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Adversam - Animadverte
03/11/2018
( 452 letture )
L’Italia degli anni novanta, così come il corso degli eventi ci ha tramandato, ha visto il nascere del più fiorente periodo di un movimento black metal nazionale che, su ispirazione derivante dalle azioni della famigerata scena scandinava, intraprese una strada artistica diretta verso una peculiare reinterpretazione del genere. Nello specifico geografico, il settentrione dello Stivale, esattamente in quel tempo, si era distinto per essere stato la culla natia di molte delle più importanti realtà estreme avvolte dal vessillo tricolore. L’occhio della critica atta a dare nuova luce e rivalutare i lavori di un significativo ma nebuloso passato, volge in Piemonte, regione di spicco per il proprio underground locale tumultuoso. Siamo nel 1995, e fra nomi storici quali Mortuary Drape, e più recenti per l’epoca come Tronus Abyss, comincia a farsi largo prepotentemente quello dei torinesi Adversam.
L’allora quartetto fece parlare di sé in maniera lusinghiera in seguito alla divulgazione, nel 1997, per conto della Pagan Moon Records, del clamoroso demo tape The Black Diamond Gates, stampato in 300 copie numerate a mano. I feedback positivi da parte di critica e pubblico ottenuti trovano concretizzazione nel deal discografico con la meneghina Scarlet Records. Di lì a poco, anno 1999, la pubblicazione del disco d’esordio dal titolo Animadverte, il cui pregevole packaging cela al proprio interno otto tracce di eccellente black metal made in Italy, dove le inevitabili influenze dei maestri dell’Europa del nord vengono sapientemente filtrate attraverso un approccio alla composizione mirato alla ricerca di un linguaggio personale.

Sin dall’opener, Miasma Demou, si percepiscono chiaramente i principali riferimenti artistici, identificabili in Immortal e Dark Funeral. I primi riecheggiano soprattutto in virtù della maligna interpretazione al microfono del singer e bassista Ater Ego, i secondi vengono chiamati in causa per il riffing work portante, tagliente ed intriso di venature melodiche come si conviene nelle realizzazioni di marchio svedese. A tal proposito, è da rimarcare subito il lavoro fatto in sede di produzione, un perfetto connubio tra un sound tipicamente nineties -dettato da chitarre “zanzarose” ma perfettamente distinguibili- e la pulizia delle registrazioni moderne che valorizzano la potenza della sezione rimica e danno risalto anche ai minimi dettagli studiati durante il songwriting. Ad arricchire la proposta, che affonda nettamente le radici nella concezione più pura del genere, intervengono le componenti sinfoniche ad appannaggio della tastierista Essyllt. Queste ultime sono qui concepite come elemento di rifinitura dello stile e, per modalità di utilizzo, riportano alla memoria le atmosfere glaciali del seminale capolavoro In the Nightside Eclipse degli Emperor. Il drumming furioso di Summum Algor detta le linee ritmiche, alternantesi tra un approccio tipicamente black e uno talvolta più death oriented, specie nei cali di intensità che concedono maggiore ariosità alla stesura. Le medesime soluzioni sono nuovamente approfondite nella successiva Monument of a Legend, impostata inizialmente su blast beat vorticosi placati da un break centrale atmosferico alla Dimmu Borgir, anticipando così una seconda parte costruita su schemi più razionali dal retrogusto death. Le strutture dei brani, sebbene piuttosto lineari, risultano fluide e ben congegnate, come nel caso di Awakening, intrisa di un ottimo gusto melodico. Esso viene espresso nello sviluppo delle partiture di chitarra eseguite da Boaz, decorate da inserti sinfonici puntuali che conferiscono alla musica un carattere mistico proprio di un certo occult black metal. The Path, una delle composizioni più eterogenee del lotto, lascia invece in secondo piano l’impatto per concedere maggiore spazio ai synth, che, seppur sapientemente centellinati, giocano un ruolo di primo piano nell’intrecciarsi con le armonie delle sei corde. L’incipit dai cenni orchestrali di N.O.D. conduce ad un incedere essenzialmente death, poi deflagrante in una accelerazione inconfutabilmente black di chiara scuola swedish, intarsiata di raffinati barocchismi, a preludio di un refrain declamante interpretato da un duetto maschile e femminile in clean. Si ritorna a premere con veemenza sull’acceleratore con Geisterfalle, uno straripante esempio di pura violenza messa in atto da un’incessante plettrata alternata. Le peculiarità di questa traccia risiedono nelle linee vocali in apertura, una particolare sovra-incisione di pulito e screaming, nella variazione tecnica di esecuzione di un blast beat a doppia velocità, che sottolinea le competenze tecniche di Summum Algor, e l’insolito finale di estrazione quasi folkloristica. Una ricercata cura dei dettagli viene ribadita anche in Hypertemple, che si distingue per il suo ordito segnato da puntuali soluzioni in stop and go e per i preziosi arrangiamenti di basso in conclusione, indici di un songwriting già ad uno stadio di maturazione piuttosto avanzato. La chiusura è degnamente affidata al pezzo migliore dell’album, Lucifer, Crowned, Avenger and Conqueror, unico estratto dal demo di cui sopra accennato, in questa sede riproposto in una veste aggiornata e rivisitata.
Il bell’arpeggio di acustica del preambolo, affiancato da soffuse presenze di tastiera, lascia presto il campo ad un riuscito mix tra black metal tradizionale, il cui guitar work è scandito efficacemente da blast beat con accenti sul charleston, e stralci sinfonici che donano all’intera composizione facile ascolto ed assimilabilità, in un’avvincente crescendo pregno di nera magniloquenza.

