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Nazareth - Tattooed on My Brain
28/10/2018
( 552 letture )
Chi non ha mai sentito parlare dei Nazareth alzi la mano. E verrà espulso seduta stante. Una band super storica quella di Pete Agnew, unico membro rimasto dalla formazione originale fondata nel 1968 a Dunfermline in Scozia. Mi rifiuto di tracciare la biografia del quartetto, chi l’ha evitata se la legga su internet, anche perché chi non è a conoscenza di una trentina di album con questo monicker, live inclusi, e con le raccolte si arriva alla quarantina di ellepì pubblicati, non può definirsi un vero rocker. Razamanaz e Hair of the Dog penso, e spero vivamente, ricordino qualcosa. La band festeggia il 50° compleanno, una ricorrenza pressochè leggendaria che verrà celebrata in tour, suonando anche questo ultimo parto musicale, che sbandiera una copertina moderna e truculenta. 13 pezzi registrati agli studi Sub Station, di Rosyth, in madrepatria, il tutto prodotto, mixato, masterizzato e messo su nastro da Yann Rouiller con una band rinnovata nel singer, Carl Sentance (già con Persian Risk, Krokus e Don Airey), Jimmy Murrison, chitarrista con la più lunga militanza in formazione, Lee Agnew dietro ai tamburi dalla scomparsa terrena di Darrel Sweet avvenuta nel 1999, e ovviamente l’inossidabile Pete Agnew alle quattro corde dagli albori.

La produzione è diretta, non troppo smussata, ha un flavour settantiano che si attaglia ovviamente alla band ma con qualche rigurgito contemporaneo, e un frontman che desta subito parecchio interesse per la sue corde vocali duttili, potenti ed espressive che danno un valore aggiunto alle composizioni. Subito compatti con l’apertura di Never Dance With The Devil, chitarre tremolanti, voce stentorea, stacchi e inciso che sa di hard ottantiano, buono il solo di Jimmy Murrison, mentre la title track somiglia a un mix tra Blink 182 e The Offspring, indubbiamente le doti vocali del cantante aiutano la band a confrontarsi su tesi più moderniste, il risultato è buono. State Of Emergency brucia e parte sparata, con il rock and roll ben in evidenza, traccia coinvolgente, la seguente Rubik’s Romance è una semiballad che più anni settanta non si può, con la chitarra che punteggia il coro dell’inciso, stessa cosa per quanto concerne le atmosfere e il groove della seguente Pole To Pole, che sbuca come uno spaccato brillante dei nuovi Nazareth. Chitarra slide e richiami intensamente southern per Push, con l’ugola di Carl Sentance che tiene al guinzaglio le melodie e le coralità bollenti di sentore desertico, basso in evidenza per The Secret Is Out che sfocia in una grande canzone: misticismo seventies, produzione e aromi a metà tra Deep Purple e Zeppelin, voce che esce dagli speaker, a trazione anteriore, su chitarre che pisciano sopra al sentiero degli Ac Dc, confezionando un grande ritornello: ottima song con un solismo dell’ascia di livello. Don’t Throw Your Love Away ha sapori a stelle e strisce e la voce acuta del frontman accresce la sensazione, effervescente l’intermezzo tra le asce in svisata e arrangiamenti di lignaggio regale, Crazy Molly irrompe con un fraseggio datato; Silent Symphony si caramella attorno ad un riffone di antico stampo, con la struttura del pezzo costruita su queste note, inseguite da cori e un up tempo solido e resistente, la circolarità di What Goes Around colpisce al primo impatto con incisività e sound fresco, la penultima Change è segnata dall’impatto del basso di Pete Agnew salvo poi incendiarsi in un chorus quasi new metal davvero focoso, aggressivo e convincente, mentre You Call Me segna la fine della tracklist, sprigionando una ballad dolcissima in pieno stile Pink Floyd, come successione di accordi, uso degli strumenti e costruzione melodica.

I Nazareth non potevano festeggiare meglio il loro cinquantesimo compleanno, pubblicando un album davvero variegato per esecuzioni e scrittura-pezzi, interessante a livello di spunti, suonato alla grande e con un elisir di giovinezza che molte storiche band possono solo invidiare loro. Un graditissimo ritorno all’insegna del hard rock fatto con palle pressofuse in altoforno, un disco che colpisce, per energia vitale, sin dal primo ascolto, dimostrando che i “vecchietti” hanno ancora parecchio da dire sia sul palco che in studio. Tattooed On My Brain, un ponte tibetano sospeso tra antichi sapori e nuovi afflati, il tutto suonato con classe, aggressività e voglia di rimanere in piedi nonostante il tempo che passa.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
73 su 1 voti [ VOTA]
GorgoRock
Lunedì 5 Novembre 2018, 13.46.08
5
Ottimo....ottimo. Concordo con rik....questo è il loro sound ma freschissimo e adeguato ai tempi moderni. Grandi!!!
Diego75
Giovedì 1 Novembre 2018, 14.36.44
4
Ottimo disco ....il buon vecchio hard rock e' sempre gradito...non mi aspettavo che tirassero fuori un disco simile alla loro longeva eta'...certo la voce del mitico Dan manca ...ma hanno scelto un buon cantante....voto 79
Metal Shock
Lunedì 29 Ottobre 2018, 12.19.02
3
Devo ancora ascoltare bene il disco ma ad un primo approccio devo dire che non è niente male. Qualche canzone mi ha fatto storcere il naso ma generalmente è un buon disco.
rik bay area thrash
Lunedì 29 Ottobre 2018, 9.42.15
2
I nazareth, con cinque decadi di onorata carriera, e molti validi album (oltre ai già citati in review), riescono loro malgrado (considerato l'ingresso del nuovo singer) a realizzare un nuovo album che stupisce per freschezza e aggressività. Produzione moderna che ha però il merito di non snaturare troppo l'essenza del loro sound. (Imho)
HIRAX
Lunedì 29 Ottobre 2018, 9.39.56
1
Ottimo 'inaspettato' album
INFORMAZIONI
2018
Frontiers Music
Hard Rock
Tracklist
1. Never Dance With The Devil
2. Tattooed On My Brain
3. State Of Emergency
4. Rubik’s Romance
5. Pole To Pole
6. Push
7. The Secret Is Out
8. Don’t Throw Your Love Away
9. Crazy Molly
10. Silent Symphony
11. What Goes Around
12. Change
13. You Call Me
Line Up
Carl Sentance (Voce)
Jimmy Murrison (Chitarra)
Pete Agnew (Basso)
Lee Agnew (Batteria)
 
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