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High On Fire - Electric Messiah
25/10/2018
( 1844 letture )
The big influence here was Lemmy. I had this dream where he came to me and he was pissed off at me. He was saying, “You’re trying to take my throne, boy?! You can’t do that”. But it was really cool, I wrote that tune “Electric Messiah” shortly thereafter. I don’t think that song or the album sounds like Motörhead other than a little bassline here or there. It’s closer to a hardcore punk record with a little bit of metal for me. Just something about it reminds me of Lemmy. People have told me even before he died that I’m the next Lemmy or the American Lemmy. I always tell them, “No way, man. I don’t touch that guy.”

(Intervista a Matt Pike, 2018)

Con l’anno che volge al termine, Matt Pike si ripresenta per la seconda volta nel 2018, dopo The Sciences (mica pizza e fichi...), ma con l’altra sua creatura, quella “brutta e cattiva”, gli High on Fire. Un fuoco incrociato di eventi mai visto fino ad oggi nella carriera del cosiddetto “Lemmy a stelle e strisce” (epiteto peraltro poco gradito dal frontman degli High on Fire) - palese (ri)conferma dello stato di salute psicofisico del chitarrista – come si può leggere nel web, uscito dal tunnel delle dipendenze nel 2014/2015 (Luminiferous), che con The Black Plot, Carcosa e The Cave respingeva i demoni del passato - e del grande momento d’ispirazione compositiva in cui si trovano il leader di questa band e i fedelissimi compagni di viaggio, Jeff Matz e Des Kensel, il che, ad onor del vero, intendiamo questa ispirazione in fase di scrittura, è sempre stata una caratteristica intrinseca del monicker californiano, come dimostrato nel lontano 2000, ai tempi del caustico disco d’esordio, The Art of Self Defense.

Seppur il chitarrista di Southfield continui a rifiutare, imperterrito, accostamenti con l’astro Lemmy Kilmister, - vuoi per il peso di certe affermazioni, vuoi per una tale responsabilità da portare sul groppone (rispetto per te, Matt!) - è pur vero che il ragazzaccio del Michigan dovrebbe farsene una ragione, al di là dello stile di vita affine, della voce rauca e graffiante, del folto baffo dei bei tempi passati e della passione smodata per alcol e sigarette che accomunano i due da sempre. Oltre a questi aspetti “di facciata”, ciò che ha portato i fan e la critica di settore ad accostare i due leader, e perché no, le due band, è (stata) la loro coerenza, il loro approccio senza fronzoli, la poca propensione ad esplorare nuovi territori, declinata in una staticità artistica che rende, e ha reso, ogni uscita di queste band una garanzia. Più precisamente: High on Fire è sempre stato un monicker, fino ad oggi, sinonimo di garanzia, Electric Messiah compreso. Confidando nel fatto che nessuno fra i lettori fraintenda le mie parole, ovvero che “statico” sia sinonimo di “piatto”, in quanto chi scrive è grande fan di entrambe le band e del loro credo, è giusto puntualizzare come la band californiana abbia trovato nel corso degli anni – da Blessed Black Wings in poi – un trademark costante, quanto unico (salvo episodi sporadici), che abbiamo riassunto nel secondo paragrafo della recensione di Death is This Communion.
Accantonate le poche scorie psych che si potevano percepire nel gioiello del 2015, Luminiferous, e sparate le rimanenti cartucce stoner in The Sciences, l’ottava fatica discografica dei Nostri è un lavoro che affonda a piene mani (ancora una volta…) nella tradizione sludge più contemporanea, intesa nella sua accezione più ampia, più evoluta, più colorata. Sludge che è punto d’incontro con altri generi. Electric Messiah è la mappa, lo sludge un crocevia e al centro convergono sottogeneri e influenze esterne. Entrando nel dettaglio: il “solito” heavy interpretato nella loro brutale versione (The Pallid Mask), hardcore punk (Electric Messiah), sgraziato (Freebooter), miscelato con dosi considerevoli di assalti thrash da rendere fiera la coppia King/Hanneman (Spewn From the Earth, God of The Godless, The Witch and The Christ), linee chitarristiche “millennials” (Drowning Dog) che solcano con le loro melodie l’oceano metalcore, ed inserendo nel lato A ben due suite di dieci minuti (Steps Of The Ziggurat/House of Enlil e Sanctioned Annihilation), un unicum, questo episodio, nella loro discografia, imbevute nella tenebra e nell’epica, che riesumano la carcassa putrida di Death is This Communion, a riprova di tutta la classe della band nel comporre sia bolidi costruiti su pochi riff e un paio di cambi di tempo, sia sulla messa in scena di qualche scenario mitologico-apocalittico.

