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Siouxsie and the Banshees - Join Hands
22/10/2018
( 454 letture )
Il secondo disco degli inglesi Siouxsie and the Banshees esce nel 1979 e gode subito di ampio successo da parte di critica e pubblico. Il fatto che l'album entri nelle charts trascinato dal singolo Playground Twist (probabilmente l'unica song dai tratti minimamente radiofonici) potrebbe far pensare ad un prodotto abbastanza fruibile... nulla di tutto ciò. Join Hands si concentra sul tema della morte in ogni sua forma mettendo le cose in chiaro sin dall'opening Poppy Day, la quale riprende le parole di John McCrae, ovvero l'autore del famoso poema "In Flanders Fields". Esse stanno qui a testimoniare non solo i morti delle battaglie delle Fiandre durante la Prima Guerra Mondiale, bensì il gruppo stesso. L'ultimo verso è particolarmente significativo:

In Flanders fields
The poppies grow
Between the crosses
Row on row
That mark our place
We are the dead...(John McCrae, "In Flanders Fields")


Nei campi delle Fiandre
I papaveri crescono
Tra le croci
Fila dopo fila
Segnando il nostro posto
Noi siamo i morti...


Proseguendo l'ascolto delle lyrics si ha la sensazione che quel "noi siamo i morti" stia proprio ad identificare i componenti della band. Ciò spiegherebbe diversi elementi dell'LP: l'aura spettrale delle tracks, l'ossessionante chitarra di John McKay, costantemente sullo sfondo in maniera alquanto oscura ed infine l'estranea sezione ritmica, presente "aldilà" delle bizzarre versioni della singer, nella fattispecie protagonista assoluta dei desolanti racconti. Le inquietanti, riottose e tormentate interpretazioni di Siouxsie Sioux rendono agghiacciante la "sepoltura prematura" di giovani uomini caduti in conflitti armati (Premature Burial), tanto quanto il soffocamento opprimente di una madre nei confronti della figlia (Mother/Oh Mein Papa). In fondo che la morte sia reale o metaforica poco importa, poiché la band utilizza tutta la vena dark/punk in proprio possesso per porre entrambe sullo stesso piano.

Così al disarmante ingresso in chiaroscuro dai connotati mistici impressi dalla voce effettata, segue la conturbante Regal Zone: un brano che sembra guardare verso il vuoto fra refrain caotici, stridii, tamburelli e arrangiamenti surreali, ai quali concede un po' di respiro soltanto il sax in avvio. La prova scomposta ed allo stesso tempo affascinante della cantante è la prima di una lunga serie. Placebo Effect colpisce nel suo incedere corroborante, prendendo quota piano piano, grazie alla ritmica pedissequa ed alle alterazioni di McKay, il quale ha spazio persino per un brevissimo stacco solista, che in mancanza di un vero e proprio chorus si afferma come climax del pezzo. Gli "oooh oh" finali di Siouxsie sono una via di mezzo fra un disperato grido di aiuto ed uno strano tentativo d'intimidazione verso ignoti. Anche Icon cresce col passare dei minuti, partendo in sordina per poi inglobare una vorticosa new wave dalle ritmiche tribali sorretta dalla consueta voce suadente della frontwoman. L'unica pecca è data dal minutaggio: troppo lungo per un brano che non possiede alcuna variazione sonora. La funerea Premature Burial è più un lamento continuo piuttosto che una vera e propria song, in quanto risulta monocorde e abbastanza piatta ma d'altronde serve ai Siouxsie and the Banshees a mantenere l'alone cadaverico che permea l'album. Come anticipato Playground Twist è l'episodio più digeribile, anche se in realtà assume tinte claustrofobiche sottili racchiuse nel solito lavoro caustico della chitarra, mentre la disperazione della singer è sempre netta, spezzata solamente dall'ottimo stacco di sassofono. Le ultime due tracks sono difficilmente catalogabili: sulle note di un carillon horrorifico della ninna nanna Mother/Oh Mein Papa la leader fa eco degli effetti malevoli e devastanti della madre sulla sua persona, in un dualismo fra bene e male dalla forte intensità; infine The Lord's Prayer è una chicca per i fans accaniti della band, poiché è il primo pezzo ad essere stato eseguito dal vivo dai Banshees nel 1976, presso il 100 Club Punk Festival di Londra, per l'occasione rielaborato e registrato in un deliro di 14 minuti incomprensibile.

Decisamente differente dal debutto The Scream, Join Hands risulta essere più interessante, se non altro per le terrificanti atmosfere racchiuse, le quali tingono la proposta post punk di elementi destabilizzanti e soprattutto macabri. Un disco sicuramente non adatto alle masse, ma in realtà complicato da assorbire persino per gli amanti del rock e del punk anni 70. Di facile presa invece per gli amanti dell'occulto grazie alle sue tinte dark. Sarà anche l'ultimo lavoro siglato dalla line up originale, dato che all'inizio del tour promozionale dello stesso Join Hands, John McKay e Kenny Morris lasceranno la band per divergenze con Siouxsie Sioux e Steven Severin.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
81.66 su 3 voti [ VOTA]
Madlegion71
Venerdì 2 Novembre 2018, 14.00.33
4
Sinceramente trovo "Join hands" un gradino sopra a "Juju" e "Kaleidoscope". Il suo mood opprimente, cupo e quasi ripetitivo nel suo incedere, lo rende un macigno della darkwave e del post punk. Ma questo sono solo opinioni personali.
Silvia
Mercoledì 24 Ottobre 2018, 13.21.04
3
Erano un cult gia' negli anni 80. Lei poi un'icona magnetica
Carmine
Mercoledì 24 Ottobre 2018, 13.13.53
2
E l'altro anno successivo con Juju! Grandissimo gruppo.
Sha
Martedì 23 Ottobre 2018, 12.35.32
1
Band fondamentale.. ma il bello arriverà l'anno successivo con il fantastico Kaleidoscope!
INFORMAZIONI
1979
Polydor Records
Post Punk
Tracklist
1. Poppy Day
2. Regal Zone
3. Placebo Effect
4. Icon
5. Premature Burial
6. Playground Twist
7. Mother/Oh Mein Papa
8. The Lord's Prayer
Line Up
Siouxsie Sioux (Voce, Pianoforte)
John McKay (Chitarra, Sassofono)
Steven Severin (Basso)
Kenny Morris (Batteria, Percussioni)
 
RECENSIONI
80
 
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