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Falcun - Kingdom Come
30/09/2018
( 175 letture )
Debuttano con Kingdom Come i Falcun, giovane gruppo heavy metal originario di Calcutta. Sulla scia di Iron Maiden, Judas Priest, Riot, Saxon e infiniti altri i Falcun cercano di creare un disco solido, non innovativo ma godibile e credibile nel suo sembrar essere realmente uscito dalla NWOBHM. Il quintetto indiano segue questo stile dal primo all’ultimo secondo dell’album: tolti alcuni brevi istanti epicheggianti, le nove tracce scorrono in un incessante susseguirsi di serrati riff di chitarra e vocalità in pieno stile Dickinson. La prestazione dei Falcun non è sicuramente un modello di originalità e personalità, ma tutto sommato quello che si sente in Kingdom Come non è male. I suoni sono buoni e il gruppo lavora bene. L’India non è un Paese famoso come esportatore di rock band e non c’è una grandissima tradizione, di conseguenza i Falcun si trovano ad essere un buonissimo gruppo indiano costretto a confrontarsi con i gruppi europei storici e con un mercato molto competitivo, ricchissimo di nuove proposte simili. Tutto sommato Kingdom Come, senza stravolgere le carte in tavola, riesce a rivolgersi con disinvoltura a un pubblico ampio, grazie al suo gusto totalmente occidentale e globale, purtroppo privo di elementi caratteristici di una realtà o di una scena diversa dalle solite -che magari lo avrebbero aiutato a differenziarsi dalla massa.

Kingdom Come si apre con Bard’s Tale, ottimo brano palesemente ispirato dagli Iron Maiden: le cavalcate di chitarra di Dasroy e Daas e il cantato di Dasgupta ne sono la conferma. Segue Vixen, per la quale valgono le stesse considerazioni del precedente, ma a cui si deve aggiungere un piccolo appunto: la canzone supera gli otto minuti di durata, cosa che la rende abbastanza pesante; questo “difetto” nel songwriting emerge spesso nel corso dell’ascolto del disco. Si continua con Brotherhood of Steel, pezzo in linea con i due precedenti, sempre coerente con il mood dell’album. Spazio poi per Only by One, cover dei Millennium, storico gruppo metal indiano. Piccola interruzione strumentale con Hymn of the Damned, che alleggerisce il disco, rompendo per un minuto la carica dei Falcun, pronta a riprendere fino alla fine di Kingdom Come con Eye of the Storm, Child of Prophecy, Martyr e Knightfall.

Del resto non c’è moltissimo da dire sui Falcun e su Kingdom Come. Come primo album non ci sono difetti imperdonabili, ma c’è comunque tanto da migliorare per rendere l’ascolto entusiasmante e meno monotono. Le composizioni suonano non troppo originali e il songwriting è leggermente pesante. Si può comunque ben sperare per il futuro dei Falcun, per ora promossi, grazie a una prestazione con un buon mordente e tutto sommato efficace, in cui tutte le canzoni suonano bene senza far emergere nessuna canzone meglio riuscita rispetto alle altre. Si tratta di un disco tutto sommato valido e ascoltabile, che non aggiunge niente rispetto ai classici del genere e che quindi difficilmente rientrerà nelle priorità del grande pubblico.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Eat Metal Records
Heavy
Tracklist
1. Bard’s Tale
2. Vixen
3. Brotherhood of Steel
4. Only by One (Millenium Cover)
5. Hymn of the Damned
6. Eye of the Storm
7. Child of Prophecy
8. Martyr
9. Knightfall
Line Up
Abhishek Dasgupta (Voce)
Anirban Dasroy (Chitarra)
Samrat Daas (Chitarra)
Nilavro ‘Rony’ Ghosh (Basso)
Debarshi ‘Bob’ Chakraborty (Batteria)
 
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