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Skalmold - Sorgir
01/11/2018
( 475 letture )
Nessuna veritÓ pu˛ curare il dolore che proviamo per la perdita di qualcuno che amiamo. Nessuna veritÓ, nessuna sinceritÓ, nessuna forza e nessuna gentilezza sono in grado di curare quel dolore. Tutto ci˛ che possiamo fare e guardare attraverso la fine e imparare qualcosa da essa, ma ci˛ che impareremo non ci sarÓ di nessun aiuto nel fronteggiare il prossimo dolore che verrÓ a trovarci senza avvertimento.
Haruki Murakami ľ Norwegian Wood

ôSorgirö, islandese per ôdoloriö (intesi in senso emotivo).
A due anni di distanza da V÷gguvÝsur Yggdrasils, gli Skßlm÷ld cambiano rotta. Da un disco con tematiche "pi¨ calde" (per citare l'autore dei testi, SnŠbj÷rn Ragnarsson) ad uno freddo e senza pietÓ, come la sua copertina (ispirata alla storia raccontata in Ljˇsi­).
L'opera quinta della band di ReykjavÝk ci vuole raccontare quattro vicende, e il suo tramite sono gli otto brani che la compongono.
Da una parte abbiamo le ôsagnirö o ôstorieö, le prime quattro canzoni che ci raccontano di altrettanti episodi tragici visti dalla prospettiva degli esseri umani che li vivono e subiscono.
Dall'altro abbiamo gli ôsvipirö o ôi fantasmiö, ovvero le quattro tracce che compongono la seconda parte della tracklist, che ci svelano la causa sovrannaturale dei tragici episodi descritti in precedenza.
Quattro coppie insomma, la prima parte descrive i fatti, la seconda ci spiega le cause. In nessun caso comunque emerge uno spiraglio di luce, e a vincere Ŕ sempre il male.

Si parte con Ljˇsi­ (la luce). ╚ una tranquilla sera di primavera in una remota valle islandese e una famiglia va a dormire dopo una giornata di lavoro. All'improvviso la temperatura scende, si scatena dal nulla una tormenta e il vento sfonda le finestre, spegnendo l'unico fuoco presente in casa. L'uomo decide di sfidare gli elementi e correre alla fattoria pi¨ vicina (a ore di cammino) a riprendere una fiamma per riaccendere il braciere e salvare i suoi cari dal congelamento, ma quando torna dal viaggio scopre che la sua famiglia non ce l'ha fatta. RiaccenderÓ comunque il fuoco o deciderÓ che non ne vale la pena?
Ljˇsi­ inizia violenta, con un riffing rasoiante delle tre chitarre che ômimaö il vento che sfonda le finestre. Attacca poi la voce abrasiva e quasi sguaiata di Bj÷rgvin, supportata da progressioni in levare delle chitarre ritmiche e alternata da quei cori armonizzati che sono ormai un trademark della band islandese. In questo caso rappresentano gli unici spunti veramente melodici (al di lÓ di qualche melodia pi¨ ôsolistaö partorita dalla chitarra di Ůrßinn), fanno capolino anche il pulito di Gunnar Ben e lo screaming di Baldur. Il tutto mentre Jˇn Geir non molla il colpo al doppio pedale e SnŠbj÷rn gli va dietro, supportando riffing ripetitivi ma trascinanti.

Nella suddetta remota valle islandese, schiere di fantasmi dall'apparenza femminile (Skotta) osservano silenti una famiglia lavorare nella propria fattoria.
Calata la notte decidono di aver visto abbastanza, scatenano una tormenta fuori stagione e osservano la reazione degli umani. Dopo che il marito Ŕ uscito per cercare il fuoco si introducono in casa e sterminano la famiglia indifesa, attendendo poi il ritorno dell'uomo per gustarsi la sua reazione.
Skotta Ŕ la seconda parte di Ljˇsi­, si apre con un riff pi¨ lento e oppressivo, vagamente doomy, scandito da un basso sinistro. Il coro a pi¨ voci non ha nulla della solita epicitÓ, ma trasmette un profondo senso di inquietudine. Quando la canzone decolla Ŕ sempre la voce di Bj÷rgvin a guidare le danze (supportata, da quella di un Baldur scatenato), mentre le chitarre lavorano su arpeggi armonizzati e la ritmica rallenta in bpm appesantendo per˛ la mano.
A metÓ brano l'accelerazione con doppia cassa ad elicottero e chitarre armonizzate in tapping che si tramutano pochi secondi dopo nel riffing quasi doomy citato all'inizio.
C'Ŕ un largo uso del palm muting per le parti violente, con alcuni giri di chitarra tra i pi¨ freddi e malvagi dell'intero album. Compare ogni tanto un organo solitario che rende l'atmosfera ancora pi¨ creepy, anche se c'Ŕ da dire che gli arrangiamenti di Sorgir hanno nettamente ridotto le parti di Gunnar Ben, decisamente pi¨ concentrato sul cantato (la sua Ŕ la voce pulita pi¨ bella del sestetto) che Ŕ invece ben valorizzato proprio verso la conclusione del pezzo.