Per capire ancor meglio a cosa andrà incontro, l’ignaro ascoltatore farebbe bene a domandarsi preliminarmente chi possa essere questo Messia a cui è dedicato l’intero lavoro, perché ci troviamo tra le mani un titolo in perfetta connessione con il contenuto, caratteristica di fondamentale importanza, per chi scrive. Il Messia elettrico, dei tuoni, dell’alto voltaggio, di tutto ciò che di adrenalinico è stato, c’è e ci sarà.
Avete riletto l’estratto dell’intervista posto in apertura? Fatto? Capito di chi si tratta? Sì, proprio lui: Lemmy Kilmister. E detto con un filo d’ironia - non me ne voglia il buon Matt Pike - , ma anche questa volta non ha fatto nulla per evitare il paragone. Electric Messiah presenta i tratti elencati nel primo paragrafo, ma è anche l’ottavo centro in studio, costituito da nove tasselli colanti grasso, dove mai come prima d’ora la velocità aveva giocato un ruolo così importante per i Nostri. Aggiungiamo un Kurt Ballou in console nei suoi GodCity Studio, alla sua terza collaborazione consecutiva con gli High on Fire, e il gioco è fatto. L’irruenza della sezione strumentale è protagonista per tutta l’ora: si spinge sempre sull’acceleratore, si pesta sulla doppia cassa, si macinano riff, è tutto un intersecarsi e un rincorrersi di citazioni, ma senza mai cadere nel plagio. Ed è proprio questo particolare che ha reso unica la band di Matt Pike. Nel pezzo d’apertura nonché secondo singolo rilasciato, Spewn From The Earth, ad esempio, abbiamo tre elementi amalgamati: un drumming spedito di scuola motörheadiana (senza far nomi, ci stiamo riferendo a “Philty Animal”), un rifferama nel mezzo proveniente dai capolavori del thrash targati 80’s (Peace Sells...But Who’s Buying?, ad esempio) e i soli cacofonici di Hanneman. Condiamo il tutto con il timbro abrasivo di Pike e cosa abbiamo? Bastardaggine ai massimi livelli.

All give praise as the ace hits the stage
All are amazed at the cards that he played
My homage paid to the king in his grave
He’s playing bass & he’s melting your face


Della stessa pasta, ma ancor più lineare, è la title-track, primo singolo, posto sapientemente al terzo posto nella tracklist – poi spiegherò quel “sapientemente” – e omaggione a Lemmy: quattro minuti assassini di doppio pedale/palm-muting farciti, come se non bastasse, di soli slayeriani. Saltando momentaneamente le due suite, si prosegue con l’encomiabile The Pallid Mask, mid-tempo orientato verso il (proto-)black che puzza del verbo pestifero dei primi Celtic Frost, ma riletto in chiave moderna. Spieghiamoci meglio. Prendiamo in particolar modo il secondo assolo: nel ‘90 suonava già vecchio, perché decine, se non centinaia di band, nel decennio appena trascorso, avevano già costruito intere carriere su note e pennate così malefiche, ben lontane dallo shredding in voga. Nel 2018 Matt Pike ci restituisce tutti questi umori perversi (difficile catalogarli come “anacronistici”, poiché il malvagio non passa mai di moda…), ma con la precisione dei suoni odierni, tributandoli come meglio non si potrebbe. I legati di ascendenza doom, marchi di fabbrica del chitarrista, introducono God Of The Godless, altro episodio costruito su mid-tempo (1.21) e up-tempo (1.10) slayeriani e un riff principale (0.12-0.24) che strizza l’occhio ad una Blackened nella ritmica. Altro esempio di citazionismo, di collage, ma sempre denotato da una strabordante personalità del terzetto. Neppure verso il finale abbiamo tempo di rifiatare: Freebooter tiene ancora alta l’asticella dei bpm sotto il segno di Lemmy, e a questo giro, a fronte di una povertà compositiva palesata per metà brano, fa da contraltare uno dei migliori assoli (e