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Uriah Heep - Wonderworld
03/11/2018
( 475 letture )
Il settimo album in studio della band britannica rappresenta un vero e proprio "spartiacque" tra la tradizione del primo corso e il successivo. Nonostante il successo crescente e la stabilità della line-up mostrata con gli ultimi lavori, i primi dissidi interni e problemi personali dei membri iniziavano a fare capolino. Di certo il 1974 non sarà ricordato come un anno particolarmente positivo per il quintetto, i problemi interni causati dagli eccessi e dalla grande pressione artistica in seno all’ensemble, porteranno prima alla cacciata di Gary Thain, problemi personali con l’eroina, poi le complicazioni derivanti dall'insofferenza di Ken Hensley alle metodologie di lavoro in studio e dalla dipendenza all'alcol di David Byron. Wonderworld viene pubblicato nel giugno ‘74, registrato ai Musicland Studios, di Monaco di Baviera, durante l'arco di tempo che va dall'aprile al maggio di quell’anno, vanta 37.40 di musica e sarà l’ultima apparizione vinilitica del bassista Gary Thain negli Uriah Heep. La band era reduce dao grandi successi di due anni prima, nel 1972 aveva creato quello che viene definito il loro capolavoro ovvero, Demons and Wizards, poi l’avvento in rapida successione di The Magician's Birthday, Uriah Heep Live e Sweet Freedom nel 1973, e infine il qui presente Wonderworld. Tutti questi album riceveranno riconoscimenti internazionali, e faranno accrescere la fama del gruppo, insomma, i primi anni dei seventies saranno l’apice vincente di questo monicker storico. Gli anni d’oro che non torneranno più, sia per consenso di pubblico che per disgraziati rimpasti di formazione che porteranno a split e rinascite, anche se il gruppo risulta ancora attivo oggi, dopo la loro fondazione avvenuta nel 1969.

Copertina con i cinque componenti su un piedistallo, a mo’ di statue di marmo, poi si parte con un pezzo di grande impatto come la title track che apre subito i giochi. Organo, chitarra e batteria sugli scudi, con le tipiche atmosfere dell’epoca, la voce entra dopo un minuto di orgia strumentale, risultando profonda ed evocativa, ritornello efficace e ben definito con cori che risaltano, tra un abbassamento di toni e una bruciante ripresa, sguazzanti tra arie pervase di rock progressivo. Suicidal Man è hard rock puro con partiture dure delle sei corde, non certo smussate dall’intervento costante delle key, e un solismo pungente da parte di Mick Box, altro ottimo pezzo corroborato da cori in falsetto che fanno da collante tra i vari comparti della composizione, con la voce di David Byron che piastrella ogni momento del pezzo con grinta carica. The Shadows And The Wind scocca come una ballad, poi cresce per tramutarsi in una canzone ritmata dove un gran basso punteggia ogni singolo movimento, David Byron spadroneggia, i cori sono molto beatlesiani per produrre un inno sul finire del pezzo, tanto da venir tenuto a cappella per almeno tre giri, brano riuscitissimo. So Tired è il trionfo dell’hammond che pervade tutto, ma la band picchia senza remore, la voce disegna arcobaleni rock, la drum cattura, e l’inciso si palesa assai gradevole, scorrendo e lasciando sensazioni gradevolissime. E assai interessante la fase centrale, dove la band mette su vinile improvvisazioni jammate che nacquero, certamente, in sala prove. Il lento arriva e viene inchiodato alla traccia numero 5, The Easy Road è una delicata ballad, con tanto di flauto, la voce governa tutto il reticolato strumentale e nonostante la breve durata, appena 2: 34, recapita sensazioni benefiche in chi ascolta, mentre Something Or Nothing riparte a manetta tra l’imperante hammond, il basso poderoso e il solismo blackmoriano di Box, sviluppando un chorus facilmente cantabile e memorizzabile, centro pieno. I Won't Mind si rivela un brano più riflessivo, dai tratti malinconici e travagliati, notare la chitarra di Box che sembra gridare la sua sofferenza, con Byron che interpreta le parti vocali al meglio, ma questo scampolo è tutto appannaggio di un Box che stuzzica, penna e lascia libera la sua guitar nel seminare sentimenti e impressioni lungo tutta la struttura esecutiva, terminando con un lungo assolo che aggiunge tasselli emozionali. We Got We prende piede da tastiere quasi orrorifiche ma sterza subito verso un’aura più pop, gli arrangiamenti e le vocalità inserite ci riportano a questo tipo di sensazione, miscelata ad alcuni spunti prog, poi il disco va deciso verso la chiusura con la traccia numero 9: Dreams dipana percezioni provenienti da altri pianeti, ascoltate le keys di Ken Hensley, alternate all’hammond, una traccia astrusa, futuristica, extraterrestre, bagnata da gusti e lidi tipicamente britannici. Gli Uriah Heep agli inizi dei ’70 erano giustamente famosi e celebrati dal pubblico, una punta di diamante che poi, un po’ per volta, è scemata, per i motivi già narrati.