In una temperie particolarmente fertile per ciò che ha riguardato le uscite di settore, gli Adversam aggiungono il proprio contributo alla causa con un full-length di elevatissimo valore artistico, una brillante gemma incastonata nella storia del metal estremo italiano. Avvolto da una spessa coltre di magia e mistero, per quasi un decennio Animadverte è stato peraltro l’unico lascito del combo piemontese, seguito dal comeback discografico Proclama solo nel 2008. Ciò ha contribuito ad incrementarne lo status di album di culto. Ferocia, armonia, sinfonia ed un pregevole tocco esoterico, che si lega perfettamente al contenuto delle liriche, si uniscono e assumono una forma artistica coerente e definita in un platter che ha investito gli Adversam di un cospicuo riconoscimento ai vertici del panorama black metal. Per tali motivi, si tratta di un lavoro che non può mancare nella collezione di ogni adepto del metallo nero.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
65 su 3 voti [ VOTA]
Nihil
Lunedì 5 Novembre 2018, 9.55.30
4
Ottimo album! Perché non recensire anche le mitiche uscite degli Evol di Padova?!
lux chaos
Sabato 3 Novembre 2018, 13.32.24
3
Rispolverata inaspettata, gran bel disco, lo presi al tempo della sua uscita per una rece su MS...
mariamaligno
Sabato 3 Novembre 2018, 12.59.13
2
Uno dei dischi più puramente maligni e satanici che abbia mai ascoltato
Luca
Sabato 3 Novembre 2018, 12.34.02
1
Grandissimo album! Puro culto, anche i successivi ottimi lavori.. Torino culla dell’esoterismo!
INFORMAZIONI
1999
Scarlet Records
Black
Tracklist
1. Miasma Demou
2. Monument of a Legend
3. Awaiting
4. The Path
5. N.O.D.
6. Geisterfalle
7. Hypertemple
8. Lucifer, Crowned, Avenger and Conqueror
Line Up
Ater Ego (Voce, Basso)
Boaz (Chitarre)
Essyllt (Tastiere)
Summum Algor (Batteria)
 
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