momenti) dell’intero full-length: urlo barbaro di Pike (3.13), climax ritmico per dieci secondi e poi il rock ‘n’ roll che cozza con il thrash di ottantiana memoria. Giù il cappello. The Witch And The Christ è forse il tributo più evidente agli Slayer in Electric Messiah: prende le distanze da Freeboter, rallentando leggermente la velocità in apertura con un riff ipnotico à la Live Undead, facendo calare una coltre di nebbia fitta sull’opera, di grande effetto, e poi rialza la velocità media, concludendo con un inserimento di doppio pedale, dopo l’assolo, da scapocciamento forsennato, in pieno stile Dave Lombardo. Gli aficionados ringrazieranno, garantito. E infine Matt Pike stupisce tutti con la sua poliedricità: tira una pedata a Motörhead, Slayer, Celtic Frost e ad altre brutte compagnie ed estrae dal cilindro magico una Drowning Dog, brano di metallo moderno, melodico, incrocio vigoroso e riuscitissimo tra l’heavy classico e i fraseggi di stampo metalcore di inizio millennio. Badate che alla voce non c’è né Dickinson, né qualche singer “canottiera, bicipiti e tattoos”, ma un timbro bestiale, che ha ispirato sfilze di band nell’ultimo ventennio.
Detto questo, è giusto spendere un paio di parole sulle due suite. Steps Of The Ziggurat/House Of Enlil e Sanctioned Annihilation, o il lento e morboso secondo Matt Pike, ché in Electric Messiah lo troveremo solo in questi due brani e che smorzano la furia del primo e del terzo brano (ecco perché quel “sapientemente”). Entrambe sono cariche di umori variegati e di numerose soluzioni interessanti, che conferiscono ai brani una buona longevità nel lungo periodo. La prima, con il suo incedere marziale sludge/doom è dotata di una ripartenza a 2.28 da antologia e da due assoli perfidi, quanto efficaci. Nella seconda, Sanctioned Annihilation, i Nostri spaziano ulteriormente: cupi arpeggi prog lasciano spazio a rozze sfuriate sludge, intersecandosi qui e là, per confluire poi in tortuosi binari più movimentati.

Due album in un anno, tante idee e tanta qualità distribuite in entrambi i lavori. Cosa si può obiettare, dunque, a questo Electric Messiah? Che critiche potremmo muovergli contro? Sicuramente l’effetto sorpresa è svanito e i Nostri potranno essere tacciati di ripetitività a questo giro. Di contro, sfornano un album che riconferma per l’ennesima volta con chi abbiamo a che fare, nel caso qualcuno avesse ancora bisogno di capirlo: gli High on Fire non sono una band clone (mi pare ovvio, ma non si sa mai…), e come testimoniano le parole del leader, dei Motörhead in senso stretto, fra questi solchi, ve ne troveremo gran poco, se non una piccola parte della loro concezione di “costruzione di un brano”. I Nostri guardano al passato, verso il decennio delle grandi innovazioni attuate in campo metal, ne assimilano il distillato più putrescente e impattante, lo rielaborano, lo gonfiano, ma senza snaturarne l’essenza, e ce lo consegnano album dopo album, riff dopo riff (un’infinità da contare), affinché nessuno di noi dimentichi le proprie origini. E se sottogeneri come thrash, (proto-)black, hardcore, heavy filtrati dallo sludge ci fanno sentire a casa, seduti su un comodo divano davanti a un camino scoppiettante in pieno inverno, allora gli High on Fire sono fra le dimore più accoglienti che offre oggi il mercato odierno. Non cambiate mai.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
75.66 su 9 voti [ VOTA]
lucignolo
Sabato 5 Gennaio 2019, 14.38.25
20
@ analizzatore-Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano- non lo so perchè mi sia venuto in mente questo,in effetti non lascia molta scelta.La cosa buona è che poi ciascuno fa come cazzo gli pare.