Wonderworld vale la pena di essere riscoperto, riascoltato, rispolverato, decidete voi in quale formato, visto che il 33 giri è stato rimasterizzato e gettato nuovamente sul mercato dalla Castle Communications nel 1996 con 4 bonus track, per poi subire, nel 2004, un ennesimo restyling, con una formula definita “expanded deluxe edition”. Le tracce bonus sono interessanti, appaiono la b-side What Can I Do, brandello dinamico e di buona fattura, e ancora una versione diversa di Dreams oltre a due trasposizioni live di Something Or Nothing e The Easy Road. Un piccolo tesoro per chi ama percorrere a ritroso i territori dei pionieri del rock duro, respirando a piene narici le circostanze di un glorioso passato incancellabile.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
77.33 su 3 voti [ VOTA]
marmar
Lunedì 5 Novembre 2018, 20.27.59
7
L'ultimo con la formazione classica, il livello medio resta più che buono ma forse fotografa una band in fase leggermente calante. Non lo ascolto da una vita, occasione per rimetterlo sul piatto, e poi canta un certo Byron, che sarà anche stato un alcolizzato cronico, ma aveva una voce unica...
marmar
Lunedì 5 Novembre 2018, 20.27.58
6
L'ultimo con la formazione classica, il livello medio resta più che buono ma forse fotografa una band in fase leggermente calante. Non lo ascolto da una vita, occasione per rimetterlo sul piatto, e poi canta un certo Byron, che sarà anche stato un alcolizzato cronico, ma aveva una voce unica...
progster78
Lunedì 5 Novembre 2018, 15.01.58
5
Beh non siamo a livelli immensi come altri dischi , cmq il valore è sempre alto!
RALPH
Domenica 4 Novembre 2018, 18.24.31
4
Immenso disco...Immensa band .
David D.
Domenica 4 Novembre 2018, 18.08.15
3
Grandissimo album, ovviamente non ai livelli dei primi, ma comunque da ascoltare. Titletrack e Dreams sono pezzi che se composti oggi da un gruppo underground farebbero rizzare i peli della testa, ai tempi invece gli Heep erano sottovalutati come pochi. Voto 85.
InvictuSteele
Domenica 4 Novembre 2018, 0.09.39
2
Magia, magia pura. Autentico capolavoro. 87
Rob Fleming
Sabato 3 Novembre 2018, 12.14.27
1
Album magnifico. Dopo Sweet freedom, buono, ma..., il gruppo sfoggia la classe dei tempi migliori con autentiche perle quali Wonderworld, l'hard rock Suidical man, So tired, We got we o Easy road. The shadows and the wind con i suoi intrecci vocali se la gioca con i Queen - ma Bohemian Rhapsody doveva ancora arrivare (e per me anche i Savatage, soprattutto quelli di Chance, di qualcosina saranno debitori). Nel finale Dreams con Thain al massimo della forma - bassista tra i più grandi - ci conferma la bontà dell'album. 80
INFORMAZIONI
1974
Bronze Records
Hard Rock
Tracklist
1. Wonderworld
2. Suicidal Man
3. The Shadows And The Wind
4. So Tired
5. The Easy Road
6. Something Or Nothing
7. I Won't Mind
8. We Got We
9. Dreams
Line Up
David Byron (Voce)
Mick Box (Chitarra)
Ken Hensley (Organo, Chitarra, Cori)
Gary Thain (Basso)
Lee Kerslake (Batteria)
 
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