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Ennui - End of the Circle
08/11/2018
( 253 letture )
“In principio ovattato, tramutatosi in incedere”. Si potrebbe simbolicamente racchiudere con questa frase piuttosto concisa la carriera degli Ennui, duo proveniente da Tbilisi, capitale della Georgia, nazione che di fatto non capita spesso di associare al termine metal considerato l'esiguo numero di bands attive a rappresentare una scena particolarmente isolata e misteriosa. Seppur l'operato di David Unsaved e Serj Shengelia, infatti, si sia fin dal principio contraddistinto per un songwriting interessante, i primi due album Mze Ukunisa e The Last Way (i cui testi tra l'altro sono stati scritti impiegando la lingua madre) sembrano essere passati quasi inosservati alla maggior parte del pubblico devoto alle sonorità doom/death (eccezion fatta per i soliti cultori dell'underground più segreto), relegandoli nell'angusta ridotta dei patri confini. L'interesse verso i Nostri si allarga in concomitanza all'approdo nel roster della Solitude Productions e la conseguente pubblicazione del terzo Falsvs Anno Domini, album che segna la svolta verso un death/doom indubbiamente più viscerale e spietato e con un più ampio respiro internazionale, complice anche il quasi completo abbandono delle lyrics in lingua georgiana.

Giungiamo dunque alla fase recente degli ormai sei anni di attività degli Ennui, ovvero la pubblicazione di End of the Circle, quarta fatica che segna il passaggio alla Non Serviam Records, label peraltro decisamente poco avvezza alle sonorità affrontate dal duo in questione. Fin dall'ascolto della prima, mastodontica, omonima traccia si nota immediatamente che la band caucasica ha ingranato una marcia superiore, mostrando un'ennesima significativa progressione sul versante compositivo e quello attinente la produzione del disco. Per quanto riguarda il secondo parametro appare infatti evidente un'apprezzabile differenza nella registrazione degli strumenti, che in questo contesto possono finalmente congiungersi a formare un denso muro sonoro; soprattutto la batteria, che costituiva uno dei difetti principali del precedente album in quanto “separata” dal resto del layer strumentale, diviene viceversa in End of the Circle uno dei maggiori elementi di coesione.

Sul versante compositivo l'accoppiata Unsaved/Shengelia attenua la componente ferale che rappresenta il motore principale di Falsvs Anno Domini in favore di un death/doom ricercato e malinconico, riversandolo all'interno di tre sole tracce contraddistinte da una struttura articolata ed evidentemente impegnativa se si considera il minutaggio spaventoso attestato; nello specifico si parla di un brano “apripista” (End of the Circle) la cui durata supera i trentadue minuti (!) mentre i due successivi (congiunti tra l'altro da un concept comune) si aggirano intorno ai venti minuti. Da queste premesse si può facilmente intuire che spingersi in fondo ad un lavoro del genere rappresenta un'impresa tutt'altro che semplice ma nondimeno intrigante secondo una differente prospettiva, a maggior ragione se dietro ad esso si accorpano dei contenuti lirici decisamente profondi che conducono altresì alla comprensione del bellissimo artwork.

Questo è un album concettuale. Si basa su domande filosofiche sul significato della nostra vita. Il titolo dell'album è una specie di aporia, un paradosso di rovina e disperazione. Tutto il nostro essere è racchiuso all'interno di un certo ciclo di esistenza, il vortice della vita e della morte, quando la vita finisce nella morte, e quando la morte dà origine a un'altra vita. Abbiamo deciso di dare all'ascoltatore l'opportunità di pensare al fatto che l'infinito è ancora finito e che c'è possibilità quando tutto arriverà alla fine. Quando anche i morti moriranno e anche l'oscurità stessa diventerà cieca, i cerchi dell'essere si spezzeranno. Ma, curiosamente, c'è un accenno a un "principio antropico": l'infinito morirà solo quando morirai tu stesso e non sarai più in grado di osservarlo o pensarci.
Le altre due canzoni
(The Withering Part I - Of Hollow Us e The Withering Part II - Of Long-Dead Stars ndR) si riflettono a vicenda. Il primo brano parla di noi, di quanto sia priva di senso e vana la nostra esperienza, quanto siano vuoti i nostri principi e posizioni vitali, ed infine, si tratta del fatto che tutti moriremo prima che la nostra luce raggiunga la parte più vicina dell'Universo Infinito. La seconda canzone, The Withering Part II, al contrario, ci parla della luce celestiale delle stelle che è morta anche molto tempo dopo che i loro battiti hanno raggiunto la nostra vita... mondi forse scomparsi, parole non dette ed il significato stesso della vita perduto per sempre.
Estratto di un'intervista a David Unsaved concessa a doom-metal

