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Selvans - Faunalia
05/11/2018
( 2446 letture )
Ben poche notizie si hanno dell’antica divinità boschiva etrusca Selvans, del quale possediamo diverse rappresentazioni figurative ma nessuna controparte nella mitopoiesi arcaica. I reperti conservatisi dall’oblio dei secoli ci hanno tramandato tuttavia epiteti ad esso attribuiti. Questi ultimi possono suggerirci tutto ciò che possiamo immaginare fosse posto sotto il suo manto protettivo: “sanchuneta”, dio dei giuramenti, “selvans tularia”, protettore dei confini. Infine, dettaglio di non poco conto, il famoso fegato piacentino ne riporta inciso il nome, cui segue immediatamente quello di Funfus, divinità dall’essenza bifronte, paragonabile al Giano romano. L’associazione di Selvans con il limine, il sottile discrimine tra bestiale ed umano -dal fondo ferino dal quale deve emergere, ogni volta, l’uomo per affermarsi in quanto tale, in una sorta di perpetua antropogenesi- lo rendono il patrono dell’altrove e dell’alterità, del passaggio. Ed è in qualche maniera la medesima irrequietezza, instancabile velleità di solcare confini già tracciati -salvo poi ripenetrarvi scompaginando il già scritto e determinato- che sembrerebbe animare il più recente lavoro di quella band che trae il proprio monicker proprio dall’antica divinità etrusca. Faunalia, difatti, lavoro più recente della formazione abruzzese, è stato definito dagli stessi Selvans una Dark Italian Opus, tradendo l’impossibilità di attribuirvi un’etichetta identificativa cui, quasi necessariamente, il platter sfugge. Travalicando i lidi del black e del pagan è possibile, sporgendosi anche solo corrivamente sull’abisso intessuto su pentagramma dai Nostri, scorgere gli afflati più vari e nobili saldamente legati alla tradizione tricolore, Morricone e Simonetti in primis. E proprio in tal senso, nella capacità di riassumere e riflettere in sé la cultura mitologica, storica e culturale in senso ampio che scorre nelle sorgenti carsiche del suo italico -tra cui l’uso grammaticalmente corretto e studiato della lingua latina- che Faunalia riesce ad esser un lavoro folk in senso proprio.


Badate bene, non vi troverete dinanzi scanzonati motivi in fisarmonica e cornamusa: tutt’altro, e ciò è vero sin dall’introduzione strumentale Ad Malum Finem. Quest’ultima è difatti dischiusa da percussioni e flauti, facenti da cornice ad una melodia conturbante, tratteggiata in prima istanza da un fischio ed in secondo luogo da layers di tastiere e chitarre, memori dei migliori Goblin. Fa seguito Notturno Peregrinar, brano in cui, sollevatosi momentaneamente dallo scranno di eccellenza del black/folk trinacrio, incarnato dai suoi Inchiuvatu, Agghiastru ghermisce il microfono mescendo al dialetto abruzzese il proprio idioma, dando luogo ad un amalgama quasi esoterico per i più. Tutto ciò si avviluppa lungo le spire di una traccia dalle ritmiche serratissime, squarciate da strali di organi, hammond e piano. Cantata interamente in latino, la successiva Anna Perenna riannoda i fili con una tradizione di oscuri anatemi contro la malasorte, permeanti le radici della narrazione popolare. In essa si compenetrano, dipingendo impressionisticamente un paesaggio ritualistico e ieratico, evocativi canti femminili, suggestivi cori e venature tastieristiche, unitamente ad un andamento che predilige movenze lente e cadenzate. Queste ultime sono esaltate dagli strumenti cordofoni, delineanti melodie maledettamente ammalianti. Magna Mater Maior Mons costituisce, assieme a Requiem Aprutii, una delle due suite del lavoro, il cui nucleo tematico affonda le proprie radici nelle antiche leggende aventi come protagonisti la Dea Majella ed il Gigante Gran Sasso, nonché nella rivisitazione quasi metempsicotica di vite passate da parte della voce narrante. Tutto ciò prende forma incarnandosi in primo luogo in blast beats, sorretti da una suggestiva armonizzazione in tremolo e distesi su un tappeto di cori evocativi. Ben presto si staglia su di essi lo screaming incisivo del vocalist Haruspex, cerimoniere di un’ipnotica danza che si consuma attraverso il dinamismo che le pelli, assieme a brevi incursioni tastieristiche, donano al brano. L’aggressività e la ferocia lasciano tuttavia il posto, smorzandosi, a trame affidate alle chitarre acustiche, suggerenti suggestioni dal fascino quasi western, dischiudendo i suggestivi versi posti a suggello della sezione:

