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Rebaelliun - Burn the Promised Land
17/11/2018
( 478 letture )
Un anno. Questo il tempo che i Rebaelliun impiegarono per esordire con Burn the Promised Land, album iconico della scena death brasiliana e non solo. I quattro di Porto Alegre aveno le idee chiare fin da subito, fin dalla promo tape dell'anno precedente, il 1998, a cui seguì la demo At War che gli permise di ottenere un contratto con la prestigiosa Hammerheart Records.

Oggi è risaputo, i brasiliani hanno sempre optato e sono diventati noti per il death metal infernale e tutt'altro che intenzionato a rallentare, ma nel 1999, scelte di questo tipo erano in qualche modo diverse, contro tendenza. I trentacinque minuti di Burn the Promised Land sono paragonabile sono tutt'oggi un'esperienza difficilmente replicata e repicabile, un qualcosa di unico e singolare che neanche gli stessi Rebaelliun, anni dopo, han provato a riproporre (The Hell's Decrees, 2016). Un lavoro che si allontana nettamente da melodia, ricerca di un sound più “alto”, soluzioni prog, varie e chi più ne ha più ne metta; i quattro puntarono tutto sulla velocità e su un death metal il cui compito era quello di arrivare dritto in faccia, che in qualche modo portasse in auge l'aspetto più blasfemo e barbaro di uno stile che si era ormai evoluto e che, a malincuore, aveva visto cadere gruppi storici con uscite poco apprezate. Si ha quindi a che fare con un lavoro che prende ispirazione dall'inferno stesso, dalle immagine che da sempre spaventano ed affascinano l'uomo, ed è quindi maggiormente apprezzabile la prova al microfono di Marcello Marzari, tutt'altro che perfetta ma dannatamente in linea con lo stile del gruppo, caratterizzato da chitarre in costante movimento tra riff serrati ed altri leggermente più tecnici, da una batteria che pesta senza sosta e da una produzione molto azzeccata. Ci sono momenti più ragionaeti e lenti, ma si tratta di accenni, come l'intermezzo Flagellation of Christ (The Revenge of King Beelzebuth) o come nei rocciosi momenti presenti nella titletrack. Ma sono, appunto, accenni, perché a colpire è la furia, presente in ogni brano ma che raggiunge altissimi livelli in fiammate come At War, ...and the Immortals Shall Rise, Spawning the Rebellion o Hell's Decree. Lavoro per pochi? Sicuramente, così come per altri nomi contemporanei ai quattro, si tratta di un disco che si cura solo ed esclusivamente di tenere vivo lo spirito pià bestiale del death metal, e non si tratta di un vero e proprio caos suonato “a caso”, perché alcuni pezzi riescono ad essere memorabili dopo pochi ascolti.

Il primo lavoro dei Rebaelliun è ormai storia. Un disco che è bello riscoprire specialmente se si è nostalgici di un sound che ad oggi, difficilmente viene riproposto in modo così genuino, sentito, vero diremmo. Pur avendo rilasciato un altrettanto ottimo disco due anni dopo, Annihilation, Burn the Promised Land è indubbimente la prova più riuscita di un gruppo che nella sua poca fortuna (se paragonati ai Krisiun), ha comunque lasciato il segno.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
85 su 2 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Domenica 17 Novembre 2019, 15.27.28
4
Riduttivamente dei marcioni. Ma ancor di piú L'Ep Bringer of War è l'esempio di produzione come si concepisce dal death metal di matrice old-school con quel senso di War Metal addosso. Assalto impetuoso.
enry
Mercoledì 21 Novembre 2018, 12.35.17
3
Gran disco davvero, feroce ma ispirato e mai noioso...Anche per me 85
STEO
Martedì 20 Novembre 2018, 9.31.57
2
Infinitamente più bello ed ispirato "Burn the Promised Land" rispetto ad " Annihilation" !
God of Emptiness
Sabato 17 Novembre 2018, 11.04.38
1
Album seminale e bellissimo. Voto 80. Per me col secondo hanno fatto anche meglio. Annihilation è uno dei lavori più bestiali che mi sia capitato di ascoltare. Grandissima band\m/\m/
INFORMAZIONI
1999
Hammerheart Records
Death
Tracklist
1. At War
2. ...and the Immortals Shall Rise
3. Killing for the Domain
4. Spawning the Rebellion
5. Flagellation of Christ (The Revenge of King Beelzebuth)
6. Hell's Decree
7. The Legacy of Eternal Wrath
8. Burn the Promised Land
9. Triumph of the Unholy Ones
Line Up
Marcello Marzari (Voce, Basso)
Fabiano Penna (Chitarra)
Ronaldo Lima (Chitarra)
Sandro Moreira (Batteria)
 
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