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Septicflesh - Codex Omega
03/11/2018
( 1246 letture )
Emozioni. Emozioni allo stato puro. Angoscia, terrore, speranza, furia e tristezza. Questo è ciò che ho provato durante gli ascolti di Codex Omega, ultimo lavoro in studio degli ellenici Septicflesh e licenziato dalla Season of Mist. Sono assolutamente convinto che questa sia la prima cosa da ricercare quando si fa della musica, la capacità di saper emozionare. Purtroppo spesso e volentieri ci si dimentica di questo piccolo ma fondamentale dettaglio, in una gara a chi è più virtuoso, tra blast-beat supersonici, assoli funambolici e quant’altro, trascurando completamente il fattore emozionale: il risultato è una fredda e sterile dimostrazione delle proprie capacità strumentali. Questa digressione era necessaria per sottolineare quanto il fattore “sentimentale” sia per me di estrema importanza quando ascolto musica. E i Septicflesh sono riusciti a farmi provare delle vere e forti emozioni, in quello che secondo me si colloca tra i migliori album metal del 2017.

I symphonic death metallers greci sono indubbiamente una delle band di metal estremo più in forma degli ultimi anni: è dal 2008, anno di uscita di Communion, che non pubblicano un disco che non sia più che ottimo, con una menzione d’onore per The Great Mass, ad ora il capolavoro di Spiros “Seth” Antoniou e soci. Anche il precedente Titan aveva centrato il bersaglio in pieno, mostrandoci un’autentica macchina da guerra perfettamente oliata, collaudata e per nulla intenzionata ad arrestarsi. Rispetto a tre anni prima si registra un cambio dietro le pelli: al posto di Fotis Bernardo subentra Kerim Lechner, noto per aver militato nei Decapitated dal 2009 al 2012. Si rinnova per la quarta volta la collaborazione con l’Orchestra Filarmonica di Praga, che garantisce da un sacco di anni una marcia in più rispetto alle altre band del genere. Ciò che ci viene proposto è probabilmente il miglior symphonic death metal in circolazione, sapientemente colorato da influenze black stile Rotting Christ e da inserti folk dal sapore mediterraneo. La produzione e il missaggio sono qualcosa di perfetto: i suoni risultano calibrati al meglio, le orchestrazioni né sovrastano né vengono sovrastate dal muro di suono degli ellenici, ogni singolo strumento è perfettamente distinguibile anche nei momenti più concitati, il growl profondo di Spiros e le clean vocals di Sotiris si amalgamano alla perfezione con le strumentali e godono anch’esse di un volume perfetto. Le prestazioni dei singoli musicisti sono poi da applausi: ognuno di loro sembra donare anima e corpo alla riuscita di Codex Omega (la precedentemente citata produzione perfetta gli dà sicuramente una mano). Bene, questa introduzione è durata anche troppo, direi che ora è il momento di addentrarci tra i meandri di questa monumentale opera.