Io son di remotissima stirpe di padri anacoreti
che a sangue si flagellarono masticando la neve
sbudellavano aquile, e strozzavano i lupi
una sigla incisa nei massi
con un chiodo della croce raccolto da Elena.

Ora a te consacriamo i silenzi
di una mistica letargia
con lo sguardo al sole che nasce
dalla foschia


La reprise è affidata a ritmiche nuovamente serratissime, di chiara matrice black, compenetrate armoniosamente al sottofondo orchestrale ed animate, infine, da fraseggi melodicamente eccelsi. È la volta di Phersu, traccia furibonda ed adrenalinica, ispirata alla cruda scena di caccia all’uomo rappresentata nella Tomba degli Auguri, presso Tarquinia. La pittura in esame raffigura difatti tal personaggio, Phersu, il volto ricoperto da una maschera vermiglia, rincorrere un condannato a morte avendo al seguito un cane molosso caucasico. La caotica barbarie della scena è resa mediante raffinate linee di flauto e tastiere, distese attraverso una densa partitura imbevuta nella fiamma nera. Requiem Aprutii, seconda e conclusiva suite, ci fa prender congedo da Faunalia. E lo fa nella maniera più indimenticabile possibile: dall’afflato morriconiano, che anima la prima funambolica sezione del brano e vibra attraverso le melodie affidate alle sei corde, la composizione scivola in un intermezzo atmosferico delineato da lirismi epicheggianti nonché orchestrazioni a un tempo trionfali e delicate. L’aggressiva incursione delle pelli anticipa, ancora una volta, un andamento in tremolo e blast beat racchiudente e sussumente in sé gli elementi sinfonici precedentemente interrotti, sfoderando una padronanza del songwriting fuori dal comune.

