementi folkeggianti che erano già stati inclusi in pezzi del primo disco. In Heart of the Hurricane, non solo la band ha fatto tabula rasa della cupezza del sound (che, se ripreso da Lost in Forever e affiancato ad idee più innovative, avrebbe potuto davvero fare la differenza), ma ha anche deciso di accantonare la risolutezza dei brani: al posto di pezzi dal piglio aggressivo troviamo molti mid tempo con poco mordente, moltissimi momenti lenti e piatti e un supporto sinfonico spesso ridotto all'osso. Oltre alle sonorità folkeggianti e ai buoni assoli di chitarra che saggiamente sono stati mantenuti, a supportare la convincente prova vocale dell'autodidatta Haben (talvolta pacata e dolce come in Escape from the Earth, altre volte combattiva come in Beneath the Blackened Sky) troviamo un buon lavoro corale, fatta eccezione per la presenza ridotta della voce maschile, rintracciabile in parti minime soltanto in Million Lightyears, Freedom, My God is Dead e Scream for Me. La sezione ritmica non appare mirare a chissà quale livello di ricercatezza, mostrandosi spesso ripetitiva e priva di efficacia. Le quindici canzoni del lavoro procedono col freno a mano tirato, tra numerosi scivoloni e pochi momenti clou che, seppur molto ben riusciti, non riescono a far lasciare dell'album intero un'ottima impressione. La matrice symphonic è talvolta soppiantata da sonorità rockeggianti che mettono in secondo piano quello che dovrebbe essere il genere di riferimento della band tedesca, come a sottolineare il fatto che, nonostante i tre dischi alle spalle, le idee stilistiche non siano ancora molto chiare. A scelte catchy gradevoli e molto convincenti (come ad esempio in Hysteria, Million Lightyears e nella orientaleggiante Song of the Godless) si affiancano quelle stucchevoli e totalmente evitabili di Through the Mirror, Dear Death ed Echo from the Past, i tre brani peggiori di tutto il platter. E ancora: a brani stilisticamente impeccabili come la commovente ballad Breeze (che vede la partecipazione corale del Kammerchor Vela Cantamus), la sublime e malinconica Escape from the Earth e la carismatica Scream for Me si accostano scelte stilistiche davvero inapprezzabili considerando le premesse fatte ad inizio recensione -converrete con me sul fatto che gli "oooh-oooh-oooh" cantati da Jennifer qua e là nei ritornelli avrebbero potuto essere sostituiti da testo vero e proprio.

A scapito degli spunti accattivanti abbozzati nei dischi precedenti, Heart of the Hurricane è l'equivalente di un netto passo indietro in termini di stile e ricercatezza. Con questo lavoro, i Beyond The Black hanno evitato di sperimentare e produrre qualcosa di nuovo, lontano dal già sentito, cosa che sarebbe stata possibile dosando al meglio tutti i pregi degli altri lavori. Al contrario, il quintetto tedesco ha voluto fossilizzarsi su una proposta catchy spesso fine a se stessa, che dall'essere piacevole rischia di scivolare accidentalmente nella monotonia. Nonostante circa un quinto del disco sia rappresentato da pezzi molto buoni (Breeze su tutti), c'è una larga fetta di brani mediocri che gravano molto sul livello complessivo dell'album, per non parlare della presenza di un paio di veri e propri buchi nell'acqua. Quasi nulla di autentico, dunque: la strada per liberarsi da questi "demoni" e per rimettersi in carreggiata è ancora in salita.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
62.5 su 2 voti [ VOTA]
Graziano
Lunedì 1 Ottobre 2018, 16.44.32
3
Esordio col botto e poi calo sempre più vistoso di qualità negli album successivi. Questo poi è formulaico a dir poco. Peccato perchè il debutto lo ascolto ancora volentieri....
Painkiller
Mercoledì 26 Settembre 2018, 21.00.40
2
Perfetta d’accordo con Annie, una delusione. Canzoni scialbe, senza picchi, senza mordente, senza personalità. Dopo il bellissimo esordio, già lost in forever presentava un po’ i difetti di heart of the hurricane, ma anche spunti che se ben sviluppati potevano portare ad un disco in cui finalmente mostrare qualcosa di potente e personale. Nulla di tutto ciò. Lei è meravigliosa ed ha una bella voce, ma non basta.
Albifuz
Mercoledì 26 Settembre 2018, 16.25.43
1
Melodico,, easy listening, lo sto ascoltando in questo periodo...
INFORMAZIONI
2018
Napalm Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Hysteria
2. Heart of the Hurricane
3. Through the Mirror
4. Million Lightyears
5. Song for the Godless
6. Escape from the Earth
7. Beneath a Blackened Sky
8. Fairytale of Doom
9. My God is Dead
10. Dear Death
11. Scream for Me
12. Freedom
13. Breeze
14. Echo from the Past
15. Parade
Line Up
Jennifer Haben (Voce)
Tobi Lodes (Chitarre e voce)
Christian Hemsdörfer (Chitarre e voce)
Stefan Herkenhoff (Basso)
Kai Tschierschky (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Kammerchor Vela Cantamus (Cori)
Billy King (Cori)
Miro Rodenberg (Tastiere)
Corvin Bahn (Tastiere)
Sandro Friedrich (Flauto)
 
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