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Woebegone Obscured - The Forestroamer
03/11/2018
( 261 letture )
“Per essere bravi, sono bravi, ma sono così tatticamente indisciplinati, imprevedibili e discontinui che non saprei davvero in quale ruolo farli giocare, in campo…”

La immaginiamo più o meno così, la conferenza stampa di un ipotetico allenatore chiamato ad allestire una Nazionale doom in vista di un altrettanto ipotetico metal campionato mondiale, alle prese con una delle band più talentuose e contemporaneamente enigmatiche apparse sulla scena nell’ultimo decennio. Non che di per sé, ovviamente, la fedeltà a un singolo canone sia automaticamente sinonimo di rese artistiche memorabili e ineccepibili, ma la traiettoria dei Woebegone Obscured è stata fin dagli esordi un paradigma di come una rara maestria nella rifinitura di singoli frammenti rischi di essere vanificata da una traballante predisposizione ad articolarli intorno a un’idea-guida che ne esalti definitivamente le potenzialità. Riunitosi formalmente nel 2003 ma al debutto solo nel 2007 con Deathstination, l’allora duo Danny Woe/K. Woe si è cimentato inizialmente con una materia che sotto un involucro funeral nascondeva un cuore pulsante dai forti tratti black (retaggio peraltro della precedente militanza di Danny con i Rimfrost) e da tutt’altro che trascurabili riflessi atmosferici, segnalandosi subito come un moniker in grado di puntare a vette qualitative ragguardevoli, a patto di rendere meno spigolosamente evidenti i “punti di sutura” tra le diverse componenti dell’ispirazione.
Imbarcato a bordo un terzo componente, M. Woe, i danesi si erano ripetuti sei anni dopo con Marrow of Dreams, ma, mentre ci si attendeva una fisiologica crescita dopo l’opera prima, i Woebegone Obscured hanno ribadito anche in quella sede tutti i punti di forza e le perplessità suscitate dal predecessore, perfettamente incarnate dalla conclusiva Into the Mindcloud, autentico capolavoro mancato per colpa di un’incongrua gestione del climax emozionale a fronte della perfezione dei singoli frammenti costitutivi. Terzo indizio a costituire qualcosa in più di una semplice prova, anche l’EP Deathscape XXIV non si è allontanato troppo dall’orizzonte disegnato dai primi full length, al punto che non a caso l’episodio migliore del lotto è di gran lunga Xavier, cover di uno degli storici cavalli di battaglia dei Dead Can Dance e perfettamente definito (da altri, appunto…) sul piano “strutturale”. Beninteso, nessuna delle prove citate è ascrivibile alla categoria dei fallimenti o anche solo di un piatto anonimato e la sensazione di un talento cristallino pronto a scrivere una pagina importante è sempre rimasta sullo sfondo, una volta affrontato e risolto il problema di base della riduzione ad unità delle innumerevoli spinte creative.

Il nuovo tentativo è affidato dunque a questo The Forestroamer, che segna l’ingresso dei Nostri nel quarto lustro di attività ma che purtroppo, a dispetto di una maturazione che a questo punto si imporrebbe come compiuta, conferma come il momento del distacco dell’ultimo stadio, quello che porta davvero in orbita, non sia evidentemente ancora arrivato, per i danesi. Confermata la line up a quattro già protagonista di Deathscape XXIV (con un ruolo sempre più decisivo dell’ultimo entrato, il transalpino Quentin Nicollet “Q. Woe” , anche per il contributo in studio di registrazione), i Woebegone Obscured portano a compimento il percorso di affrancamento dalla poetica funeral degli esordi e scandagliano con impegno ancora maggiore le terre death in cui si erano avventurati in Marrow of Dreams, senza ovviamente rinunciare alle variazioni sul tema in chiave sia black che prog e tentando di incastonare il tutto in una cornice solidamente doom.
Considerato in questa prospettiva, il progetto è indubbiamente ambizioso, trattandosi di sfidare, per ciascuna delle diverse componenti, alcuni dei nomi più in vista del panorama internazionale, dagli Evoken agli Swallow the Sun passando per i conterranei Saturnus, ma forse il rimando più immediato, in termini di possibile paragone, è a quegli Hamferð che dalle non distanti Fær Øer hanno impartito lezioni su come trascrivere in musica gli scontri tra i giganti che sconvolgono l’animo umano e la natura. Ecco dunque una base atmosferico/melodica che, estranea a qualsiasi velleità puramente contemplativa, punta a riprodurre tutto lo spettro dei sentimenti tra disperazione e malinconia proiettandone l’immagine su un fondale sempre drammaticamente orientato ed ecco anche il tentativo di puntare su quella “collisione di contrasti” che Aldarà e compagni hanno saputo riprodurre così magnificamente in chiave cinematografica in ogni episodio della trilogia giunta da Tórshavn. Il problema è che il quartetto ancora una volta semina benissimo (a cominciare dall’artwork della cover, assolutamente spettacolare per tratti ed evocatività del soggetto) ma raccoglie molto meno di quanto avrebbe potuto, confermando la sensazione di essere una band più da impeccabilità dei dettagli che da perfezione dell’insieme; ed è un peccato, perché alcune frecce nell’arco sono davvero di valore assoluto, a cominciare dalla prova al microfono di un Danny Woe ispiratissimo sia nei passaggi in growl, non lontani dal marchio di fabbrica catacombale di un Thomas A.G. Jensen, sia nei pur molto meno frequenti passaggi in scream, sia nelle aperture in clean quasi teatralmente recitate, secondo il modello Aldarà.

