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Eidulon - Combustioni
06/10/2018
( 777 letture )
Come in qualsiasi altro campo dell’arte, anche nel proprio ambito di appartenenza il musicista muove il suo estro compositivo cercando di raccogliere idee ed intuizioni che affiorano in maniera del tutto casuale durante la sua esistenza. Risulta conseguentemente altrettanto palese che a tale processo non devono interporsi restrizioni temporali a snaturare questo flusso; se dunque rapportiamo questa forma di “rispetto” all'attuale contesto, sempre più dominato da grandi label che inglobano un numero altrettanto ingente di “artisti dei suoni” che ne accettano passivamente tempistiche e dogmi, possiamo parzialmente intuire quale sia una delle principali cause della crisi che il nostro personale universo musicale sta attraversando. D'altra parte esistono ed esisteranno musicisti, e nella fattispecie per quanto riguarda questa recensione “manipolatori dei suoni”, che compaiono esattamente quando la fase di gestazione di un lavoro ha raggiunto la sua completa maturazione, che corrisponde anche alla fase in cui si è certi che il messaggio che si vuole trasmettere verrà colto in tutta la sua purezza. Una manciata di mesi or sono nelle pagine di Metallized abbiamo trattato un caso analogo, ci riferiamo a quel The Sky Over che diverrà certamente il capolavoro della discografia dei Void of Silence e non lo citiamo affatto per caso, visto che l'autore dell'incantevole copertina del suddetto, Francesco Gemelli, si trova ora al vaglio per la ridiscesa in campo dopo oltre una decade del suo progetto personale Eidulon, che vede tra l'altro il rinnovato appoggio della storica etichetta underground dell'ambito industrial – ambient – power electronics Malignant Records.

Considerati i presupposti, dunque, per la maggior parte dei lettori di questa webzine risulterà particolarmente insolito il range sonoro nel quale si muove Eidulon; esistono infatti sulle nostre pagine non più di una manciata di recensioni dedicate a formazioni che si muovono su territori similari a questo progetto. Per assestare le coordinate in direzione di qualche punto di riferimento, la musica di Gemelli attinge quale punto di partenza dalle formazioni storiche ambient/industrial che hanno fatto grande il roster di etichette e che conseguentemente hanno permesso l'espansione di tali sonorità, su tutte Cold Meat Industry di Roger Karmanik (alias Brighter Death Now) e Old Europa Cafe del grandissimo e italianissimo Rodolfo Protti. Accennavamo al fatto di comparire nel momento in cui si hanno tra le mani tutti gli elementi per trasmettere veramente un messaggio ed in questo caso con il lavoro intitolato Combustioni il suo creatore lo incanala intersecando magistralmente musica e concept. Analizzando quest'ultimo aspetto, il titolo del disco rimanda direttamente ad una delle più importanti fasi creative di un'artista che con molta probabilità fu pioniere dell'arte visiva post-minimalista, Alberto Burri. Grazie anche alla tecnica che dà il titolo all'album in questione, il medico italiano raggiunse il proprio apice espressivo attraverso la manipolazione di alcuni materiali, sia naturali che sintetici, caratteristici della nostra era (ad esempio la plastica) convertendoli attraverso processi piuttosto drastici in qualcosa di completamente diverso dalla funzione che ne era motivo stesso di esistenza. Così dalla prospettiva squisitamente sonora Gemelli attua in parallelo la sua personale combustione fondendo strumenti analogici con layer digitali con il fine di impartire alle sette tracce una struttura che non cristallizza ma piuttosto permane in uno stato amorfo e che conseguentemente sfalda il sé dell'ascoltatore facendolo precipitare in un baratro di terrori ed incertezze. Nei sette episodi di Combustioni possiamo distinguere tre tracce strumentali, nello specifico l'overture In Igne Revelabitur (eretta su un preliminare crescendo tensivo che sfocia sulla grandeur della sezione sinfonico/industriale a lanciare il monito che precede l'attraversamento del valico), la centrale Averni Flammas Transivi, la cui alternanza di striduli e sommessi fruscii sembra voler evocare quei purpurei angoli del sottosuolo effigiati nel film culto The Descent ed infine la conclusiva Stratificazione Settima, il cui stesso titolo raffigura l'ennesimo episodio nel quale l'abilità compositiva di Gemelli riesce a sovrapporre frequenze e feedback con l'ubiquo fine di raggelare il sangue. I restanti quattro quattro brani si avvalgono della prova al microfono di Henrik Nordvargr Björkk (dice niente MZ.412?) e di Luca Soi (Void of Silence). Soprattutto nei due pezzi interpretati dal primo, A Shimmer In The Void e The Hierarchy Of The Inner Planes, l'incipit sonoro diviene più rigoroso e marziale, sprigionando allucinazioni bellico/apocalittiche e dipingendo alla perfezione la follia autodistruttiva insita nel genere umano. Le due tracce toccate dall'ugola di Luca Soi, Grande Rosso (ovvero il titolo di una delle opere più celebri del Burri) e Immanence, rappresentano a detta di chi scrive l'acme di Combustioni; dal turbine di sensazioni angoscianti della prima, che si sprigionano all'impatto dell'opera provocando la trasfigurazione del Burri in una sorta di demiurgo del fuoco

Colui che arse il manto del sogno
ed alle oniriche fiamme parlò
Colui che muto canta all'indegno
versi stagnanti
sulle rive degli occhi
rivide il sogno che lo generò


a cura di una voce distorta e inumana. Si passa celermente all'estasi e alla mutazione in sublime della stessa nella seconda tramite un canto etereo che dal climax giunge al suo flemmatico spegnersi quasi a ritrarre l'estremo lamento funebre a fronte di un deserto sconfinato che riporta quiete eterna dopo millenni di chaos e irragionevolezza.

