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Cryonic Temple - Deliverance
26/09/2018
( 730 letture )
Ancor prima di iniziare la recensione vera e propria occorre subito, come direbbe Massimiliano Allegri, fare i complimenti ai ragazzi per la prestazione fornita a questo giro. Non che durante le puntate precedenti ci avessero deluso, tutt’altro, ma la sensazione è che stavolta ci abbiano dato dentro in misura maggiore, magari consciamente e nella speranza di dare una svolta netta alla propria carriera. I Cryonic Temple sono ormai dei quasi veterani appartenenti alla florida scena svedese, per intenderci quella che ha portato ai piani alti del music business metallaro gente come Sabaton e Hammerfall segnatamente per quanto riguarda la corrente power, un power che si contende con quello tedesco la palma della maggior purezza espressiva. Tradotto, un atteggiamento chiaramente in-your-face mantenuto a debita distanza da fronzoli e orpelli sinfonici che alla lunga finiscono per assimilare la spontaneità necessaria e imprescindibile di questo genere, limitandone i risultati, cosa che fortunatamente non avviene in Deliverance, il sesto album del combo guidato da Esa Ahonen e soci. Per acclararsi di ciò basta ascoltare ad esempio la title track, ovverosia la traccia che si fa dichiarazione d’intenti manifesta, sia per quanto riguarda il concept tematico che per il suono, debitore, oltre che dei mostri sacri del power anni 80, in maniera significativa dei maestri cerimonieri Judas Priest. Deliverance è inoltre un prodotto che in Italia non dovrebbe assolutamente passare inosservato poiché distribuito dalla nostrana Scarlet Records, la quale ha o ha avuto sotto contratto autentici pesi massimi del nostro paese (Bulldozer, Eldritch, Sadist e molti altri).

I Cryonic Temple da anni ormai viaggiano sugli stessi binari forgiati da un sound robusto ed incalzante che meriterebbe molta più attenzione da parte degli ascoltatori; purtroppo i Nostri si muovono all’interno di un territorio già largamente esplorato e che fatica a regalarci grandi new entry che riescano a farsi notare, nonostante la qualità non sia scomparsa, ma semplicemente sia relegata sotto vari strati di mediocrità. Deliverance è il perfetto sinonimo della qualità ancora presente in questo magico mondo, un album in cui la potenza e la “cattiveria sognante” di act come Helloween ed i primi Blind Guardian (Somewhere Far Beyond docet) sgorgano a fiotti e con le quali si aggregano felicemente alcuni effetti creati artificialmente per rendere l’atmosfera più vibrante, che rendono al meglio grazie al loro non abuso. Il vero step in più è stato fatto riguardo il songwriting: le canzoni sono davvero convincenti e non è praticamente possibile trovarne una sottotono o carente di qualche elemento fondamentale, così che Deliverance si pone come miglior platter della pluriventennale carriera dei Cryonic Temple con pochi dubbi al riguardo.
Si parte alla grande con Rise Eternally Beyond, preceduta da una breve intro, un’epica cavalcata che ha nelle prime battute e nella sezione centrale i propri momenti topici: inizialmente è presente un’introduzione acustica dai risvolti onirici che riflette pienamente il silenzio prima della tempesta, la quale sopraggiunge a colpi di doppia cassa e chitarre al fulmicotone e si acquieta solamente a metà con il basso di Roland Westbom e le due asce che si prendono il palcoscenico in maniera autoritaria. Through the Storm invece è anticipata da un tocco di inserti elettronici, presenti soffusamente in tutto il brano, per poi spiccare il volo sulla scorta delle caratteristiche classiche descritte poc’anzi; da segnalare il costante e ad alto livello lavoro del duo Ahonen (unico membro originario) – Grundström, in grado di non risultare mai banali o fini a loro stessi nelle soluzioni adottate dalle loro sei corde. Si continua con Knights of the Sky, racconto di questi fantomatici cavalieri protettori dell’universo (ricordiamo che Deliverance fa parte di una trilogia iniziata col precedente album basata su una guerra di un futuro universo) che ben si sposa col tessuto musicale dato che si tratta dell’ennesima killer song con magistrale lavoro dei chitarrristi. La già citata titletrack è tra le migliori realizzazioni del gruppo, una perla che si insedia all’esatta metà tra heavy e power con un ritornello che pare provenire direttamente da Painkiller ed una sezione ritmica da infarto; impossibile rimanerne indifferenti, anche grazie all’ottima performance vocale di Mattias Lilja. La classe di una band la si vede anche, se non soprattutto, quando riesce a snaturarsi con successo e questo è il caso della sesta traccia, una ballad ben pensata e ben inserita a metà platter per concedere una pausa e poter ricominciare ad accelerare con la successiva Pain and Pleasure, altra grande canzone che metterà d’accordo tutti soprattutto in sede live. La più ragionata Temple of Cryonics funge da elemento di transizione e, pur essendo tutt’altro che un pezzo scadente, non lascia grossi segni sul cammino al contrario di Starchild e della sue verve a là Gamma Ray, divertente e coinvolgente il giusto. Per End of Days valgono le stesse identiche considerazioni spese per la composizione precedente, mentre per Swansong of the Last Emperor il discorso cambia e va ammessa nuovamente la capacità di scrittura del gruppo che va oltre gli schemi prettamente metal; nello specifico abbiamo qui la seconda ballad del disco ed entrambe sono più che buone. Si chiude con Under Attack e Blood and Shame: la prima è un’altra traccia canonica oltre i limiti dell’immaginabile, ma efficace, mentre l’ultima, nonostante venga introdotta da un riffing degno degli Slayer seconda maniera, si rivela una degna e “pesante” conclusione senza dover andare per forza ai cento all’ora.

Tirando le fila del discorso, Deliverance è una graditissima ventata d’aria fresca attorno ad un terreno oppresso dall’afa, un album con grosse quantità di attributi costruito da musicisti e compositori assolutamente talentuosi. Ci auguriamo nei prossimi tempi di leggere sempre più spesso il moniker Cryonic Temple e magari di vederlo posizionato in slot importanti all’interno dei festival dedicati, poiché hanno ampiamente dimostrato di saper conquistare con la propria formula, rimanendo derivativi, ma convincendo in termini di resa ed impatto finale. Da ascoltare obbligatoriamente, da comparare con qualche nuova uscita di band più blasonata e riflettere sui risultati, potreste stupirvi non poco.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2018
Scarlet Records
Power
Tracklist
1. Intro: The Morning After the Longest Day
2. Rise Eternally Beyond
3. Through the Storm
4. Knights of the Sky
5. Deliverance
6. Loneliest Man in Space
7. Pain and Pleasure
8. Temple of Cryonics
9. Starchild
10. End of Days
11. Swansong of the Last Emperor
12. Under Attack
13. Blood and Shame
Line Up
Mattias Lilja (Voce, Piano)
Esa Ahonen (Chitarra)
Markus Grundström (Chitarra)
Roland Westbom (Basso)
Micke Dahlkvist (Batteria)
 
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