Del resto, un ascolto anche superficiale dell’opener The Memory and the Thought chiarisce immediatamente come nel volgere di dieci minuti i Woebegone Obscured siano in grado di spaziare dal doom più ortodosso al death/doom swallowiano, passando per un black sempre in agguato soprattutto nel lavoro alle pelli del poliedrico Danny e per un retrogusto prog che celebra il suo trionfo nella classica articolazione “a stanze”. Il caleidoscopio danese si raffina ulteriormente nella successiva Drømmefald, dove, dopo un avvio orientaleggiante, il cantato in lingua madre accompagna sia i passaggi più pachidermici che quelli più abrasivi del platter, ma mentre ci si attende una sintesi “hegeliana” (ci si perdoni l’ardito accostamento) tra le due spinte, il cuore del pezzo comincia a battere all’improvviso dove meno ce lo potevamo aspettare, prima con un’inattesissima apertura jazz e poi con un assolo da classic heavy ottantiano. Prendendo in prestito espressioni dal social eloquio contemporaneo, verrebbe quasi da dire “tanta, tanta, tanta roba, per una sola traccia… pure troppa”.
Il breve stacco in dissolvenza di Crimson Echoes giunge più che opportunamente a farci riprendere fiato e introduce la titletrack, il brano probabilmente meglio riuscito della band nella sua dimensione patchwork, complice un’atmosfera in buon equilibrio tra suggestioni eteree (qui funziona a dovere, l’incorporazione nella trama della componente prog), pesantezze doom e qualche scampolo di cristallizzazioni funeral, il tutto arricchito dai tocchi delicati della voce/gorgheggio dell’ospite di turno, quella Natalie Koskinen che porta in dote i riflessi della casa madre Shape of Despair. E che la delicatezza sia una delle carte potenzialmente più alla portata dei Nostri è definitivamente certificato dalla conclusiva Dormant in the Black Woods, traccia controcorrente rispetto al resto del lavoro anche per il minutaggio contenuto ma non per questo trascurabile, anzi, il malinconico scrosciare della pioggia tra i rami, un senso di lento incedere in un paesaggio incantato e il richiamo di uno strigiforme che nel finale porge il suo saluto ai viaggiatori la materializzano davvero (e finalmente…), la magia promessa dalla cover.

Un processo di crescita indubbio ma oggettivamente un po’ troppo lento e ancora lontano dalla conclusione, la consueta tavola imbandita di prelibatezze singolarmente squisite ma che consumate tutte insieme non riescono a regalare una patente di indimenticabilità al banchetto, The Forestreamer è un album che conferma nel bene e nel male tutto ciò che i lavori precedenti avevano evidenziato, ma i Woebegone Obscured hanno mezzi e doti per aspirare all’eccellenza, restiamo convinti che prima o poi arriverà, l’agognata convocazione nella doom Nazionale.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Aesthetic Death
Death / Doom
Tracklist
1. The Memory and the Thought
2. Drømmefald
3. Crimson Echoes
4. The Forestroamer
5. Dormant in the Black Woods
Line Up
D. Woe (Voce, Chitarre, Tastiere, Batteria)
M. Woe (Chitarre)
Q. Woe (Chitarre)
K. Woe (Basso)

Musicisti Ospiti
Natalie Koskinen (Voce in traccia 4)
 
RECENSIONI
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