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Black Howling - Return of Primordial Stillness
04/11/2018
( 429 letture )
Band black metal tra le più longeve del panorama lusitano, i Black Howling giungono, con Return Of Primordial Stillness, al sesto full-length di una carriera costellata di demo e split. Autore sin dall’inizio di un DSBM crudissimo, figlio della tanto della misantropia vampiresca delle Légions Noires francesi quanto dell’isolazionismo glaciale di Burzum, il duo di Lisbona ha lentamente incamerato nel proprio sound elementi noise e doom, fino a tracciare una via personale e incendiaria all’estremismo sonoro.

Iberia apre l’album con un portamento black doom pesantissimo, la cui danza scheletrica ha le movenze drogate degli Sleep ma si ammanta di una ritualità occulta sabbathiana. La firma sanguinaria del black è garantita dalle urla di P., che travolge con una tempesta di scream disturbanti, scarnificando a ondate successive il corpo doom e saturando l’ambiente come di limatura di ferro. A metà il brano si avvita attorno ad un delicato arpeggio quasi folk che, in contrasto con la voce straziante, crea una sorta di ipnosi tra Panopticon e Botanist, per poi chiudere con una rapida fuga di chitarra dal sapore ottantiano.
Il cuore pulsante dell’opera è costituito dai due brani centrali. Il primo, Celestial Syntropy (Übermensch Elevated), è una sfuriata black noise intrisa di veleno, qualcosa dalle parti del crust marcio a firma Krieg, e immersa in una melma di feedback sulla cui superficie continua a strisciare il profilo di una melodia. La peculiarità del sound dei Black Howling risiede proprio in questa capacità di far filtrare dalle nebbie noise sagome melodiche ben definite, che a tratti recuperano un certo gusto N.W.O.B.H.M. per i raddoppi di chitarra, come nella seconda parte del brano in esame, mentre altre volte disegnano fumose volute stoner che caricano l’aria di polvere ed elettricità statica, come nella successiva Celestial Entropy (Emptiness Revelation). L’effetto complessivo è mesmerizzante, quasi shoegaze, e ricorda alla lontana gli esperimenti di saturazione dello spazio sonoro condotti da Wheels Within Wheels e The Angelic Process. Anche quando si lavora per sottrazione, come nel passaggio fra i due brani centrali in cui gli strumenti via via spariscono e mandano in loop un frammento del tessuto melodico, il risultato è intossicante, come una cancrena che inocula lentamente nel corpo il seme della malattia. Così Celestial Entropy (Emptiness Revelation) diviene un cerimoniale swansiano, un mantra torrido che accelerando si fa danza sfrenata, con uno spleen che ricorda, con le dovute proporzioni, i The Doors più lisergici, senza mai perdere l’ancoraggio a una tradizione black metal fatta di urla strazianti e riff affilati come lame. Il brano, per struttura e suggestioni, è cumulabile a un ibrido ipercompresso fra il brutismo psych post punk di Dancing To Restore An Eclipsed Moon dei Red Temple Spirits e l’abbandono gotico urbano di The Downward Spiral dei Nine Inch Nails, soprattutto nel lavoro di bending di chitarra che balena in coda al pezzo.
Appare interessante il ribaltamento semantico fra i due brani: se Syntropy è caos, Entropy mette ordine, come a sottolineare la natura ciclica del cosmo, il perenne bilanciamento fra creazione e distruzione e la necessità umana dell’auto-trasformazione attraverso dolore, odio e rigenerazione. Tali temi sono peraltro cari all’estetica black tout court, si pensi alla centralità nella mitologia norrena del Ragnarǫk, battaglia finale fra le forze della luce e quelle dell’ombra che termina con la rovina del mondo e la sua rinascita.
In chiusura Cosmic Oblivion è un capitolo a sé stante, che affresca su un delicato arpeggio di chitarra la stasi a-gravitazionale di un corpo che galleggia nello spazio e viene infine bruciato dal sole.

Return Of Primordial Stillness è un platter intenso che impone un ascolto paziente e concentrato per cogliere la complessità della scrittura armonica e l’intero spettro di sensazioni che vuole suscitare. La produzione, volutamente in bassa fedeltà e dal taglio DIY, stratifica frequenze con una densità quasi ottundente, in modo particolare quando il latrato di P. si somma ai feedback di chitarra, ma riesce in qualche modo a far emergere la vena melodica del duo e l’estro chitarristico di A., strumentista che si immagina eccellente anche in sede live. I Black Howling meriterebbero sicuramente una maggiore visibilità nel mondo metal. Recuperate anche i loro passati lavori: sapranno garantirvi quel brivido gelido lungo la schiena che è il crisma del black più puro e primigenio.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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No Fun
Mercoledì 7 Novembre 2018, 23.56.50
1
Questa recensione mi ha molto, molto, molto incuriosito O.O !!
INFORMAZIONI
2018
Signal Rex
Black/Doom
Tracklist
1. Iberia
2. Celestial Syntropy (Übermensch Elevated)
3. Celestial Entropy (Emptiness Revelation)
4. Cosmic Oblivion
Line Up
P. (Voce, Batteria)
A. (Chitarra, Basso)
 
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