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Ethernity - The Human Race Extinction
24/11/2018
( 419 letture )
Un altro album in cui le macchine prendono il controllo del pianeta Terra e la razza umana si estingue? Ebbene sì, nonostante l’eccessivo abuso di questa tematica i belgi Ethernity hanno ritenuto necessario pubblicare un lavoro in studio a sfondo apocalittico. È davvero un peccato che abbiano difettato di originalità, dal momento che la loro proposta musicale è ricca di ottimi contenuti, su tutti una tecnica eccelsa. Al momento della redazione di questa recensione, e anche al momento del rilascio del disco, si è registrato un cambio di lineup: la cantante Julie Colin ha lasciato la band per motivi personali. La sua voce è uno dei punti di forza del sestetto e c'è da temere che questa dipartita si farà sentire considerevolmente nelle prossime eventuali uscite, così come nelle tournée. Difficile sostituire una cantante così talentuosa. Al contrario, il nuovo arrivato alla chitarra Francesco Mattei, chiamato a rimpiazzare Greg Discenza, ha portato un miglioramento rispetto a quanto sentito nello scorso Obscure Illusions, soprattutto per quanto riguarda la tecnica dello shredding. In alcuni assoli infatti sembra addirittura di sentire la Music Man del ben più celebre collega John Petrucci.

Difficile dire con esattezza se questo The Human Race Extinction sia un concept in tutto e per tutto. Sicuramente il tema che pervade l’album lega ogni brano, tuttavia mancano dei passaggi nei quali la canzone che finisce sfuma nella successiva come se fossero collegate, soluzione spesso adottata nei concept. L'album si potrebbe accostare come tipologia ad Underworld, dato che anche quest'ultimo era contraddistinto da un soggetto che legava le singole tracce. Nel caso degli Ethernity parliamo di un universo distopico dove le macchine prendono il controllo sull’umanità, mentre nell’ultimo lavoro dei Symphony X la matrice era letteraria e riguardava la discesa nell'inferno dantesco. Come stile invece possiamo trovare moltissime similitudini con Iconoclast, in particolare per le cospicue influenze power. Se poi si vuole prendere in esame l’argomento allora diventano pressoché identici. Initialization è l’intro strumentale che ci proietta nel mondo dominato dalle macchine e nella quale si possono udire chiaramente dei suoni metallici, preludio di ciò che sta per accadere. Da qui fino alla conclusione settanta minuti di duro, aggressivo e potente power metal, guidato dalla splendida voce di Julie Colin, la protagonista indiscussa dell’album. Già dalla traccia che dà il nome al disco ci accorgiamo della bravura della cantante, dotata di una potenza vocale notevole e di un’ottima tecnica, tanto da somigliare all’olandese Floor Jansen, frontwoman dei Nightwish. Le due chitarre contribuiscono a formare un vero e proprio muro sonoro, martellante ed aggressivo: la chitarra ritmica dall'accordatura ribassata contribuisce a ricreare un suono djent, caro ai britannici TesseracT, quella solista di Francesco Mattei invece è puro shred ispirato allo stile di Michael Romeo. Le tastiere di Julien Spreutels sono il terzo punto di forza dell’album e vanno a completare, con un tocco di classe ed eleganza, l’atmosfera cupa creata dal fratello e batterista Nicolas Spreutels e dal cugino e bassista François Spreutels. Tutto sommato una tecnica davvero invidiabile che compensa la poca personalità e la scarsa originalità.

La sensazione, giunti alla conclusione, è che quattordici tracce siano un tantino troppe, così come i settanta minuti di ascolto. Un condensato di aggressività e tecnica, concentrato in meno canzoni e con una durata inferiore, avrebbe sicuramente avuto un impatto maggiore sulle orecchie dell'ascoltatore. Sarà interessante vedere da chi verrà sostituita la bravissima Julie Colin nell’imminente tour nel quale la band presenterà il nuovo album. Parliamo di un gruppo con diciotto anni di carriera alle spalle che ha maturato una notevole esperienza sui palchi europei, considerando soprattutto la partecipazione ad alcuni dei maggiori festival della scena metal insieme ad artisti quali Rhapsody of Fire, Epica, Tarja Turunen, Europe e i già citati Symphony X. Vi troverete a riascoltare con piacere Grey Skies, The Human Race Extinction, The Prototype e la strumentale Mark of the Enemy, veri e propri highlight dell’album. Una considerazione sparsa, inoltre, va fatta sulla copertina, che sarebbe certamente più consona ad un nuovo capitolo della saga videoludica Tekken piuttosto che come artwork di un disco musicale.
The Human Race Extinction è un buon disco che si aggiunge alle ottime uscite di questo autunno 2018 nell’ambito del power/progressive metal. Con qualche piccolo accorgimento in più ed un tema più accattivante, la prossima uscita del gruppo belga potrebbe rivelarsi un vero successo, perciò incrociamo le dita. Per ora ci godiamo l’ascolto di questo album easy listening, ben riuscito e senza troppe pretese.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
AFM Records
Power/Prog
Tracklist
1. Initalization
2. The Human Race Extinction
3. Mechanical Life
4. Grey Skies
5. Beyond Dread
6. Artificial Souls
7. Redifined
8. Rise of Droids
9. Mark of the Enemy
10. The Prototype
11. Not the End
12. Warmth of Hope
13. Chaos Architect
14. Indestructible
Line Up
Julie Colin (Voce)
Francesco Mattei (Chitarra)
Thomas Henry (Chitarra)
Julien Spreutels (Tastiere)
François Spreutels (Basso)
Nicolas Spreutels (Batteria)
 
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