Sver­i­ (la spada) ci narra di un eroe in grado di sconfiggere da solo in battaglia interi eserciti. ╚ il protettore del suo clan, che grazie a lui non ha nulla da temere. Durante una di queste battaglie per˛ la sua spada si spezza improvvisamente, condannandolo ad una sconfitta che farÓ perdere la vita anche alla sua famiglia (ultimo pensiero che lo coglie prima di morire).
La seconda traccia di Sorgir si apre in modo molto pi¨ classico per gli Skßlm÷ld, con una melodia epica portata avanti dalla chitarra di Ůrßinn, su una base ritmica pi¨ rilassata e con cori altrettanto enfatici. Siamo tornati alle grandi gesta dei guerrieri vichinghi e ai brani che live hanno la potenzialitÓ per trascinare il pubblico senza pestare troppo l'acceleratore. Basso e batteria pi¨ in secondo piano permettono alle chitarre e ai cori di intrecciare linee melodiche su linee melodiche creando un'atmosfera idilliaca rotta ogni tanto dalle harsh vocals di Bj÷rgvin e Baldur. La rottura della spada porta ad un cambio di atmosfera, che diventa poi pi¨ mesta ma senza perdere quell'epicitÓ che permea tutto il brano.

Un fantasma viaggiatore (Gangßri) si ritrova per caso ad osservare una battaglia, tra gli umani scorge un eroe valoroso che sta facilmente avendo ragione dei suoi nemici. Decide dunque di cambiare le carte in tavola, morde la spada spezzandola e si gode le conseguenze del suo scherzo.
Gangßri completa la storia di Sver­i­, ma con un approccio completamente diverso. Da subito butta in faccia all'ascoltatore una ritmica tiratissima e quadrata con poche variazioni della solita chitarra solista, alternando riff continui e ôscaricheö pi¨ aggressive valorizzate da passaggi in tremolo picking, il solito organo in lontananza e la voce solitaria di Bj÷rgvin. A metÓ canzone sono per˛ i cori a prendere il sopravvento con uno dei passaggi pi¨ riusciti dell'intero album, a spezzare un pezzo altrimenti monolitico ed articolato soltanto su chitarre e drumming serrato (che impiega addirittura passaggi in blast beat). Arriva anche uno dei soli pi¨ articolati di Ůrßinn, che inizia a svisare rapidamente note dalla sua Stratocaster senza mai perdere il buon gusto che lo caratterizza.

Br˙nin (il bordo), Ŕ la storia di un amore che finisce molto male. Ai margini di un dirupo a strapiombo sul mare giace svenuta una coppia. L'uomo si sveglia, ritrovandosi in mano una pietra sporca di sangue, accanto a lui la sua amata, esanime e con il capo insanguinato. Il loro Ŕ sempre stato un amore osteggiato dalle rispettive famiglie e -caso strano- queste stanno raggiungendo il luogo del misfatto. Se visti potrebbero essere uccisi entrambi. Colto dal panico butta il corpo di lei dal dirupo pur di salvarsi la vita.
Il terzo brano di Sorgir si apre in modo diretto, con un riffing ôsempliceö ma che lascia emergere il senso di ansia, a supporto ci sono sporadici passaggi di organo di Gunnar. Fino a metÓ risulta essere uno dei brani pi¨ ômonotematiciö dell'intero album, con il solito Bj÷rgvin a catalizzare l'attenzione e riffing abbastanza dilatato. A metÓ un assolo di Ůrßinn dÓ poi il via ad un momento pi¨ corale, ma che non spicca in particolare rispetto agli altri. Forse l'episodio pi¨ debole del lotto.

Un fantasma dalle sembianze maschili (Mˇri) ha osservato per mesi una coppia appartarsi vicino ad una scogliera. Sa del loro amore osteggiato dalle famiglie e decide di ôintervenireö a modo suo. Fa impazzire l'uomo e gli mette una pietra in mano, poi fa in modo che le famiglie si rechino sul posto, obbligando il primo ad una terribile scelta.
Mˇri, come giÓ capitato con Skotta, parte lenta, lasciando che le chitarre costruiscano delle melodie sinistre e a Jˇn Geir il compito di accompagnare con delle percussioni minimali.
Sono poi dei cori, tanto mesti quanto riusciti, a sconvolgere il pezzo, alternandosi al cantato di Bj÷rgvin ma con una base che rimane un mid-tempo dove c'Ŕ spazio per emergere anche per il basso di SnŠbj÷rn. C'Ŕ tempo anche per un momento in cui l'oboe suonato da Gunnar fa da accompagnamento a riusciti vocalizzi femminili, ma si tratta della quiete prima della tempesta, visto che la conclusione Ŕ una sfuriata ai limiti del black, con blast beat furioso e rasoianti chitarre in tremolo picking, interrotta solo da una reprise dei cori precedenti.