Il primo brano End of the Circle rappresenta in questo senso un riflesso in musica dei pensieri qui riportati; come un interminabile cerchio imperfetto i cui estremi saranno dunque destinati a non congiungersi, esso solca nella sua linea un persistente aggancio e rimodellamento di riff atrabili e arpeggi delicati instillati di delay sui quali aderiscono in funzione enfatica le armonizzazioni delle chitarre; da un tale intreccio combinato al carattere sonoro impartito al disco si crea un itinerario sempre più ovattato ed impalpabile, come se si stesse correndo in direzione del crepuscolo nel vano tentativo che il suo esaurirsi non abbia luogo. Alcune parentesi smorzano questo effetto, sono gli attimi in cui la rabbia diviene un bagliore destinato ad affogare nelle ombre e i Nostri infatti spingono gradualmente le pulsazioni sfociando in un frangente dalle tinte black. Proprio in questo momento si percepisce un attimo di smarrimento, in questo caso non nell'accezione propriamente positiva del termine; emerge infatti un sentore di forzatura che disperde momentaneamente il senso primario del brano; questa scelta compositiva inficerà tra l'altro anche il brano conclusivo The Withering Part II - Of Long-Dead Stars. Anche il finale di questa prima lunghissima traccia, seppur impostato secondo criteri compositivi diversi, tende a ripresentare il medesimo effetto; si parla comunque di dettagli, considerando che si viaggia complessivamente su livelli insigni. Un simile aggettivo trova invece la piena caratterizzazione nella successiva The Withering Part I - Of Hollow Us, episodio in cui il particolare approccio adottato dalla band in questo contesto tocca il suo vertice; dalla bellissima entrata al fade-in, giungendo al core sul quale si alterano fragili echi di chitarre e decise smorzate nei territori consoni al death/doom, fino alla toccante chiusura che trascina inevitabilmente il pezzo al suo graduale dissiparsi, i segmenti si congiungono con singolare perizia, effigiando un episodio di assoluto spessore. Il brano conclusivo The Withering Part II - Of Long-Dead Stars spinge verso sentieri inquieti dissodati da una componente prevalentemente distorta soprattutto nella sua prima sezione; sebbene nella suddetta parte gli esiti mantengano un apprezzabile stato tensivo (considerando che su questo metro di giudizio incide purtroppo non positivamente la riproposizione della graduale accelerazione del timing di cui si disquisiva nell'analisi di End of the Circle) il brano inizia ad accumulare mordente in corrispondenza del secondo blocco, nel quale, guarda caso, si osserva un'implementazione delle venature melodiche ad infondere maggiore respiro e sfumature.

Con End of the Circle gli Ennui trascinano ancora una volta su un gradino superiore la loro visione del death/doom, esibendo un lavoro letteralmente mastodontico che attesta una tangibile maturazione in tutti i layer che caratterizzano la loro musica (concept lirico, songwriting e produzione). Come già evidenziato in sede di analisi dei brani, non tutto si incastra ancora alla perfezione; alcune digressioni sul versante compositivo danno l'impressione invero di sfuocare il mood generale impartito ai pezzi, risultando tuttavia un'onta veniale se rapportate all'impresa tutt'altro che agevole di erigere dei tasselli caratterizzati da una durata spropositata ad effigiare di conseguenza un lavoro complesso, imponente e decisamente ambizioso. Nonostante l'innegabile livello qualitativo lo collochi quale uno degli album più interessanti dell'anno corrente, appare palese che End of the Circle sarà, per via della sua particolare conformazione, un disco destinato non all'ampio, generico raggio di ascoltatori dediti a queste sonorità, bensì a chi fra questi prediliga la ricerca di un format corposo ed impegnativo, in grado di sprigionare uno spettro emozionale a lungo termine.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Non Serviam Records
Death / Doom
Tracklist
1. End of the Circle
2. The Withering Part I - Of Hollow Us
3. The Withering Part II - Of Long-Dead Stars
Line Up
David Unsaved (Voce, Chitarra)
Serj Shengelia (Chitarra, Basso)

Musicisti ospiti
John Devos (Batteria)
 
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