Nonostante il dilungarsi circa la natura dei brani costituenti Faunalia, sarebbe impossibile riassumere l’impagabile esperienza offerta dall’ascolto. Il full-length dischiude difatti un intero microcosmo, apprezzabile appieno mediante misurati e concentrati ascolti che svelano volta in volta dettagli inattesi, indice della cura minuziosa impiegata nella realizzazione della produzione. Ancora una volta dunque, ed in maniera peraltro decisiva, i Selvans si confermano quali una delle realtà più interessanti della scena italica, avendo dato luogo ad un platter multiforme e mai stancamente identico a sé stesso, cangiante e liminare come poteva esserlo soltanto una divinità silvana. Trovare sbavature, cali di tensione o imperfezioni è in questo caso assolutamente improbabile: qualsiasi cultore delle sonorità estreme sarà ammaliato da quanto gli abruzzesi hanno saputo, sorprendentemente, realizzare. Non vi resta che farlo vostro, senza esitare ulteriormente.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
93.56 su 16 voti [ VOTA]
Giasse
Martedì 27 Novembre 2018, 22.56.55
30
Era un po' che nn incrociavo un cd cosi intenso. Per me nn hanno sbagliato nulla!
IO
Sabato 24 Novembre 2018, 20.48.01
29
commento 21: TOP!
JackFrusc
Lunedì 19 Novembre 2018, 0.02.33
28
D’accordo col commento 27. E ripeto: disco stratosferico
Witchcult
Domenica 18 Novembre 2018, 1.09.28
27
Ascolti ripetuti di mediocri album di mediocri band devono aver ottenuto l'effetto di aver otturato i canali uditivi.C'è piu' folk in questo disco che nelle discografie intere di turisas,korkiplani,alestorm e compagnia. Per folk si intende una musica che pesca negli usi/tradizioni/leggende di una terra, e un disco con sonorità così marcatamente italiche anche se virate in chiave black era da tempo non lo sentivo.non è che per essere folk ci devono essere le tastierine e le fisarmoniche da osteria
Uela
Venerdì 16 Novembre 2018, 19.07.18
26
Sinceramente, ma come fate a non sentirci la costruzione Folk? Bisogna essere un po' sordi per non sentire strumenti ed elementi cosiddetti folkloristici, popolari o tradizionali, che dir si voglia, in sto disco. Peraltro, anche non sentendoli, la recensione lo spiega proprio (dando un'altra, tematica o concettuale e non meno valida interpretazione) fin dall'introduzione, pure se non si ha voglia di leggerla tutta fino in fondo.
Unpure
Giovedì 15 Novembre 2018, 9.33.14
25
@Nihil quest'album è molto più apocalittico di molte rotture di palle che portano l'etichetta 'neo folk' sopra ahaha @Katarz il folk è una cosa, folk metal ne è un altra! I Selvans non saranno sicuramente folk metal ma ci sono parti folk come ci sono nei Moonsorrow, negli Agalloch o per rimanere in casa in Inchiuvatu..sembra che siccome esistono aborti come Alestorm, Korpiklani ecc la parola folk possa essere usata solo come offesa ahahah
Katarz
Mercoledì 14 Novembre 2018, 21.29.45
24
Di neo folk c’è solo un momento (sublime) nella traccia 4 infatti... avendoli visti all opera comunque di folk non hanno proprio nulla, non capisco perchè si continui ad inserirli in quel filone
Nihil
Mercoledì 14 Novembre 2018, 20.25.08
23
Infatti, non si capisce chi abbia tirato fuori questa idea del neo-folk presente in questo album. Probabilmente, qualcuno che ha solo una vaga idea del folk apocalittico...
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 14 Novembre 2018, 13.44.02
22
Disco veramente molto bello. Altra realtà Italiana di assoluto spessore. Unico appunto, a parte le tematiche dei testi (tra l'altro molto accattivanti) non ci trovo questi elementi "folk". Certo non è un black Norvegese ma non ci sento questo lato folk. Forse mi sbaglio. Ottimo anyway. Au revoir.
Unpure
Mercoledì 14 Novembre 2018, 12.26.48
21
Dovrebbero andare in tour con i Fleshgod Apocalypse! Generi diversi ma ognuna a loro modo sono le due band più rappresentative del metallo italiano \m/
JackFrusc
Martedì 13 Novembre 2018, 21.06.01
20
Disco di una bellezza commovente, consegnatomi personalmente dalla band e per questo ancora più prezioso
Cerberus
Lunedì 12 Novembre 2018, 15.13.21
19
Il sound di Draugr, Spite Extreme Wing, Goblin e Morricone in una cosa sola. Brividi
Lele 12 DiAnnö
Lunedì 12 Novembre 2018, 7.38.50
18
