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Osmium Guillotine - A Million to One
15/11/2018
( 323 letture )
Con colpevole ritardo ci apprestiamo a recensire un disco uscito il settembre scorso e passato in sordina causa la scarsa popolarità della band in questione, ma sicuramente degno delle nostre -e vostre- attenzioni. Parliamo del secondo lavoro degli Osmium Guillotine, intitolato A Million to One, prodotto dagli stessi membri del gruppo e distribuito esclusivamente in formato digitale. Nonostante l’esiguo numero di album pubblicati fino ad oggi, i Nostri sono attivi da una decina d’anni e hanno già calcato i palchi con nomi non indifferenti quali Sham 69 e Blaze Bayley, ergo non sono da classificare sotto la voce “principianti”. La loro proposta è tanto semplice quanto efficace, ovverosia una miscela di vecchia NWOBHM presa in grande quantità sopra una struttura che alternativamente prende sembianze punkeggianti e più raramente doomeggianti; il primo gruppo a cui colleghi la mente nell’ascoltare gli Osmium Guillotine sono sicuramente gli Iron Maiden, svestiti della loro predisposizione all’epicità e della loro classe, ma rivestiti con un concentrato di ignoranza hardcore punk. Il divertimento, se siete nel mood giusto, è assicurato.

I cinque provenienti dall’Essex dimostrano subito di possedere grande alchimia nonostante l’ingresso recente in formazione del cantante Dan Mailer (ruolo coperto in precedenza dal chitarrista Peter Keliris), sicuramente non un fuoriclasse del settore, anche se, in contesti simili, vocalist che fanno “caciara" badando il giusto alla tecnica sono i profili giusti. Per trattarsi di un album autoprodotto il lavoro di produzione è stato molto buono, ogni singolo strumento copre il proprio spazio ed è perfettamente udibile, ma il grosso del contributo viene regalato dalle abilità del quintetto anglosassone nell’impresa di estrarre freschezza da un intreccio di suoni abbastanza datati.
La partenza è insolita e affidata ad una lunghissima composizione che prende il nome dell’album e ci accompagna per più di dieci minuti, variando da sezione a sezione passando dall’elettrico all’acustico applicando una cesura netta, come se si stesse proprio cambiando canzone; la sensazione è che il tutto si poteva ridurre ampiamente poiché le soluzioni riscontrate non sono nulla di diverso da quelle che permeano l’intero lavoro, realizzate certamente bene, ma un poco meno di prolissità avrebbe sicuramente giovato al risultato. Da segnalare comunque l’ottimo lavoro alle sei corde di Lance Steele e Pete Keliris, entrambi in possesso di ottima tecnica e capacità d’interazione col compagno tali che pure in questo aspetto il rimando alla Vergine di Ferro è sottolineato fortemente. La seconda traccia del lotto ha un incipit che ricorda da vicino una recente (potente) canzone della Strana Officina ed è la classica bordata punk di breve durata e alta intensità nel cui testo abbondano citazioni alla vita del vero rocker cresciuto a pane e Motorhead, giramondo con la sua chitarra. Through the Black Mirror è invece calata perfettamente nel sound degli 80’s ed è una incalzante cavalcata dotata di un ritornello di facile ricezione, di un riff portante carico di quello spirito libero che ha innalzato ad incalcolabili livelli centinaia di brani storici e di un assolo impeccabile. Il livello si sta progressivamente alzando mentre si prosegue con Slay the Guillotar, leggermente più prevedibile, ma anch’essa pregna di pathos e di una costruzione convincente nonché di una prova vocale energica; a proposito, Dan non sarà un cantante al livello dei Dickinson di questa Terra, ma ha sicuramente personalità da vendere, grinta e la caratteristica di non assomigliare in maniera accentuata a nessun nome famoso, cosa che gli risparmia molte considerazioni che di default sono attribuite ai vari epigoni di qualcuno. Arriviamo a metà lavoro con Metal Man e, come spesso accade, si tira il freno a mano e ci si abbandona tra le braccia di una melodia quasi mistica, a là Planet Caravan, sopra la quale il vocalist non forza nulla, abbandonandosi anche lui sul tessuto di queste lievi note, mentre con Paradox è già terminato il tempo del riposo e, sul finale, ci avventuriamo addirittura in territori simil-thrash con un James Balcombe scatenato e i due “axemen” a suggellare la chiusura. The Demon Within è tra le migliori realizzazioni di questo A Million to One e si fa notare soprattutto per la propria atipicità rispetto alle altre canzoni dell’album giacché è sviluppata abbracciando stilemi decisamente più moderni, un episodio collocabile come influenza ad un certo rock novantiano staccandosi dal classicismo imperante fin qui; per il resto è tutto perfetto e gli otto minuti volano via che è un piacere dirigendoci verso l’ultimo atto, Only Famous (When You’re Dead) che risulta ininfluente a proposito di un giudizio ampiamente più che sufficiente e che vede come unico importante punto debole l’eccessiva lunghezza di alcuni passaggi.

Gli Osmium Guillotine sono una band dalle mille influenze che molto spesso sa unire in maniera più che dignitosa, una band derivativa che sa emozionare e sa cambiare forma pur restando sotto il medesimo immaginario essendo unicamente al secondo album pubblicato. Il futuro è roseo per questi inglesi, sta a loro continuare a lavorare e limare gli ultimi spigoli per giungere ad un ancor superiore step finale, magari riuscendo ad ottenere un buon contratto discografico, cosa che francamente stupisce non sia già in loro possesso.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Heavy
Tracklist
1. A Million to One
2. He Played Rock’n Roll
3. Through the Black Mirror
4. Slay the Guillotar
5. Paradox
6. Metal Man
7. The Demon Within
8. Only Famous (When You’re Dead)
Line Up
Dan Mailer (Voce)
Peter Keliris (Chitarra)
Lance Steele (Chitarra)
Josh Birch (Basso)
James Balcombe (Batteria)
 
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