Analizzatore
Sabato 5 Gennaio 2019, 14.16.41
19
@lucignolo: hai ragione, ho dimenticato di dire che quest'album è una mediocrità anche sotto quell'aspetto. Saluti.
lucignolo
Venerdì 21 Dicembre 2018, 20.19.47
18
@Analizztore,per fortuna la musica non si limita alle tue interpretazioni tecnicopragmatiche ma va ben oltre,molto oltre. Ti auguro buon proseguimento.
Analizzatore
Giovedì 8 Novembre 2018, 21.36.10
17
Si lascia ascoltare, ma niente di che. Le strutture delle canzoni non sono né particolarmente originali né particolarmente elaborate. Non c'è una particolare ricerca né dei suoni né della tecnica strumentale. Stessa cosa per i riff, che sono per la maggior parte armonicamente ambigui, ovviamente non nel senso di raffinate costruzioni armoniche, ma neanche di soluzioni intriganti, si tratta piuttosto di accordi e note che più o meno fanno riferimento ad un centro tonale (in parole povere sono note a caz... a gusto), oppure abbiamo cadenze consolidate, nel solito 4/4. Solismo poco interessante. Il basso si limita a seguire le toniche della chitarra. Intendiamoci, in tutto questo non c'è nulla di male, lo faccio presente per far notare che qui ci troviamo di fronte alle solite formule di genere girate e rigirate in modo neanche troppo originale. E se nella scrittura non sono visibili particolari abilità compositive a maggior ragione non si trova traccia di niente che sia minimamente avvicinabile alla genialità, come dice qualcuno. Ma manco col microscopio. A salvare dal piattume ci sono però delle parti di batteria belle cazzute. Se c'è uno nella band che merita apprezzamenti, quello è il batterista. Bravo ragazzo, non fosse per te... In conclusione direi che è un disco solo per gli amanti sfegatati del genere, gli altri possono tranquillamente ignorarlo e riascoltarsi Blood Mountain.
Fly 74
Domenica 4 Novembre 2018, 21.32.13
16
Drowning dog è adrenalina pura, headbanging e corna al cielo. Ottimo cd come il precedente.
bortolo
Domenica 4 Novembre 2018, 19.09.23
15
la copertina ricorda Re Ghiaccio di Adventure Time
Remedy
Giovedì 1 Novembre 2018, 10.47.30
14
per me è il migliore degli high on fire, una bomba dall'inizio alla fine, a pari perito con De vermis ma siamo li. Steps Of The Ziggurat è un capolavoro che solo Pike poteva scrivere.
Pacino
Mercoledì 31 Ottobre 2018, 13.48.39
13
Non male, ma il precedente l'avevo preferito, col tempo si vedrà. Voto 74
Luky
Mercoledì 31 Ottobre 2018, 9.27.40
12
Questo è un bell'album
No Fun
Martedì 30 Ottobre 2018, 11.55.21
11
Ops, ho scritto Mike al posto di Matt. Fusione di Matt e Pike? O l'aura fangosa di Mike Williams che aleggia quando si parla di sludge? o_O Grazie dei consigli per gli ascolti Giax!
Giaxomo
Lunedì 29 Ottobre 2018, 22.58.29
10
Ciao a tutti, vi ringrazio moltissimo per gli apprezzamenti. Comunicazione rivolta ai fan della band: a Matt Pike verrà amputato un dito del piede con conseguente annullamento del tour killer statunitense in compagnia di Municipal Waste, Toxic Holocaust, Haunt (consigliatissimi!). Purtroppo non ero al corrente di certi dettagli mentre scrivevo la recensione la settimana scorsa, essendo stata comunicata solo oggi questa notizia. Speriamo si riprenda presto. @No Fun: io sono troppo di parte, per cui mi è impossibile scegliere fra Matt e Al. Degli Om adoro tutto, in particolar modo Variations on a Theme, Conference of the Birds (magari in un futuro prossimo lo “rispolvererô”, chissà...), Advaitic Songs e “Rays of the Sun/To The Shrinebuilder” dello split del 2006. Poesia, senza “se”e senza “ma”. Se non hai ancora avuto modo di ascoltarlo, provvedi all’istante! Con gli High on Fire potresti andare in ordine cronologico, l’album spartiacque della loro carriera (e uno dei loro migliori) è BBW, ma io gli preferisco DiTC. Questi due i vertici della loro carriera, ma i restanti ci vanno bene o male tutti vicini, vedi ad esempio il penultimo, che cito nella rece, un lavoro da mascella che casca a terra, sbalorditivo. Detto in soldoni, con loro non scenderei mai sotto l’80 e sulla rece di TAoSD spiego i motivi del voto, logicamente.