Dev'essere da quella volta che letto Operai e Capitale che non mi imbattevo nella sussunzione...
Kuru
Domenica 11 Novembre 2018, 22.00.57
17
Meravigliosa manifestazione dell'Avantgarde italico. Sempre molto contento di consigliarli in giro.
Enrico
Domenica 11 Novembre 2018, 2.08.06
16
Bello davvero.
Alessio
Sabato 10 Novembre 2018, 21.29.56
15
Finalmente arrivato ieri e ascoltato oggi. Ad un primo approccio piu complesso dei lavori precedenti, ma il marchio dei Silvani è indelebile...sempre qualità molto elevata. Altri punti a favore lo splendido DigiA5 e la produzione secca, grezza ma vera. Anche io consiglio a chi ancora non ha confidenza con loro di partire a ritroso e progressivamente, senza dimenticare lo splendido split con Downfall of Nur. Da non dimenticare nemmeno che questi ragazzi son nati dalle ceneri dei Draugr. Un pensiero anche per il grande e non dimenticato Jonny.
IO
Sabato 10 Novembre 2018, 11.23.09
14
Korgull: il primo è una bomba, prendilo assolutamente. oppure c'è il live che ha dei pezzi del primo e del primissimo EP
Freccia
Sabato 10 Novembre 2018, 9.51.07
13
Già ascoltato 2 volte. Diverso dal precedente (ottimo) lavoro Lupercalia, ma che comunque raggiunge livelli (secondo me) altissimi! Sono proprio contento che anche nel nostro Paese ci siano gruppi validissimi (oltre ai Selvans cito anche Novembre, Progenie terrestre pura, Ufomammut, Abysmal Grief e tanti altri)!!! Molto bella la recensione! PS: corro a ordinare l'LP...
GREGOR
Giovedì 8 Novembre 2018, 16.06.52
12
Dentro c'è tutto, un piglio da colonna sonora, tanto Morricone, una capacità di fotografare per una volta dei paesaggi dell'anima italianissimi, una specie di nuovo "profondo rosso" e tanto altro. Io KORGULL tuttavia ti consiglio di reperire l'album precedente, Lupercalia, utile per comprendere il percorso peculiare dei Selvans. saluti
Nihil
Mercoledì 7 Novembre 2018, 20.30.33
11
Grande album! E grande omaggio al Maestro Lucio Fulci. Fulci lives!
Jan Hus
Mercoledì 7 Novembre 2018, 9.43.49
10
Parti da questo (ma ascolta anche l’altro). Va benissimo anche da sottofondo, come scritto sotto.
Korgull
Mercoledì 7 Novembre 2018, 8.22.36
9
Non li conosco...mi consigliate di partire da questo o dal primo?
Stagger Lee
Martedì 6 Novembre 2018, 20.36.26
8
Il primo album era molto bello, questo l'ho solo ascoltato di sfuggita come "sottofondo musicale" ma credo che prometta bene. Sicuramente girerà parecchio nei miei auricolari. Cmq il tipo col fiasco in mano nella foto in alto a sx è fantastico!!!
Jan Hus
Martedì 6 Novembre 2018, 13.40.42
7
Meraviglioso, come si capisce dalla recensione. Alziamo il voto.
GREGOR
Martedì 6 Novembre 2018, 12.30.37
6
Ottima recensione. Dai tempi dei primi Emperor che non si sentiva una cosa del genere. Faunalia ha una profondità musicale e concettuale che non riscontravo da tantissimi anni. Ho avuto la fortuna di vedere la presentazione di Faunalia a Pescara e sono rimasto colpito da quanto sia "tridimensionale" questo album e anche di quanto pesti! Sta un gradino sopra a Lupercalia, album che a distanza di anni ancora mi stupisce. I Selvans sono quello che di meglio ha da offrire la nostra penisola in ambito non solo black, ma proprio in senso assoluto!
Alex Cavani
Martedì 6 Novembre 2018, 12.17.24
5
Siamo nell'empireo qui.
ocram
Martedì 6 Novembre 2018, 10.02.36
4
Ascoltato finora solo due volte su spotify, aspetto che mi arrivi il box per un ascolto più accurato. Ma come prima impressione mi pare un ottimo album, perfino superiore a Lupercalia.
ignis
Martedì 6 Novembre 2018, 8.39.03
3
Com'è la prova del grande Mercy?
IO
Martedì 6 Novembre 2018, 5.46.26
2
un paio di ascolti veloci, non posso esprimere un giudizio ma spero sia bello come il primo
Alessio
Martedì 6 Novembre 2018, 0.07.40
1
Sono in attesa che arrivi, ripasso. Comunque uno dei dischi che ho atteso di piu.
INFORMAZIONI
2018
Avantgarde Music
Folk/Black
Tracklist
1. Ad Malum Finem
2. Notturno Peregrinar
3. Anna Perenna
4. Magna Mater Maior Mons
5. Phersu
6. Requiem Aprutii
Line Up
Haruspex (Voce, Tastiera, Flauto, Tibia, Sistro)
Fulguriator (Chitarra, Basso, Voce)

Musicisti Ospiti:
Agghiastru (Voce)
Tumulash (Voce)
Mercy (Voce)
Gianluca Virdis (Tromba)
Acheron (Chitarra)
HK (Batteria)
 
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