Nonostante la chiave di lettura piuttosto schematica, rapportarsi con un disco stilisticamente così complesso ed ampio e contemporaneamente così ambizioso come Combustioni si dimostrerà un processo lento e difficoltoso che metterà a dura prova anche chi da tempo ha scelto di addentrarsi nelle sonorità di matrice industrial/ambient. Incendiata tale barriera non rimarrà che constatare come in questo album si annidi un lavoro magistrale e meticoloso in ogni minimo suono, sfumatura, concetto, dettaglio in grado di dipingere ancora una volta la classe e la sensibilità di un artista per l'ennesima volta fin troppo sottovalutato. Ed a tal proposito, ricollegandoci al concept stesso di Combustioni, rappresenterebbe degna conclusione di questa recensione una citazione indiscutibilmente emblematica:

Se lo avessero avuto gli americani ne avrebbero fatto un Rauschenberg. Noi, avessimo avuto un Rauschenberg, ne avremmo fatto, al massimo, un Burri.
Francesco Bonami su Alberto Burri

A buon intenditor....



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
67 su 2 voti [ VOTA]
Pink christ
Domenica 21 Ottobre 2018, 17.49.39
10
Gran bell'album, come sempre musica non per tutti di difficile comprensione. Non per me, anzi gruppi come Mz412 , Brighter death now, Coil, Throbbing gristle etc riescono a scatenare in me emozioni pazzesche e quest'album non è da meno. Farà parte della mia collezione Industrial/Noise/Ambient. 87
Mork e Orck
Giovedì 18 Ottobre 2018, 17.25.37
9
In 35 anni di metal e affini pensavo di aver gia’ sentito della spazzatura....ma questa supera ogni piu’ fervida fantasia
Alessio
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 20.57.05
8
Non sapevo che Francesco Gemelli avesse questo progetto...tra l'altro lui autore di alcune copertine stupende di album altrettanto stupendi. Inoltre vedo grandi ospiti, tra cui Luca Suoi autori di una prova grandiosa su The Sky Cover. Quindi l'interesse è alto. Vado ad ascoltarmelo. Grazie Michele
God of Emptiness
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 20.48.47
7
Grazie mille per le dritte 😉 provvedo subito ad approfondire. In the Name of the Noise \m/\m/
5-HT
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 19.58.17
6
Ahahah! Esatto così come il catalogo della Cold Meat Industry e Old Europa cafè. Ti consiglierei MZ.412, sono mostruosi tutti ma in particolare a me piacciono In Nomine Dei Nostri Satanas Luciferi Excelsi (trovi su Metallized la rece) e Burning The Temple Of God, poi Brighter Death Now "Necrose Evangelicum". Al di fuori dell'industrial visto che metti di mezzo anche il termine ritual Aghast "Hexerei Im Zwielicht Der Finsternis".
God of Emptiness
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 19.11.33
5
Il catalogo della Malignant Records é sconfinato e non so proprio da dove cominciare ahaha
God of Emptiness
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 19.08.21
4
Potresti consigliarmi qualche altra band simile agli Eidulon? Sempre in questo versante Industrial Ritual. Grazie\m/\m/
5-HT
Lunedì 8 Ottobre 2018, 12.19.16
3
Ti ringrazio per le parole di apprezzamento, da parte mia è sempre gratificante sbattermi per mettere in luce artisti dell'underground che meritano
God of Emptiness
Lunedì 8 Ottobre 2018, 0.22.41
2
Ascoltato in cuffia completamente isolato dal mondo,...be che dire, un grazie al recensore per avermi fatto scoprire un'album terrificante; Grande Rosso la perla assoluta del disco. VOTO 90 e grandi Metallized, senza di voi non so come farei; Gemelli una divintà del suono !!!
God of Emptiness
Domenica 7 Ottobre 2018, 0.02.21
1
Band sconosciuta ma grazie a questa super recensione approfondiró di certo e quindi aspetto a dare un voto. Copertina strepitosa !!!
INFORMAZIONI
2018
Malignant Records
Industrial
Tracklist
1. In Igne Revelabitur
2. A Shimmer In The Void
3. Grande Rosso
4. Averni Flammas Transivi
5. The Hierarchy Of The Inner Planes
6. Immanence
7. Stratificazione Settima
Line Up
Francesco Gemelli (Tutti gli strumenti, samples ed effetti)

Musicisti Ospiti
Henrik Nordvargr Björkk (Voce in tracce 2 e 5)
Luca Soi (Voce in tracce 3 e 6)
Naxal Protocol (Samples ed effetti in traccia 5)
Kammarheit (Samples ed effetti in Traccia 4)
Caul (Samples ed effetti in Traccia 6)
 
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