No Fun
Lunedì 29 Ottobre 2018, 20.25.13
9
O_O non mi è piaciuto cavolo. L'ho ascoltato tre volte sul treno... mi ascolto i precedenti, comincio da The Art of Self Defense. Ho sentito anche Advaitic Songs degli Om... stupendo, mi devo procurare Variations on a Theme al più presto. Al 1 Mike 0 per adesso . Comunque la rece presenta bene l'album, è vero, è barbaro, forsennato, veloce, niente da dire. Però, ecco devo riascoltarlo perché, quello che non ci ho sentito è il blues, i rallentamenti, il tormento, lo strazio, etc. che invece schizza dalle note delle band di New Orleans...
Grezzo
Sabato 27 Ottobre 2018, 14.53.20
8
Secondo me sono sopravvalutatissimi. Tanta, ma tanta robbbba invece gli Sleep (The Sciences è fantastico).
lucignolo
Venerdì 26 Ottobre 2018, 18.49.06
7
odio arrivare in ritardo,e ancora di più quando si parla di musica,questo è un album che lascia senza parole,senza fiato,e 82 non gli rende merito (però una bella recensione),forse il migliore album di quest'anno (sono lento negli ascolti) e per me da un bel pò di tempo.Iniziamo dalla fine,l'ultimo brano ti viene voglia di ascoltarlo all'infinito,e ora a caso,le due suite,stupende,i pezzi viù veloci sono cavalcate nella mente,senza tregua,non c'è un brano più debole e la voce di Pike rende davvero al meglio,e tutto suona benissimo senza essere "perfettino",questo è un grande album che spero lasci il segno,difficile di questi tempi,ma gli va riconosciuto.
No Fun
Venerdì 26 Ottobre 2018, 12.57.34
6
Ok ok, bisognerà ascoltarli seriamente, non ho mai preso niente né degli High on Fire né degli Om. Mi ci metto. La rece, visto il commento #5, me la gusto domattina col caffè.
Joe91
Venerdì 26 Ottobre 2018, 12.34.05
5
Praticamente, una delle tre recensioni più belle che abbia mai letto!
TARTU71
Venerdì 26 Ottobre 2018, 8.53.13
4
gia' preso il cd....sta arrivando....evvaiiii
InvictuSteele
Giovedì 25 Ottobre 2018, 21.13.23
3
Solita bordata metallica da parte di questa grande band. Matt è un folle geniaccio. Ciao Giax, gran bella review
Metal Shock
Giovedì 25 Ottobre 2018, 20.33.29
2
Gran bel disco, gradisco molto di più Pike qui che con gli Sleep. Devo ascoltarlo ancora meglio ma di sicuro nel suo genere uno dei migliori dell'anno.
Ad Astra
Giovedì 25 Ottobre 2018, 20.03.06
1
bello, bello, bello, bello. matt pike è da divinizzare e rispettare in silenzio nei secoli a venire, amen.
INFORMAZIONI
2018
eOne Music
Sludge
Tracklist
1. Spewn From The Earth
2. Steps Of The Ziggurat / House of Enlil
3. Electric Messiah
4. Sanctioned Annihilation
5. The Pallid Mask
6. God Of The Godless
7. Freebooter
8. The Witch And The Christ
9. Drowning Dog
Line Up
Matt Pike (Voce, Chitarre)
Jeff Matz (Basso)
Des Kensel (Batteria)
 
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