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Crippled Black Phoenix - Great Escape
01/11/2018
( 969 letture )
Il collettivo di musicisti britannici Crippled Black Phoenix, frutto della mente di Justin Greaves, musicista già noto per aver militato nelle fila di band quali Iron Monkey e Electric Wizard, torna dopo due anni di silenzio con una nuova uscita discografica. Spesso accostati ai Pink Floyd per la loro ricerca sonora e per un certo gusto progressive negli arrangiamenti della chitarra, i Crippled in realtà sono ormai diventati la bandiera di un certo modo di intendere il post rock più ambizioso ed eterogeneo. Great Escape, come il precedente Bronze, abbraccia una serie di atmosfere e tematiche decisamente cupe, causa principale delle quali è da ricercarsi nel periodo di depressione che ha afflitto il suddetto Greaves.

Trainato dal dirompente singolo To You I Give, brano che condensa in poco più di 9 minuti l'essenza del gruppo senza voler strafare, Great Escape è un grido di liberazione da parte di tutta la band (ma in particolare del succitato Greaves) per le storture della società odierna, simbolo della volontà di lasciarsi alle spalle ansie e paure e costruire, forse anche musicalmente, un futuro diverso. I brani in esso presenti sono a tratti energici e vigorosi, a tratti più melodici e rilassati eppure sempre permeati da un velo di malinconia mista a speranza, sentimenti espressi anche nelle liriche. Stilisticamente ci si trova sempre nei consolidati territori di matrice post/prog tanto cari ai conterranei Anathema e Mogwai (alcuni membri dei CBP provengono infatti da quest'ultima band). Volendo addentrarsi nei brani di Great Escape, si può prendere come esempio inoltre Times, They Are A’Raging. Il titolo potrebbe far pensare a Bob Dylan, ma non c'è da preoccuparsi perché anche questo brano, il secondo più lungo del disco, è ancorato agli stilemi del genere. Il pezzo si configura inizialmente come un oscuro down-tempo d'atmosfera trainato dalla batteria e dalla voce di Greaves, che poi si evolve in corso d'opera mutando più volte i suoi connotati, fino a sfociare in un break centrale colmo di rabbia e risentimento verso un mondo schiavo della violenza, al grido di "destroy the illusion"; sul finale una chitarra in clean strizza l'occhio al riff principale di The Heart Of Every Country, presente sull'acclamato concept del 2012 (Mankind) The Crafty Ape. Per citare altri due brani rappresentativi di Great Escape, Slow Motion Breakdown potenzia le idee degli ultimi Toundra amalgamandole in un calderone furioso che punta verso il lato più pesante e stoner del genere, cenno neanche troppo sottile al genere di provenienza di Justin Greaves negli Electric Wizard; Nebulas, invece, è un ottimo esempio di singolo trascinante e pseudo-radiofonico (ma non commerciale) guidato da una delicata voce femminile, per quanto le liriche che inneggiano al veganesimo (o forse si scagliano semplicemente contro la violenza perpetrata dagli umani nei confronti degli animali) lascino un po' il tempo che trovano. Chiude il disco la title-track, divisa in due parti. Nella prima, la bella voce di Belinda Kordic traccia i contorni di un brano leggiadro, molto vicino alle produzioni dei fratelli Kavanagh; nella seconda, invece, ritornano i CBP che tutti conosciamo, in un brano cadenzato, articolato ma comunque fruibile.

Sebbene Great Escape sia forse un disco leggermente di mestiere, incentrato sulle sensazioni piuttosto che sulle canzoni in sé, a fronte di una sensazione generale di staticità della proposta musicale, gode di alcuni picchi qualitativi davvero notevoli, in particolare nella conclusiva Great escape (pt II), davvero trascinante e reminiscente in un certo senso dell'ultimo periodo pinkfloydiano. I Crippled Black Phoenix, giunti alla undicesima fatica discografica (se si contano i precedenti Horrific Honorifics e Destroy Freak Valley, più EP che album veri e propri), si riconfermano certamente come uno dei gruppi di punta dell'ancora viva corrente post/prog.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
82.5 su 4 voti [ VOTA]
Grezzo
Mercoledì 3 Aprile 2019, 21.28.08
2
75? Disco superbo, almeno da 90. Tutta la bella musica è qui dentro. Che band magnifica.
ocram
Lunedì 5 Novembre 2018, 20.00.05
1
Album intensissimo e che riprende molto il sound dei migliori Anathema, per me nella top 5 dell'anno. A parte la passabile Madman, l'album tocca vette emozionali notevoli tra cui la toccante suite finale in due parti. Daniel Änghede da applausi, sicuramente la sua milgior performance vocale nei Crippled. Voto 80
INFORMAZIONI
2018
Season Of Mist
Post Rock
Tracklist
1. You Brought It Upon Yourselves (3:43)
2. To You I Give (9:22)
3. Uncivil War (pt I) (2:50)
4. Madman (4:51)
5. Times, They Are A’Raging (11:58)
6. Rain Black, Reign Heavy (5:58)
7. Slow Motion Breakdown (4:34)
8. Nebulas (5:35)
9. Las Diabolicas (3:49)
10. Great Escape (pt I) (7:36)
11. Great Escape (pt II) (13:03)
12. Hunok Csataja (Bonus track)
13. An Uncivil War, Pt. I & II (Bonus track)
Line Up
Belinda Kordic (Voce, Percussioni)
Jonas Stålhammar (Chitarra)
Daniel Änghede (Chitarra, Cori)
Tom Greenway (Basso)
Ben Wilsker (Batteria)
Justin Greaves (Batteria, Percussioni, Chitarre, Basso, Samples, Sega ad arco, Cori)
Mark Furnevall (Sintetizzatori, Hammond, Cori)
Helen Stanley (Pianoforte, Sintetizzatori, Cori, Tromba)
 
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