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Burial Hordes - ΘΑΝΑΤΟΣ ΑΙΩΝΙΟ&
07/10/2018
( 1164 letture )
La morte. Tema a dir poco centrale nel pensiero umano perché cesura ineliminabile fra un prima e un poi, sia per il soggetto che muore che per le persone che lo circondano. Le seconde esperiscono il concetto di perdita, definitiva disgiunzione dal soggetto, ma il primo cosa esperisce? Ha senso dire che la morte sia un’esperienza se da essa non traiamo personalmente conoscenza, perché non ci è lasciato il tempo di elaborarla? Che sentimenti può e/o deve suscitare il suo avvicinamento o il suo improvviso accadimento? Sin dall’antichità il tema ha appassionato filosofi, poeti e pensatori di ogni estrazione culturale e geografica. Già Epicuro e Lucrezio sottolineavano l’irrazionalità della paura della morte: semplicemente si cessa di esistere, non si prova né più si proverà alcuna sensazione; prima della morte si è, dopo non si è più. Eppure, l’apparente logicità del ragionamento può essere portata a sostegno della tesi opposta: la morte, in quanto trapasso dall’esistenza alla non esistenza, certifica non solo la fine di qualunque sensazione, ma anche di qualunque progettualità che positivamente l’uomo tende a stabilire per significare la propria vita e distinguerla da quella degli altri. Ergo, perché non dovrebbe essere giusto aver paura della morte?

I Burial Hordes, band greca che annovera tra le sue fila membri di Dead Congregation, Ravencult ed Embrace Of Thorns, fa propria la riflessione heideggeriana sul tema percorrendo, col presente Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis), le vie di un esistenzialismo che pone l’enfasi sul processo di comprensione e reinterpretazione della morte stessa. Già il vocabolo αιωνιος (aionios), presente nel titolo dell’album, evidenzia la profondità di tale riflessione, essendo traducibile sia come “eterno” che come “corso della vita”. Infatti, la compenetrazione fra termini concettualmente antitetici come vita, intesa come lasso di tempo ben delimitato, ed eternità, sottolinea il carattere immanente della morte, la sua costante presenza nella realtà sia dal punto di vista esperienziale che ermeneutico, perché elemento chiave per l’interpretazione di un’esistenza che l’uomo percepisce come gettata nel mondo (“thrownness”). Entro le convenzioni sociali e culturali che alla nascita gli vengono inevitabilmente imposte, senza alcuna possibilità di scelta preventiva (“fallenness”), l’essere si proietta, identifica sé stesso in termini di possibilità il cui ventaglio complessivo marca la differenza fra l’io e l’altro. La visione che i Burial Hordes ci propongono lungo tutto il platter è, quindi, un’interessante commistione fra abbandono all’ineluttabilità della morte e slancio cognitivo teso ad una sua razionalizzazione e sistematizzazione nel pensiero umano. La complessità del tema si rispecchia mirabilmente in una stesura musicale che articola death e black (e non solo) in un groviglio inestricabile fatto di violenza sonora e catarsi percettiva. Human Condition apre l’album su cadenze doom opprimenti, al di sopra delle quali svetta solitario il growl cavernoso di Cthonos. L’andamento del brano, che pulsa dalle profondità dello spazio nella sua apparente staticità, riecheggia i plumbei rituali cosmogonici degli Almyrkvi, mentre un tremolo spettrale dal giro dissonante dipinge sulla tela scurissima antiche presenze lovecraftiane. Thrownness And Fallenness Of Being attacca in blast beat con un riffing che alterna consonanze di scuola atmospheric a dissonanze strazianti. La batteria macina con piglio quasi jazzistico, rullante aperto e abbondante uso di charleston e ride, fino ad una breve apnea che introduce un passaggio dal disegno complessivo marcatamente death -in presenza di una furia più cieca si avvicinerebbe a un ibrido fra Portal e Krallice- con vocalismo ed effettistica associata vicina a Von Meilenwald -. A seguire Lurk In The Shadows è un numero dall’andamento in levare, ancora dettato dalla metronomica batteria di Nuctemeron, su cui si addensa progressivamente il profilo di una tempesta: gorghi di materia scura generati dalla sei corde imprimono uno slancio ascensionale che via via sospende il brano fra polveri post metal e vuoti funeral, per poi rigettarlo nel cuore del diluvio. Senza alcuna sosta Erkenntnis, introdotta da uno spoken word, si lancia in una sfuriata black death sorretta ancora una volta dal magmatico fluire di basso e batteria, in grado di dettare rallentamenti, accelerazioni e spostamenti di cadenze all’intero impianto melodico del pezzo fino a pennellare improvvise consonanze nel finale. Death Is Omnipotent è un mid tempo saturnino che rallenta il ritmo della narrazione avviluppando attorno a un 4/4 a spigoli vivi un riffing death melmoso, che ricorda a tratti la viscosità opprimente dei Mitochondrion. La chiusura dell’album è affidata ad una lunga suite, From Synthesis To Aposynthesis, articolata in tre parti. Il sinistro giro introduttivo della sei corde si fa immediatamente ossatura portante della cavalcata doom iniziale, che intorno al secondo minuto si slabbra in un assalto death black oscuro e disperante, vicino agli Akhlys di The Dreaming I. La seconda sezione irrobustisce la matrice black del pezzo alleggerendo il low end delle chitarre e srotolando una circolarità melodica, pur dissonante e nevrotica, più vicina a certe esperienze second wave norvegesi o alle declinazioni contemporanee di quel sound (si pensi ai compagni d’etichetta Isvind). Il brano si chiude lambendo lidi funeral e sfumando fra accenni di tribalismo percussivo e pennate di chitarra dense e grumose come le tele di Jackson Pollock.

Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis) è un opus magnum di una complessità e solidità quasi parossistica.
La riflessione filosofica alla base dell’album è ricca e articolata e garantisce profondità e longevità anche tematica al full-length. La produzione, pur esaltando l’impatto devastante del sound complessivo, rende “limpida” la lettura delle parti strumentali: fantastici in particolare il lavoro sulle chitarre, che sovrappongono alla “zanzarosità” tipica del black un low end che ispessisce il sound senza perdere un briciolo della malignità stridula del genere, e la produzione dei suoni di batteria, che viceversa enfatizza i piatti esaltando la dimensione quasi jazzistica del drumming di Nuctemeron. Nel complesso Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis) svetta su numerose uscite contemporanee d’ambito death black dal punto di vista musicale, lirico, performativo e concettuale. La Grecia pulsa ancora (e forse più che mai) sangue nero, e fiammeggia caustico nichilismo. I Burial Hordes ne rappresentano probabilmente ad oggi l’espressione più oscura e violenta.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
68 su 2 voti [ VOTA]
No Fun
Lunedì 8 Ottobre 2018, 22.09.56
10
@Stagger Lee, ma dai! In realtà sono io che spesso mi baso sui tuoi commenti per decidere se ascoltare un album! Tra l'altro sai benissimo che il commento definitivo, dopo il quale possiamo anche chiudere tutto e andare a casa, l'hai scritto tu sotto un album dei Ramones Comunque ironia a parte, sul loro sito la band presenta come tematiche della loro musica: morte, razionalismo e logica simbolica o_O !! Quindi la recensione "filosofica" non è un vezzo del recensore ma ci sta sul serio. Questo dimostra anche che la frase attribuita a Frank Zappa, "scrivere di musica è come ballare di architettura" per dire che è una cosa senza senso, in realtà è vera, nel senso che si può, perché no, ballare di architettura, ad es. si può fare una coreografia che riproduca la spirale di una cupola del Borromini. E si può, come fa questa band, suonare di filosofia. Poi se quello che "suonano" siano discorsi sensati o minchiate io non lo so...
Pacino
Lunedì 8 Ottobre 2018, 21.27.39
9
Estremismo sonoro e Grecia una garanzia spesso, anche in questo caso. Voto 82
Stagger Lee
Lunedì 8 Ottobre 2018, 18.36.39
8
@No Fun!!!! sei un grande, ti leggo sempre volentieri! Il disco lo sto ascoltando proprio ora e sembra di mio gradimento....aspetto di finirlo.
Galilee
Lunedì 8 Ottobre 2018, 14.18.57
7
Dalla recensione pensavo fosse il primo disco, anche se non specificato. Quando ce n'è? ??
legion666
Lunedì 8 Ottobre 2018, 14.12.45
6
il precedente è stato molto interessante......spero di fare mio anche questo....
No Fun
Lunedì 8 Ottobre 2018, 13.36.39
5
Ho sentito alcune cose loro su Bandcamp, veramente fighe, quasi quasi lo prendo. Un dubbio, ma non è che se uno va a un loro concerto alla fine lo interrogano, no perché rischiare di beccarsi una gallina morta lanciata dal palco ok, corro il rischio, l'interrogazione di filosofia no però.
lisablack
Lunedì 8 Ottobre 2018, 13.33.03
4
Questi me gustano parecchio..qui c'è roba adatta a me, sarà un piacere scoprirli!
Alessio
Lunedì 8 Ottobre 2018, 13.10.15
3
Molto interessante...
Silvia
Lunedì 8 Ottobre 2018, 10.42.06
2
Bellissima recensione molto “evocativa”, mi hai convinto ad approfondirli! Complimenti
Galilee
Lunedì 8 Ottobre 2018, 10.32.13
1
Il black metal, con altri sottogeneri del metal,non mi suscita piu molte emozioni da anni, però ci sono sempre le eccezioni. Questo disco mi ha sorpreso. Sarà che mi piacciono un casino i Dead Congregation ma sicuro il dischetto in questione lo farò mio.
INFORMAZIONI
2018
Folter Records
Death / Black
Tracklist
1.Human Condition
2.Thrownness And Fallenness Of Being
3.Lurk In The Shadows
4.Erkenntnis
5.Death Is Omnipotent
6.From Synthesis To Aposynthesis
Line Up
Cthonos (Voce)
N.e.c.r.o. (Chitarra e basso)
Psychaos (Chitarra e basso)
Nuctemeron (Batteria)
 
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