Barni­ (il bambino) Ŕ una storia -possibilmente- ancora pi¨ tremenda delle precedenti. Una madre mette a nanna la sua bambina in una sera qualsiasi. Ad un certo punto per˛ questa sembra soffocare, la famiglia interviene subito, ma l'infante muore tra le loro braccia mentre cerca -inutilmente- di prendere aria.
L'apertura del quarto brano (e ultima ôsagnirö del disco) Ŕ piuttosto nella media dell'album, con un riffing costruitto su scariche e power chord piuttosto brevi, che si tramuta poi in un altro mid-tempo, dove si alternano dietro il microfono Bj÷rgvin e la voce pi¨ enfatica di Gunnar, a cui i cori vanno dietro senza mai coprirla. Dopo un bridge -invero non riuscitissimo- arriviamo all'esplosione finale, che si concretizza nell'ennesimo -e lunghissimo- solo heavy di Ůrßinn.

In diversi racconti nordici compare un fantasma la cui brama pi¨ grande Ŕ soffocare nel sonno gli esseri umani. Ha nomi diversi ma per gli islandesi Ŕ Mara. La sua diffusione Ŕ per˛ molto pi¨ ampia, basti pensare alla parola inglese per ôincuboö che proprio da questa figura deriva (ônightMAREö). Nell'ultimo e conclusivo ôsvipirö un Mara vede la bambina mentre viene messa a letto dalla madre e non riesce a resistere: la soffoca, godendo poi nel vedere il terrore dipinto sul volto dei genitori e della bambina.
Mara si apre con una sola chitarra a riprodurre il riff portante, dal giro successivo entrano tutti gli altri strumenti, che concretizzano un brano tirato ma non troppo, con di nuovo l'organo a fare capolino e Bj÷rgvin e Baldur che si alternano nell'impostare delle linee vocali particolarmente aggressive. Fa quasi strano quando tutto si calma per lasciare posto ad una melodia soave portata avanti da sole chitarre in clean che sembrano costruire una ninna nanna, che sappiamo per˛ essere di un tipo ôpoco piacevoleö. La melodia che esce da questo intermezzo viene poi ripresa dagli strumenti elettrici e portata avanti per buona parte della canzone, con in mezzo un ultimo e struggente assolo di Ůrßinn. Il tutto si evolve in una cavalcata dagli echi quasi power che per˛ termina con un riff che riprende quello iniziale e conclude brano e album.

La produzione di Sorgir Ŕ perfettamente in linea con il concept: cruda e diretta. Ovviamente nei limiti di un lavoro pubblicato nel 2018 da un gruppo che non ha mai avuto intenzione di suonare raw. La componente heavy viene esaltata da suoni di chitarra aggressivi ma caldi (palesemente valvolari) e da un mix che ha valorizzato una componente ritmica asciutta ma ben presente (bella la mediositÓ del basso di SnŠbj÷rn). Il tutto ha per˛ messo in secondo piano il lavoro di Gunnar Ben alle tastiere, che non Ŕ solo ridotto negli arrangiamenti ma piuttosto nascosto in termini di volume. Non che non ci sia, ma va cercato e scovato con calma e un buon impianto.
Una compressione non eccessiva sia in fase di mix che di mastering ha poi preservato dinamiche a sufficienza per non far suonare il tutto come un ibrido mal riuscito.

Gli Skßlm÷ld sono un gruppo che ha sempre ricevuto considerazioni altalenanti, se Ŕ piuttosto riconosciuta la loro efficacia in sede live (dove risultano sempre spettacolari e coinvolgenti), su disco tendono a dividere pi¨ la critica.
Sorgir in questo senso rappresenta per˛ una prova assolutamente valida. Non sconvolge i parametri del genere, anzi, se possibile tende a ridimensionare la parte ôvikingö ai soli -tipici- cori e alle atmosfere, in favore di un approccio pi¨ heavy, ma si dimostra qualitativamente da urlo e in grado di coinvolgere anche dopo molteplici ascolti, anche grazie a piccole -ma non irrilevanti- incursioni in territori sia power che pi¨ estremi.
C'Ŕ ovviamente da aggirare la barriera linguistica per calarsi al meglio nelle atmosfere e nel senso di certe canzoni, ma una volta fatto l'affresco che ne risulta Ŕ qualcosa che tende a rimanere impresso.
Sorgir Ŕ dunque consigliato a chiunque apprezzi un disco musicalmente diretto ma complesso da approfondire sotto altre sfaccettature.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
duke
Giovedý 1 Novembre 2018, 9.53.29
1
curioso di ascoltare quest' ultimo lavoro...quelli precedenti non era male...anzi...
INFORMAZIONI
2018
Napalm Records
Viking
Tracklist
1. Ljˇsi­
2. Sver­i­
3. Br˙nin
4. Barni­
5. Skotta
6. Gangßri
7. Mˇri
8. Mara
Line Up
Bj÷rgvin Sigur­sson (Chitarra e voce)
Baldur Ragnarsson (Chitarra e voce)
Ůrßinn ┴rni Baldvinsson (Chitarra e voce)
Gunnar Ben (Tastiere, oboe e voce)
SnŠbj÷rn Ragnarsson (Basso e voce)
Jˇn Geir Jˇhannsson (Batteria e voce)
 
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