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Helion Prime - Terror of the Cybernetic Space Monster
03/11/2018
( 370 letture )
Approcciandomi per la primissima volta all’ascolto del secondo album (“the sophomore album” come direbbero loro) di questo gruppo e contemporaneamente curiosando tra le sue credenziali, un quesito grande come una casa mi assalì: sicuri che siano californiani questi figuri? No, perché la situazione sarebbe quantomeno curiosa, almeno dal basso della mia ignoranza dato che non mi è mai capitato di sentire del power metal teutonico proveniente dagli Stati Uniti. Passando alle cose serie, c’è solo di che rallegrarsi dell’uscita di Terror of the Cybernetic Space Monster degli Helion Prime, due nomi che già sono un programma. Parliamo di un quintetto che in quanto a tematiche pesca a piene mani da riferimenti fantascientifici di film, libri e chi più ne ha più ne metta, in quanto a musica invece si rivela essere una band molto “europea”, nel senso che il loro sound si rifà a schemi prettamente germanici, che sarebbero inoltre quelli primigeni. Il passo avanti compiuto da lor signori rispetto al debutto è sotto gli occhi di tutti: la loro proposta non cerca l’innovazione, ma sa essere fresca e coinvolgente, riesce quindi dove in molti falliscono producendo vetuste copie di ciò che fu. La produzione ha sicuramente aiutato in tal senso ed è ai limiti della perfezione, consegnandoci un lavoro che potrebbe davvero figurare tra le rivelazioni nascoste di questo fine 2018.

Il gruppo fondato da Jason Ashcraft è attivo da soli quattro anni ed ha già affrontato alcuni significativi cambi di formazione, tra cui l’avvicendamento al microfono del cipriota Sozos Michael al posto della giovane Kayla Dixon; ebbene, col senno di poi dichiariamo completamente azzeccato questo switch riconoscendo la maggior predisposizione della nuova voce riguardo il genere suonato e la sua indubbia capacità tecnica. Gli Helion Prime sono migliorati sotto molti punti di vista dall’uscita dell’omonimo album di due anni fa, in primis sotto l’aspetto compositivo e di ricerca della soluzione giusta, risultando difficilmente banali o scontati e dimostrando di aver assimilato al meglio i concetti sdoganati diversi anni fa da Blind Guardian e soci. Di questo miglioramento se ne accorse prima di tutti la tedesca -guarda caso- AFM Records che non se li fece sfuggire, assicurandosi inoltre la ristampa del primo LP ad un solo anno di distanza dall’uscita, certificando l’esistenza di un vivo interesse nei confronti dei ragazzi di Sacramento. Con una specie di Jabba the Hut del nuovo millennio che campeggia in bella vista sull’artwork, Terror of the Cybernetic Space Monster fa presente sin da subito il terreno tematico in cui ci si muoverà lungo il percorso, che inizia come ogni cosa da una nascita, segnatamente quella di un re: A King Is Born è un grande ingresso sotto l’essenza più pura del power e dà credito alla critica che descrive questo platter come una ventata d’aria fresca nell’intero panorama. La canzone presenta un cambio di tempo durante il ritornello che inizia a scaldare gli animi per la seguente Bury the Sun, vera martellata simil thrash che rimanda alle composizioni del capolavoro intitolato Somewhere Far Beyond: qui il vocalist gestisce la scena come meglio non si possa fare, la batteria di Alex Bosson mostra i muscoli e la chitarra di Chad Anderson concede un breve ma intenso assolo. Atlas Obscura è uno dei migliori contributi dell’album, stavolta i due chitarristi non si trattengono e con le loro asce spadroneggiano a destra e a manca mentre la doppia cassa imperversa sullo sfondo; le linee vocali e l’impalcatura della traccia sono degne di una band affermata e con anni di esperienza alle spalle, esattamente come la seguente Urth, cavalcata d’altri tempi che difficilmente non indurrà un qualsiasi ascoltatore a muoversi come un dannato e che mostra un affiatamento tra i membri non indifferente. The Human Condition alza ulteriormente l’asticella con una pazzesca prova corale; un brano che vale la pena ascoltare più volte poiché il suo approccio in-your-face unito ad una scelta di riff impeccabile virante sul mood atmosferico donano ogni volta un differente punto di vista, sempre più che positivo. L’intensità, come da copione, si affievolisce con Spectrum, e assieme a lei pure la qualità della canzone; d’altronde un filler non condizionerà esageratamente la valutazione finale e il punto di forza degli Helion Prime sta in tutt’altri lidi. Lidi che tornano a farsi vivi in Silent Skies: anche qui però si nota un calo vistoso rispetto alla prima metà, segno che la costanza su certi livelli non è ancora una loro caratteristica primaria. Si conclude in maniera molto ambiziosa con una title track di quasi diciotto minuti all’interno della quale vi sono momenti molto buoni ed altri che fungono da riempitivo, ma nel complesso fa comunque piacere il fatto che abbiano rischiato con un’operazione insolita.

Terror of the Cybernetic Space Monster è quindi un ottimo album di sano power del Vecchio continente realizzato da una giovane band del Nuovo continente: ovviamente il drastico calo della seconda parte descritto in precedenza non ci permette di classificarlo tra le recenti uscite top, ma il consiglio spassionato è quello di recuperarlo celermente e dargli tre o quattro ascolti, difficilmente ve ne pentirete. Grazie al dinamismo e alla voglia di mettersi in gioco di questi cinque musicisti prevediamo un limpido avvenire sia per questi ragazzi amanti del cinema fantascientifico (Helion Prime è il nome di un pianeta che compare nel film The Chronicles of Riddick) sia per noi appassionati fan.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
AFM Records
Power
Tracklist
1. Failed Hypothesis
2. A King Is Born
3. Bury the Sun
4. Atlas Obscura
5. Urth
6. The Human Condition
7. Spectrum
8. Silent Skies
9. Terror of the Cybernetic Space Monster
Line Up
Sozos Michael (Voce)
Jason Ashcraft (Chitarra)
Chad Anderson (Chitarra)
Jeremy Steinhouse (Basso)
Alex Bosson (Batteria)
 
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