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Pain of Salvation - Be
10/11/2018
( 1493 letture )
Cosa accadrebbe se Dio decidesse di entrare a far parte della nostra dimensione e cominciasse ad interagire con gli esseri umani? In un misto di musica, teologia, sociologia, letteratura e filosofia i Pain Of Salvation provano ad analizzare l’esistenza umana e l’essenza divina come nessuno aveva mai fatto nel mondo del metal. Be è il loro lavoro più complesso ed ambizioso; addirittura difficile da definire semplicemente un album, è una vera e propria opera musicale che abbraccia ambiti e discipline differenti. D’altronde parliamo di una band eclettica che, dalla nascita avvenuta nel 1991, ha saputo regalare autentici capolavori grazie a un sound innovativo e ad argomenti mai banali e rinnovando il proprio stile a seconda delle tematiche trattate, dal problema dell’inquinamento globale all’analisi intima della transizione dall'infanzia all'adolescenza di due individui, fino ad arrivare all’ultimo capitolo della loro discografia In The Passing Light Of Day, dove il concept ruota attorno al periodo di grave malattia che ha tenuto Daniel Gildenlöw in equilibrio precario tra la vita e la morte. Ed è proprio lui, il cantante e polistrumentista svedese, che dobbiamo ringraziare per aver saputo tessere trame da vero e proprio scrittore e filosofo in tutte le uscite del gruppo, rendendo ogni album un concept di pregevole fattura. Come si evince dalle tracce impresse sul retro di copertina, il disco non è affatto di facile ascolto e richiede innumerevoli immersioni per essere compreso appieno. La complessità gioca infatti un ruolo determinante nell’intreccio tra musica e narrazione.

Le prime note di Animae Partus rappresentano il primo respiro di Dio, la sua nascita nel nostro universo, senza bisogno che si schiudano i suoi polmoni, senza il classico pianto neonatale. Dio si fa creatura, rende sé stesso un essere reale, muta la sua condizione da eterna e trascendente ad una più vicina all’umanità. La musica è assente, e le tre voci che si susseguono intrecciandosi narrano l’esatto momento della nascita e la transizione dal non essere all’essere, la magia della creazione. Gli strumenti fanno la loro apparizione in Deus Nova, indubbiamente il brano più geniale del disco, in un crescendo febbrile. Lo scopo della traccia è presentare con dati matematici la crescita esponenziale della popolazione mondiale dall’anno 10000 A.C. fino al giorno del rilascio dell'album, avvenuto nel Settembre 2004. Le tastiere e la batteria riportano alla memoria il ritmo di Inside (da One Hour By The Concrete Lake), mentre il riff violento è indispensabile per accompagnare la voce narrante nell'esposizione degli impressionanti numeri della moltiplicazione umana in poco più di dodicimila anni: da un milione di abitanti a sei miliardi. Quanto più la progressione dei numeri aumenta, tanto più la melodia diventa rapida, cupa e aggressiva. Ciò che preoccupa maggiormente è che negli ultimi quattordici anni la popolazione mondiale è aumentata di un miliardo e 600 milioni di unità. Chissà che Dan Brown per la stesura del suo libro Inferno non abbia preso spunto da questa canzone…
Da Imago comincia la performance vocale di Daniel Gildenlöw che interpreta Animae, cioè Dio, e l’album si sposta su ritmi definibili a tratti tribali. La transizione a Pluvius Aestivus, come suggerisce il nome, è scandita dal rumore delle gocce di pioggia di un temporale estivo che si infrangono sulle fronde degli alberi e danno il via ad una traccia strumentale dove le dolci note del pianoforte sono accompagnate dalla Orchestra Of Eternity. Lilium Cruentus è poliedrica e si muove nel progressive passando dal rock al metal, mentre la scena si sposta per la prima volta sui sentimenti umani e sui momenti di vita quotidiana. Le soluzioni stilistiche di un lavoro sono ovviamente soggettive, ma i cinque minuti di Nauticus sono superflui, quasi sprecati, soprattutto il grottesco dialogo finale. Continuando questo viaggio tra stili e generi ci troviamo di fronte a dieci minuti di musical dove l’uomo protagonista, Mr. Money, duetta con la sua consorte Dea Pecuniae nella traccia omonima: il dialogo è incentrato, come è facile intuire, sui vizi carnali, sulla viltà dell’uomo e sul suo rapporto malsano con il denaro. La scelta di rendere lo scambio di battute come fosse un musical può non piacere, ma la prestazione di Daniel Gildenlöw e Cecilia Ringkvist è di ottimo livello. La successiva Vocari Dei è una serie di messaggi vocali lasciati sulla segreteria telefonica di Dio stesso. Ricordate il film con Jim Carrey “Una Settimana da Dio”, nel quale l’attore veniva tempestato dai messaggi dei credenti? Qui avviene la medesima cosa. Per rendere il tutto più reale, all'epoca la band chiese ai fan di chiamare un numero e lasciare dei messaggi come se si stessero realmente rivolgendo a Dio.
Il rapporto tra Imago e Animae, cioè tra l’uomo e la divinità, è burrascoso e Diffidentia ne è la prova: Dio ha deciso di entrare nel nostro mondo per conoscere sé stesso attraverso le paure e le speranze degli uomini, ma le risposte che sperava di trovare sono diventate ulteriori punti di domanda. Questa ricerca della verità si è rivelata infruttuosa e dall’altro lato Imago lo accusa di immobilismo e di non essere mai intervenuto. Lo stile scelto questa volta è il nu metal, perfetto per rendere uno scambio di battute rap mantenendo le sonorità aggressive del metal. La stessa identica sezione strumentale di Deus Nova si ritrova in Nihil Morari con la sola differenza della voce, che non elenca una mera progressione di numeri, bensì, parlando dal punto di vista della coscienza collettiva, un elenco di crimini e azioni compiute dagli esseri umani. L’eccellente tecnica del quintetto è tutta da gustare in questo brano da brividi nel quale la violenza del basso mira ad incupire ulteriormente l’atmosfera.
Purtroppo Be è l’ultimo album inciso con Kristoffer Gildenlöw, una dipartita che si farà sentire nelle successive uscite in studio, dal momento che un brano di tale spessore musicale non è mai più stato prodotto dalla band. La strumentale Latericius Valete fluisce nell’inno liturgico Omni, dove ritorna quell’incalzante susseguirsi di spaventosi numeri sulla moltiplicazione dell’uomo sulla Terra. Imago lancia una disperata richiesta d’aiuto a Nauticus, cioè il satellite lanciato nello spazio per cercare una soluzione al problema della sovrappopolazione e le parole utilizzate sono tremendamente attuali: “Nauticus, troverai una risposta prima che saremo tutti morti? Si sta facendo tardi…”. La power ballad Iter Impius è padroneggiata dalla encomiabile tecnica vocale di Daniel Gildenlöw, che interpreta il testo come fosse un attore sul palcoscenico: Mr Money, probabilmente dopo essersi svegliato da un sonno criogenico, è l’unico uomo rimasto sul nostro pianeta, reso un deserto inabitabile dall’avidità dell’ormai estinta razza umana. Il ritmo tribale di Imago viene rivisitato in chiave più godibile in Martius/Nauticus II con un finale che sarebbe calzato alla perfezione in un album dei Tool. La fine è sancita da una seconda nascita, Animae Partus II, poi quattro minuti di silenzio interrotti dalla voce di una bambina.