Dei semplici accordi di chitarra e una melodia insinuante introducono alla prima canzone, Dante’s Inferno, che esplode presto in un tripudio di brutalità death perfettamente amalgamata con la maestosità della orchestrazioni. Il growl di Spiros sembra provenire veramente dai gironi infernali danteschi che egli stesso descrive, accompagnato da riff schiacciasassi che sanno essere dannatamente catchy e da una sezione ritmica intenta a tessere strutture essenziali e dinamiche. Il ritornello poi è semplicemente irresistibile nella sua semplicità e sono sicuro che avrà grande successo dal vivo. Che a voler essere pignoli, ritornelli di questo tipo si trovano in quasi tutti i brani e costituiscono un altro lato vincente di Codex Omega. I cinque minuti e mezzo della open track volano e in men che non si dica ci ritroviamo catapultati su 3rd Testament, probabilmente una delle tracce più propriamente “death” dell’album. La furia delle chitarre prende qui il sopravvento e ci regala un ottimo brano, coronato da un ritornello profondo e molto sentito. I fraseggi di chitarra tra una sezione e l’altra poi sono semplicemente sublimi, con melodie estremamente orecchiabili. Portrait of a Headless Man si apre con una intro di strumento a fiato lugubre, la quale lascia presto spazio al letale mix death metal/orchestra, per quello che a parer mio è uno dei brani migliori del platter: epico, marziale, evocativo e con improvvise accelerazioni da pelle d’oca. Il ritornello, manco a dirlo, è imponente, feroce e si presterà benissimo per essere urlato dai fan dal vivo. La quarta canzone, Martyr, è introdotta da una chitarra acustica che compie alcuni arpeggi sorretti da un violino, prima che il riff portante pesantissimo e dissonante irrompa sulla scena, ovviamente sempre supportato da una Filarmonica irresistibile; questa furia viene sapientemente miscelata con parti più “tranquille” ed orecchiabili. Siamo ormai giunta a metà album e veniamo accolti da un violino ronzante che fa da preludio a Enemy of Truth. Riff azzeccati, orchestrazioni maestosamente sublimi accompagnano delle strofe ferocissime, le quali poi trovano il loro apice nel ritornello devastante ed estremamente catchy, come al solito. Lungo la canzone trovano poi il loro spazio diversi cori (molto evocativo quello posto come outro della canzone) che non fanno che alzare ancora di più la già altissima asticella qualitativa. Un pianoforte delicato e leggero conduce all’ascolto della sesta canzone in scaletta, Dark Art: dopo pochi secondi il piano viene interrotto bruscamente dalla violenza epica e marziale dei Septicflesh e della Filarmonica di Praga, fino a giungere ad un ritornello melodioso ed arioso come pochi, dove fanno la loro comparsa anche delle stupende clean vocals. Our Church Below The Sea si conferma, insieme a 3rd Testament, una della canzoni dove la furia death dura e pura viene rilasciata senza alcun controllo, tranne in occasione del ritornello che mescola voce pulita e growl. La tripletta finale, pur essendo anch’essa ottimamente realizzata e suonata, non riesce a colpire con la stessa forza delle tracce precedenti, probabilmente dovuto al fatto che le migliori cartucce sono già state sparate. In ogni caso si tratta di canzoni che moltissime band neanche sognano di scrivere: in particolare Trinity, la decima e ultima traccia, la più “leggera” ed atmosferica del lotto.

Mentre correggo l’elaborato, mi rendo conto che questa è senza dubbio la recensione più lunga tra quelle che ho realizzato finora. Ho persino il dubbio di aver scritto fin troppo. Eppure neanche volendo sarei stato in grado di recensire Codex Omega diversamente. Come ho già detto all’inizio, quest’album mi ha fatto provare delle sensazioni bellissime durante i molteplici ascolti che gli ho concesso. Se non lo avete ancora ascoltato non perdete un secondo di più e correte ai ripari, non ve ne pentirete!



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
99 su 7 voti [ VOTA]
Flavio
Lunedì 2 Marzo 2020, 10.02.38
5
Che album stupendo...
Danimanzo
Venerdì 22 Marzo 2019, 17.49.14
4
Ennesimo capolavoro colpevolmente trascurato qui su Metallized. Maestri indiscussi nell'unire musica classica e metal estremo.
Il Rettiliano
Domenica 4 Novembre 2018, 11.55.10
3
Mi permetto di far notare: è la FILMarmonica di Praga, non la Filarmonica.
gianmarco
Domenica 4 Novembre 2018, 3.03.48
2
mitici .
Beta
Sabato 3 Novembre 2018, 12.25.15
1
"Sono assolutamente convinto che questa sia la prima cosa da ricercare quando si fa della musica, la capacità di saper emozionare. Purtroppo spesso e volentieri ci si dimentica di questo piccolo ma fondamentale dettaglio, in una gara a chi è più virtuoso, tra blast-beat supersonici, assoli funambolici e quant’altro, trascurando completamente il fattore emozionale: il risultato è una fredda e sterile dimostrazione delle proprie capacità strumentali". Dieci minuti di applauso con standing ovation.
INFORMAZIONI
2017
Prosthetic Records
Symphonic Death
Tracklist
1. Dante's Inferno
2. 3rd Testament (Codex Omega)
3. Portrait of a Headless Man
4. Martyr
5. Enemy of Truth
6. Dark Art
7. Our Church, Below the Sea
8. Faceless Queen
9. The Gospels of Fear
10. Trinity
Line Up
Spiros Antoniou (Voce, Basso) Sotiris Vaneyas (Chitarra, Voce) Christos Antoniou (Chitarra, Orchestrazioni)
Kerim Lechner (Batteria)
 
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