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Djevelkult - Når Avgrunnen Åpnes
29/09/2018
( 231 letture )
In passato noti come Skadefryd, moniker con il quale si sono affacciati per la prima volta sulla scena estrema nel 2009, i norvegesi Djevelkult ribadiscono senza mezzi termini la loro militanza nel panorama black metal con il nuovo lavoro sulla lunga distanza intitolato Når Avgrunnen Åpnes, successore del debut I Djevelens Tegn, datato 2014. Nata con la precisa missione di tenere alto il vessillo del black metal più oltranzista, la malvagia creatura del mastermind Dødsherre Xarim anche in questa occasione non accenna ad alcun compromesso di sorta, né varia in maniera consistente la formula proposta nel disco d’esordio, sfornando un platter che vanta tra i credits la partecipazione di alcuni guest ed una cover di doréiana memoria, ad opera dell’artista Jose Gabriel Sabogal.

Nessun preambolo o futili orpelli introduttivi dunque: lo starting dell’opener Atomic Holocaust è, come da prassi, immediato e violento nel presentare una particolare stesura a doppio scheletro. La prima parte, basata su un riffing semplice di matrice classica, si distingue per un insolito cantato vicino allo stile grind, sporadicamente affiancato da un più ortodosso screaming. La seconda, nettamente distinta quasi come fosse un brano differente, mostra in primis una vaga inclinazione rock e poi un black dallo scorrere ridondante, non incisivo come dovrebbe, lasciando già scorgere un songwriting non scevro di punti di debolezza. Più razionale è invece l’incipit di Condemned Into Eternal Void, traccia improntata su un costante mid tempo che nel prosieguo cresce di intensità, dilatandosi per un consistente minutaggio in un guitar work scarsamente ispirato. Nonostante le criticità riscontrate già nei primi scampoli di ascolto, è contestualmente piuttosto rapido constatare come ciò che non manchi in questa produzione sia un riconosciuto lavoro sullo studio di un sound che possegga una varietà stilistica pur mantenendo coerenza artistica di fondo, certamente una nota di merito per i Nostri. Ecco quindi che metal estremo old school e heavy classico si fondono nella title track, dove i nordici danno vita ad un pezzo dall’approccio vagamente thrash oriented, tutto sommato ben composto e arrangiato. A seguire, En Ny Tid, dal diverso registro di stampo death, è da lodarsi per un lavoro alle sei corde dai buoni pigli melodici e un inatteso retrogusto epic-doom, realizzato di concerto con l’axeman ospite Kleven. Un mix di black e thrash permea le note di Døpt I Helvetesild, con spunti di scuola svedese sul finale, ma senza lasciare significativa memoria di sé al termine della riproduzione. La cadenza black’ n’ roll si riassapora in An Evil Unheard Of, la cui miscela con un black veloce e tagliente si arricchisce di un buon tema melodico, a caratterizzare uno dei brani più riusciti del lotto. Da registrarsi, per la cronaca, la presenza di Invisius dei Blodhemn in qualità di cantante e batterista, autore di una valida prova in entrambi i ruoli. Come in una continua sinusoide oscillante tra alti e bassi, Apocalypse (Hellspawn) risulta quasi del tutto irrilevante -nonostante il contributo nel secondo solo di Ånneland- ad eccezione di un andamento claustrofobico di ispirazione doom verso il finale, che rivela intrinsechi riferimenti sabbathiani. In conclusione, Vredeskvad, che vede al microfono Draug dei Kirkebrann, inizia con un lento doom e si sviluppa in un epilogo black di stampo ancora svedese, sottolineato dalle tipiche armonie utilizzate per la composizione del riffing.

In termini di black metal puro, al giorno d’oggi, comporre un buon album senza cadere nella mera ridondanza artistica è parecchio difficile. Når Avgrunnen Åpnes fa parte dei più recenti platter che si sono progressivamente aggiunti all’enorme mole di full-length del genere e partorite in un arco temporale di oltre vent’anni durante il quale è stato detto moltissimo, probabilmente già tutto. Pur essendo encomiabile per la sua indiscutibile onestà, l’ultima fatica dei Djevelkult non riesce però ad ergersi sopra la media di tali produzioni. Le ragioni sono elencate nella disamina. Se è vero che l’intero processo di scrittura è stato condotto dai quattro musicisti secondo un apprezzabile sguardo rivolto verso l’eclettismo stilistico -obiettivo raggiunto grazie anche alle collaborazioni esterne- è altrettanto constatabile come siano parecchi all’interno dei quarantacinque minuti i momenti di stanca e di ripetizione dei già assodati cliché, a fronte di solamente puntuali frangenti di discreta qualità, il che non consente di attribuire una votazione complessiva che vada oltre una risicata sufficienza. Tirando le somme, si tratta di una release consigliata solo a una ristretta schiera di seguaci dall’inattaccabile fede per il metallo nero.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
df800
Lunedì 1 Ottobre 2018, 14.39.36
1
Album che ho consumato all inizio dell estate e powsso dire che avrei dato dal mezzo punto, al punto in piu nel voto finale prorio per la sua dedizione alla causa ma senza mai suonare datato o derivativo in maniera eccessiva
INFORMAZIONI
2018
Saturnal Records
Black
Tracklist
1. Atomic Holocaust
2. Condemned Into Eternal Void
3. Når Avgrunnen Åpnes
4. En Ny Tid
5. Døpt I Helvetesild
6. An Evil Unheard Of
7. Apocalypse (Hellspawn)
8. Vredeskvad
Line Up
Dødsherre Xarim (Voce, Chitarra)
Beleth (Chitarra)
Skabb (Basso)
Ond (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Draug (Voce in traccia 8)
Invisius (Voce e Batteria in traccia 6)
Ånneland (Chitarra in traccia 7)
Kleven (Chitarra in traccia 4)
 
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