Dei dieci album in studio rilasciati dai Pain Of Salvation non ne esiste uno che si possa accostare nemmeno lontanamente allo spessore filosofico, letterario e artistico di Be. La narrazione di un problema che è diventato sempre più attuale con il passare degli anni, il sovrappopolamento, si intreccia al rapporto tra uomo e Dio con una maestria impareggiabile. E non è tutto: in queste quindici tracce c'è spazio perfino per il tema parmenideo dell’essere e il dubbio amletico tra essere o non essere, in “soli” settantasei minuti di tempo.

I was not then I came to be, I cannot remember not being

Songwriting, concept, testi, narrazione, voce, chitarra - e chi più ne ha più ne metta - a cura di Daniel Gildenlöw. Cosa sarebbero i Pain Of Salvation senza l’apporto di questo artista straordinario dall’estro multiforme? Artista è il termine giusto, perché in questo caso parliamo di arte. Be è un pezzo pregiato di musica che acquista valore con il passare degli anni al pari di un buon vino che aumenta di prezzo invecchiando. Un disco sibillino e profetico, che non può mancare nella collezione di un cultore del progressive così come un Brunello di Montalcino non può mancare nella cantina di un esperto amatore di vini.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
77.33 su 6 voti [ VOTA]
Micologo
Giovedì 15 Novembre 2018, 16.08.21
4
Concettuale un capolavoro, musicalmente un capitolo nettamente inferiore ai suoi predecessori, anche se Iter Impius da sola vale tutta la discografia di parecchi altri gruppi...
JC
Domenica 11 Novembre 2018, 14.45.08
3
Non i miei POS preferiti (ovvero quelli senza influenze nu metal del periodo acustico dei due Road Salt e Falling Home). Disco complesso, anche troppo. 80 per la qualità, ma l'ho ascoltato due volte all'epoca e poi mai più.
P2K!
Sabato 10 Novembre 2018, 14.31.03
2
Quando uscì questo disco lo comprai a scatola chiusa ma aspettai qualche tempo prima di ascoltarlo. Nel frattempo lessi numerose recensioni e commenti dei lettori tutti molto critici e scettici verso questo disco, e la cosa mi spiazzò visto che la band aveva sempre raccolto loro sperticate. Che fosse il loro primo flop? Poi lo ascoltai diverse volte e scopriì un disco diverso, complesso, molto sfaccettato, e alla fine affascinante. Ora sono anni che non lo ascolto (e che non vedo l’omonimo dvd). Che sia arrivato il momento di rimetterlo nel lettore?
Rob Fleming
Sabato 10 Novembre 2018, 10.00.14
1
Un album decisamente strano, pretenzioso, ma con momenti sublimi quali Imago, Pluvius Aestivus, Dea Decuniae e Iter Impius. Come correttamente scritto in recensione, non immediatamente assimilabile, ci vuole tempo per apprezzarlo del tutto. Io ad oggi non ci sono ancora riuscito appieno. L'ho riposto e non l'ho più rispolverato. 75
INFORMAZIONI
2004
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Animae Partus
2. Deus Nova
3. Imago
4. Pluvius Aestivus
5. Lilium Cruentus
6. Nauticus
7. Dea Pecuniae
8. Vocari Dei
9. Diffidentia
10. Nihil Morari
11. Latericius Valete
12. Omni
13. Iter Impius
14. Martius/Nauticus II
15. Animae Partus II
Line Up
Daniel Gildenlöw (Voce)
Johan Hallgren (Chitarra)
Fredrik Hermansson (Tastiere)
Kristoffer Gildenlöw (Basso)
Johan Langell (Batteria)

Musicisti Ospiti
Cecilia Ringkvist (Voce)
Mats Stenlund (Organo)
The Orchestra Of Eternity (Orchestra)
 
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